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Beethoven e Mendelssohn, con la bacchetta di Oren

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Il direttore d'orchestra israeliano dopo più di quindici anni sarà la vedette dei concerti del 26 e 27 gennaio, con il violinista Pavel Berman. In occasione della giornata della memoria, il concerto del 27 gennaio sarà preceduto da un momento di riflessione proposto da Evelyn Aouate, presidente dell'Istituto Siciliano di Studi Ebraici

Palermo, 24 gennaio 2018 - Ritorna sul podio del Politeama, dopo lunga assenza, una delle più acclamate bacchette: si tratta di Daniel Oren che guiderà l'Orchestra Sinfonica Siciliana venerdì 26 gennaio alle 21. Violino solista, Pavel Berman. In programma Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847), Concerto in mi minore op. 64 per violino e orchestra e Ludwig van Beethoven (1770-1827), Sinfonia n.7 in la maggiore op.92. Il concerto si replica sabato 27 gennaio alle 17,30.

Il Concerto per violino e orchestra op. 64. Mendelssohn Bartholdy ricevette la commissione di questo concerto dal famoso violinista Ferdinand David. Il concerto rappresenta l'ultima composizione per solista e orchestra sinfonica dell'autore. Senza tema di smentita, è uno tra i più famosi concerti per violino e orchestra di tutti i tempi. Il concerto fu eseguito per la prima volta dal Gewandhaus di Lipsia il 13 marzo 1845 dallo stesso David sotto la direzione del direttore danese Niels Gade. Il 23 ottobre dello stesso anno, finalmente Mendelssohn poté eseguire il concerto con il violinista David. Successivamente, il 27 giugno 1846 il concerto fu eseguito a Londra, presso la Società Filarmonica con il violinista italiano Camillo Sivori. il concerto è composto da tre movimenti: Allegro molto appassionato (13'); Andante (8'); Allegretto non troppo - Allegro molto vivace (6').

La Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92. Ludwig van Beethoven la compose fra il 1811 e 1812. La prima esecuzione avvenne l'8 dicembre 1813 a Vienna. Beethoven, con l'udito già compromesso, mise mano al lavoro tre anni dopo la sinfonia n.6 ,a Teplitz, una città termale in Boemia dove il compositore era in cura. Il debutto dell'opera fu un concerto di beneficenza. Richard Wagner ebbe parole di grande ammirazione per la sinfonia: "La sinfonia è l'apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente." La sinfonia è composta da quattro movimenti: Poco sostenuto; Allegretto; Movimento – Presto; Allegro con brio. (Durata: 42')

Il giorno della memoria. Il concerto del 27 gennaio sarà preceduto da un momento di riflessione proposto da Evelyn Aouate, presidente dell'Istituto Siciliano di Studi Ebraici.

Daniel Oren. Originario di Tel Aviv, Daniel Oren a soli 14 anni si avvicina allo studio della direzione, ed all'età di 17 anni viene ammesso alla Hochschule di Berlino per studiare direzione d'orchestra. Successivamente, ha studiato e collaborato con i leggendari direttori Herbert von Karajan e Franco Ferrara. La sua brillante carriera internazionale ha inizio nel 1975, quando conquista il primo premio alla Karajan Competition di Berlino. Tre anni dopo, ha debuttato negli Stati Uniti, in un concerto trionfale al "Festival di due mondi" di Spoleto. Successivamente ha cominciato la sua carriera in Italia con la direzione musicale del Teatro dell'Opera di Roma, nei principali teatri italiani e mantiene rapporti di collaborazione con i più importanti teatri in Europa e in America: New York Metropolitan, Covent Garden a Londra, Staatsoper a Vienna, Colon a Buenos Aires, Houston, Dallas, San Francisco e Washington. Fra i registi con cui ha collaborato, si ricordano Franco Zeffirelli, Hugo De Ana, Puggelli Lamberti, Gigi Proietti, Anthony Minghella, David Livermore, David McVicar, Luca Ronconi, Graham Vick, Pier Luigi Pizzi. Attualmente è un direttore d'orchestra attivo in tutto il mondo. Nel 2015 ha condotto un concerto in Città del Vaticano per i meno fortunati e gli immigrati, in presenza di Papa Francesco, a simboleggiare anche l'unione fra diverse religioni.

Pavel Berman. Emerge vincendo il primo premio e la medaglia d'oro al concorso internazionale di Indianapolis nel 1990. Nativo di Mosca, ha cominciato i suoi studi al Conservatorio Tchaikovsky, quindi perfeziona i suoi studi alla Juillard School di New York, con Isaac Stern. Si è esibito con molte importanti orchestre statunitensi ed europee. Nel 1998, in Lituania, ha fondato la Kaunas Chamber Orchestra, è poi diventato direttore musicale della "Kaunas Symphony Orchestra". Insegna a Lugano e suona uno Stradivari prodotto a Cremona nel 1702.

Biglietti 15-35 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Daniel Oren, direttore

orenNato a Jaffa (Israele), già da giovanissimo ha iniziato la sua formazione musicale studiando pianoforte, violoncello e canto. A 13 anni ha debuttato nell'assolo di canto dei Chichester Psalms dopo essere stato scelto proprio da Leonard Bernstein di cui era un grande ammiratore. A soli 14 anni si avvicina allo studio della direzione d'orchestra ed all'età di 17 anni viene ammesso alla Hochschule di Berlino. Successivamente, ha studiato e collaborato con i leggendari direttori Herbert von Karajan e Franco Ferrara.

La sua brillante carriera internazionale ha inizio nel 1975, quando conquista il primo premio alla Karajan Competition di Berlino. Ha cominciato la sua carriera in Italia con la direzione musicale del Teatro dell'Opera di Roma e, successivamente, del Teatro Verdi di Trieste, del Teatro San Carlo di Napoli e del Teatro Carlo Felice di Genova diventando ospite regolare nei più importanti teatri in Italia, Europa e in America. Ha lavorato con i più famosi cantanti d'opera di ieri e di oggi come Alfredo Kraus, Josè Carreras, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Raina Kabaivanska, Ghena Dimitrova, Fiorenza Cedolins, Marcelo Álvarez, Ruggero Raimondi, Leo Nucci tra gli altri. Fra i registi con cui ha collaborato, si ricordano Franco Zeffirelli, Hugo De Ana, Lamberto Puggelli, Gigi Proietti, Anthony Minghella, David Livermore, David McVicar, Luca Ronconi, Graham Vick, Pier Luigi Pizzi.

Dal 2007 svolge il ruolo di direttore artistico del Teatro Comunale "Giuseppe Verdi" di Salerno, dove ha portato le voci più prestigiose della scena mondiale dell'opera ed è direttore musicale del Teatro dell'Opera di Tblisi dal 2017. La sua predilezione per il repertorio italiano e francese romantico e verista non impedisce la sua intensa carriera sinfonica che lo porta sul podio di famose orchestre come l'Accademia di Santa Cecilia di Roma, l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra del RAI , Berliner Philharmoniker, Orchestra della Radio di Monaco, Colonia, Stoccarda, Francoforte e Berlino.

 


Pavel Berman, violino

pavel-bermanViolinista virtuoso, figlio d’arte e enfant prodige, è premiato a soli diciassette anni dalla Giuria del Premio Paganini e a vent'anni vincitore del Primo Premio e Medaglia D'Oro del prestigioso International Violin Competition a Indianapolis negli Stati Uniti. E' stato recentemente invitato dai Virtuosi Italiani a divenire il loro Direttore ospite principale.

Nel corso della sua carriera Pavel Berman ha suonato con la Dresden Staatskapelle, la Indianapolis Symphony Orchestra, la Atlanta Symphony, la Dallas Symphony, la Prague Symphony, la Royal Philarmonic di Liverpool, la Beijing Philharmonic, i Berliner Sinfoniker e l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. Ha tenuto concerti nelle più prestigiose sale del mondo quali la Carnegie Hall di New York, il Théâtre des Champs Elysées e la Salle Gaveau di Parigi, la Herkulessaal di Monaco, il Bunkakaikan di Tokyo, il Teatro alla Scala di Milano, il Palais des Beaux Arts di Bruxelles, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Pavel Berman appare inoltre nel ruolo di Solista e/o Direttore con orchestre quali quella del Teatro Carlo Felice di Genova, del Teatro La Fenice di Venezia, l'Orchestra da Camera di Mantova, l'Orchestra di Padova e del Veneto, la Sinfonica Toscanini di Parma, l'Orchestra Sinfonica Siciliana, l'Orchestra Sinfonica Abruzzese, Orchestra del Teatro Sao Carlo di Lisbona, la Moscow Symphony Orchestra, la Wurtembergische Philharmonie tra le altre.

Tra i più recenti impegni, una tournée di recital in Giappone, i Gala Rachmaninoff in collaborazione con il pianista Alexander Romanovsky e il violoncellista Enrico Dindo al Festival di Stresa, in Svizzera e per la stagione da camera dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Ha inoltre iniziato una collaborazione con l'Orchestra della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

Berman ha inciso per Koch International, Audiofon, Discover, Supraphon, Phoenix Classics. Recentemente ha realizzato per l'etichetta Dynamic un'ampia panoramica su Prokofiev, incidendo l'opera completa per violino e pianoforte oltre ai due concerti con l'Orchestra della Radio Svizzera Italiana diretta da Andrey Boreyko.

Pavel Berman è nato a Mosca dove ha studiato al Conservatorio Čaikovskij. Ha proseguito gli studi con Dorothy DeLay nel 1992 alla Juilliard School di New York perfezionandosi poi con Isaac Stern. Ha fondato la Kaunas Chamber Orchestra e la Kaunas Symphony Orchestra.

Insegna al Conservatorio della Svizzera italiana a Lugano e suona il violino Antonio Stradivari 'Maréchal Berthier' 1716 ex Napoleone della Fondazione Pro Canale di Milano.

E' stato inoltre invitato a far parte della Giuria nel Concorso Postacchini in Italia e George Enescu in Romania.


Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Felix Mendelssohn-Bartholdy

(Amburgo 1809 – Lipsia 1847)

 Concerto in mi minore per violino e orchestra op. 64

 Allegro molto appassionato

 Andante

 Allegretto non troppo, Allegro molto

 Durata: 25'

 

Come molte altre opere di Mendelssohn, il Concerto in mi minore per violino e orchestra fu sottoposto a continue limature e correzioni al fine di trovare quella perfezione formale che costituì una delle preoccupazioni principali del compositore tedesco. Una testimonianza di ciò ci è fornita dal fatto che quest'opera fu composta in un arco di tempo molto lungo, ma non sorprendente per Mendelssohn. Iniziato nel 1838, il Concerto fu completato soltanto nel settembre del 1844 durante un periodo di convalescenza trascorso a Soden nei pressi di Francoforte sul Meno e fu eseguito per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia con la direzione dello stesso Mendelssohn e la superba interpretazione di Ferdinand David, al quale l'opera è dedicata, avendo egli stesso, nel 1836, esplicitamente chiesto al compositore tedesco di scrivere un concerto per violino e orchestra. Ferdinand David, che nel 1835 era stato assunto come primo violino solista al Gewandhaus grazie all'intervento di Mendelssohn, godeva di una certa fama di virtuoso tanto che lo stesso Paganini gli aveva dedicato il Moto perpetuo, una delle pagine più complesse della sua produzione. Molto importante, anche se difficilmente evidenziabile, deve essere stato il contributo di David alla stesura della parte solistica, per la quale Mendelssohn chiese molti consigli, sempre assillato dalla ricerca della perfezione formale.

Questa ricerca non deve essere, tuttavia, interpretata come la volontà di uniformare in modo acritico e senza spunti originali la propria opera ai modelli classici, ma va letta in un senso più ampio, come una forma di attualizzazione di quei modelli che vengono rielaborati in modo del tutto personale. Proprio in questo lavoro, infatti, Mendelssohn, trasgredì ad alcune norme formali tipiche del concerto solistico, eliminando, per esempio, l'iniziale esposizione orchestrale ed assegnando, così, un ruolo prevalente al solista che espone immediatamente il celebre e lirico primo tema su un tappeto armonico affidato agli archi, ai clarinetti e ai fagotti. L'orchestra interviene soltanto dopo una breve parentesi virtuosistica del solista per affermare in modo perentorio e autorevole il primo tema e, al tempo stesso, introdurre la transizione modulante che, nella parte conclusiva, contiene una nuova idea melodica cantabile e distesa, riutilizzata, in seguito, nella parte iniziale dello sviluppo. Il secondo tema, esposto, secondo i canoni, nella tonalità di sol maggiore, relativa di mi minore, s'inserisce perfettamente nel clima disteso e sereno, anticipato magistralmente nella parte conclusiva dello sviluppo, che sembra, almeno inizialmente, confermato, nella coda dell'esposizione, dalla ripresa da parte dell'orchestra del primo tema nella tonalità maggiore, ma il dialogo seguente tra orchestra e solista, che si scambiano alcuni frammenti del primo tema, acquista una grande forza drammatica; il solista cerca di opporsi all'orchestra, che, nei vani tentativi di ridurlo al silenzio con accordi dissonanti, vuole assumere quel ruolo principale sulla scena strappatole dal violino quando aveva direttamente esposto il primo tema. Questo dramma si ricompone nel raffinato equilibrio dello sviluppo, dove il solista e l'orchestra si ritagliano due ruoli diversi, ma entrambi importanti e complementari; il primo, infatti, si accontenta di riproporre l'idea secondaria, apparsa sul finire della transizione, lasciando subito dopo all'orchestra il compito di riproporre il tema iniziale nella parte dei flauti e dei clarinetti. In questo passo il solista, lungi dal tacere, decide di ricamare in modo virtuosistico il tema dell'orchestra che, dopo aver girato diverse tonalità, esaurisce la sua azione in un diminuendo con il quale il solista si riappropria del suo ruolo di primo piano. Lo sviluppo si conclude in modo insolito con una cadenza che si evidenzia per la presenza, al suo interno, di una citazione della Ciaccona di Bach e per la sua introduzione alla fine dello sviluppo che costituisce una piccola trasgressione alle regole classiche del concerto solistico, nel quale generalmente trova spazio alla fine della ripresa prima della coda. Anche nella ripresa successiva è operata da Mendelssohn un'altra trasgressione rappresentata dalla scelta di riesporre il secondo tema nella tonalità maggiore, anziché in quella minore. La coda costituisce un momento estremamente virtuosistico per la forte accelerazione impressa alla parte del solista e culminante nei tre accordi conclusivi.

Il secondo movimento, Andante, è legato al precedente da un lungo si tenuto dai fagotti che introduce il tema di ninna-nanna, esposto dal solista. Il clima di serenità, che aveva dominato nel primo movimento, sembra confermato nella parte iniziale del secondo, la cui sezione centrale si colora, tuttavia, di forti tinte drammatiche disegnate dai corni, dalle trombe, dai timpani e dai tremoli dei violini secondi che sostengono una melodia malinconica e piena di tensione esposta dai primi violini, a cui si unisce il solista. Le continue modulazioni accentuano il clima di tensione e allontanano la composizione dal solare do maggiore iniziale che ritorna, tuttavia nella ripresa, dove il solista riespone il tema iniziale sui delicati tremoli dei violini, ormai privati della drammaticità che li aveva caratterizzati nella parte centrale.

Anche il terzo movimento (Allegro molto vivace) è legato al secondo senza soluzione di continuità con un breve episodio (Allegretto non troppo) in cui viene presentato in una forma rielaborata il primo tema del primo movimento. Dopo una gioiosa fanfara di fagotti, corni e trombe il rondò si apre con un brillante tema iniziale affidato al solista a cui si contrappone la seconda idea tematica, marziale e strutturata in modo da assumere la forma di un dialogo tra orchestra e solista. Lo sviluppo è dominato dal primo tema che viene variato inizialmente dal solista e sfocia in una nuova idea tematica per essere rielaborato dall'orchestra. Nella ripresa la scena è integralmente occupata dal secondo tema che, essendo del tutto assente nello sviluppo, svolge la funzione di ristabilire l'equilibrio apparentemente minato dalle trasgressioni alla forma classica del concerto; un esempio di tali trasgressioni è rappresentato dalla scelta di fare seguire i movimenti in modo da escludere ogni soluzione di continuità. Il carattere maggiormente qualificante è rappresentato, pertanto, proprio dall'evidente tentativo di introdurre elementi originali in un'opera perfetta dal punto di vista formale.

 

Ludwig van Beethoven

 (Bonn 1770 – Vienna 1827)

 Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92

 Poco sostenuto, Vivace

 Allegretto

 Presto

 Allegro con brio

 Durata: 38'

"Dare alle sue composizioni musicali la stessa materialità, la stessa fermezza sicura e concreta, chiaramente riconoscibile, che aveva provato con tanta consolante felicità nei fenomeni della natura: questa fu l'anima amante dell'istinto felice al quale dobbiamo la Sinfonia in la maggiore, il vero capolavoro. Ogni slancio, ogni aspirazione, e ogni tempesta del cuore si tramuta in un delizioso senso di gioia che ci strascina con onnipotenza orgiastica, attraverso gli spazi della natura, attraverso tutte le correnti e tutti gli oceani della vita, ci fa gridare di gioia, ci rende coscienti ovunque avanziamo nel ritmo fiero di questa danza umana delle sfere. Questa sinfonia è l'apoteosi della danza in se stessa: è la danza nella sua essenza superiore, l'azione felice dei movimenti del corpo incarnati nella musica".

Questo giudizio, articolato e composito, espresso da Wagner nel suo scritto dal titolo L'opera d'arte dell'avvenire, coglie in pieno i caratteri essenziali di questa sinfonia che segna una svolta nella produzione musicale di Beethoven. La Settima Sinfonia, iniziata nel 1811 mentre Beethoven si trovava nella città termale di Teplitz, in Boemia, dove si era recato nella speranza di qualche miglioramento per il suo udito, fa trasparire, nonostante ciò, una gioia apparentemente in contrasto con la dolorosa situazione che egli stava vivendo. L'opera, terminata nel 1812, ebbe la sua prima esecuzione l'8 dicembre del 1813 nella sala grande dell'Università di Vienna in occasione di un concerto di beneficienza tenuto in onore dei soldati austriaci e bavaresi che erano stati feriti nella battaglia di Hanau durante le guerre napoleoniche. Lo stesso Beethoven diresse l'orchestra fornitagli dall'amico Ignaz Schuppanzigh e comprendente alcuni dei migliori musicisti del periodo, come Ludwig Spohr, Johann Hummel, Giacomo Meyerbeer, Antonio Salieri, Anton Romberg e il contrabbassista italiano Domenico Dragonetti del cui virtuosismo il compositore fu così entusiasta da affermare che suonava con grande fuoco e potenza espressiva. L'esecuzione ebbe un notevole successo, come testimonia lo stesso Spohr nella sua Autobiografia:

"Le nuove composizioni di Beethoven piacquero enormemente, in particolare la Sinfonia in la maggiore; il meraviglioso secondo movimento dovette essere ripetuto e anche su di me fece un'impressione profonda e duratura. L'esecuzione fu un assoluto capolavoro, malgrado la direzione di Beethoven fosse incerta e spesso comica. Si vedeva chiaramente che il grande maestro del pianoforte, ora un povero sordo, non riusciva a sentire la sua stessa musica. La cosa fu particolarmente notata in un passaggio della seconda parte del primo Allegro della sinfonia. In quel punto si trovano due pause in rapida successione, la seconda delle quali è in pianissimo. Beethoven se n'era probabilmente dimenticato, perché tornò a segnare il tempo prima che l'orchestra avesse eseguito la seconda pausa. In questo modo, senza saperlo, si trovava già dieci o dodici battute avanti all'orchestra quando essa eseguì il pianissimo. Beethoven, per indicare quell'effetto a modo suo, si era completamente rannicchiato sotto il leggio. Sul crescendo che segue fece di nuovo la sua comparsa e prese a rialzarsi sempre di più, finché non saltò in alto come una molla nel momento in cui, secondo i suoi calcoli, sarebbe dovuto iniziare il forte. Poiché questo non arrivò, si guardò intorno spaventato, vide tutto stupito che l'orchestra stava ancora eseguendo il pianissimo, e si riprese soltanto quando, finalmente, il forte tanto atteso ebbe inizio e poté udirlo anche lui. Fu una vera fortuna che questa scena non avesse luogo durante l'esecuzione pubblica, perché di certo avrebbe fatto ridere il pubblico".

La sinfonia, definita dallo stesso Beethoven la più eccellente, presenta una grande vitalità ritmica e un uso sperimentale delle relazioni tonali.

Il primo movimento si apre con un'introduzione, Poco sostenuto, grandiosa negli imponenti accordi dell'orchestra sostenuti dai timpani e, nello stesso tempo, in netto contrasto con la serena atmosfera agreste evocata nella dolce melodia affidata ai legni e ripresa nella parte conclusiva; il primo tema, esposto dal flauto, del successivo Vivace, in forma-sonata, è un'esplosione di gioia attraverso la danza in un crescendo che finisce per coinvolgere tutta l'orchestra nel clima festante venutosi a determinare. Questo clima di festa prosegue anche con l'esposizione del secondo tema affidato a un dialogo tra archi e fiati il cui materiale motivico è derivato dal primo tema. L'intero sviluppo si basa sul primo tema che viene rielaborato passando in imitazione fra i vari strumenti fino alla perorazione che conduce alla ripresa alla quale segue una grandiosa coda conclusiva.

Il clima gioioso della danza muta totalmente nel secondo movimento, Allegretto, che si apre con un aforistico accordo di la minore il quale in modo icastico annuncia il carattere triste dell'intero movimento. Da questo accordo scaturisce un tema sommesso che, presentato inizialmente dalle viole, cerca di librarsi in zone più acute passando, dapprima, ai secondi e ai primi violini e, dopo, ai legni in una perorazione orchestrale, per sovrapporsi ad una nuova idea tematica. Un secondo tema, esposto dai fiati, appare nella sezione centrale che conduce alla ripresa della prima parte qui presentata in forma di variazioni. Il movimento si conclude con la ripresa della seconda sezione e con una breve coda.

Il terzo movimento, Presto, costituisce il momento più brioso e danzante dell'intera sinfonia con il tema principale che, coinvolgendo l'intera orchestra con il suo carattere gioioso, dissipa le nubi di tristezza del movimento precedente. Su un pedale di dominante tenuto dai violini viene esposto il tema del Trio (Assai meno presto) che, dopo la ripresa della prima parte, ritorna nuovamente. Una seconda ripresa della prima parte, seguita da una coda, conclude il movimento.

Lo stesso clima festoso informa il quarto movimento, Allegro con brio, in forma-sonata, con un primo tema brillante in sedicesimi affidato ai primi violini, a cui si contrappone il secondo, di carattere trionfale, affidato ai fiati.


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