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Le note di Prokof'ev nel teatro rinnovato

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atoradze

Il via alla 59ma stagione concertistica dell'Orchestra Sinfonica Siciliana venerdì 20 ottobre alle 21, con un concerto diretto dal M° Simone Bernardini. Al pianoforte, Alexander Toradze. Si tratta di un appuntamento molto importante per gli spettatori e lungamente atteso: troveranno un teatro rinnovato in molte parti. A cominciare dalle poltrone, per finire alle camera acustica, alle luci del palcoscenico, alla corona luminosa della volta interamente rifatta. In programma il Concerto n.3 per pianoforte e orchestra op.26 di Sergej Prokof'ev, e Johannes Brahms, Klavierquartett in sol minore con l' orchestrazione Arnold Schönberg.

Palermo, 15 ottobre 2017 - Grandi novità per gli spettatori della 59ma stagione concertistica dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. Venerdì 20 ottobre alle 21, all'inaugurazione della stagione, troveranno un teatro rinnovato in molte parti. A cominciare dalle poltrone, per finire alle camera acustica, alle luci del palcoscenico, alla corona luminosa della volta interamente rifatta. Il via avverrà con il Concerto n.3 per pianoforte e orchestra op.26 di Sergej Prokof'ev, al pianoforte un beniamino del pubblico della Sinfonica, Alexander Toradze. Nella seconda parte, Johannes Brahms, Klavierquartett in sol minore op.25 (Quartetto per pianoforte e archi in sol minore op. 25), orchestrazione Arnold Schönberg. L'Orchestra sarà guidata dal direttore stabile Simone Bernardini. La replica del concerto sabato 21 ottobre alle ore 17.30.

politeama rinnovatoIl Concerto n.3 per pianoforte e orchestra op.26. E' il più famoso ed eseguito dei concerti per pianoforte del compositore russo Sergej Prokof'ev. Composto tra il 1916 e il 1921, è strutturato in forma classica, a differenza dei precedenti due e successivi concerti per pianoforte e orchestra. Della forma classica del concerto per pianoforte viene mantenuta solo la suddivisione in tre movimenti, che sono nell'ordine: Allegro moderato; Andante con variazioni (5 variazioni sullo stesso tema); Allegro, ma non troppo. Questo concerto, rispetto al precedente, è virtuosisticamente meno appariscente. Nonostante richieda un pianismo meno titanico e mastodontico, però, anche questo concerto necessità di doti virtuosistiche eccezionali e molto varie. La preparazione del Terzo concerto fu dunque lunga, con ampie pause. In effetti il compositore si dedicò in modo sistematico alla composizione del Concerto in quell'estate del 1921 in seguito al suo ritiro nella cittadina bretone di Saint-Brévin-les-Pins, dove, lontano dai rumori degli spettacoli e soprattutto dalla critiche della stampa inglese che aveva stroncato il balletto Le Chout, dopo la prima londinese avvenuta il 9 giugno 1921, trovò la serenità necessaria per scrivere. Il concerto fu eseguito, per la prima volta, a Chicago il 16 dicembre dello stesso anno con Prokof'ev al pianoforte e Frederick Stock sul podio (Durata 27').

Il Quartetto n. 1 per pianoforte ed archi in sol minore, opus 25. è un quartetto per violino, viola, violoncello e piano di Johannes Brahms. Fu composto da Brahms nel 1861 ad Hamm ed eseguito il 16 novembre 1861 ad Amburgo, con Clara Schumann al piano. Venne nuovamente eseguito a Vienna il 16 novembre 1862, con lo stesso Brahms al piano, insieme ai membri del Hellmesberger Quartet e si assicurò il successo per gli anni a venire grazie al suo celebre finale: il rondo alla zingarese. Il compositore ne fece una trascrizione per piano a quattro mani nel 1872 e Arnold Schönberg orchestrò l'opera nel 1938. E' diviso nei seguenti movimenti: Allegro; Intermezzo; Andante con moto; Rondò alla zingarese (Durata 36').

Alexander Toradze. Georgiano, 65 anni, Toradze è un pianista molto noto al pubblico della Sinfonica. Dotato di vigoroso virtuosismo, specialista del repertorio russo, è apprezzato interprete di Sergej Prokof'ev. Come altri artisti dell'Ex Unione Sovietica nel 1983, durante una tournée con l'Orchestra Sinfonica del Teatro Bolshoi di Mosca, chiese asilo all'ambasciata americana in Spagna e successivamente si trasferì negli Stati Uniti, dove ora risiede. Dal 1991 ha una cattedra di pianoforte presso l'Indiana University South Bend, dove ha costituito una rinomata scuola pianistica, il Toradze Piano Studio.

Simone Bernardini. E' attualmente il direttore assistente di Sir Simon Rattle presso i Berliner Philharmoniker, orchestra che ha già diretto in quattro programmi diversi dal 2008 all'estate 2017. Ha seguito gli studi di direzione d'orchestra al Conservatoire de Paris, perfezionandosi successivamente con Bernard Haitink presso la Musikhochschule di Lucerna. Il suo debutto parigino come direttore d'orchestra risale al 1999 al Festival Musical d'Automne de Jeunes Interprètes. E' direttore stabile dell'Orchestra Sinfonica Siciliana dal settembre 2016.

Biglietti 15-35 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: tel 091 6072532/533  This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ,www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

Note biografiche

Simone Bernardini, direttore

bernardinidirettoreE' attualmente il direttore assistente di Sir Simon Rattle presso i Berliner Philharmoniker, orchestra che ha già diretto in quattro programmi diversi dal 2008 all'estate 2017, e direttore artistico dal 2004 del progetto Musica nei Borghi, promosso dal Festival Opera Barga.

Ha seguito gli studi di direzione d'orchestra al Conservatoire de Paris, perfezionandosi successivamente con Bernard Haitink presso la Musikhochschule di Lucerna.

Il suo debutto parigino come direttore d'orchestra risale al 1999 e nel 2000 al Festival Musical d'Automne de Jeunes Interprètes, dove due anni prima si era anche esibito come solista per cinque programmi. Successivamente ha diretto al Festival di Santander, al Théâtre de Monte Carlo, al Théâtre de l'Athénée de Paris, al Théâtre de Fontainebleau, all'Auditorium de Vincennes, l'Orchestre Philharmonique du Luxembourg, per tre stagioni l'Orchestra del Musikene di San Sebastian, l'Orquestra de Menorca, per due stagioni l'Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte e ha realizzato con questa stessa orchestra una registrazione audio/video in diretta dall'Auditorium del Lingotto di Torino nel 2009. Dal 2003 al 2009 ha diretto l'Orchestra Ostinato, diventando direttore in residenza all'Opéra Comique di Parigi. Nel 2006 ha diretto l'integrale dei concerti per pianoforte di Mozart al Festival Opera Barga e due opere nel 2009 e nel 2010. Nel 2008, in occasione di un Familienkonzert nella Grosser Saal della Philharmonie di Berlino ha diretto i suoi colleghi dei Berliner Philharmoniker che ha diretto nuovamente nel 2009, 2016 e 2017. Dal 2010 è stato invitato all'Eastern Music Festival negli USA e dal 2011 al 2016 al Festival de Música de Santa Catarina in Brasile.

Dal 2011 al 2013 ha svolto un'intensiva attività direttoriale in Giappone con le orchestre di Osaka, Kyoto e la Kansai Philharmonic Orchestra e sempre nel 2011-2012 ha diretto il Concerto di Capodanno della Philharmonisches Kammerorchester Berlin. Nel 2013 e 2015 è stato il direttore d'orchestra del Festival UniMúsica di Bogotá in Colombia.

Dal 2005 è Direttore preparatore della Junge Deutsche Philharmonie, posizione che occupa anche presso l'orchestra del Festival Euroasia a Seoul in Corea del Sud e dalla stagione 2011-2012 alla Deutsch-Skandinavische Jugend-Philharmonie che ha diretto in concerto alla Philharmonie di Berlino nel gennaio 2015. È stato invitato per la stessa funzione dalla Joven Orquesta de Castilla y León.

Durante la stagione 2014-2015 ha diretto due programmi con l'orchestra del Teatro Massimo di Palermo. Dal settembre 2016 è direttore stabile dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, nel 2017 dirige l'orchestra della Musikhochschule di Lübeck ed è direttore dell'orchestra del Festival Internacional SESC de Música in Brasile dalla stagione 2017-2018.

Dopo avere occupato il posto di primo violino di spalla presso l'Orchestre National de Lyon (stagione 1998-1999), presso l'Orchestra della Juilliard School (2001), presso i Berliner Philharmoniker (occasionalmente durante le stagioni 2005-2006 e 2012-1013), presso l'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano (dalla stagione 2006-2007 alla stagione 2012-2013), presso la Rundfunk Sinfonieorchester di Berlino (stagione 2012-2013) così come presso presso l'Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia (stagione 2013-2014) e l'Orchestre Philharmonique de Radio France (dalla stagione 2017-2018) ed essere stato invitato per la stagione 2007-2008 dalla Sinfonieorchester des Bayerischen Rundfunks, collabora regolarmente sia con la Chamber Orchestra of Europe che con i Wiener Philharmoniker, i Berliner Philharmoniker e l'Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam.

Dal 2007 si esibisce sia come primo violino di spalla che come solista dell'Ensemble European Soloists (I Solisti d'Europa) composto esclusivamente dai solisti della Filarmonica di Vienna, Berlino, Scala e dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino.

In qualità sia di solista che di musicista da camera, si è esibito nei festival e nelle sale più importanti del mondo, tra cui la Carnegie Hall (1999, 2007 e 2009), il Lincoln Center e il Bargemusic Concerts a New York, il Concertgebouw di Amsterdam, la Philharmonie di Berlino, il Teatro alla Scala di Milano e l'Auditorium della RAI di Torino. Le sue attività sono regolarmente registrate e trasmesse dalle stazioni radio e televisive in tutto il mondo, la sua registrazione delle opere per trio con pianoforte di Liszt ha ricevuto il premio della critica Diapason d'Or nel 2007, la sua prima registrazione per la Deutsche Grammophon è uscita nella stagione 2013-2014.

Dopo aver insegnato presso l'Eastern Music Festival (USA), presso il Festival Euroasia di Seoul, presso l'Académie Européenne de Musique d'Aix en Provence così come presso la Fondazione Scuola di Musica di Fiesole, presso il Festival de Música de Santa Catarina in Brasile e aver occupato il posto di professore presso l'Università Musikene di San Sebastian per quattro anni, è attualmente Professore all'Universität der Künste di Berlino e Professore invitato alla Kyoiku University di Osaka, alle Università Corpas e UniMúsica di Bogotá, all'Universitá di Oulu in Finlandia ed alla Eastman School of Music negli USA.


Alexander Toradze, pianoforte

toradzeNato a Tbilisi (Georgia), si è diplomato presso il Conservatorio Čajkovskij di Mosca. Affermatosi presto in vari concorsi internazionali, tra cui una silver medal nel Concorso pianistico internazionale Van Cliburn nel 1977, ha intrapreso una rilevante carriera di concertista. Nel 1983 si è trasferito negli Stati Uniti, dove ora risiede. Dal 1991 ha una cattedra di pianoforte presso l'Indiana University South Bend, dove ha costituito una rinomata scuola pianistica: il Toradze Piano Studio.

Concertista molto attivo, ha suonato con le più prestigiose orchestre del mondo, tra cui i Berliner Philharmoniker, l'Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, la Filarmonica della Scala, la Philharmonia Orchestra, la London Symphony Orchestra, la London Philharmonic Orchestra, l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra della Radio Bavarese, l'Orchestre National de France, la City of Birmingham Symphony, l'Orchestra del Teatro Kirov ed ha collaborato con importanti direttori, come Vladimir Ashkenazy, Charles Dutoit, Yuri Temirkanov, Valery Gergiev, Seiji Ozawa, Vladimir Jurovski, Kurt Masur, Simon Rattle, Mstislav Rostropovich, Esa Pekka Salonen e tanti altri, nelle maggiori sale da concerto del mondo.

Pianista dotato di vigoroso virtuosismo, è uno specialista del repertorio russo, apprezzato interprete di Sergej Prokof'ev (di cui ha inciso i cinque concerti per pianoforte e orchestra diretto da Valery Gergiev, con cui ha un lungo sodalizio), Sergej Rachmaninov, Igor Stravinskij, Čajkovskij, Modest Mussorgskij, Dmitrij Šostakovič, Alexander Scriabin. Ha inciso anche musica di Maurice Ravel (Gaspard de la nuit, Miroirs) e ha in repertorio i concerti per pianoforte e orchestra di Béla Bartók.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Sergej Sergeevič Prokof'ev

(Sonzovka, Ekaterinoslav, 1891 – Mosca 1953)

Concerto n. 3 in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 26

Andante, Allegro, Andante, Allegro

Tema con variazioni, Andantino, Allegro, Andante, Allegro giusto

Allegro ma non troppo

Durata: 27'

"Dopo il rumore degli spettacoli mi ritirai nella Bretagna francese, sulle rive dell'Oceano Atlantico e presi a lavorare al Terzo Concerto per pianoforte. Avevo composto il materiale un po' alla volta e molto tempo prima. Già nel 1911, mentre stavo scrivendo il Primo concerto per pianoforte che, come il Primo concerto per violino avevo progettato in prima battuta come concertino, avevo pensato, accanto al concertino di realizzare un concerto più ampio [...]. Di quel concerto, la cui composizione non era andata molto avanti, si era conservato soltanto un passaggio – triadi parallele che correvano dal grave all'acuto. Ora il passaggio entrò nel Finale del primo movimento del Terzo Concerto. Nel 1913 avevo composto un tema con variazioni che poi avevo conservato a lungo. Negli anni 1916-1917 avevo tentato alcune volte di prendere in mano il Terzo concerto, avevo scritto l'inizio (due temi) e due variazioni sul tema del secondo movimento. Nello stesso periodo mi era venuta l'idea di scrivere un quartetto bianco, vale a dire un quartetto d'archi completamente diatonico, che se si fosse voluto suonare al pianoforte era limitato soltanto ai tasti bianchi. Il quartetto era pensato in due movimenti: un primo tempo lento in forma sonata e un Finale in ¾. Alcuni temi bianchi furono composti a Pietroburgo, altri sull'oceano Pacifico e anche in America, ma l'impresa era troppo difficile, avevo paura della monotonia e nel 1921 decisi di smembrare il materiale accumulato: la parte secondaria divenne il tema di Renata nell'Angelo di fuoco, la principale fu usata per caratterizzare il monastero dove finiva Renata; il primo e il secondo tema del Finale furono trasferiti nel Finale del Terzo concerto. In questo modo iniziando il lavoro di quest'ultimo avevo tutto il materiale tematico con l'esclusione del secondo tema del primo movimento e del terzo tema del Finale". (M. R. Boccuni, Prokof'ev, Palermo, L'Epos, 2003, p. 200)

Così lo stesso Prokof'ev ricordò la gestazione del Terzo concerto per pianoforte e orchestra op. 26, senza dubbio il suo concerto più famoso che occupò un periodo di tempo insolitamente lungo impegnando, con lunghe pause il compositore per ben cinque anni della sua vita, dal 1916 al 1921. In effetti il compositore si dedicò in modo sistematico alla composizione del Concerto in quell'estate del 1921 in seguito al suo ritiro nella cittadina bretone di Saint-Brévin-les-Pins, dove, lontano dai rumori degli spettacoli e soprattutto dalla critiche della stampa inglese che aveva stroncato il balletto Le Chout, dopo la prima londinese avvenuta il 9 giugno 1921, trovò la serenità necessaria per scrivere. Eseguito, per la prima volta, a Chicago il 16 dicembre dello stesso anno con Prokof'ev al pianoforte e Frederick Stock sul podio, il Concerto presenta una particolarità nella struttura formale del primo movimento con un Andante introduttivo, un notturno, nel quale è esposto un tipico tema russo affidato al clarinetto, a cui segue un Allegro, nel quale vengono sviluppati i due temi presenti nella seconda parte. Il secondo movimento, Andantino, è scritto nella forma del tema e variazioni, nelle quali si alternano sonorità misteriose ad altre di carattere martellante, mentre il Finale, Allegro ma non troppo, presenta una scrittura virtuosistica estremamente impegnativa.

 

Arnold Schönberg

(Vienna 1874 – Los Angeles 1951)

Klavierquartett in sol minore (Quartetto per pianoforte e archi in sol minore op. 25 da Brahms)

Allegro

Intermezzo (Allegro ma non troppo)

Andante con moto

Rondò alla zingarese

Durata: 36'

"Il progresso della musica consiste nello sviluppo di metodi d'esposizione che corrispondano alle condizioni ora discusse. Intento di questo saggio è di dimostrare che Brahms – il classicista, l'accademico – fu un grande innovatore nella sfera del linguaggio musicale. Che, in realtà, fu un grande progressivo".

Così si espresse Arnold Schönberg su Johannes Brahms nel saggio Brahms il progressivo che, scritto per una conferenza tenuta alla Radio di Francoforte nel 1933, fu inserito, dopo un'accurata rielaborazione, nel volume Style und Idea. In queste parole risalta l'autentica e sincera ammirazione da parte di Schönberg nei confronti di Brahms, un compositore, che, annoverato a torto dalla critica corrente tra i classicisti, Schönberg considerava un grande innovatore del linguaggio musicale. In questo saggio Schönberg definì Brahms un progressivo per aver dato importanza alla logica costruttiva caratterizzata dal fatto che il linguaggio musicale è analogo a quello parlato che, nella poesia e nella prosa, si esprime in rime, ritmi, metri, strofe, frasi e paragrafi.

Un vero e proprio omaggio a Brahms è anche la trascrizione per quartetto d'archi e orchestra del Klavierquartett (Quartetto in sol minore op. 25 per archi e pianoforte), la cui prima esecuzione ebbe luogo a Los Angeles il 7 maggio 1938 con la direzione di Otto Klemperer. Lo stesso Schönberg motivò la sua scelta in una lettera ad Alfred V. Frankenstein del 18 maggio 1939 dove si legge:

"Ecco un paio di osservazioni su Brahms. I motivi che mi hanno indotto a farlo: 1° amo questo brano. 2° viene eseguito raramente. 3° viene eseguito sempre male, perché, quanto più il pianista è bravo, tanto più forte lo suona, e non si sentono gli altri strumenti. Volevo sentire tutti quanti e ci sono riuscito.

Le mie intenzioni: 1° mantenermi aderente allo stile di Brahms, evitando di superarlo più di quanto egli stesso avrebbe fatto, se fosse ancora in vita. 2° osservare diligentemente tutte le leggi che seguiva Brahms senza violare nessuna di quelle che possono essere note soltanto ai musicisti che si sono formati nel suo stesso ambiente. [...] Naturalmente ciò comportava molti difficili problemi. Brahms ama dei bassi molto profondi e per essi l'orchestra possiede solo un numero illimitato di strumenti. Egli ama anche un accompagnamento pieno con figure armoniche spezzate spesso dal ritmo diverso. E queste figure per lo più non possono essere modificate, per il valore strutturale che normalmente assumono nello stile brahmsiano".

La trascrizione di Schönberg, definita dallo stesso compositore austriaco la Quinta sinfonia di Brahms in quanto si avvale di un organico da orchestra sinfonica con l'aggiunta, tra le percussioni, del Glokenspiel e dello xilofono, coglie perfettamente lo spirito di questo Quartetto, composto da Brahms in un arco di tempo piuttosto lungo dal 1860 al 1861 e poco apprezzato dal suo amico violinista Joachim che in una lettera mosse alcune obiezioni riguardanti la forma, la scelta dei temi, alcune libertà armoniche troppo ardite per l'epoca e la struttura generale. Per fortuna Brahms ignorò le obiezioni di Joachim e decise di presentare il Quartetto al pubblico senza apportarvi alcuna modifica il 16 novembre 1861 con grande successo a cui si aggiunse il giudizio favorevole di alcuni strumentisti che gridarono: "Ecco l'erede di Beethoven".

Effettivamente Joachim non aveva compreso la modernità di quest'opera, evidente già nell'ampio primo movimento, Allegro, nel quale la tradizionale forma-sonata appare rielaborata grazie ad una straordinaria ricchezza di idee tematiche. Dopo un'introduzione lenta i tre temi, dei quali il primo di carattere eroico e marziale, il secondo molto espressivo e il terzo dotato di grande slancio, vengono presentati in un'esposizione ampia per la straordinaria ricchezza di idee musicali accessorie che li accompagnano. Estremamente ricco e, per questo motivo, alquanto originale per l'epoca è anche lo sviluppo. Misterioso e malinconico è il secondo movimento, un Intermezzo, che sembra evocare un clima nordico tipico delle opere giovanili di Brahms confermato dal carattere notturno e brumoso del Trio. Insolito dal punto di vista formale è il terzo movimento, Andante con moto, assimilabile ad un grande Lied in tre parti con idee melodiche vigorose che nella sezione centrale si caricano di toni eroici. Non meno insolito dal punto di vista formale è il Rondò alla zingarese conclusivo, difficilmente analizzabile in modo tradizionale per il suo carattere improvvisativo che coglie pienamente lo spirito della musica gitana così come era conosciuta da Brahms alla fine dell'Ottocento.

Nella sua trascrizione Schönberg ha fatto rivivere le sonorità tipiche del pianoforte sfruttando i vari strumenti dell'orchestra in modo sinfonico e, in particolar modo, gli archi, che eseguono un pizzicato, gli ottoni, che si esibiscono in performance virtuosistiche, il Glokenspiel e lo xilofono che si muovono in un registro medio-grave. Schönberg riuscì a risolvere brillantemente alcuni problemi tecnici, determinati sia da passi virtuosistici del pianoforte che spezzò tra le varie famiglie di strumenti,sia dalla cadenza facendo accompagnare i clarinetti e gli archi gravi da tremoli e da arpeggi pizzicati dei violini.

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