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Elisa Tomellini, la pianista-alpinista scende di quota

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La pianista genovese, protagonista del concerto per pianoforte a più elevata altitudine, sul monte Rosa, è la vedette dei concerti del 2 e 3 febbraio al Politeama Garibaldi, con Francesco Lanzillotta a guidare l'Orchestra Sinfonica Siciliana. In programma, musiche di Stravinskij, Rachmaninov e Šostakovič.

Palermo, 31 gennaio 2018 - Elisa Tomellini, la pianista-alpinista famosa per avere eseguito un concerto di pianoforte a 4460 metri di quota, sul ghiacciaio del Monte Rosa, approda sul palcoscenico del Politeama Garibaldi il 2 febbraio 2018 alle ore 21. A guidare l'Orchestra Sinfonica Siciliana, Francesco Lanzillotta, con il seguente programma: Igor Stravinskij (1882-1971), Chant funèbre op. 5 (prima esecuzione in Sicilia); Sergej  Vasil'evič Rachmaninov (1873-1943), Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18 ; Dmitrij Šostakovič (1906-1975), Sinfonia n. 1 in Fa minore (Op. 10). Il concerto si replica sabato 3 febbraio alle 17,30.

Chant funèbre op. 5. (Canto funebre). E' una composizione del 1908 che fu composta da Igor Stravinskij a Ustyluh nel giugno del 1908, in memoria del suo maestro Nicolaj Rimskij-Korsakov. L'opera fu eseguita per la prima ed unica volta in occasione di un concerto il 30 gennaio del 1909 nel Conservatorio di San Pietroburgo. Sul podio, Felix Blumenfeld. Di acqua sotto i ponti ne passò parecchia se è vero che dopo la rivoluzione russa del 1917 e la guerra che ne seguì si perse la partitura. Stravinskij era convinto che fosse la sua migliore opera giovanile di cui però non ricordava la musica ma la tessitura. In essa l'orchestra si esibiva con i singoli strumenti di volta in volta, ogni componente con il proprio segno melodico, in modo da lasciare un epitaffio sonoro sulla tomba di Rimskij. Solo nel settembre 2015, la musicologa russa Natalia Braginskaya, preside della Facoltà di Musicologia del Conservatorio di San Pietroburgo e studiosa di Stravinskij, annunciò il ritrovamento della partitura autografa. La composizione era stata rinvenuta presso lo stesso Conservatorio in un vecchio armadio contenente diverse pile di manoscritti e spartiti, che ricomparve in occasione delle operazioni di trasloco del suddetto conservatorio.

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18. Dei quattro concerti per pianoforte di Rachmaninov, è il più eseguito nonché uno dei concerti per pianoforte più famosi di sempre. Rachmaninov lo composenel 1901. Dopo il clamoroso insuccesso di pubblico e di critica della sua prima sinfonia, Rachmaninov cadde in una profonda crisi artistica. Affidatosi alle cure del professor Nikolaj Dahl, il compositore si riprese e scrisse in breve tempo il secondo e il terzo movimento del concerto. Rachmaninovli eseguì a Mosca il 15 settembre 1900 riscuotendo grande apprezzamento. Rigenerato da questo ritorno sulla scena, ultimò la partitura e la dedicò a Dahl; la prima esecuzione integrale, con il compositore stesso come solista e il cugino Aleksandr Ziloti alla direzione d'orchestra, ebbe luogo alla Società Filarmonica di Mosca il 27 ottobre 1901. E' divisa nei seguenti movimenti: Moderato; Adagio sostenuto; Allegro scherzando.

La Sinfonia n. 1 in Fa minore (Op. 10). Dmitrij Šostakovič la finì di comporre nel 1925, dopo circa due anni di lavoro. La sinfonia fu eseguita dall'Orchestra sinfonica di Leningrado, diretta da Nikolaj Mal'ko, il 12 maggio dell'anno successivo. La sinfonia, fin dal 1923, è stata scritta da Šostakovič come brano da presentare all'esame di composizione. La Prima sinfonia, composta da Šostakovič a soli diciannove anni, riscosse grande successo. La Sinfonia è considerata un capitolo a parte dalla musica ottocentesca, e mostra già i criteri che contraddistingueranno i successivi lavori di Šostakovič: dissonanze, ritmica ossessiva, strumentazione originale, senso del grottesco e humor, ma anche del macabro. La sinfonia è composta da quattro movimenti: Allegretto - Allegro non troppo; Allegro - Meno mosso - Allegro - Meno mosso.

Elisa Tomellini. Genovese, ha cominciato lo studio del pianoforte a 5 anni sotto la guida di Lidia Baldecchi Arcuri. Ha proseguitola formazione con IlonkaDeckers-Kuszler a Milano eLaura Palmieri a Verona. Si è poi perfezionata con Alexander Lonquich, JoaquìnAchucarro e Piero Rattalino. Si è diplomata al Conservatorio di Milano nel 1997. Vincitrice di diversi concorsi internazionali, è stata definita dalla rivista PianoTime"una promessa del pianismo italiano". Si è esibita in molti teatri italiani ed esteri ed è una grande appassionata di alpinismo.

Francesco Lanzillotta. E' considerato uno dei più interessanti direttori nel panorama musicale italiano. Negli ultimi anni ha diretto nei più importanti teatri italiani, fra i quali La Fenice di Venezia, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Filarmonico di Verona e Teatro Lirico di Cagliari. Nella stagione 2012/13 ha compiuto il prestigioso debutto sul podio dell'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino con un programma dedicato a Stravinskij e Berlioz.Ha inaugurato la stagione 2013/14 dirigendo La bohème al Teatro Comunale di Treviso, in seguito è tornato sul podio dell'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino e su quello della Filarmonica Toscanini di Parma. Ha diretto inoltre acclamate produzioni della Traviata al Teatro Verdi in Sassari, L'Italiana in Algeri al Teatro Filarmonico di Verona e La bohème al Teatro Comunale in Ferrara.Di grande successo il Don Checcho al Teatro San Carlo di Napoli, nonché il nuovo lavoro di Battistelli, Il medico dei pazzi, all'Opéra de Nancy e al Teatro La Fenice di Venezia.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

Note biografiche

Francesco Lanzillotta, direttore

francesco lanzillottaFrancesco Lanzillotta è considerato uno dei più interessanti direttori nel panorama musicale italiano.Negli ultimi anni ha diretto nei più importanti teatri italiani, fra i quali Teatro La Fenice di Venezia,Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Filarmonico di Verona e Teatro Lirico di Cagliari.È regolarmente ospite di importanti compagini orchestrali, fra le quali l' Orchestra Nazionale della RAI di Torino, Orchestra della Svizzera Italiana, Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, Orchestra Haydn di Bolzano, Filarmonica Toscanini di Parma, Orchestra Regionale Toscana, Orchestra del Teatro Filarmonico di Verona, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, GyeonggiPhilharmonic Orchestra di Suwon (Korea) e Sofia Philharmonic Orchestra.

Direttore Principale Ospite del Teatro dell'Opera di Varna in Bulgaria, vi ha ivi diretto produzioni quali Cavalleria Rusticana, Pagliacci,Le nozze di Figaro, La bohème, Tosca, La Traviata, Carmen.

Nel corso della stagione 2012/13 ha compiuto il prestigioso debutto sul podio dell'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino con un programma dedicato a Stravinskij e Berlioz.

Ha diretto inoltre l'Histoire dusoldat e La fuga in maschera al Teatro San Carlo di Napoli, Il Maestro di cappella all'Opéra de Nancy e Il piccolo spazzacamino di Britten che ha segnato il suo debutto presso il Macerata Opera Festival.

Ha inaugurato la stagione 2013/14 dirigendo La bohème al Teatro Comunale di Treviso, in seguito è tornato sul podio del l'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino e su quello della Filarmonica Toscanini di Parma. Ha diretto inoltre acclamate produzioni della Traviata al Teatro Verdi in Sassari, L'Italiana in Algeri al Teatro Filarmonico di Verona e La bohème al Teatro Comunale in Ferrara.

Di grande successo il Don Checcho al Teatro San Carlo di Napoli, nonché il nuovo lavoro di Battistelli, Il medico dei pazzi, all'Opéra de Nancy e al Teatro La Fenice di Venezia.

Dopo una serie di concerti svolti nel febbraio 2014 con l'Orchestra Filarmonica Toscanini, ne è stato nominato Direttore Principale per il triennio 2014- 2017. Attualmente ricopre la carica di Direttore Musicale del Macerata Opera Festival. Ritorna sul podio dell' Orchestra della Svizzera Italiana, dell'Orchestra Haydn di Bolzano, dell'Orchestra Nazionale della Rai di Torino, della Filarmonica Toscanini di Parma, dell'Orchestra della Toscana-ORT in tour in Germania e dell'Orchestra Verdi di Milano (Expo 2015). Nel 2016-17 i suoi acclamati debutti con la Tokyo Philharmonic Orchestra, l'Opera Nazionale di Montpellier e il Teatro dell'Opera di Essen. Nella prossima estate il prestigioso debutto al Rossini Opera Festival Nel 2018 è previsto il debutto alla Semperoper di Dresda con Rigoletto. Ha diretto numerose composizioni di musica contemporanea di autori quali Matteo D'Amico, Marcello Panni, Ennio Morricone, Ada Gentile, Luciano Pelosi, Carlo Galante, Michele Dall'Ongaro, Francesco Pennisi, Luis Bacalov, Luca Mosca etc. Nato a Roma, si è diplomato in direzione d'orchestra con Bruno Aprea e in composizione con Luciano Pelosi con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Ha studiato inoltre pianoforte con Velia de Vita. Si è perfezionato in direzione d'orchestra a New York presso il Bard College con Harold Farberman, e con George Pehlivanian a Madrid.

 

Elisa Tomellini, pianoforte

elisa-tomelliniIl famoso quotidiano inglese "The Guardian" annovera Elisa Tomellini fra i più brillanti talenti di questa eccezionale generazione di giovani pianisti.

Elisa, genovese di nascita, ha cominciato lo studio del pianoforte all'età di cinque anni sotto la guida di Lidia Baldecchi Arcuri. Ha proseguito la propria formazione con IlonkaDeckers-Kuszler a Milano e con Laura Palmieri a Verona; a sedici anni viene ammessa alla prestigiosa Accademia Incontri col Maestro di Imola dove studia con Alexander Lonquich, Riccardo Risaliti, Franco Scala, Joaquín Achúcarro e Piero Rattalino. Ha seguito inoltre numerose master class tenute da importanti maestri quali Maurizio Pollini, Sviatoslav Richter, Lazar Berman. Consegue il diploma, con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio G. Verdi di Milano nel 1997 e continua a perfezionarsi con Vincenzo Balzani, col quale amplierà il proprio repertorio e la tecnica strumentale.

Vincitrice o premiata in numerosi concorsi internazionali, fra cui il Viotti Valsesia, il Concorso di Cantù, il Concorso Città di Pavia, solo per citarne alcuni, Elisa Tomellini è stata definita dalla rivista Piano Time un promessa del pianismo italiano.

Si è esibita in recital e con orchestra in Italia e all'estero per numerose associazioni e teatri fra cui la Società dei Concerti di Milano, Le Serate Musicali a Milano, il Teatro Carlo Felice di Genova, l'Orchestra del Teatro Filarmonico di Verona, ed è ha suonato in Slovenia, Ungheria ,Romania, Croazia e Serbia.

Alcuni dei suoi concerti sono stati trasmessi da Rai Radio 3 e Rai Radion 1.

Dopo un periodo sabbatico dedicato a esplorare e scalare montagne in molte località del mondo, Elisa torna al concertismo debuttando al Kennedy Center di Washington e in Germania al Gewandhaus di Lipsia.

Ha registrato per l'etichetta Vermeer e il suo ultimo CD per l'etichetta Piano Classics è interamente dedicato ad opere inedite di SergejRachmaninov fra cui la ritrovata Suite in re minore.

Attiva anche nella musica da camera, Elisa, ha suonato con Andrea Bacchetti, Olaf JhonLaneri, Cristiano Rossi, Luca Franzetti, Bin Huang, Massimo Quarta e a due pianoforti in un programma fra classica e jazz con Andrea Pozza

I più recenti programmi includono il Trio con Gilles Apap e Luca Franzetti , alcuni concerti a due pianoforti con Francesco Grillo e la registrazione degli Studi Trascendentali di Liszt da Paganini nella prima versione del 1838 alla Radio Svizzera di Lugano RSI per l' etichetta Dynamic. Elisa è la prima donna al mondo ad aver suonato gli studi in questa versione.

Elisa Tomellini si dedica ad un ampio repertorio che spazia da quello romantico e russo – cui spesso dedica interi recital – fino all'opera di Astor Piazzolla, di cui esegue arrangiamenti da lei stessa composti.

L'8 luglio 2017 Elisa ha coronato il suo sogno di suonare per le montagna – dopo esservi salita a piedi – stabilendo il record del concerto per pianoforte più alto al mondo a quota 4460 m esibendosi sul ghiacciaio del Colle Gniffetti sul Monte Rosa. Parte dei proventi dei diritti del docufilm che sarà realizzato, saranno devoluti a favore della casa famiglia nepalese Sanonani.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Igor Stravinskij

(Oranienbaum, Pietroburgo 1882 – New York 1971)

Chant funèbre op.5  (Pogrebal'naya Pesnya)

Durata: 12'

"Tornato in campagna, volli rendere omaggio alla memoria del mio maestro. Composi così il Chant funèbre, che fu eseguito in autunno sotto la direzione di Felix Blumenfeld al primo concerto Beljaev, consacrato alla memoria del grande musicista defunto. Purtroppo la partitura di questo lavoro scomparve in Russia durante la Rivoluzione insieme a tante altre cose che vi avevo lasciato. Ne ho dimenticata la musica, ma ricordo perfettamente l'idea secondo cui l'avevo concepita. Era una sorta di canto funebre di tutti gli strumenti solisti dell'orchestra i quali deponevano, uno dopo l'altro, sulla tomba del maestro, a guisa di corona, ciascuno la propria melodia, il tutto su un fondo grave di mormoranti tremolii, quasi vibrazioni di voci basse che cantassero in coro. Il pubblico ne fu molto colpito. Oggi non saprei dire se fosse dovuto all'atmosfera funebre o ai meriti intrinseci della composizione". (I. Stravinskij, Cronache della mia vita, Milano, Feltrinelli, 2013, p. 12)

Così Igor Stravinskij ricordò la composizione e la prima esecuzione di Chant funèbre (Canto funebre), composto nel 1908 come tributo alla memoria del suo maestro Rimskij-Korsakov scomparso in quell'anno e della cui partitura lo stesso compositore riteneva che fossero state perse le tracce. In realtà dopo quella prima esecuzione avvenuta il 17 gennaio 1909 nella Grande Sala del Conservatorio di San Pietroburgo sotto la direzione di Felix Blumenfeld che aveva sostituito l'indisposto Glazunov, questo lavoro giovanile di Stravinskij è ritornato alla luce grazie alla fortunata scoperta nella biblioteca dello stesso Conservatorio delle parti orchestrali che hanno consentito alla musicologa Natalia Braginskaya di ricostruire la partitura dell'opera sulla quale la studiosa si è così espressa in un suo contributo pubblicato in «Acta Musicologica»:

"Per la varietà di sonorità e quantità di strumenti soltanto L'uccello di fuoco, tra le opere giovanili di Stravinskij, può essere paragonato a Chant funèbre".

Questo lavoro, che è stato eseguito per la prima volta in tempi moderni il 2 dicembre del 2016 sotto la direzione di Valerij Gergiev con l'Orchestra sinfonica del teatro Mariinskij a San Pietroburgo, si segnala per una scrittura armonica caratterizzata dal cromatismo post-wagneriano.

 

Sergej Vasil'evič Rachmaninov

(Oneg, Novgorod, 1873 – Beverly Hills, California, 1943)

Concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18

Moderato; Moto precedente; Maestoso alla marcia; Moderato; Meno mosso

Adagio sostenuto; Un poco più animato; Adagio Sostenuto

Allegro scherzando; Meno mosso; Allegro scherzando moto primo; Maestoso

Durata: 34'

Composto tra l'autunno del 1900 e il mese d'aprile del 1901, il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra non è soltanto una delle opere più amate e più eseguite di Rachmaninov, ma soprattutto il lavoro che permise al compositore, non ancora trentenne, di uscire da una grave crisi umana e artistica nella quale era sprofondato a causa del fiasco clamoroso a cui andò incontro la sua Sinfonia n, 1 alla prima esecuzione avvenuta a Pietroburgo alla fine del 1897. I fischi, che la sommersero, furono tali che Rachmaninov, per sua esplicita ammissione, rimase inizialmente così paralizzato e incredulo da abbandonare la sala prima della fine del concerto. La critica, il giorno dopo, non fu più tenera del pubblico e il suo giudizio negativo assunse la forma di una feroce stroncatura quando addirittura non la fece oggetto di un'aperta derisione. Per Rachmaninov lo choc fu tale da indurlo ad abbandonare per ben due anni l'attività di compositore e da causargli una forte crisi depressiva che lo avrebbe portato alla soglia del suicidio. Consigliato dagli amici, Rachmaninov si rivolse al dottor Nikolaj Dahl, psicanalista molto stimato a Mosca, nel cui studio egli si sottopose a quattro mesi di sedute grazie alle quali riacquistò la fiducia in se stesso e nelle sue capacità di compositore. Fu proprio Dahl a suggerire a Rachmaninov di comporre un concerto per pianoforte e orchestra che gli era stato commissionato da una società concertistica londinese; il compositore non perse tempo e già alla fine dell'estate del 1900 incominciò a raccogliere materiale per la composizione del concerto; egli stesso scrisse a Oskar von Riesemann:

"Il materiale nel frattempo accumulatosi e nuove idee musicali cominciarono a sgorgare da me: molte più di quante ne abbisognassi per il concerto. All'inizio dell'autunno avevo completato due movimenti (l'Adagio sostenuto e l'Allegro scherzando)... Li suonai quella medesima stagione ad un concerto di beneficenza diretto da Siloti... con un successo che mi confortò... All'arrivo della primavera avevo terminato il primo movimento (Moderato)... Mi avvidi allora che il trattamento del dottor Dahl aveva rafforzato il mio sistema nervoso in modo miracoloso. In segno di gratitudine dedicai a lui il mio Secondo Concerto"

Il secondo e il terzo movimento, composti per primi, furono eseguiti con grande successo per la prima volta a Mosca il 2 dicembre 1900 sotto la direzione di Siloti, cugino di Rachmaninov, che sedeva al pianoforte, mentre il concerto nella sua forma completa sarebbe stato eseguito per la prima volta il 27 ottobre 1901. Alla vigilia della prima esecuzione nella mente di Rachmaninov si presentò il doloroso ricordo della terribile serata in cui la Prima sinfonia era andata incontro ad un clamoroso insuccesso, per cui, assillato da nuovi dubbi circa la validità del suo concerto, scrisse all'amico Nikita Semënovič poche ore prima del debutto:

"Ho finito in questo momento di suonare il primo movimento del mio Concerto, e solo ora ho capito con chiarezza che il passaggio dal primo al secondo tema non è buono, e la forma con cui è trattato il primo altro non è che un'introduzione... Credo che tutto il movimento sia una rovina, da oggi mi è diventato odioso; sono semplicemente disperato!"

Proprio il primo movimento (Moderato), in forma-sonata, si apre con una parte introduttiva di grande suggestione, della quale protagonista indiscusso è il pianoforte con una serie di accordi in crescendo che conducono all'esposizione del primo tema affidato ai clarinetti, ai violini e alle viole; questi strumenti sono accompagnati dal pianoforte analogamente a quanto si nota nell'esposizione del tema dell'introduzione del primo movimento del Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Čajkovskij. Il secondo tema, in mi bemolle maggiore, secondo le regole della forma-sonata, ha un carattere cantabile ed è esposto inizialmente dal pianoforte impegnato in un efficace dialogo con i fiati. Dopo lo sviluppo, il cui punto culminante è raggiunto nel momento in cui viole e clarinetti rielaborano il secondo tema, accompagnati dal pianoforte che esegue dei pesanti accordi preparatori della ripresa, il primo tema è riesposto in un modo variato (Alla marcia). Affidato agli archi, il primo tema è accompagnato dal pianoforte con poderosi accordi e ottave. La ripresa del secondo tema è annunciata dalla cupa sonorità del corno.

Non meno suggestivo e coinvolgente è il secondo movimento, Andante sostenuto, nel quale il compositore mise a nudo la sua anima con una scrittura melodica estremamente accorata; il primo tema, esposto dal flauto e dal clarinetto dopo una breve introduzione, presenta con il suo moto ascendente un carattere sognante e informa l'intero movimento. Anche il secondo motivo, esposto dal fagotto, non è nient'altro che una derivazione del primo. Il movimento, che dal punto di vista formale, si rifà alla forma della canzone tripartita, presenta nella parte conclusiva dello sviluppo una cadenza che introduce la ripresa e sfrutta tutte le possibilità timbriche del pianoforte.

Il terzo movimento, Allegro scherzando, in forma-sonata, riflette perfettamente i sentimenti contrastanti che si alternano nell'anima del compositore; dopo un'introduzione, quasi marziale, il pianoforte espone un tema accordale vigoroso che contrasta nettamente con il secondo, alla dominante, nostalgico e tormentato, affidato all'oboe.


Dmitrij Dmtrevič Šostakovič

(Pietroburgo 1906 – Mosca 1975)

Sinfonia n. 1 in fa minore op. 10

Allegretto, Allegro non troppo

Scherzo, Allegro, Meno mosso, Allegro

Lento, Largo

Lento, Allegro molto, Adagio, Largo, Presto

Durata: 33'

"Credo di aver aperto una nuova pagina nella storia della musica sinfonica, pagina scritta da un nuovo grande compositore".

In queste parole, pronunciate dal direttore Nikolai Mal'ko all'indomani della prima esecuzione della Prima Sinfonia di Šostakovič il 12 maggio 1926, è evidente tutto il suo orgoglio per aver tenuto a battesimo con la sua bacchetta una delle opere sinfoniche più importanti del Novecento musicale. Dell'importanza di questo primo, ma già maturo, esperimento sinfonico di Šostakovič, è una testimonianza il grande successo riscosso, tale da varcare immediatamente i confini dell'Unione Sovietica per ripetersi a Berlino il 5 maggio 1927 sotto la direzione di Bruno Walter, a Philadelphia il 2 novembre 1928 sotto la direzione di Leopold Stokowski e, sempre nello stesso anno, a Vienna dove tra gli ascoltatori entusiasti si levò anche la voce autorevole di Alban Berg che si espresse così:

"La trovo stupenda, soprattutto il primo movimento!".

Composta tra il 1923 e il primo luglio del 1926, la Prima sinfonia, che fu presentata da Šostakovič come saggio di diploma di composizione, impose, quindi, il nome del giovanissimo compositore, allora non ancora ventenne, nel panorama della musica mondiale indirizzando la sua attività di compositore verso il genere sinfonico dal quale ebbe quelle soddisfazioni che non riuscì ad ottenere dalle opere teatrali. Secondo quanto è stato affermato dalla maggior parte degli studiosi, una delle ragioni che avrebbero orientato Šostakovič verso la composizione di sinfonie è da ricercarsi nelle censure politiche nei confronti delle sue opere liriche. In realtà l'amore di Šostakovič per il genere sinfonico ha radici più profonde, in quanto questa sua opera prima precede di ben dieci anni la stroncatura musicale, e, al tempo stesso, politica, che della sua Lady Macbeth del distretto di Mžensk fece il critico Ždanov nell'articolo, Caos anziché musica, pubblicato il 28 gennaio 1936 dall'organo ufficiale di stampa del partito comunista sovietico, «Pravda» («La verità»), in cui bollò l'opera come un tentativo formalistico piccolo-borghese. Sembra, invece, più plausibile l'ipotesi secondo cui ad orientare Šostakovič verso la sinfonia sia stato il clima culturale favorevole a questo genere musicale diffusosi in Unione Sovietica subito dopo la rivoluzione d'ottobre. Anatol Lunačarskij, ministro della cultura sovietico, aveva promosso la diffusione di concerti sinfonici, durante i quali riteneva che tutte le persone del pubblico presente in sala, come se si stesse celebrando un rito laico, fossero poste nella condizione di provare le stesse emozioni, creando così uno spirito di solidarietà. Nel 1927 fu celebrato in modo solenne il primo centenario della morte di Beethoven, le cui sinfonie, insieme a quelle di Brahms, Bruckner e Mahler, erano eseguite con frequenza nelle città sovietiche. Šostakovič, che fu un assiduo frequentatore delle sale da concerto, fu sicuramente influenzato dall'esecuzione di questi lavori al punto tale da sentire, molto probabilmente, il genere sinfonico come il più congeniale ad esprimere il suo mondo interiore; è forse per tale motivo che questa sinfonia, pur essendo l'opera di un ventenne, è un lavoro già maturo e degno del successo che gli è stato tributato.

La maturità di questa partitura fu notata immediatamente dalla critica subito dopo la prima esecuzione come si evince da quanto scrisse Nikolai Malkov:

"Questa nuova opera ha superato le mie attese. Questo giovane compositore cresce e si sviluppa, e rivela una conoscenza della composizione che non cessa di migliorarsi. Il tenore della sua creazione potente e brillante si approfondisce costantemente. La freschezza e l'eccellenza delle sue idee musicali così come il cammino giovanile, ininterrotto e focoso vi immergono nella meraviglia".

Il primo movimento si apre con un Allegretto introduttivo, in cui fa da protagonista la tromba; il successivo Allegro non troppo, in cui si evidenziano un primo tema gaio esposto dal clarinetto, un secondo tema lirico affidato al flauto e un cromatismo ornamentale, apporta allo schema della forma-sonata una piccola variazione rappresentata dall'inversione dell'ordine dei due temi nella riesposizione.

Come nelle sinfonie di Borodin il secondo movimento è costituito da uno Scherzo, nel quale una scrittura moderna trasfigura gli elementi popolari russi affidando al pianoforte, qui trattato come un vero e proprio strumento a percussione, un ruolo da protagonista. Il tema del Trio (Meno mosso) è, invece, inizialmente affidato ai flauti per essere ripreso dopo dal fagotto.

Un canto nostalgico, che scava nell'interiorità del compositore, è il tema del movimento successivo, Lento, affidato alla calda sonorità dell'oboe, mentre l'ultimo movimento, sebbene sia una pagina poco amata dalla musicologia italiana e, in particolar modo, da critici come Gentilucci e Pestalozza, costituisce quasi l'impronta originale del compositore che conclude la sua opera con una musica rabbiosa di straordinaria varietà agogica. Il movimento si segnala per un uso estremamente moderno delle percussioni caratterizzato da un rullo di tamburo di apertura e da una stupenda e famosa pagina per timpani soli nell'Adagio.

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