Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)

Yakov Zats, una viola da scoprire

PDFStampaE-mail

zatsbis

Il solista è il protagonista dei concerti del 16 e 17 febbraio con l'Orchestra Sinfonica Siciliana diretta da Gaetano D'Espinosa. Musiche di Martinů, Satie, Ives e Debussy

Palermo, 14 febbraio 2018 - Non è frequente l'esecuzione della Rapsodia –Concerto per viola e orchestra di Bohuslav Martinů (1890-1959), pezzo forte del quattordicesimo concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana che sarà diretta da Gaetano D'Espinosa il 16 febbraio alle ore 21. Solista alla viola, Yakov Zats . In programma anche: The Unanswered Question di Charles Ives (1874-1954), Le Gymnopédies n.1 e n.3 di Erik Satie (1866-1925) e La Mer, trois esquisses symphoniques pour orchestre o semplicemente La Mer di Claude Debussy (1862-1918). Replica, sabato 17 febbraio alle 17,30.

The Unanswered Question (La domanda senza risposta. Un paesaggio cosmico). E' considerato un punto di partenza della nuova musica americana. Composto nel 1906 da Charles Ives, è un pezzo breve, lento, che suggerisce un'atmosfera metafisica, un "paesaggio cosmico". Fu composto insieme a Central Park in the Dark, con il quale formava una specie di dittico. Eseguito per la prima volta l'11 maggio 1946 a New York da un gruppo di studenti della Juilliard School diretti da Erik Schenkman sul palcoscenico e da Theodore Bloomfield alla guida degli archi fuori scena. "La tromba solista – scrive il compositore – si intona l'eterna domanda sull'Esistenza e la ribadisce ogni volta con la medesima intonazione espressiva". Un unico movimento (Durata: 6').

Rapsodia-Concerto per viola e orchestra. Compositore boemo, Martinů si formò in Francia, dove studiò con Roussel, recependo influssi del vitalismo di Honegger e del neoclassicismo stravinskiano. La Rapsodia-Concerto per viola e orchestra, è del 1952, contemporanea al trasferimento del compositore negli Stati Uniti, dove Martinů trascorse gli anni della maturità prima di tornare in Europa nel '53. E' dedicata ad uno strumento poco rappresentato nelle grandi composizioni, da Martinů molto amato. E' divisa nei movimenti Moderato, Molto adagio. (Durata: 22').

Le Gymnopédies n.1 e n.3 (Versione orchestrale di Debussy). Satie compose queste opere per pianoforte composte e le pubblicò a Parigi nel 1888. Saranno proposte la n.1 e la n.3. Il titolo rimanda all'antica festività spartana delle Gimnopedie, nel corso della quale avveniva l'omonima danza processionale di efebi nudi, cui facevano seguito canti ed esercizi ginnici. Satie compose tre Gymnopedies come tre brani autonomi, raccolti in un'unica raccolta. A stamparli fu il padre del compositore, Alfred Satie, che si dilettava da editore nel tempo libero. "Dotate nell'orchestrazione di Debussy di un'aura magica grazie ad un sapiente uso dei timbri orchestrali, queste due Gymnopédies furono eseguite per la prima volta il 20 febbraio 1897 nella salle Érard sotto la direzione di Gustave Doret nell'ambito dei concerti della Société nationale de musique." (R.Viagrande) (Durata: 6').

La Mer. Il titolo completo è La Mer, trois esquisses symphoniques pour orchestre. Debussy la terminò nel 1905 in Francia, dopo due anni di lavori caratterizzati dal soggiorno sulla costa inglese della Manica. "Voi mi direte che l'Oceano non bagna esattamente le colline borgognone. Ma ho innumerevoli ricordi; questo vale molto di più, a mio avviso che una realtà il cui fascino pesi generalmente troppo sul vostro pensiero". Così scrive Debussy all'editore Durand. Il compositore si trova effettivamente lontano dal mare, ma ha l'esigenza di tratteggiare i suoi ricordi e trasferirli sul pentagramma. L'opera fu eseguita a Parigi il 15 ottobre 1925 dall'Orchestra Lamoureux con la direzione di Camille Chevillard. Dopo un tentennamento iniziale dovuto alla prima pessima esecuzione, La Mer è diventata una delle opere per orchestra di Debussy più eseguite ed apprezzate. La prima registrazione è stata effettuata da Piero Coppola nel 1928. Ad oggi, La Mer è largamente considerata come una delle migliori opere per orchestra del ventesimo secolo.La critica moderna rivalutò, quindi, questi tre Schizzi sinfonici, così chiamati da Debussy; Jean Barraque definì, infatti, La mer: "Il primo lavoro ad avere una forma aperta, un divenire sonoro, un processo di sviluppo in cui le numerose nozioni di esposizione e di sviluppo coesistono in un'esplosione ininterrotta". La Mer si divide in tre movimenti: "De l'aube à midi sur la mer" - TrèsLent; "Jeux de vagues" – Allegro; "Dialogue du vent et de la mer" - Animé et Tumultueux. (Durata: 25').

Presentazione de La Mer nella Sala Rossa. Venerdì 16 febbraio alle 17, nella Sala Rossa del Politeama, conversazione musicale a cura dell'associazione "I luoghi della Sorgente" con Giorgio Lombardo e Claudio Perna. Ingresso libero.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Gaetano D'Espinosa, direttore

gaetano-kocyanE´considerato uno dei direttori piu´ dotati della sua generazione. Nato a Palermo, ha studiato violino con Mihai Spinei (emerita prima viola dell´Orchestra Sinfonica Siciliana) e con Luigi Rocca, in seguito con Salvatore Accardo a Cremona nonche´ composizione con Turi Belfiore. Dal 2001 al 2008 è stato Konzertmeister della Staatskappelle Dresden. Il suo debutto come direttore avviene nel 2005 a Berlino, in seguito é assistente di Fabio Luisi a Vienna (2007) e al Pacific Music Festival di Saporo (Giappone)(2010).

Nel 2010 ha il suo debutto teatrale con "Traviata" all´Opera di Dresda, a cui fanno seguito quelli al Carlo Felice di Genova, alla Fenice di Venezia, all´Orchestra Verdi di Milano che, l´anno dopo, lo nomina direttore ospite principale (principal guest conductor), all'Orchestra Sinfonica della RAI di Torino , Orchestra Sinfonica Siciliana, Sinfonia Varsovia, all´Orchestra Sinfonica NHK di Tokio, alla Gunma Symphony, Japan Century Orchestra, Teatro dell´Opera di Roma, Maggio Musicale Fiorentino, Poznan Philharmonic, Orchestra Haydn di Bolzano e Trento sempre seguiti da frequenti riapparizioni. Fra i debutti più recenti quelli operistici in Giappone con Zauberflöte (Nagoya) e Madama Butterfly (Tokyo) e quello all´Opera di Riga (Norma).

Attivo anche come compositore, ha eseguito la premiere del suo "Concerto per violino" con la Staatskapelle di Dresda  e "Andante für Dimitrj" con l´Orchestra Sinfonica Siciliana.


Yakov Zats, viola

zatsNato a Mosca nel 1971, frequenta il prestigioso istituto per bambini prodigio del celebre Conservatorio di Mosca. Nel 1994 si diploma brillantemente in viola con G. Odinez e successivamente consegue il dottorato in quartetto con N. Zabavnikov.

Inizia ancora giovanissimo un¹impegnativa carriera concertistica che lo porta ad esibirsi come solista e in gruppi da camera in Russia, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Stati Uniti suonando in prestigiose sale da concerto quali il Mozarteum di Salisburgo, la sala Verdi di Milano, il Palazzo dei Congressi di Parigi, la sala del Conservatorio di Mosca.

Partecipa negli anni a numerosi festival tra i quali: Camerata di Lima, Incontri musicali, Assemblea Musicale in ricordo di O. Kagan a Mosca, il Festival di Pasqua a Salisburgo, Neu Musik im Stadthaus - Russische Moderne ad Ulm, Milano-Musica e Settimana Mozartiana a Chieti.

Nel 1992 assume la direzione artistica del noto ensemble Nuova Orchestra da Camera di Mosca e l'anno successivo collabora come prima viola con i Solisti di Mosca di Y.Bashmet.

Nel 1994 lascia la Russia e si trasferisce in Italia dove è impegnato in un¹intensa attività concertistica che lo vede partecipe a festival e stagioni concertistiche in Milano, Fabriano, Chioggia, Modica, Verona, Camerino e Stresa. Nel 1996 dirige la rassegna "Serate Musicali" al collegio Papio di Ascona in Svizzera. Arricchisce il suo bagaglio musicale collaborando con alcuni dei massimi esponenti della tradizione musicale europea come i direttori: B.Haitink, R.Muti, G.Prêtre.

Tra il 1996 e il 1998 ricopre il ruolo di prima viola presso l'orchestra G. Verdi di Milano e nel 2000 Claudio Abbado lo invita a prendere parte alla Mahler Chamber Orchestra. Dal 2006 al 2008 è prima viola dell'orchestra dell'Arena di Verona e nella stagione 2008-2009 collabora nella stessa veste con l'orchestra Filarmonica Toscanini di Parma.

Nel 2006 assieme a C. Bellisario rivista la sonata op.28 di E.Ysaye curando la prima edizione per viola sola. Questa sonata diventa a pieno diritto uno dei pezzi di più alto virtuosismo nel repertorio violistico. Nello stesso anno incide la Sonata op. 28 di Ysaye per White Prince Edition.

Dal 2006 tiene master class in Italia e all'estero e dal 2008 è docente di Viola presso il Conservatorio F. Cilea di Reggio Calabria.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Charles Edward Ives

(Danbury 1874 - New York 1954)

The Unanswered Question, A cosmic Landscape (La domanda senza risposta, Un paesaggio cosmico) per complesso da camera

Durata: 6'

Considerato come uno dei primi compositori classici statunitensi di fama internazionale, Charles Ives non fu un musicista professionista dal momento che si dedicò all'attività di assicuratore non volendo mai piegarsi all'accademismo che dominava la cultura musicale statunitense del periodo. Nella sua musica, infatti, è evidente un linguaggio estraneo ad ogni stile, ma pronto alla fusione dei materiali più vari in una scrittura che venne considerata già dal suo maestro spregiudicata e sperimentalista. Per questa ragione la sua musica fu quasi del tutto ignorata mentre era ancora in vita e le prime esecuzioni delle sue opere avvennero piuttosto tardi se non addirittura dopo la sua morte quando l'intera produzione del compositore americano fu riscoperta.

Una simile sorte toccò anche a The Unanswered Question, A cosmic Landscape che, composta nel 1906 insieme a Central Park in the Dark, con cui formava una specie di dittico, fu eseguita per la prima volta, in una versione riveduta all'inizio degli anni Trenta, soltanto l'11 maggio 1946, da un gruppo di studenti della Juilliard School diretti da Erik Schenkman sul palcoscenico e da Theodore Bloomfield alla guida degli archi fuori scena. Lavoro sperimentale sia per le combinazioni armoniche che per i ritmi inusuali per l'epoca in cui fu composta, The Unanswered Question anticipa anche elementi aleatori dal momento che l'organico originario, utilizzato in questa esecuzione palermitana e costituito da un quartetto di flauti, da una tromba e dagli archi, può essere modificato sostituendo alcuni strumenti. Il terzo e il quarto flauto possono essere, infatti, sostituiti da un oboe e da un clarinetto mentre la tromba può essere rimpiazzata con un corno inglese, un oboe o un clarinetto. Brano di carattere contemplativo e per certi aspetti metafisico, questa composizione di Ives si apre con lunghi accordi degli archi che, come affermato dal compositore, rappresentano I silenzi dei Druidi che non conoscono, non vedono e non sentono nulla. Su questo tappeto sonoro la tromba, che interpreta l'eroe solitario, intona la perenne domanda dell'esistenza, la quale, esposta per ben sei volte nella stessa figurazione ritmica e melodica, è destinata a rimanere senza risposta. Soltanto i quattro flauti, che rappresentano gli esseri umani, cercano di dare una risposta, ma il loro intervento, che si fa sempre più stringato e pressante durante la composizione, si risolve in inutili e scomposte chiacchiere.

 

Bohuslav Martinů

(Polička 1890 – Liestal, 1959)

Rapsodia concerto per viola e orchestra

Moderato

Molto adagio

Durata: 22'

Pur essendo stato allievo di Suk, Bohuslav Martinů nelle sue opere, non solo non manifestò alcun legame con la tradizione ceca, ma si mantenne anche estraneo alle fonti tradizionali esterne della musica boema ispirandosi piuttosto a Stravinskij e al surrealismo. Sulla sua formazione musicale influì, infatti, il lungo periodo, dal 1923 al 1938, trascorso a Parigi, dove assimilò il vitalismo di Honegger e il neoclassicismo del compositore russo. Come affermato da Sergio Sablich:

"nella sua musica, che sembra sgorgare con istintiva facilità, permane qualcosa di puro, di incorrotto, di non compromesso né dal decadentismo né dal radicalismo delle avanguardie: cosa che, se non conferisce alla sua opera tratti di particolare profondità, la sottrae al pericolo incombente dell'epigonismo, serbandole intatta una certa nonchalance e un pizzico di giovanile eclettismo, qualità che Martinů profuse fino agli anni estremi della sua lunga carriera".

L'estraneità di Martinů alle nuove "grammatiche" musicali delle avanguardie contraddistingue anche questa Rapsodia-Concerto per viola e orchestra che, composta nel 1952, sembra anacronistica per l'uso di un linguaggio apertamente tonale. In essa è però possibile evidenziare una scrittura contrappuntistica particolarmente complessa che caratterizza il tema armonico posto ad apertura del primo movimento, Moderato, e affidato agli archi e al flauto che raddoppia i primi violini. Questo tema prepara l'ingresso della viola, strumento particolarmente amato da Martinů e qui trattato come un personaggio che dialoga con l'orchestra esponendo una melodia di intenso lirismo. La viola, subito protagonista del secondo movimento, Molto adagio, con un tema di carattere rapsodico, si esibisce in una virtuosistica Quasi cadenza che conduce al brillante Allegro conclusivo caratterizzato da ritmi di danza.

 

Erik Satie

(Honfleur 1866 – Parigi 1925)

Gymnopédies n. 1 e n. 3 (Versione orchestrale di Claude Debussy)

N. 1 Lent et Grave

N. 3 Lent et douloureux

Durata: 6'

"Erik Satie occupa nella storia dell'arte contemporanea un posto veramente eccezionale. A margine della sua epoca, questo isolato ha scritto una volta alcune brevi pagine che sono di un geniale precursore. Queste opere, sfortunatamente poco numerose, sorprendono per una prescienza del vocabolario modernista e per il carattere profetico di certe trovate armoniche".

Così recitava la nota di sala del concerto interamente dedicato alla produzione pianistica di Satie tenuto da Ravel il 16 gennaio 1911 a Parigi nel quale fu eseguita la terza delle sue Tre Gymnopédies la cui composizione risale al 1888. Ispirate a una danza praticata da efebi nudi nell'antica Sparta, le Gymnopédies si segnalano per la loro modernità consistente non solo in un'armonia modale, i cui accordi non risolvono secondo le regole tradizionali, in una scrittura melodica totalmente diatonica e in un'assoluta libertà formale, ma soprattutto nel tempo che, pur muovendosi al ritmo di una valzer lento, dà l'impressione di una sostanziale immobilità. Questi lavori attirarono l'attenzione di Ravel, che, oltre ad eseguirle in concerto, definì Les entretiens de la Belle et de la Bête della sua Ma mère l'oye la quarta gymnopédie, e di Debussy che orchestrò la prima e la terza nel 1897 affermando che la seconda non si prestava ad alcuna possibilità di strumentazione. Dotate nell'orchestrazione di Debussy di un'aura magica grazie ad un sapiente uso dei timbri orchestrali, queste due Gymnopédies furono eseguite per la prima volta il 20 febbraio 1897 nella salle Érard sotto la direzione di Gustave Doret nell'ambito dei concerti della Société nationale de musique.

 

Claude Debussy

(Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918)

La mer (Il mare), tre schizzi sinfonici

De l'aube à midi sur la mer (Dall'alba a mezzogiorno sul mare)

Jeux de vagues (Giochi d'onde)

Dialogue du vent et de la mer (Dialogo del vento e del mare)

Durata: 25'

La mer di Claude Debussy ebbe una lunga gestazione perché, cominciata in Francia nel 1903, fu completata nel 1905 durante un soggiorno del compositore francese a Eastbourne sul canale della Manica. La prima esecuzione, effettuata a Parigi il 15 ottobre 1925 presso i Concerti Lamoureux e diretta da Camille Chevillard, fu accolta freddamente dal pubblico che, secondo Louis Laloy, fece pagare all'artista gli "errori" commessi come uomo, in quanto aveva abbandonato la moglie Lily per la cantante Emma Bardac, e dai critici i cui pareri furono contrastanti. Jean Marnold lodò la mescolanza di grandiosità e delicatezza e l'intreccio dei brillanti colori in un tessuto polifonico affascinante e M. D. Calvacoresi, similmente, elogiò la robustezza dei colori, la maggiore definizione delle linee, la forza dell'ispirazione che costituiscono la sintesi e il chiarimento di tutte le scoperte musicali di Debussy. Viceversa Pierre Lalo, critico di «Le Temps», considerò l'opera poco originale e priva di qualsiasi riferimento all'elemento marino; non meno critico fu il giudizio di Jean Chantavonic il quale, pur elogiando le qualità evocative di questo lavoro, lo trovò superficiale e incoerente.

Nonostante i primi giudizi poco lusinghieri, La mer conobbe ben presto un successo sicuro quanto stabile che l'avrebbe collocata fra i più grandi lavori orchestrali del XX secolo; fu definita, infatti, come un capolavoro di suggestioni nella sua ricca descrizione dell'oceano in cui si trovano in perfetta combinazione un'orchestrazione insolita e armonie impressionistiche.

La critica moderna rivalutò, quindi, questi tre Schizzi sinfonici, così chiamati da Debussy; Jean Barraque definì, infatti, La mer:

"Il primo lavoro ad avere una forma aperta, un divenire sonoro, un processo di sviluppo in cui le numerose nozioni di esposizione e di sviluppo coesistono in un'esplosione ininterrotta", e Caroline Potter scrisse:

"La descrizione del mare di Debussy evita la monotonia con l'uso di una moltitudine di figure d'acqua che potrebbero essere classificate come onomatopee musicali: esse evocano la sensazione di un dondolante movimento di onde e suggeriscono il picchettio delle goccioline di spruzzi che cadono".

Indubbiamente contribuì al suo successo Arturo Toscanini che nel 1909 la inserì nel programma di un suo concerto dopo aver ottenuto da Debussy alcuni ritocchi alla partitura; egli l'amò a tal punto da dirigerla più di ogni altra composizione nei suoi concerti tenuti in America.

La mer è costituita da due potenti movimenti esterni che incorniciano un brano più luminoso e più veloce dall'apparente forma di uno scherzo.

Il primo schizzo, De l'aube à midi sur la mer (Dall'alba a mezzogiorno sul mare), descrive questa magnifica e sempre affascinante realtà naturale attraverso un tema ondeggiante strutturato per quinte. Il mare è rappresentato da Debussy nel suo moto ondoso e, come ha notato Edward Lockspeiser, uno dei più importanti biografi del compositore francese:

"È significativo, benché questo sia solamente un punto trascurabile, che la copertina di La Mer fosse costituita dalla riproduzione di un'onda del giapponese Okusai, l'artista decorativo per eccellenza. Questo non vuol dire che si possano facilmente riconoscere in questa partitura, certi effetti realistici – lo scroscio delle onde contro le rocce, lo spruzzo illuminato da un raggio di sole, il gorgogliante ritirarsi delle onde – ma questi sono motivi lavorati in un gioco di modelli rappresentativi".

Il secondo schizzo, Jeux de vagues (Giochi d'onde), rappresenta il movimento ondoso attraverso note ribattute che formano un tappeto su cui, a tratti, emerge o si mimetizza una melodia esposta, per la prima volta, dal corno inglese.

Il terzo schizzo, Dialogue du vent et de la mer (Dialogo del vento e del mare), si segnala per una raffinata orchestrazione e una ricerca timbrica di grande modernità.

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra privacy policy cliccando qui.

Accetto i cookies da questo sito.