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In piazza Ruggiero Settimo e a Terrasini, tra Berlioz, Rossini e Borodin

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Sabato 22 luglio, alle ore 21, l'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta da Silvia Spinnato. In programma: musiche di von Weber, Berlioz, Rossini, Borodin. Si replica al Palazzo d'Aumale di Terrasini il 23 luglio. 

Palermo, 21 luglio 2017 - Riprende il programma di musica classica in piazza Ruggiero Settimo. Sabato 22 luglio, alle ore 21, l'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta da Silvia Spinnato. In programma: Carl Maria von Weber(1786-1826) Oberon, ouverture J. 306; Hector Berlioz (1803- 1869) Il Carnevale romano (Le carnaval romain), ouverture op. 9; Gioacchino Rossini (1792-1868) Guillaume Tell (Guglielmo Tell), sinfonia; Aleksandr Porfir'evič Borodin (1833-1887) Nelle steppe dell'Asia centrale, schizzo sinfonico/Danze polovesiane dal "Principe Igor".

Oberon di von Weber. Rappresentato per la prima volta al Covent Garden di Londra il 12 aprile 1826, a due mesi circa dalla morte che lo avrebbe colto nella notte tra il 4 e il 5 giugno dello stesso anno, l'Oberon è l'ultima opera del compositore. La composizione dell'opera, iniziata già nel mese di gennaio del 1825, fu completata pochi giorni prima di essere rappresentata nella capitale inglese dove Weber, giunto il 4 marzo, fu accolto con tutti gli onori. Qui, oltre all'Oberon che ottenne un enorme successo, Weber, nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute, diresse tutta una serie di concerti dai quali ricavò lauti guadagni economici. Tra le pagine più belle dell'opera si segnala l'ouverture nella quale il mondo fiabesco appare efficacemente rappresentato sin dalle prime battute dell'introduttivo Adagio sostenuto aperto dal celebre appello di tre suoni del corno di Oberon. E' divisa nei seguenti movimenti: Andante, Allegro, Andante, Allegro. (Durata: 12')

Il Carnevale romano di Berlioz. Certamente il successo della prima esecuzione del Carnevale romano, che rappresenta il carnevale di piazza Colonna, avvenuta nella Sala Herz di Parigi il 3 febbraio 1844, rappresentò, anche per le difficoltà in cui maturò, una bella rivincita per Berlioz sia come direttore d'orchestra che come compositore. Egli era riuscito a dirigere il diabolico saltarello che per Habeneck aveva presentato delle difficoltà insormontabili e, inoltre, aveva recuperato una parte della musica di quel Benvenuto Cellini che era stato, a suo giudizio, ingiustamente accolto con eccessiva freddezza. Quest'ouverture si apre con il tema del Saltarello che, esposto dagli archi, è ripreso in canone prima dai legni e poi dagli ottoni. L'opera costituisce una testimonianza dello straordinario virtuosismo orchestrale di Hector Berlioz. E' divisa nei seguenti movimenti: Saltarello, Andante sostenuto, Saltarello. (Durata: 12')

Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini. Giovanissimo, Rossini ad appena 38 anni decise di chiudere con la composizione d'opera. L'opera andò in scena il 3 agosto 1829 al teatro dell'Opéra di Parigi e si presenta perfetta nella cura dei particolari a dimostrazione che Rossini aveva ormai raggiunto una maturità di stile che gli permetteva di cimentarsi con ampie strutture in cui l'ambiente naturale e i personaggi sembravano muoversi in sintonia nella celebrazione della libertà, quella libertà il cui anelito aveva fatto capolino già nel Moïsè. Nell'opera, aderente al momento storico attuale, sono presenti temi divenuti cari a Rossini: amor di patria, libertà, lotta per il riscatto, natura come elemento vitale dell'ambiente; questi temi sono già definiti nei quattro quadri di cui si compone la celeberrima Sinfonia. E' divisa nei seguenti movimenti: Andante, Allegro, Andante, Allegro (Durata: 12')

Nelle steppe dell'Asia centrale di Borodin. Borodin scrisse lo schizzo sinfonico Nelle steppe dell'Asia centrale nel 1880, in occasione del venticinquesimo anniversario del regno dello zar Alessandro II. Fu eseguito l'8 aprile 1880 nella casa di Kononov, come si apprende dal biografo di Borodin, il nipote adottivo Sergej Dianin. Nella nota di sala redatta per questa esecuzione è esplicitamente chiarito il programma dello schizzosinfonico:"Nel deserto dell'Asia centrale si ode per la prima volta il motivo di una pacifica canzone russa. Si sente uno scalpitio di cavalli e cammelli che si avvicina. Si sentono le note di un motivo orientale a lungo ripetuto. La steppa sconfinata è attraversata da una carovana di indigeni, scortata dall'esercito russo. La carovana farà il suo lungo viaggio con fiducia e senza paura, protetta dalla minacciosa forza militare dei vincitori. La carovana va sempre più lontano. Pacifiche e serene melodie russe confluiscono con quelle indigene in una sola armonia, che a lungo si ode risuonare nella steppa ed alla fine si smorza in lontananza". E'divisa nei seguenti movimenti di Allegretto con moto. Durata: 10'

Danze polovesiane di Borodin. Il principe Igor, l'opera più famosa di Borodin, sebbene rimasta incompiuta, fu composta in un arco di tempo di 18 anni, dal 1869 al 1887, anno della morte del compositore, con una breve sospensione dal 1870 al 1874. Rappresentata per la prima volta al Teatro Mariinskij di Pietroburgo il 23 ottobre 1890, l'opera fu completata dall'amico Rimskij-Korsakov, che orchestrò il Prologo, il primo, il secondo e il quarto atto, e da Glazunov, allievo di quest'ultimo, il quale, oltre a completare e orchestrare il terzo atto, grazie alla sua straordinaria memoria, riuscì a ricostruire l'ouverture, eseguita molto spesso in sua presenza al pianoforte da Borodin che, tuttavia, non aveva mai provveduto a trascriverla.E' divisa nei seguenti movimenti: Andantino, Allegro vivo, Allegro, Presto, Moderato alla Breve, Presto, Allegro con spirito, Più animato. (Durata: 14')

Biglietti al Botteghino del Politeama e un'ora e mezza prima dello spettacolo: 5 euro. Info: 091 6072532/533 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. - vivaticket – www.orchestrasinfonicasiciliana.it

Il concerto viene replicato domenica 23 luglio alle ore 21 al Palazzo d'Aumale di Terrasini. Biglietti al Botteghino del Politeama e un'ora e mezza prima dello spettacolo a Terrasini: 10 euro (comprensivi di visita al museo e degustazione

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Silvia Spinnato, direttore

spinnato 3E' nata a Palermo dove ha studiato Pianoforte e Composizione al conservatorio „V. Bellini". Nel 2005 si è diplomata in canto al Conservatorio „L. Campiani" di Mantova. Si trasferisce successivamente a Salisburgo per laurearsi in Canto e in direzione di coro all'Università Mozarteum di Salisburgo. Nella stessa Università, nel 2015, ha concluso i suoi studi in Direzione d'orchestra col Prof. Hans Graf.

Come direttore ha partecipato alle Master Classes (2013-2014-2015) col Maestro Peter Gülke presso l'accademia estiva del Mozarteum e alla Master Class presso la Järvi Academy Tallinn/Pärnu (2015) con Paavo Järvi. Come giovane promessa in Direzione d'orchestra ha ricevuto la medaglia Bernhard Paumgartner 2015 dall'Internationaler Stiftung Mozarteum Salzburg.

Dal 2008 al 2015 ha lavorato, come direttore di coro, a numerose produzioni di opera col regista Eike Gramss all'Università Mozarteum di Salisburgo: „Die Zauberflöte", „Idomeneo", „La Clemenza di Tito", „Don Giovanni" di Mozart, „Eugen Onegin" di Tschaikovsky, „Orfeo ed Euridice" di Gluck, „L'elisir d'amore" di Donizetti, „Boheme" di Puccini e „Carmen" di Bizet.

Ha diretto l'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, la Mozarteum Orchester di Salisburgo, l'Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, l'Orchestra Sinfonica Siciliana, la Philharmonie Salzburg, la Südböhmische Kammerphilharmonie Budweis, la Universitäts-Orchester Mozarteum, la Bad Reichenhall Philharmonie, la Järvi Academy Youth Symphony Orchestra.

Recentemente ha diretto per l'opera di Firenze e per l'inaugurazione del Festival di Musica Sacra di Monreale. Lo scorso Aprile ha diretto "L'oca del Cairo" di Mozart al Teatro Massimo di Palermo.

 

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Carl Maria von Weber

(Eutin, Lubecca, 1786 – Londra 1826)

Oberon, ouverture J. 306

Adagio sostenuto, Allegro con fuoco

Durata: 12'

Ultima opera di Weber, l'Oberon fu rappresentato per la prima volta al Covent Garden di Londra il 12 aprile 1826 a due mesi circa dalla morte che lo avrebbe colto nella notte tra il 4 e il 5 giugno dello stesso anno. Nonostante già gravemente minato dalla tubercolosi, Weber, al quale i medici avevano diagnosticato pochi anni di vita anche nel caso in cui li avesse trascorsi in condizioni di assoluto riposo in Italia, terra ideale per il suo clima salubre, decise di accettare la commissione pervenutagli il 18 agosto 1824 dal Covent Garden tramite una lettera indirizzatagli dall'impresario Charles Kemble. In base all'offerta, economicamente vantaggiosa per la famiglia, Weber avrebbe dovuto dirigere, nel prestigioso teatro inglese, il suo Franco cacciatore e una nuova opera. Kemblegli propose di scegliere il soggetto per la sua nuova opera tra il Faust e l'Oberon, ma Weber, sapendo che al primo stava già lavorando Spohr al quale, in passato, aveva già rubato quello del Franco cacciatore, optò per il secondo. Il libretto, che James Robinson Planché, il librettista scelto da Kemple, stava approntando traendolo dal poema Oberon di Wieland e dal Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, tardò ad arrivare e Weber, che, poté finalmente leggere il primo atto il 30 dicembre del 1824, chiese a Kemble un rinvio alla stagione successiva, dicendo che non poteva scrivere un'opera della quale non avesse il quadro complessivo. Il libretto di Planché, pronto per il 1° febbraio nella sua versione originale in inglese, lingua che Weber aveva studiato prendendo ben 153 lezioni da un cittadino britannico residentea Dresda, non soddisfece il compositore che, volendo, tuttavia, onorare l'impegno preso, lo approvò con l'intenzione di rimaneggiarlo in seguito nella versione tedesca. La composizione dell'opera, iniziata già nel mese di gennaio del 1825, fu completata pochi giorni prima di essere rappresentata nella capitale inglese dove Weber, giunto il 4 marzo, fu accolto con tutti gli onori. Qui, oltre all'Oberon che ottenne un enorme successo, Weber, nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute, diresse tutta una serie di concerti dai quali ricavò lauti guadagni economici.

Tra le pagine più belle dell'opera si segnala l'ouverture nella quale il mondo fiabesco appare efficacemente rappresentato sin dalle prime battute dell'introduttivo Adagio sostenuto aperto dal celebre appello di tre suoni del corno di Oberon. Tutta l'introduzione, che si chiude con un accordo eseguito fortissimo dall'intera orchestra, presenta un'atmosfera magica grazie alle sonorità soffuse dell'orchestra le cui sezioni sono ben definite. Nel successivo Allegro con fuoco, in forma-sonata, appaiono due gruppi tematici, tratti, secondo un principio seguito dal compositore in altri suoi lavori teatrali, dall'opera; molto suggestivo e famoso è il secondo gruppo tematico, aperto da una melodia affidata al clarinetto, strumento preferito da Weber; questa melodia è molto sfruttata nello sviluppo, ma non ritorna nella ripresa dominata dal coinvolgente secondo tema, affidato agli archi raddoppiati dal flauto e appartenente al secondo gruppo tematico.

 

Hector Berlioz

(La-Côte-Saint-André 1803 – Parigi 1869)

Il Carnevale romano (Le carnaval romain), ouverture op. 9

Saltarello, Andante sostenuto, Saltarello

Durata: 12'

"Si tributò all'ouverture un successo esagerato e si fischiò tutto il resto con un accordo e un'energia ammirevoli. Comunque l'opera venne replicata per tre volte, dopodiché, Duprez, avendo creduto di dover abbandonare il ruolo di Benvenuto, l'opera scomparve dal cartellone e non vi riapparve che molto tempo dopo".

Con queste parole, non prive di una certa amarezza, Berlioz avrebbe ricordato in seguito nei suoi Mémoires la fredda accoglienza riservata alla sua opera Benvenuto Cellini alla prima rappresentazione avvenuta all'Opéra di Parigi il 10 settembre 1838 sotto la direzione di Habeneck. L'opera, pur trovando in seguito tra i suoi estimatori Franz Liszt, che nel 1852 ne mise in scena una nuova versione approntata da Berlioz, non riscosse mai il successo sperato dal compositore francese che, tuttavia, aveva creduto in questa partitura forse troppo moderna per essere compresa ed eseguita in modo corretto nel 1838. Habeneck, pur essendo un grande direttore d'orchestra, non era riuscito, infatti, a superare alcune difficoltà tecniche che presentava il brillante Saltarello dell'atto secondo, come ricordò lo stesso Berlioz:

"Quando arrivammo alle prove con l'orchestra, i musicisti, vedendo l'aria accigliata di Habeneck, si ritirarono alla mia vista nel più freddo riserbo. Loro facevano il loro dovere tuttavia. Habeneck faceva male il suo. Egli non riuscì mai ad arrivare a cogliere la brillante velocità del Salterello danzato e cantato a piazza Colonna nel mezzo del secondo atto. I ballerini non riuscivano ad adattarsi al suo andamento strascicato, venendo a lamentarsi con me e io gli ripetevo: 'Più presto! Più presto! Animate dunque!'. Habeneck, irritato, colpiva il suo leggio e rompeva la sua bacchetta. Infine, dopo averlo visto abbandonarsi a quattro o a cinque eccessi di collera simili, io finii per dirgli con un sangue freddo che lo esasperò: 'Mio Dio, signore, voi potrete rompere cinquanta bacchette, cosa che non impedirà al vostro movimento di essere la metà più lento. Si tratta d'un Salterello'. In quel momento Habeneck si fermò e girandosi verso l'orchestra: 'Dal momento che io non ho la fortuna di accontentare il signor Berlioz, disse egli, noi ci fermeremo qui per oggi, voi potete ritirarvi'. La prova si concluse così. Qualche anno dopo, quando io ebbi scritto l'ouverture del Carnevale romano il cui Allegro ha per tema questo stesso Salterello, che egli non era mai riuscito a far più veloce, Habeneck si trovava nel foyer della sala Herz la sera del concerto in cui doveva essere ascoltata per la prima volta questa ouverture. Egli aveva appreso che alla prova del mattino, l'assistente della guardia nazionale mi aveva tolto una parte dei musicisti, noi avevamo provato senza gli strumenti a fiato: 'Bene, aveva detto tra sé, ci sarà qualche catastrofe nel suo concerto, bisogna andare a vederlo'. Presentandomi all'orchestra, in effetti, tutti gli artisti che avevano la parte degli strumenti a fiato mi attorniarono spaventati dall'idea di suonare davanti al pubblico un'ouverture che a loro era integralmente sconosciuta. 'Non abbiate paura, dissi loro, le parti sono corrette, voi siete tutte persone di talento, guardate la mia bacchetta più frequentemente possibile, contate bene le pause e andrà'. Non vi fu un solo errore. Io lanciai l'allegro nel movimento vorticoso dei ballerini trasteverini; il pubblico gridò bis; noi ricominciammo l'ouverture; essa fu eseguita ancor meglio la seconda volta e rientrando nel foyer dove si trovava Habeneck un po' deluso, io gli lanciai passandogli accanto queste quattro parole: 'Ecco che cos'è!'. Non ebbe il coraggio di rispondere. Io non ho mai sentito più intensamente che in quell'occasione la felicità di dirigere da me stesso l'esecuzione della mia musica; il mio piacere raddoppiava al solo ricordo di ciò che Habeneck mi aveva fatto passare".

Certamente il successo della prima esecuzione del Carnevale romano, avvenuta nella Sala Herz di Parigi il 3 febbraio 1844, rappresentò, anche per le difficoltà in cui maturò, una bella rivincita per Berlioz sia come direttore d'orchestra che come compositore. Egli era riuscito a dirigere il diabolico saltarello che per Habeneck aveva presentato delle difficoltà insormontabili e, inoltre, aveva recuperato una parte della musica di quel Benvenuto Cellini che era stato, a suo giudizio, ingiustamente accolto con eccessiva freddezza.

Quest'ouverture si apre con il tema del Salterello che, esposto dagli archi, è ripreso in canone prima dai legni e poi dagli ottoni. Il travolgente incipit cede subito il posto alla rappresentazione dell'amore con la melodia del duetto tra Cellini e Teresa tratta dall'atto primo dell'opera e qui affidata, prima, alla calda ed espressiva voce del corno inglese e, poi, ai violoncelli e alle viole da una parte e ai violini primi e secondi dall'altra che, riprendendo in canone il tema precedentemente esposto, rappresentano efficacemente le anime vibranti di passione dei due giovani amanti. Tre misure più animate, di cui sono protagonisti i legni e le percussioni in una strumentazione quasi bandistica, introducono il celeberrimo e travolgente saltarello che, tratto da alcune scene del secondo atto dove veniva rappresentata la festa del Carnevale in piazza Colonna, costituisce una testimonianza dello straordinario virtuosismo orchestrale di Hector Berlioz.

 

Gioacchino Rossini

(Pesaro 1792 – Passy, Parigi, 1868)

Guillaume Tell (Guglielmo Tell), sinfonia

Andante, Allegro, Andante, Allegro

Durata: 12'

Andato in scena il 3 agosto 1829 al teatro dell'Opéra di Parigi, Guillaume Tell è l'ultima opera di Gioacchino Rossini che ad appena 38 anni chiuse la sua carriera piena di successi di operista. L'opera si presenta perfetta nella cura dei particolari a dimostrazione che Rossini aveva ormai raggiunto una maturità di stile che gli permetteva di cimentarsi con ampie strutture in cui l'ambiente naturale e i personaggi sembravano muoversi in sintonia nella celebrazione della libertà, quella libertà il cui anelito aveva fatto capolino già nel Moïsè. Nell'opera, aderente al momento storico attuale, sono presenti temi divenuti cari a Rossini: amor di patria, libertà, lotta per il riscatto, natura come elemento vitale dell'ambiente; questi temi sono già definiti nei quattro quadri di cui si compone la celeberrima Sinfonia: la malinconia dell'attesa, realizzata dal quintetto dei violoncelli, la violenta esplosione dell'uragano che segna l'inizio della rivolta, la visione idillica del paesaggio alpino che fa da sfondo all'azione con il corno inglese a cui risponde il flauto in un gioco di richiami paesaggistici, e, infine, l'inno della vittoria, aperto da una trionfale fanfara di trombe e corni a cui si uniscono alla fine anche i timpani.

 

Aleksandr Porfir'evič Borodin

(Pietroburgo, 1833 – 1887)

Nelle steppe dell'Asia centrale, schizzo sinfonico

Allegretto con moto

Durata: 10'

Nel 1880 in occasione del venticinquesimo anniversario del regno dello zar Alessandro II si organizzò una serie di piccole rappresentazioni teatrali per glorificare i suoi successi militari e furono contattati parecchi compositore russi affinché scrivessero delle musiche di scena. Sembra che abbia accettato soltanto Borodin che, per l'occasione, scrisse lo schizzo sinfonico Nelle steppe dell'Asia centrale. Il lavoro, tuttavia, non fu eseguito ed ebbe una sua prima esecuzione l'8 aprile 1880 nella casa di Kononov, come si apprende dal biografo di Borodin, il nipote adottivo SergejDianin:

"Nel 1880 Borodin prese parte in qualità di compositore al concerto organizzato dalla cantante Daria Leonova. Costei si rivolse a Borodin per chiedergli di consentire l'esecuzione, nel concerto in questione, della Marcia polovesiana oppure di un brano scritto per quadri viventi. Aleksandr Porfir'evič Borodin le consegnò la musica del quadro sinfonico Nelle steppe dell'Asia centrale, che ebbe così la sua prima esecuzione. Il concerto della Leonova, sotto la direzione di Rimskij-Korsakov, ebbe luogo nella casa di Kononov l'8 aprile 1880".

Nella nota di sala redatta per questa esecuzione è esplicitamente chiarito il programma dello schizzosinfonico:

"Nel deserto dell'Asia centrale si ode per la prima volta il motivo di una pacifica canzone russa. Si sente uno scalpitio di cavalli e cammelli che si avvicina. Si sentono le note di un motivo orientale a lungo ripetuto. La steppa sconfinata è attraversata da una carovana di indigeni, scortata dall'esercito russo. La carovana farà il suo lungo viaggio con fiducia e senza paura, protetta dalla minacciosa forza militare dei vincitori. La carovana va sempre più lontano. Pacifiche e serene melodie russe confluiscono con quelle indigene in una sola armonia, che a lungo si ode risuonare nella steppa ed alla fine si smorza in lontananza".

Effettivamente la desolazione del deserto è evocata con un lungo miacuto tenuto dai violini, mentre la guardia militare russa è rappresentata da una canzone popolare russa, affidata prima al clarinetto e poi al corno, che si sente in lontananza. Poco dopo interviene il corno inglese intonando un tema orientaleggiante in onore del paese d'origine dei mercanti, mentre l'andatura dei cammelli attraverso il deserto è suggerita da un pizzicato di viole e violoncelli. Infine i due temi vengono intrecciati in modo contrappuntistico per rappresentare, secondo quanto affermato dallo stesso Borodin, le canzoni d'amore e di pace dei conquistati e dei loro conquistatori uniti in armonia. Raggiunto il climax, i due temi svaniscono lentamente lasciando soltanto l'acuto mi solo nel deserto.Di questo schizzo Borodin fece una trascrizione per pianoforte a quattro mani, su richiesta esplicita di Franz Liszt, al quale lo dedicò. La trascrizione fu eseguita con successo in un concerto privato e ben presto Borodin ebbe notizie di altre esecuzioni a Jena, Liegi e Parigi.

 

Danze polovesiane (da Il principe Igor)

Introduzione: Andantino, Allegro vivo, Allegro, Presto, Moderato alla Breve, Presto, Allegro con spirito, Più animato

Durata: 14'

Il principe Igor, l'opera più famosa di Borodin, sebbene rimasta incompiuta, fu composta in un arco di tempo di 18 anni, dal 1869 al 1887, anno della morte del compositore, con una breve sospensione dal 1870 al 1874. Rappresentata per la prima volta al Teatro Mariinskij di Pietroburgo il 23 ottobre 1890, l'opera fu completata dall'amico Rimskij-Korsakov, che orchestrò il Prologo, il primo, il secondo e il quarto atto, e da Glazunov, allievo di quest'ultimo, il quale, oltre a completare e orchestrare il terzo atto, grazie alla sua straordinaria memoria, riuscì a ricostruire l'ouverture, eseguita molto spesso in sua presenza al pianoforte da Borodin che, tuttavia, non aveva mai provveduto a trascriverla.

La prima idea dell'opera nacque molto probabilmente una sera durante una riunione tenuta nella casa della dolce colomba, Ljudmila Šestakova, sorella di Glinka, la quale, dopo la morte del fratello, trasformò il suo salotto in un luogo d'incontro per artisti e intellettuali impegnati a dare vita ad una cultura autoctona russa. Tra gli assidui frequentatori del salotto della dolce colomba c'era anche Vladimir Stasov, critico musicale e d'arte oltre che vero e proprio portavoce del Gruppo dei Cinque di cui faceva parte lo stesso Borodin; fu proprio Stasov a lanciare l'idea di comporre un'opera ispirata alla guerra condotta dal principe Igor contro gli invasori Polovesi, una popolazione asiatica di origine mongola, ma l'anonimo Canto della schiera di Igor del XII sec. fu, per l'intellettuale russo, una fonte poco ricca di episodi, costringendolo ad inventarne dei nuovi, ispirati dall'opera storica, Cronaca dei tempi passati. Borodin, inizialmente entusiasta per il soggetto, si mise a comporre alcuni passi dell'opera, ma, in seguito, abbandonò questo lavoro perché assorbito da altri progetti tra cui la Seconda sinfonia e un'opera collettiva, Mlada, che avrebbe dovuto scrivere in collaborazione con Musorgskij, Rimskij-Korsakov e Cui. Il fallimento di quest'ultimo progetto indusse il compositore a riprendere il Principe Igor nel 1874 non riuscendolo a completare nonostante i 13 anni di lavoro che lo separavano dalla morte.

L'opera narra, appunto, di Igor Sviatoslavic, principe di Seversk, che decide di muoversi, insieme al figlio Vladimir, contro Kontchak, Khan (condottiero) dei Polovesi, che stava invadendo il suo principato. All'inizio Igor è sconfitto ed è condotto prigioniero al campo dei Polovesi, dove Kontchakova, figlia di Kontchak, s'innamora, ricambiata, di Vladimir, prigioniero insieme al padre. Mentre vaga per il campo preoccupato per i recenti avvenimenti, Igor è avvicinato da Ovlur, un polovese convertito che gli propone di fuggire. Nel frattempo Kontchak ritorna dalla caccia e cerca di trattenere per sempre Igor presso di sé con lusinghe tra cui una danza in suo onore eseguita da schiavi e schiave. Così hanno inizio le famose Danze polovesiane che, per il loro carattere suggestivo, hanno trovato un posto stabile nel repertorio sinfonico.

Le quattro danze, eseguite nell'opera con l'intervento del coro, presentano una forte accentuazione ritmica che, se nell'Andantino iniziale è mitigata da sonorità delicate, nelle successive assume un carattere "barbarico" anticipatore di alcune scelte compositive di Stravinskij e Prokof'ev. Dopo una breve introduzione le fanciulle danzano allegramente su un tema molto espressivo e suggestivo dal punto di vista timbrico. La successiva danza degli schiavi (Allegro vivo) assume toni barbarici nella ripetizione quasi ossessiva del tema e nell'incedere sincopato dell'accompagnamento che, pur presentando lo stesso andamento ritmico della danza precedente, è fortemente marcato. Non meno "barbarica" è la successiva danza di gruppo (Allegro) che si caratterizza per una forte accentuazione sul secondo tempo e per una scrittura che esalta la struttura cromatica su pedali di tonica e di dominante che fungono da elemento unificante. Marcata dal punto di vista ritmico è la Danza dei fanciulli (Presto) che si evidenzia per il carattere ripetitivo del tema e per il passaggio, in alcuni punti, dal 6/8 al 2/4. Una melodia dolce e cantabile caratterizza la successiva Danza (Moderato alla breve), della quale sono protagonisti le fanciulle, prima, e i fanciulli dopo. Questi ultimi danzano su un tema più rapido e maggiormente marcato dal punto di vista ritmico. Dopo la ripresa della Danza dei fanciulli (Presto) e di quella degli schiavi (Allegro con spirito), un vorticoso Più animato conclude questo passo dell'opera in un'esplosione di timbri e sonorità orchestrali che esaltano una scrittura fortemente cromatica.

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