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Viviane Hagner e il suo Stradivari del 1717

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Al Politeama Garibaldi, venerdì 21 alle 20,30 e sabato 22 aprile alle 17,30, la giovane violinista tedesca eseguirà il Concerto per Violino in La minore, Op. 53 (B108) di Antonín Dvořák con il suo Stradivari del 1717 dal suono straordinario. Nella seconda parte in programma il Concerto per Orchestra di Béla Bartók. L'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà guidata dal Direttore stabile Simone Bernardini.

Palermo, 17 aprile 2017 - La violinista tedesca Viviane Hagner è la protagonista del concerto di venerdì 21 aprile (ore 20,30) e sabato 22 aprile (17,30) al Politeama Garibaldi, con l'Orchestra Sinfonica Siciliana guidata dal direttore stabile Simone Bernardini. Il programma si apre con il Concerto per Violino in La minore, Op. 53 (B108) di Antonín Dvořák (1841-1904) cui farà seguito il Concerto per Orchestra di Béla Bartók (1881-1945). Viviane Hagner, nativa di Monaco, ma cresciuta a Berlino, una sorella pianista, è tra le più affermate violiniste della generazione dei "Thirties". Suona uno Stradivari del 1717.

Il Concerto per Violino in La minore, Op. 53 (B108) Antonín Dvořák.  E' un concerto per violino ed orchestra composto da Antonín Dvořák nel 1879. Il concerto è stato eseguito per la prima volta nel 1883 da František Ondříček a Praga. È stato anche eseguito a Vienna e Londra. E' ancora adesso un punto di riferimento fondamentale per il repertorio violinistico. Il concerto è diviso nei seguenti movimenti Allegro ma non troppo; Adagio ma non troppo; Finale: Allegro giocoso ma non troppo. Dvořák mise mano al suo lavoro nel 1878, dopo aver conosciuto Joseph Joachim cui avrebbe voluto dedicare l'opera, salvo un tardivo ripensamento. Joachim espresse infatti delle perplessità sulla ripetizione del terzo movimento, tanto che poi non eseguì mai questa parte.

Il Concerto per Orchestra di Béla Bartók. Fu composto tra il 1942 e il 1943 per la Fondazione Musicale "Koussevitzky", ed eseguito il 1º dicembre 1944 dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Serge Koussevitzky. Il compositore ungherese si trovava a Saranac Lake ospite dell'Associazione del Compositori Americani, quando lavorò alla composizione, durante il suo esilio, in non perfette condizioni di salute. Il Concerto per Orchestra è una forma insolita ma già usata da altri colleghi, come Paul Hindemith e l'amico Zoltán Kodály, che il compositore utilizzò non solo per omaggiare con virtuosismi i membri della Boston Symphony Orchestra, ma anche per richiamare la struttura del concertino barocco. Il termine stesso tende ad esaltare il ruolo delle diverse sezioni strumentali dell'Orchestra. E' diviso in cinque movimenti Andante non troppo, Allegro vivace; Gioco delle coppie: Allegretto scherzando; Elegia: Andante non troppo; Intermezzo interrotto: Allegretto; Finale: Pesante. Il concerto ebbe una calorosa accoglienza da parte del pubblico americano, tanto che garantì a Bartók l'esecuzione per centinaia di repliche in tutto il mondo.

Biglietti 8-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Simone Berbardini, direttore

0simonebernardiniDopo avere occupato il posto di primo violino presso l'Orchestre National de Lyon (1998-1999 stagione), presso l'Orchestra della Juilliard School (2001), alla Filarmonica di Berlino (occasionalmente durante le stagioni 2005-2006 e 2012-1013), presso l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano (dalla stagione 2006-2007 alla stagione 2012-2013), presso la Rundfunk Sinfonieorchester di Berlino (stagione 2012-2013) così come presso presso l'Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia (stagione 2013-2014) ed essere stato invitato per la stagione 2007-2008 dalla Bavarian Radio Symphonieorchester, Simone Bernardini collabora regolarmente sia con la Chamber Orchestra of Europe che con l'Orchestra Filarmonica di Vienna e Berlin. Dal 2007 si esibisce sia come primo violino che come solista dell'Ensemble European Soloists (I Solisti d'Europa) composto esclusivamente dai solisti della Filarmonica di Vienna, Berlino, Scala e dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino.

In qualità sia di solista che musicista da camera, il M° Bernardini si è esibito nei Festival e nelle sale più importanti del mondo quali la Carnegie Hall (1999, 2007 e 2009), Lincoln Center e Bargemusic Concert a New York, la Concertgebouw di Amsterdam, la Filarmonica di Berlino, il Teatro alla Scala di Milano e all'Auditorium della RAI di Torino tra l'altro. Le sue attività sono regolarmente registrate e trasmesse dalle stazioni radio e televisive in tutto il mondo, la sua registrazione delle opere per trio e pianoforte di Liszt ha ricevuto il Diapason d'Or nel 2007; la sua prima registrazione per la Deutsche Grammophon è uscita durante la stagione 2013-2014.

Dopo avere assistito Leonard Slatkin e Ivan Fischer e diretto, rispettivamente, la European Union Youth Orchestra e l'Orchestra giovanile Gustav Mahler durante le prove, ha iniziato gli studi di direzione d'orchestra al Conservatorio di Parigi per poi studiare con Bernard Haitink a Lucerne. Il suo debutto parigino come direttore d'orchestra risale al 1999 e nel 2000 al Festival Musical d'Automne de Jeunes Interprètes, Festival, dove si era esibito come solista cinque volte, due anni prima. Successivamente ha diretto al Festival di Santander, al Teatro di Monte Carlo, al Théâtre de l'Athénée de Paris, al Théâtre de Fontainebleau, all'Auditorium de Vincennes, l'Orchestre Philharmonique du Luxembourg, per tre stagioni l'Orchestre Musikene de San Sebastian, l'Orquestra de Menorca, per due stagioni l'Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte e ha realizzato con questa stessa orchestra una registrazione audio/video in diretta dall'Auditorium Lingotto di Torino nel 2009. Tra il 2003 e il 2009 ha diretto ogni stagione l'Orchestra Ostinato al momento residente presso l'Opera Comique di Parigi. Nel 2006 ha diretto l'integrale dei concerti per pianoforte di Mozart al Festival Opera Barga e due opere nel 2009 e nel 2010. Nel 2008 ha diretto un Familienkonzert nella Sala della Filarmonica di Berlino, e i suoi colleghi della Filarmonica di Berlino che diretto nuovamente nel 2009. Dal 2010 è stato invitato all'Eastern Music Festival negli USA Uniti e dal 2011-2012, ogni stagione, al Festival de Música de Santa Catarina in Brasile. Nella stessa stagione, dopo una tournée in Asia dove ha diretto la Nona Sinfonia di Beethoven e la Nona Sinfonia di Mahler con le orchestre di Kyoto e Osaka, ha diretto il Concerto di Capodanno della Philharmonisches Kammerorchester Berlin. A Osaka nel 2012 ha diretto un programma comprendente la Quinta Sinfonia Schostakovitch. Ancora ad Osaka nel 2013 (programma tra cui la Prima Sinfonia di Brahms e l'Uccello di fuoco di Stravinskij), a Kyoto (con la Quarta Sinfonia di Brahms) e la prima volta con la Kansai Philharmonic Orchestra (Quinta Sinfonia di Beethoven e il Lohengrin di Wagner) e al Festival UniMúsica Bogotá (con la Carmen di Bizet, il Flauto Magico di Mozart, Britten ecc). Dal 2005 è Direttore preparatore della Junge Deutsche Philharmonie e dalla stagione 2011-2012 occupa la stessa posizione alla Deutsch-Skandinavische Jugend Philharmonie che dirige alla Filarmonica di Berlino, nel gennaio 2015. Dal settembre 2016 è direttore stabile dell'Orchestra Sinfonica Siciliana.

Dopo aver insegnato presso l'Eastern Music Festival (USA), presso il Festival Euroasia à Seoul, presso l'Académie Européenne de Musique d'Aix en Provence così come presso la Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, presso il Festival de Música de Santa Catarina in Brasile e aver occupato il posto di professore à presso l'Université Musikene de San Sebastian per quattro anni, egli è attualmente Professore all'Universität der Künste di Berlino e Professore invitato alla Kyoiku University d'Osaka e all'Universités Corpas et UniMúsica di Bogotá e all'Université d'Oulu en Finlande.

 

Viviane Hagner, violino

hagner2Sin dal suo debutto all'età di tredici anni nel legendario concerto contiuto delle orchestre filarmoniche di Israele e Berlino con la direzione di Zubin Metha, Viviane Hagner ha suonato con le pià importanti orchestre del mondondo comprese Berlin Philharmonic, Boston Symphony, Cleveland Orchestra, Chicago Symphony Orchestra, New York Philharmonic, Leipzig Gewandhaus, Munich Philharmonic, and London's Philharmonia ed è stata diretta da direttori quali Claudio Abbado, Vladimir Ashkenazy, Daniel Barenboim, Ricardo Chailly, Charles Dutoit, Christoph Eschenbach, Lorin Maazel, Kent Nagano, and Pinchas Zukerman.

Oltre a esplicare il suo virtuosismo nel repertorio concertistico, è anche un'importante promotrice di musica nuova, dimenticata e sconosciuta. I compositori con i quali ha collaborato sono Sofia Gubaidulina, Karl Amadeus Hartmann and Witold Lutoslawski. Nel 2002 ha eseguito la prima sssoluta del Concerto per violino di Unsuk Chin con la Deutsche Sinfonie-Orchester di Berlin diretta da Kent Nagano. Dopo la prima esecuzione nel 2006 del Concerto per violino di Simon Holt con la BBC Symphony Orchestra diretta da Jonathan Nott, il critico del The Sunday Times critic rimarcò che ella "cattura l'anima della musica". Nel 2012, ha registrato con Capriccio label il Concerto per violino "TiefenRausch" diretto dallo stesso compositore.

Viviane Hagner è altresì una grande esecutrice di musica da camera e si esibisce regolarmente in recitals con sua sorella, la pianista Nicole Hagner presso teatri e sale da concerto come Berlin Philharmonie, Wigmore Hall London, Châtelet Paris eSalzburg Mozarteum. Con la pianista Mitsuko Uchida si è esibita presso la Suntory Hall di Tokio.

Rdecentemente ha registrato i concerti per violino 4 e 5 di Vieuxtemps con l'etichetta Hyperion e la compagnia canadese Analekta ha registrato il concerto per violino di Unsul Chin con la direzione di Kent Nagano e l'Orchestra Sinfonica di Montréal. Lavori di Bartók, Hartmann e Bach sono stati da lei registrata con l'etichetta Altara.

Viviane Hagner si dedica ad attività di sensibilizzazione nei confronti dei paesi terzi e per ogni età dalla scuola materna agli ospiti per anziani. Incaricata di introdurre la musica nelle scuole elementari, ha partecipato al progetto tedesco "Rhapsody in School",iniziato dal pianista LarsVogt.

Viviane Hagner è cresciuta e risiede a Berlino dove é stata Professore all'Università delle arti dal 2009 al 2013. Dal 2013 ha assunto la stessa posizione al Conservatorio di Musica e Performings Arts di Mannheim.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande


Antonín Dvořák

(Nelahozeves, Kralup, 1841 – Praga 1904)

Concerto in la minore per violino e orchestra op. 53 (B. 180)

Allegro ma non troppo

Adagio ma non troppo

Finale: Allegro giocoso ma non troppo

Durata: 32'

Quando nell'estate del 1879 Antonín Dvořák compose con grande entusiasmo il Concerto in la minore per violino e orchestra, certamente non aveva immaginato che questo suo lavoro sarebbe rimasto per ben due anni nelle mani di Joseph Joachim, il grande violinista per il quale Brahms un anno prima aveva composto il suo Concerto per violino, senza che fosse eseguito. Come ebbe modo di affermare lo stesso Dvořák in una lettera indirizzata al suo editore Simrock, Joachim, dopo due anni, gli restituì la partitura corredata da numerosi rilievi che riguardavano non solo la parte solistica, ma anche la struttura formale: Joachim lamentava, infatti, l'assenza di una vera e propria introduzione, la breve transizione che collegava il primo al secondo movimento, la pesante orchestrazione e il Finale nel quale si riscontravano temi di carattere popolareggiante. Accolti i consigli di Joachim, Dvořák approntò nel 1882 una seconda versione che, però, non convinse l'esigente violinista; a questo punto il compositore ceco, offeso con Joachim, decise di affidare il Concerto a František Ondříček che lo eseguì per la prima volta a Praga il 14 ottobre 1883 sotto la direzione di Morie Auger. Dopo questa prima esecuzione il Concerto, che non fu mai eseguito da Joachim, si impose subito grazie al suo lirismo e alla bellezza delle sue idee melodiche diventando uno dei lavori più famosi e maggiormente eseguiti di Dvořák.

Il primo movimento, Allegro ma non troppo, presenta una struttura formale oscillante tra la forma-sonata e una scrittura rapsodica, che caratterizza soprattutto la parte del solista. Pervaso da una scrittura di intenso e morbido lirismo, il primo movimento si caratterizza per una ripresa accorciata che aveva suscitato le riserve di Joachim. Legato al primo movimento da un episodio di 13 battute, Quasi moderato, il secondo movimento, Adagio ma non troppo, è formalmente una Romanza che esalta la voce del violino in una scrittura intimistica e malinconica. Elementi popolareggianti informano il Rondò finale, Allegro giocoso ma non troppo, a partire dal ritmo di furiant (danza popolare boema di andamento veloce, caratterizzata dall'oscillazione tra ritmo binario e ternario) che caratterizza il tema principale. La sezione centrale del movimento, con la sua scrittura di carattere nostalgica, è ascrivibile, invece, alla dumka, un canto di origine ucraina.

 

Béla Bartók

(Nagyszentmiklós, Transilvania, 1881 – New York 1945)

Concerto per orchestra Sz 116

Introduzione: Andante non troppo, Allegro vivace

Gioco delle coppie: Allegretto scherzando

Elegia: Andante non troppo

Intermezzo interrotto: Allegretto

Finale: Pesante

Durata: 38'

Il 4 maggio 1943 Serge Koussevitzkij, direttore della Boston Symphony Orchestra scrisse a Bartók:

"Sono felice di informarla che la Fondazione musicale Koussevitzkij ha autorizzato una concessione di 1000 dollari da offrirle con l'accordo che lei componga un'opera per orchestra. In relazione alla concessione la Fondazione richiede che la composizione sia dedicata alla memoria di Natalie Koussevitzkij e che il manoscritto, dopo l'impiego ai fini della pubblicazione, sia depositato presso i suoi locali. La concessione sarà così ripartita: 500 dollari all'accettazione della commissione e 500 al completamento del manoscritto".

Bartók accettò la commissione e si trasferì a Saranac Lake dove lavorò intensamente per tutta l'estate tanto da completare la stesura della partitura l'8 ottobre. Il 1° dicembre 1944 Koussevitzkij, entusiasta del lavoro che considerò il migliore degli ultimi vent'anni, diresse a Boston il Concerto per orchestra che il 10 gennaio 1945 fu eseguito alla Carnegie Hall di New York con grande successo; in Europa il Concerto fu eseguito postumo al Festival SIMC di Londra nel mese di luglio 1946. Il Concerto fu spesso adattato a balletto da vari coreografi tra cui Milloss che ne fece una versione dal titolo La soglia del tempo rappresentata all'Opera di Roma nel febbraio 1951 dopo il fallimento di un progetto precedente; si sa, infatti, che Bartók, dopo aver completato la partitura, la diede in visione a Antál Doráti in presenza di Hans Heinscheimer, agente di Boosey, che nel mese di gennaio 1944 comunicò a Bartók la decisione dell'American Ballet Theatre di produrre per la fine dell'anno una versione coreografica del balletto. Bartók, in pochi giorni, fece una riduzione pianistica del Concerto, ma il progetto fallì.

La particolarità del Concerto risiede nell'assenza di uno strumento solista e nell'uso originale degli strumenti dell'orchestra, come lo stesso compositore ebbe modo di spiegare nelle note di presentazione nelle quali si legge:

"Il complessivo assunto espressivo del lavoro presenta, se si prescinde dallo scherzoso secondo movimento, una graduale transizione dalla severità del primo tempo e dal lugubre canto di morte del terzo, all'affermazione di vita dell'ultimo. [...] Il titolo di questo lavoro orchestrale simile a una sinfonia è spiegato dalla tendenza a trattare ogni singolo strumento dell'orchestra in modo concertante o solistico. Il trattamento virtuosistico appare per esempio nelle sezioni fugate dello sviluppo della prima parte (realizzato dagli ottoni) o nei passaggi in guisa di "perpetuum mobile" del tema principale che gli archi espongono nell'ultimo movimento, e soprattutto nel secondo movimento in cui coppie di strumenti si presentano con brillanti passi".

Dal punto di vista formale il Concerto, nel quale confluirono anche pagine composte da Bartók in precedenza per un balletto, si articola in cinque movimenti secondo lo schema a ponte gravitante attorno al movimento centrale, Elegia: Andante non troppo, nel quale appaiono elementi tematici che, tratti dal repertorio popolare ungherese, si distendono in una scrittura di grande intensità lirica. Attorno a questo movimento è strutturato l'intero Concerto con una fitta rete di corrispondenze e richiami sia formali che tematici intercorrenti tra gli altri movimenti.

Il primo movimento (Introduzione: Andante non troppo, Allegro vivace) in forma-sonata, si apre con un lungo Andante non troppo di 75 battute che funge da lento preludio, a cui segue un crescendo ostinato che porta alla vera e propria esposizione, Allegro vivace. Al primo tema, costituito da una rielaborazione di una cellula tematica di tre battute, è correlato il secondo, esposto dal trombone che trae il suo materiale melodico dal primo. Di carattere contrastante è una terza idea tematica affidata all'oboe che, accompagnato dagli archi, gioca su due note. Nello sviluppo vengono rielaborati il primo e il secondo tema sul quale si basa una fanfara in fugato. Nella ripresa i temi appaiono in un ordine diverso rispetto all'esposizione con il terzo a cui seguono il primo e il secondo.

Il secondo movimento (Gioco delle coppie: Allegretto scherzando), in cui si esibiscono coppie di strumenti a fiato, ebbe come titolo originario Gioco delle coppie, modificato poi in Presentando le coppie, titolo che consisteva nella traduzione letterale della denominazione ungherese Páros gemutato, in seguito abbandonata a favore di quello originario. Interessante è la descrizione che Bartók fece di questo movimento:

"Consiste di una catena di corte sezioni indipendenti in cui gli strumenti a fiato sono introdotti consecutivamente in cinque paia (fagotti, oboi, clarinetti, flauti e trombe con sordino). Tematicamente le cinque sezioni non hanno nulla in comune. Segue una specie di Trio – un breve corale per ottoni e tamburo – dopo il quale le cinque sezioni sono riprese con strumentazione più elaborata".

Dopo un intervento del tamburo, la prima coppia protagonista è quella dei fagotti che eseguono un motivo popolaresco in seste parallele; a questa coppia segue quella degli oboi con il loro motivo ciarliero in terze parallele. Dopo un breve intervento dei contrabbassi interviene la coppia dei clarinetti che intonano un motivo lamentoso in settime minori parallele e, dopo un altro intervento dei contrabbassi, la coppia dei flauti esegue una melodia per quinte parallele. Infine interviene la coppia di trombe con sordina che eseguono una frase ironica invertita e frammentata. Dopo un Trio scritto nella forma della corale protestante ritornano le coppie nello stesso ordine che, per rendere più divertente il gioco, o sono arricchite con l'aggiunta di qualche strumento o sono mescolati ad altri. Ai fagotti, per esempio, se ne aggiunge un terzo che li sostiene contrappuntisticamente, mentre agli oboi fanno eco le terze in imitazione esposte dai clarinetti. La conclusione è una cadenza in cui tutti gli strumenti sono combinati dando vita ad un unico accordo costruito con i rapporti intervallari che hanno caratterizzato ciascuna coppia.

Anche per il terzo movimento, Elegia, sono importanti i chiarimenti dati da Bartók che scrisse:

"La struttura del terzo movimento è a catena, tre temi vi appaiono in successione. Essi costituiscono il cuore del movimento, che è inframmezzato da una nebbiosa tessitura di motivi rudimentali. Gran parte del materiale tematico deriva dall'introduzione al primo movimento".

Elementi del folklore magiaro, presenti anche in questo movimento, sono evidenti nei tre temi, dei quali il primo è esposto dai violini, mentre il secondo è un motivo contadino affidato inizialmente alle viole e poi ripreso dai legni. Il movimento si chiude quasi in modo mahleriano con una scrittura che vede protagonisti i flauti in una forma di dissolvenza.

Nel quarto movimento (Intermezzo interrotto: Allegretto), Bartók attuò una parodia della Sinfonia n. 7 di Šostakovič introducendo un motivo sul tema del primo movimento della suddetta sinfonia. Il movimento è costituito da una successione di episodi musicali e inizia con una melodia affidata alla viola, una serenata cantata da un giovane idealista alla sua amata, ma la melodia è ben presto interrotta da una banda che rappresenta il brutale attacco di alcuni ubriaconi ai danni del giovane idealista il quale cerca d'intonare ancora la sua serenata con lo strumento rovinato, per cui può solo accennare a degli spezzoni. La struttura è costituita da una mescolanza di forma ad arco e di rondò secondo lo schema A-B-A-Interruzione-B-A. Della sezione iniziale protagonista è l'oboe che introduce e poi chiude un fragile tema basato sul tritono e sviluppato dai fagotti. Segue un Trio costruito su una nostalgica melodia della viola ripetuta da violini e corno inglese a cui segue la ripresa del tema della sezione iniziale da parte dell'oboe. Questo discorso musicale si interrompe grazie ai contrabbassi che si producono in disegni che si trasformano metricamente e subito dopo il clarinetto esegue il tema di Šostakovič. Dopo volgarità e rumori, l'atmosfera iniziale viene ripristinata con la ripresa dei temi principali. Il Finale, Pesante, secondo la descrizione di Bartók, si presenta come una "più o meno regolare forma-sonata... la cui esposizione è alquanto estesa e il cui sviluppo consiste in una fuga costruita sull'ultimo tema dell'esposizione".

Esso rappresenta perfettamente la volontà di Bartók di affermare il carattere energico del popolo ungherese grazie ad una straordinaria irruenza vitalistica. Nell'esposizione Bartók presenta tre temi dei quali il primo è esposto dai violini, il secondo dagli archi e il terzo si produce in una trionfante fanfara. La fuga, che corrisponde alla sezione centrale di sviluppo, è costruita interamente su questo tema in una scrittura ingegnosa, mentre nella ripresa i tre temi ritornano nello stesso ordine.

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