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Vittorio Ceccanti, un violoncello per Schumann. Dirige Jan Willem de Vriend

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Venerdì 3 marzo, alle 21, sedicesimo appuntamento della stagione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. Sul podio l'olandese Jan Willem de Vriend, con Vittorio Ceccanti virtuoso del violoncello. Musiche di Sibelius, Schumann e Schubert. Si replica sabato 4 marzo.

Palermo, 28 febbraio 2018 - Un programma che spazia da Sibelius a Schubert e Schumann. E' quello proposto nel sedicesimo concerto della stagione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, venerdì 2 marzo alle 21 al Politeama Garibaldi. Sul podio, l'olandese Jan Willem de Vriend. Violoncello solista, Vittorio Ceccanti. La replica sabato 3 marzo alle 17,30. In programma Karelia Suite, Op. 11, di Jean Sibelius, Concerto per violoncello e orchestra in La minore, op. 129 di Robert Schumann, Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589 di Franz Schubert.

Karelia Suite, Op. 11. Sibelius la scrisse nel 1893 per l'associazione studentesca Viipuri, con l'intento di creare una musica nazionalista. All'epoca infatti quella provincia faceva parte dell'impero russo. A Sibelius fu perciò affidato il compito di realizzare una musica che rappresentasse i momenti più significativi della cultura della Carelia. La musica così celebra una celebre vittoria finlandese al castello di Karisalmi. La suite fu eseguita per la prima volta all'Imperial Alexander University di Helsinki, con il titolo Karelia Music. La suite è uno dei primi lavori del compositore ed è uno dei più popolari. Si tratta di una composizione realizzata agli esordi della carriera di Sibelius, la cui musica completa consiste di un'ouverture, 8 tableaux e due intermezzi. Durata: 12 minuti.

Il Concerto per violoncello e orchestra in La minore, op. 129. Robert Schumann lo compose nell'ottobre del 1850 dopo la nomina a direttore musicale municipale a Düsseldorf. Schumann, che aveva avuto un po' di confidenza giovanile con il violoncello, non poteva essere assimilato al ruolo di un vero e proprio specialista, pertanto, si avvalse di un virtuoso dello strumento nell'elaborare la composizione. Una prima esecuzione, con l'ausilio di un pianoforte, avvenne il 23 marzo 1851 con Christian Reimers. La prima esecuzione, però, avvenne solo 9 anni più tardi, il 23 aprile 1860. E' uno dei più importanti concerti per violoncello dell'800. Con questo strumento, a quella data, si era cimentato solo Haydn. Lo seguiranno altri compositori come Dvořák, Saint-Saëns, Čajkovskij, Lalo. Il concerto è articolato in tre movimenti: Nichtzuschnell; angsam (adagio); sehrlebhaft (molto vivace). Durata: 25 minuti.

La Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589. E' anche detta "la Piccola", ( Kleine C-Dur) per distinguerla dalla Sinfonia n. 9, composta successivamente, nella stessa tonalità e conosciuta come la Grande ( Große Sinfonie in C-Dur). Franz Schubert finì di comporla nel febbraio 1818, dopo pochi mesi di lavoro. Nel 1828, la prima esecuzione, a Vienna nel 1828. La pubblicazione della sinfonia fu affidata a Johannes Brahms. Si divide in quattro movimenti. Adagio in do maggiore, - Allegro in do maggiore; Andante in fa maggiore; Presto, scherzo in do maggiore; - Più lento, trio in mi maggiore; Allegro moderato in do maggiore. Durata: 32'.

Vittorio Ceccanti. Si è diplomato con la lode al Conservatorio di Firenze con Andrea Nannoni, studia con i tre maggiori violoncellisti della celebre scuola di Rostropovich: Mischa Maisky, David Geringas e con Natalia Gutman per anni e si laurea alla HochschulefuerMusik di Stoccarda. Si perfeziona inoltre con YoYo Ma, Anner Bylsma, Valentjn Berlinsky, il Trio di Trieste e il Trio di Milano. Vincitore di concorsi nazionali e internazionali, a diciassette anni debutta alla Musikverein Saal di Vienna con il concerto di Lalo insieme all'Orchestra della Radio Austriaca e al Teatro San Carlo di Napoli con il concerto di Saint-Saens ripreso e trasmesso da RaiTv3. Da allora inizia un'intensissima carriera internazionale che lo porta a esibirsi costantemente in Europa, Asia e Americhe.

Jan Willem de Vriend, violinista e direttore d'orchestra, è dal 2006 direttore principale della Netherlands Symphony Orchestra. A partire dalla stagione 2015-16 è stato nominato anche direttore principale dell'Orchestra Filarmonica dell'Aja e direttore ospite principale della Orquestra Simfònica de Barcelona i Nacional de Catalunya. Tra il 1982 e il 2015, De Vriend è stato il direttore artistico e violinista del Combattimento Consort, una formazione da lui stesso fondata che, muovendo dal Concertgebouw di Amsterdam, sede delle proprie stagioni concertistiche, ha girato con enorme successo il mondo intero distinguendosi per la brillante esecuzione di noti e, soprattutto, poco noti capolavori del XVII e XVIII secolo. Nel 2012, Jan Willem de Vriend ha vinto il prestigioso "Radio 4 Prize" per la sua infaticabile attività nella promozione e divulgazione della musica classica.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Jan Willem de Vriend, direttore

de vriendE' dal 2006 direttore principale della Netherlands Symphony Orchestra. A partire dalla stagione 2015-16 è stato nominato anche direttore principale dell'Orchestra Filarmonica dell'Aja (Residentie Orkest) e direttore ospite principale della Orquestra Simfònica de Barcelona i Nacional de Catalunya.

Tra il 1982 e il 2015, è stato il direttore artistico e violinista del Combattimento Consort, una formazione da lui stesso fondata che, muovendo dal Concertgebouw di Amsterdam, sede delle proprie stagioni concertistiche, ha girato con enorme successo il mondo intero distinguendosi per la brillante esecuzione di noti e, soprattutto, poco noti capolavori del XVII e XVIII secolo. Assai notevoli sono anche state le produzioni operistiche del Combattimento Consort (opere di Monteverdi, Händel, Telemann, Bach, Gassmann, Mozart, tra le altre). Con le assai apprezzate regie di Eva Buchmann, queste produzioni sono state portate in tournée in tutta Europa e in America.

Questo intenso periodo produttivo, testimoniato da un gran numero di CD, DVD e registrazioni televisive, prosegue ora con la sua attività direttoriale a tempo pieno e il suo importante impegno come carismatico promotore e divulgatore della musica classica.

Non appena nominato, nel 2006, direttore principale e artistico della Netherlands Symphony Orchestra, si è guadagnato l'attenzione della critica con una impressionante esecuzione della Prima Sinfonia di Mahler, nella sua prima versione conosciuta come "versione di Amburgo" e, a seguito dell'entusiastica accoglienza ("Absolutely a must", Gramophone), è stato subito invitato a dirigere la Royal Concertgebouw Orchestra e diverse altre importanti orchestre europee. Sempre con la Netherlands Symphony Orchestra ha realizzato la registrazione discografica, salutata da grande successo, di tutte le sinfonie di Beethoven e la registrazione (anche video con la regia del belga Pannekoek) delle sinfonie di Felix Mendelssohn. La grande conoscenza e l'inarrestabile entusiasmo per la musica classica, lo hanno portato a realizzare, sempre in collaborazione con la Netherlands Symphony Orchestra, diverse serie divulgative di grande successo per la televisione olandese.

Da sempre attratto e affascinato dall'opera, ha realizzato con la Netherlands Symphony Orchestra molte produzioni con le quali è stato invitato in importanti festival europei.

Come direttore ospite ha collaborato, dal 2008, anche con la Brabants Philharmonisch Orkest. Ha inoltre diretto la Konzerthaus Orchester Berlin, la NDR Orchester, la Philharmonie Stuttgart, la WDR Orchester e la Royal Concertgebouw Orchestra. Ha diretto produzioni operistiche a Swetzingen, Lucerna, Strasburgo, Amsterdam e Barcellona.

Nel 2012, ha vinto il prestigioso "Radio 4 Prize" per la sua infaticabile attività nella promozione e divulgazione della musica classica.

 

Vittorio Ceccanti, violoncello

vittorio-ceccanti-web-resolutionStudia con i tre maggiori violoncellisti della celebre scuola di Rostropovich: Mischa Maisky, David Geringas e con Natalia Gutman studia per sei anni e si laurea con la menzione d'onore alla Hochschule fuer Musik di Stoccarda. Si perfeziona inoltre con Yo Yo Ma, Anner Bylsma, Valentjn Berlinsky.

Diciassettenne debutta alla Musikverein di Vienna con il concerto di Lalo e l'Orchestra della Radio ORF e al Teatro San Carlo di Napoli con il concerto di Saint-Saëns trasmesso da RAI3.

Inizia un'intensa carriera internazionale che lo porta a esibirsi in Europa, Asia e Americhe.

Seguono i successi come solista al Concertgebouw di Amsterdam, al Festival di Cincinnati, al Festival di Praga, al Teatro Coliseo di Buenos Aires, al Festival di Huddersfield, alle Flanneries Musicales de Reims, all'Auditorium RSI di Lugano, al Festival Cervantino e nelle maggiori Istituzioni musicali italiane.

In Italia è solista con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l'Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra Filarmonica di Torino, la Camerata Strumentale città di Prato, I Solisti Aquilani, l'Orchestra da Camera Benedetto Marcello, l'Orchestra Sinfonica di Grosseto, l'Orchestra Sinfonica di Pesaro, l'Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.

Esegue, tra gli altri, i concerti di Schumann, di Dvorak, di Haydn, di Boccherini, di Lalo, di Saint-Saënse il Triplo Concerto di Beethoven sotto la direzione di Pinchas Steinberg, Peter Maxwell Davies, Günter Neuhold, Pier Luigi Urbini, Massimiliano Caldi, Alessandro Pinzauti, Cristian Lupes, Ovidiu Balan, Giuseppe Garbarino,Jong-deok Kim, Federico Maria Sardelli.

Con l'integrale delle sonate di Beethoven debutta alla "Bunka Kaikan Recital Hall" di Tokyo, alla "LG Art Hall" e alla "Kumho Art Hall" di Seoul, e con il Triplo Concerto di Beethoven al prestigiosissimo "Seoul Arts Center".

Oltre alla quindicinale collaborazione in duo con Bruno Canino si dedica molto alla musica da camera con importanti musicisti come Maxim Vengerov, Vadim Repin, Franco Petracchi, Ivry Gitlis, Boris Berezovsky, Michele Campanella, Toby Hofmann, Andrea Lucchesini, Matteo Fossi, Pietro De Maria, Konstantin Bogino.

Dal legame con Sir Georg Solti, che ha seguito con interesse la sua crescita musicale, nasce la passione per la direzione d'orchestra nella quale si perfeziona con Piero Bellugi e con Martyn Brabbins, e debutta con la Scottish Chamber Orchestra con grande successo di critica e di pubblico.

Costantemente ospite di Radio3, è invitato per tredici volte al Festival del Maggio Musicale Fiorentino, dove, nella 78a edizione, debutta come direttore con un programma dedicato interamente al compositore Salvatore Sciarrino, e nella successiva con un programma dedicato a Glass e Piazzolla.

Impegnato da sempre nella diffusione e promozione della musica contemporanea, è dedicatario ed esecutore, come violoncellista e direttore, di oltre un centinaio di opere in prima mondiale.

Numerose le incisioni discografiche, tra cui l'integrale delle opere per violoncello e pianoforte di Beethoven per EMI CLASSICS, di Chopin e Poulenc per BRILLIANT CLASSICS, di Mendelssohn e di Fauré per AMADEUS, di Maxwell Davies in tre CD per NAXOS.

Per BRILLIANT CLASSICS recentissima la realizzazione del concerto per violoncello di Federico Maria Sardelli con Modo Antiquo e la direzione del compositore.

Insegnante di violoncello al Conservatorio di Castelfranco Veneto, tiene Master Classes alla Royal Academy of London, alla Cincinnati University e all'Università di Seoul.

"Il modo di suonare di Vittorio Ceccanti unisce allo stesso tempo poesia e temperamento. Le sue rare qualità lo rendono uno dei maggiori talenti del mondo musicale di oggi"-Natalia Gutman.

"Sono rimasto molto impressionato dal suo grande talento" -Sir Georg Solti.

"Dalla prima volta che ho conosciuto Vittorio Ceccanti mi hanno impressionato la sua maturità e la sua intelligenza. E' un musicista eccezionale, tecnicamente ed intellettualmente. E' dotato di una straordinaria abilità strumentale e di una profonda percezione della musica" - Luciano Berio.

La sua attività artistica è stata insignita della medaglia d'argento del Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Jean Sibelius

(Hämeenlinna 1865 – Järvenpää 1957)

Karelia, suite per orchestra op. 11

Intermezzo (Moderato)

Ballade (Tempo di minuetto)

Alla marcia (Moderato)

Durata: 16'

Composta nel 1893, quando Sibelius aveva appena 28 anni, su commissione dell'Università di Bigorg per accompagnare un corteo storico organizzato dagli studenti, Karelia, pur essendo un lavoro giovanile,ha goduto e continua a godere di una straordinaria popolarità presso il pubblico. Per ottemperare agli obblighi di quella commissione, Sibelius compose ben nove brani che egli stesso diresse ad Helsinki il 19 novembre 1893, ma dei quali decise di conservarne e pubblicarne solo 4: uno, l'ouverture fu pubblicato come brano sinfonico a parte col numero di catalogo op. 10, mentre gli altri tre, Intermezzo, Ballade e Alla marcia, furono raccolti nella suite op. 11. Di contenuto nazionalistico, la suite si apre con Intermezzo, un brano che descrive la processione di operai di Karelia che pagano le tasse al principe di Lituania. Musicalmente il brano incomincia con un richiamo dei corni su un tremolo degli archi che sembra rappresentare il paesaggio della tundra sotto la neve. Un climax porta alla sezione centrale caratterizzata dall'intervento degli ottoni che sembrano evocare una festa paesana, mentre il brano si conclude con la ripresa dell'atmosfera tranquilla iniziale. Nel secondo brano, Ballade, una pagina mesta e dolce, l'ascoltatore è trasportato all'interno di un castello medievale svedese dove il re sta ascoltando il canto di un bardo. Il brano si apre con un tema mesto affidato ai clarinetti e ai fagotti, che viene riprese e rielaborato dagli archi che si producono in una melodia di struggente malinconia. Dopo una sorta di trio centrale, affidato sempre agli archi, ritorna il motivo iniziale preparato da un altrettanto struggente assolo dell'oboe. Nell'ultimo brano, Alla marcia, è, infine, descritto l'assedio di una città attraverso una musica di carattere patriottico, anche se forse troppo lieta nel puntato tema iniziale affidato agli archi. Un secondo tema, affidato agli ottoni, irrompe nella sezione centrale che precede la ripresa del tema iniziale affidato agli strumentini e poi di nuovo agli archi. Il brano si conclude con una nuova ripresa dei temi principali.


Robert Alexander Schumann

(Zwickau 1810 – Endenich, Bonn, 1856)

Concerto in la minore per violoncello e orchestra op. 129

Nichtzuchnell (Non troppo veloce)

Langsam (Lento)

SehrLebhaft (Molto vivace)

Durata: 22'

"Lo scorso mese Schumann ha composto un Concerto per violoncello che mi è piaciuto moltissimo. Esso sembra che sia stato scritto in perfetto stile violoncellistico".

Così il 16 novembre 1850 annotava nel suo diario Clara Schumann a proposito del Concerto in la minore per violoncello e orchestra che, composto in circa due settimane dal 10 al 24 ottobre 1850, in un arco di tempo estremamente breve e di prodigiosa creatività, è la prima composizione scritta da Schumann durante il suo soggiorno a Düsseldorf, dove era giunto il 2 settembre per assumere l'incarico di direttore dei concerti. Qui egli fu accolto trionfalmente con l'organizzazione di un concerto, durante il quale furono eseguite sue composizioni, di una cena e di un ballo in suo onore. Nonostante l'accoglienza calorosa si apriva un periodo di grande e febbrile attività, non certo semplice per il compositore tedesco che, sebbene avesse poca esperienza nella direzione d'orchestra, fu costretto a dirigere una compagine orchestrale formata, tra l'altro, da artisti di profilo professionale non proprio altissimo, per ottemperare agli obblighi contratti con questo nuovo incarico. Tale frenetica attività, piuttosto che ostacolare la composizione di nuove opere, servì da stimolo efficacissimo per Schumann che in questo periodo scrisse alcuni dei suoi lavori più importanti, come Le scene dal Faust di Goethe, la Sinfonia n. 3 "Renana" e questo Concerto per violoncello e orchestra.

Autentico capolavoro della letteratura per violoncello e orchestra, questo Concerto è la prima opera concertante scritta nell'Ottocento per questo strumento solista, in quanto prima di Schumann soltanto Haydn nel Settecento aveva composto due concerti per violoncello, il secondo dei quali risale al 1783. Probabilmente Schumann aveva pensato di scrivere un Concerto per violoncello già nel 1849, ma soltanto nei primi felici mesi del suo soggiorno a Düsseldorf trovò il tempo e l'ispirazione per realizzare questo suo progetto. Egli, inoltre, conosceva abbastanza bene la tecnica del violoncello, di cui aveva iniziato lo studio, sia pure per un breve periodo di tempo, nel 1832 quando, dopo la perdita dell'uso dell'anulare della mano destra che aveva posto fine alla sua carriera di pianista, aveva deciso di intraprendere tale studio. Oltre alla conoscenza del violoncello è possibile che abbia influito sulla sua scelta dello strumento solista anche la sua convinzione che la grande stagione dei Concerti per pianoforte e orchestra si era ormai esaurita. Lo stesso Schumann, recensendo il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Mendelssohn, aveva scritto:

"Sarebbe certamente una spiacevole perdita per l'arte se andasse completamente fuor d'uso il concerto per pianoforte e orchestra; d'altra parte non si può dar torto ai pianisti quando dicono: «Noi non abbiamo bisogno di nessun aiuto, anche da solo il nostro strumento è assolutamente completo». Così dobbiamo aspettare come si possa unire l'orchestra al pianoforte in modo nuovo e scintillante, tanto da lasciare al virtuoso la possibilità di sviluppare la ricchezza della sua arte e del suo strumento".

Anche per questo Concerto per violoncello come per il precedente per pianoforte Schumann si propose di rinnovare questa forma evitando il virtuosismo fine a se stesso alla ricerca della genuinità dell'espressione musicale, come egli stesso aveva avuto modo di affermare a proposito del suo Concerto per pianoforte e orchestra:

"Il mio Concerto è un compromesso fra una Sinfonia, un Concerto, e una vasta Sonata. Mi accorgo che non posso scrivere un Concerto per i virtuosi – debbo progettare qualcos'altro".

Tale poetica musicale di Schumann trova la sua piena affermazione anche in questo Concerto per violoncello e orchestra che fu eseguito in forma privata con Christian Reimers al violoncello e con Clara Schumann al pianoforte il 23 marzo 1851; la donna, dopo questa esecuzione, annotò nel suo diario:

"Io ho suonato il Concerto per violoncello di Robert di nuovo e ciò ha procurato a me stessa un'ora di musica veramente felice".

Nonostante il giudizio entusiastico di Clara il Concerto non ebbe un immediato successo e sarebbe stato eseguito in pubblico postumo soltanto il 9 giugno 1860 con Ludwig Ebert al violoncello.

Dal punto di vista formale il Concerto è costituito da tre movimenti, che vanno eseguiti senza soluzione di continuità, nei quali emerge la voce del solista in una scrittura lirica finemente accompagnata dall'orchestra. Già nel primo movimento, Nichtzuchnell (Non troppo veloce), in forma-sonata, la scrittura della parte solistica si evidenzia per una spiccata vena lirica mentre l'orchestra, dopo essersi prodotta in una breve introduzione, dialoga con il violoncello in un rapporto paritetico.La vena lirica della parte solistica è maggiormente evidente nel secondo movimento, Langsam (Lento), che formalmente è una romanza tripartita secondo lo schema A-B-A. Molto bello e suggestivo è il duetto iniziale tra il solista e il primo violoncello dell'orchestra. L'ultimo movimento, Sehr Lebhaft (Molto vivace), infine, è un brillante rondò-sonata.

 

Franz Schubert

(Liechtenthal 1797 – Vienna 1828)

Sinfonia n. 6 "La Piccola" in do maggiore D. 589

Adagio, Allegro

Andante

Scherzo

Allegro moderato

Durata: 34'

Come altri lavori sinfonici di Schubert, anche la Sesta sinfonia in do maggiore,chiamata "La Piccola", per distinguerla dall'altra sinfonia in do maggiore, intitolata La Grande sia per le dimensioni che per l'organico,fu eseguita postuma. La prima esecuzione avvenne, infatti, a Vienna il 14 dicembre 1828 circa un mese dopo la morte del compositore che non poté ascoltare questo suo lavoro sinfonico nonostante i tentativi fatti nel mese di marzo del 1827 con la Società degli Amici della Musica di Vienna. In quell'occasione, dopo le disastrose prove della Grande, che fu giudicata dagli orchestrali troppo lunga e troppo difficile, Schubert aveva proposto l'esecuzione della Piccola che fu, però rifiutata sempre dagli orchestrali. Composta ben 10 anni prima tra il mese ottobre del 1817 e il mese di febbraio del 1818 in un periodo particolarmente felice dal punto di vista creativo, caratterizzato dalla composizione delle due Ouverture nello stile italiano nelle quali si sente l'influenza di Rossini, questa sinfonia, nonostante il titolo, non è un'opera di concezione cameristica, come la Quinta che la precede, tanto che fu definita dallo stesso Schubert «Grosse Simphonie».

Il primo movimento si apre con un Adagio introduttivo seguito dall'Allegro in forma-sonata il cui primo tema, esposto inizialmente dai flauti, dagli oboi e dai clarinetti soli e ripreso dagli archi, ricorda quello di apertura della Sinfonia militare di Haydn nonostante presenti quella naturalezza e quella fluidità tipiche dello stile di Schubert. Affidato agli archi, il secondo tema, sembra derivato dal primo, tanto che non è possibile notare un vero e proprio contrasto tra i due temi. Il delizioso secondo movimento, Andante, che si apre con un tema di ascendenza italiana, è una pagina serena che presenta quella felicità melodica riscontrabile nei migliori lavori di Schubert. Meno interessante è il terzo movimento, Scherzo, che ricorda troppo da vicino quello della Settima di Beethoven, mentre l'ultimo, Allegro moderato, è formalmente un Rondò di carattere fantasioso che anticipa per alcuni richiami tematici quello della Grande.

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