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Schubertiade, il violino di Elena Graf, Bernardini sul podio

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Per il quinto appuntamento dedicato al compositore viennese l'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta al Politeama Garibaldi venerdì 19 e sabato 20 maggio da Simone Bernardini, violino solista Elena Graf. In programma Rosamunde, scena n.2 e entr'acte, Konzerstuck in re maggiore D 345, Polonaise in si bemolle maggiore D 580, Sinfonia in do maggiore D 944

Palermo, 17 maggio 2017 - Quinto appuntamento della Schubertiade. Venerdì 19 maggio 2017 alle ore 20,30 e sabato 20 maggio alle ore 17,30 al Politeama Garibaldi, l'Orchestra Sinfonica Siciliana è diretta da Simone Bernardini, violino solista Elena Graf. In programma Rosamunde, scena n.2 e entr'acte, Konzerstuck in re maggiore D 345, Polonaise in si bemolle maggiore D 580, Sinfonia in do maggiore D 944 di Franz Schubert (1797-1828).

Elena Graf, giovane violinista tedesca di Francoforte sul Meno, ha studiato all'Accademia di Musica di Friburgo con Jorg Hofmann e Latica Honda-Rosenberge all'Università di Musica e Spettacolo di Francoforte. Si è rivelata al pubblico nel 2012 vincendo il concorso Lipizer. Suona un violino realizzato da Giambattista Rogeri nei primi del '700.

Rosamunde. Si tratta dell'ultimo contributo che il compositore viennese dà al teatro. Le musiche di scena per Rosamunde presero vita nell'autunno del 1823, commissionate dal conte Palffy, proprietario del teatro An der Wien per il dramma di Helmina von Chezy che alla prima rappresentazione, il 20 dicembre del 1823 non ebbe successo. Protagonista è Rosamunde, di nobili origini, che viene affidata dal padre ad un povero pescatore. Rosamunde cresce tra i pescatori, ma alla fine sposerà il suo amato Alfonso e viene reintegrata nella sua condizione di regina. (durata: 10')

Konzerstuck in re maggiore D 345 (Pezzo da concerto). Schubert trascurò questo genere musicale nel quale non poteva sfogare la sua vena lirica. Si contano solo tre lavori di questo genere, tutti per violino e orchestra. Il Konzerstuck in re maggiore D 345 fu composto per il fratello Ferdinand, compositore dilettante e discreto violinista. (Durata: 10').

Polonaise. Anch'essa fu composta nel 1817 per il fratello Ferdinand. Si tratta dell'ultimo lavoro per violino e orchestra d'archi di Schubert. (Durata: 3').

Sinfonia n.9 in do maggiore D 944 "La grande". Un alone di mistero avvolge la genesi e la composizione di questo pregevole gioiello sinfonico. Fu Robert Schumann a riportarlo alla luce, dall'oscurità di un baule. Composta nel 1825, come si ricava da un epistolario dello stesso compositore, fu il biografo Alfred Einstein, fratello del celebre fisico, a rammaricarsi del fatto che Schubert non la inviò mai all'editore Schott. Schubert la completò un anno più tardi, come si evince dalla dedica con cui la inviò alla Società Filarmonica di Vienna che la rifiutò, giudicandola "troppo lunga e difficile". Fu eseguita per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia il 21 marzo 1839, sotto la direzione di Mendelssohn. (Durata: 55').

Biglietti 10-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532. Sconti del 50% per studenti e under 30.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)


Simone Bernardini, direttore

bernardinidirettoreDopo avere occupato il posto di primo violino presso l'Orchestre National de Lyon (1998-1999 stagione), presso l'Orchestra della Juilliard School (2001), alla Filarmonica di Berlino (occasionalmente durante le stagioni 2005-2006 e 2012-1013), presso l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano (dalla stagione 2006-2007 alla stagione 2012-2013), presso la Rundfunk Sinfonieorchester di Berlino (stagione 2012-2013) così come presso presso l'Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia (stagione 2013-2014) ed essere stato invitato per la stagione 2007-2008 dalla Bavarian Radio Symphonieorchester, Simone Bernardini collabora regolarmente sia con la Chamber Orchestra of Europe che con l'Orchestra Filarmonica di Vienna e Berlino. Dal 2007 si esibisce sia come primo violino che come solista dell'Ensemble European Soloists (I Solisti d'Europa). In qualità sia di solista che musicista da camera, il M° Bernardini si è esibito nei Festival e nelle sale più importanti del mondo. Le sue attività sono regolarmente registrate e trasmesse dalle stazioni radio e televisive in tutto il mondo.

Dopo avere assistito Leonard Slatkin e Ivan Fischer e diretto, rispettivamente, la European Union Youth Orchestra e l'Orchestra giovanile Gustav Mahler durante le prove, ha iniziato gli studi di direzione d'orchestra al Conservatorio di Parigi per poi studiare con Bernard Haitink a Lucerne.Il suo debutto come direttore d'orchestra risale al 1999 e da allora ha diretto nei più prestigiosi teatri e festival europei e mondiali. Dal 2005 è Direttore preparatore della Junge Deutsche Philharmonie e dalla stagione 2011-2012 occupa la stessa posizione alla Deutsch-Skandinavische Jugend Philharmonie. Dal settembre 2016 è Direttore stabile dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. E' attualmente Professore all'Universität der Künste di Berlino e Professore invitato alla Kyoiku University di Osaka, all'Universités Corpas et UniMúsica di Bogotá e all'Université d'Oulu in Filandia.

 

elenagraf-602Elena Graf, violino

Nata nel 1988 a Francoforte, all'età di tre anni la violinista svizzero-tedesca ha ricevuto la prima lezione di violino. Già a dodici anni ha studiato alla Hochschule für Musik a Friburgo con Jörg Hofmann e successivamente con Latica Honda-Rosenberg. Dopo aver studiato con Christoph Poppen. Julia Fischer , Priya Mitchell e Michael Sanderling, nel 2013 ha ottenuto il suo diploma con lode presso l'Università di Musica di Francoforte.

Si esibisce regolarmente come solista con diverse orchestre in patria e all'estero ed ha già frequentato prestigiose sale da concerto. La giovane violinista ha vinto e ottenuto borse di studio in diversi concorsi nazionali e internazionali. Come musicista da camera si esibisce in festival famosi. Dal 2014 è primo violino dell'Opera di Stato di Stoccarda. Dal 2005 Graf suona un violino di Giovanni Battista Rogeri, un liutaio di Brescia del '700. Il violino è di proprietà della Repubblica Federale di Germania ed è un prestito della Fondazione tedesca Musikleben.

 




Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Franz Schubert

(Liechtenthal 1797 – Vienna 1828)

Rosamunde, Fürstin von Kypern (Rosamunda, Regina di Cipro), musiche di scena D. 797

Rosamunde, scena n. 2 e entr'acte

Durata: 10'

Ultimo contributo al teatro di Schubert, le musiche di scena per Rosamunde furono composte nell'autunno del 1823 su commissione del conte Palffy, proprietario del teatro An der Wien, per il dramma di Helmina von Chezy che, alla prima rappresentazione avvenuta il 20 dicembre di quell'anno, andò incontro ad un clamoroso insuccesso. Del dramma, che fu immediatamente ritirato, infatti, è andato perduto anche il testo, ma è possibile ricostruirne la vicenda grazie alle recensioni sui giornali dell'epoca. Protagonista è Rosamunde che, affidata dal padre ad un povero pescatore, cresce tra i pescatori appunto del tutto ignara della sua origine. Alla fine, però, dopo diverse vicissitudini, la donna sposa il suo amato Alfonso e viene reintegrata nella sua legittima condizione di regina. Le musiche di scena di Schubert si segnalano per una scrittura tranquilla di carattere contemplativo eccezion fatta per il primo tragico Entr'Acte in si minore e il secondo Entr'acte. Tra tutti i brani celeberrimo è il terzo Entr'acte la cui melodia è stata ripresa da Schubert sia nell'Andante del Quartetto in la minore che nell'Impromptu D. 935 per pianoforte. Una raffinata eleganza contraddistingue, invece, le danze.

 

Konzertstück (Pezzo da concerto) in re maggiore D 345

Adagio, Allegro

Durata: 13'

Del tutto alieno per natura da ogni tipo di puro sfoggio virtuosistico, che in epoca del Biedermeier aveva trasformato il concerto solistico nella forma maggiormente in voga, Franz Schubert trascurò questo genere musicale nel quale non poteva sfogare la sua autentica vena lirica. È molto probabilmente per questa ragione che la sua produzione piuttosto esigua di brani concertanti conti solo tre lavori tutti per violino e orchestra e che sia stata composta tra il 1816 e il 1817, in epoca giovanile.

Primo dei tre lavori per violino e piccola orchestra, Il Konzertstück in re maggiore D 345 fu composto per il fratello Ferdinand, buon violinista e compositore dilettante. Formalmente di struttura bipartita, il brano si apre con un brevissimo Adagio, a cui segue un Allegro, di carattere decorativo, nel quale sono riscontrabili delle reminiscenze della Serenata Haffner di Mozart.

 

Polonaise in si bemolle maggiore D 580

Durata: 3'

Composta nel 1817 sempre per il fratello Ferdinand, la Polonaise è l'ultimo lavoro per violino e orchestra d'archi di Schubert; si tratta di una pagina brevissima caratterizzata da un virtuosismo brillante che non manifesta alcun particolare impegno.

 

Sinfonia n. 9 in do maggiore D. 944 "La grande"

Andante, Allegro ma non troppo

Andante con moto

Scherzo: Allegro vivace

Finale: Allegro vivace

Durata: 55'

"Lo dico subito apertamente: chi non conosce questa Sinfonia conosce ancor poco lo Schubert; e questa lode può sembrare appena credibile se si pensa a tutto quello che Schubert ha già donato all'Arte"

Questa perentoria affermazione di Robert Schumann, tratta da un suo articolo intitolato La sinfonia in do maggiore di Franz Schubert e pubblicato nel 1840 sulla rivista da lui stesso fondata e diretta, «Neue Zeitschrift für Musik», costituisce un'autorevole testimonianza dell'importanza di questo capolavoro sinfonico, riscoperto proprio da Schumann mentre era in visita a Vienna nel mese di gennaio del 1839, come egli stesso ebbe modo di raccontare sempre nello stesso articolo:

"Tornando a casa, mi venne in mente che viveva ancora un fratello di Schubert, Ferdinand, che, come sapevo, Schubert stesso aveva amato assai. Andai tosto da lui e lo trovai somigliante al fratello (secondo l'aspetto del busto che vidi accanto alla tomba del maestro), più piccolo, ma saldamente complesso, e nell'espressione del suo viso si leggeva lealtà e musica in egual misura [...]. Egli mi raccontò e mi fece vedere molte cose, alcune delle quali, colla sua autorizzazione, erano state anche prima comunicate alla Rivista sotto il titolo di Reliquie [...]. Fra l'altro, mi vennero mostrate le partiture di parecchie sinfonie, molte delle quali non sono ancora state eseguite, anzi spesso furono messe da parte, dopo ritoccate perché troppo difficili e troppo ampollose [...]. Chi sa quanto tempo anche la Sinfonia, di cui oggi parliamo, sarebbe rimasta coperta di polvere e nell'oscurità, s'io non mi fossi tosto inteso con Ferdinand Schubert d'inviarla a Lipsia alla direzione del Gewandhaus ed all'artista stesso che li dirige [Mendelssohn], al cui acuto sguardo difficilmente sfugge la più timida bellezza sbocciante, e perciò tanto meno quella splendida e magistralmente abbagliante. Così si realizzò la cosa. La sinfonia giunse a Lipsia, venne udita, compresa, di nuovo udita con gioia e quasi universalmente ammirata. L'operosa casa editrice Breitkopf ed Haertel comprò l'opera e la privativa, ora finalmente è pronta nelle parti, e presto lo sarà in partitura, come noi desideriamo per l'utilità e il bene di tutti".

Un alone di mistero avvolge, tuttavia, la genesi e la composizione di questo preziosissimo gioiello sinfonico, riportato da Schumann alla luce dalle tenebre di un baule; secondo un'ipotesi formulata dal musicologo M. Brown la Sinfonia in do maggiore "La grande" corrisponderebbe ad una Sinfonia, composta nel 1825, della quale si fa cenno in alcune lettere di Schubert e in particolare in una del 31 marzo 1824 indirizzata a Leopold Kupelwieser, nella quale si legge: "In fatto di Lieder non ho scritto gran che di nuovo, ma in compenso mi sono esercitato in numerosi lavori strumentali: ho scritto due Quartetti... e un Ottetto, e ho in mente di scrivere un altro quartetto. Voglio così preparami a comporre una grande sinfonia"

Dall'epistolario di Schubert si ricava, inoltre, che il compositore iniziò a lavorare ad una sinfonia tra giugno e luglio del 1825 mentre si trovava nell'incantevole località di Gmunden e che la completò non molto tempo dopo durante un soggiorno a Gastein. Di questa sinfonia, chiamata Gmunden-Gastein dai luoghi in cui fu composta, si persero completamente le tracce tanto che uno dei più importanti biografi di Schubert, Alfred Einstein, fratello del noto fisico Albert, si rammaricò del fatto che il compositore non la inviò alla casa editrice Schott, come promesso in una lettera del 21 febbraio 1827, commentando: "E pensare che egli avrebbe potuto inviare anche questa sinfonia [la Gmunden-Gastein], che forse sarebbe così giunta fino a noi!"

Alcuni recenti esami, condotti sul manoscritto, del quale sono state analizzate la calligrafia e la qualità della carta, sembrano, però, confermare l'ipotesi di Brown. Hilmar, che ha avuto modo di analizzare il manoscritto, ha sostenuto, confermando l'identificazione della Grande con la Gmunden-Gastein, che la data di composizione apposta sull'autografo è il 1825 e non il 1828, anno in cui la sinfonia sarebbe stata completata, e che la qualità della carta e la calligrafia farebbero pensare ad un'elaborazione piuttosto lunga; probabilmente la sinfonia era stata sicuramente completata entro il 1826, dal momento che Schubert in quell'anno la inviò con una dedica alla Società Filarmonica di Vienna che la rifiutò giudicandola troppo lunga e troppo difficile.

La Sinfonia fu eseguita, per la prima volta, al Gewandhaus di Lipsia il 21 marzo 1839 dopo la segnalazione di Schumann, a cui si fa riferimento nell'articolo precedentemente citato, sotto la direzione di Mendelssohn che, avendo intuito di trovarsi di fronte ad un capolavoro, la amò particolarmente e la diresse per altre due volte. La Sinfonia non ebbe la stessa fortuna alla prima londinese e a quella parigina; qui l'orchestra diretta da Habeneck nel 1844 si rifiutò di proseguire nell'esecuzione dopo il primo movimento. Nel frattempo anche la Società Filarmonica di Vienna il 15 dicembre del 1839 aveva deciso di eseguire la sinfonia inserendola in un programma piuttosto strano per le nostre abitudini; furono eseguiti, infatti, soltanto i primi due movimenti intercalati da un'aria tratta dalla Lucia di Lammermoor di Donizetti. L'ascolto parziale della sinfonia non impedì ad un anonimo recensore dell'«Allgemeine Musikalische Anzeiger» di stroncarla e di esprimere un giudizio affrettato e per nulla condivisibile:

"Dopo i due movimenti di questa Sinfonia, nessuno può mettere in dubbio il fatto che Schubert avesse una profonda conoscenza dell'arte della composizione; ci sembra però che egli non sapesse padroneggiare con altrettanta sicurezza le masse tonali. Così questa Sinfonia è una specie di schermaglia di strumenti, da cui non riesce ad emergere un disegno efficace. A dire il vero c'è un filo rosso che si snoda attraverso l'intero lavoro, ma è troppo stinto perché si possa individuarlo sempre con precisione. A mio parere quest'opera sarebbe stato meglio lasciarla dov'era".

Non si può non sottoscrivere, invece, il giudizio di Schumann il quale nel già citato articolo rilevò con fine ed acuta intelligenza che: "In questa sinfonia si cela qualcosa di più di una semplice melodia e dei sentimenti di gioia e di dolore che la musica ha già espresso altre volte in cento modi; essa ci conduce in una regione dove non possiamo ricordare d'essere già stati prima: per consentire in tutto ciò, si deve ascoltare profondamente una simile opera. Oltre ad una magistrale tecnica musicale della composizione, qui c'è la vita in tutte le sue fibre, il colorito sino alla sfumatura più fine, v'è significato dappertutto, v'è la più acuta espressione del particolare e soprattutto infine v'è diffuso il romanticismo che già conosciamo in altre opere di Franz Schubert",

La sensazione di essere trasportati in un mondo sconosciuto si avverte già dall'ascolto dell'Andante introduttivo del primo movimento; è questa, infatti, una pagina intensamente evocativa, aperta dai corni che introducono il tema e conclusa da un'intensa perorazione che conduce all'Allegro ma non troppo in forma-sonata con un primo tema energico a cui si contrappone il secondo affidato ai legni. Un terzo tema, esposto dai tromboni, introduce la coda della lunga esposizione del movimento.

La cantabilità, presente nella produzione liederistica di Schubert, è trasferita dalla voce agli strumenti nel lirico secondo movimento, Andante con moto, oscillante dal punto di vista formale tra il Rondò e le variazioni, la cui struttura è riassumibile nello schema A-B-A'-B'-A''. Dopo un inizio misterioso l'incantevole voce dell'oboe introduce un tema cantabile e di straordinario lirismo mentre ogni parte viene ripresa in una forma variata.

Una scrittura energica ed un'eleganza viennese si mescolano in una perfetta fusione nello Scherzo nel quale spicca il tema popolaresco esposto dagli archi a cui rispondono i legni. Molto elegante è il tema del Trio, nel quale alcune armonie di dominante conferiscono ad alcuni passi una certa forma di inquietudine tutta romantica.

Di straordinaria vitalità ritmica è l'ultimo movimento, Allegro vivace, in forma-sonata, aperto da un tema pieno di slancio con il suo ritmo puntato a cui si contrappone un secondo tema più cantabile sul quale è strutturata quasi interamente la sezione di sviluppo.

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