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Lonquich, un pianoforte per Chopin

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Il pianista tedesco, nella veste anche di direttore dell'Orchestra Sinfonica Siciliana , è il protagonista del concerto di venerdì 4 maggio alle 21 al Politeama. In programma, musiche di Chopin e Schumann. Si replica sabato 5 maggio alle ore 17,30

Palermo, 2 maggio 2018 - Il pianista Alexander Lonquich, una delle vedette della 59ma stagione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana, approda sul palcoscenico del Politeama Garibaldi anche nella veste di direttore dell'Orchestra. E' il protagonista del concerto di venerdì 4 maggio alle 21. In programma il Concerto n.1 in mi minore op. 11 per pianoforte e orchestra di Frédéric Chopin (1810-1849). Nella seconda parte del concerto sarà proposta la Sinfonia n.2 in do maggiore op. 61 di Robert Schumann (1810-1856). La replica del concerto sabato 5 maggio alle ore 17,30.

Concerto n.1 in mi minore op. 11. Chopin lo compose giovanissimo, mentre era a Varsavia, nell'agosto del 1830, dedicandolo a Friedrich Kalkbrenner. È strutturato in tre movimenti, ossia Allegro maestoso, Romanza: Larghetto e Rondò vivace. Chopin decise di presentarlo ai suoi concittadini come sorta di regalo d'addio prima d'abbandonare Varsavia: il compositore infatti, non sarebbe più tornato in città. Il concerto fu eseguito per la prima volta proprio a Varsavia, al Teatro Nazionale, l'11 ottobre dello stesso anno, con l'orchestra diretta da Warlo Ewasi o Soliwa. Il giorno dopo la première, Chopin scrisse al fedele Tytus, commentando a caldo: "II mio Concerto è riuscito bene: non avevo alcun timore, ho suonato come quando mi trovo da solo. Sono soddisfatto. La sala era piena. Dopo il pezzo d'inizio, la Sinfonia di Goerner, ho suonato l'Allegro in mi minore, che pareva andasse da solo, su un pianoforte Streycher. Applausi assordanti. Soliwa era contento. Poi si è eseguita l'Aria con coro di Soliwa che M.lleVolkow, vestita d'azzurro come un angelo, ha cantato con slancio. Seguivano l'Adagio e il Rondò; e poi c'è stata la pausa. E nella seconda parte altre musiche, di Rossini e di altri". Le recensioni della stampa? Una sola menzione, quasi di sfuggita, nel "Corriere di Varsavia". Insomma, i giornali polacchi lo trascurarono. Nelle lettere spedite dal compositore a Wojciechowski tra maggio e agosto, si percepisce l'iter della composizione e si apprende che Chopin si era proposto di far una prova d'insieme di tale partitura con un quartetto d'archi nella casa dei genitori, "allo scopo di familiarizzare gli strumentisti non solo con la lettura del testo ma anche col genere di interpretazione più adatto". Qualche giorno dopo, alla metà di settembre, Chopin comunicò a Wojciechowski che la prova aveva avuto luogo e che era "abbastanza soddisfatto ma non troppo". Assai importante è un'altra lettera allo stesso amico, quella del 22 settembre, in cui il compositore ebbe a confessare: "Ora si tratta di suonare in pubblico il Concerto e mi trovo nel medesimo stato in cui ero quando ignoravo tutto del pianoforte. C'è bisogno d'una esecuzione speciale... Il Rondò fa effetto e l'Allegro è buono...". Durata: 36'.

La Sinfonia n. 2 in Do Maggiore. Schumann la compose nel 1847, completando un lavoro iniziato due anni prima, nel pieno di un periodo tormentato del compositore, caratterizzato da vari disturbi. La Sinfonia è divisa nei classici quattro movimenti: Sostenuto assai, Allegro ma non troppo; Scherzo: Allegro vivace; Adagio espressivo; Allegro molto vivace. La Seconda Sinfonia è un lavoro sinfonico decisamente singolare, a cominciare dallo Scherzo. Il primo movimento verrà completato il 17 dicembre 1845; l'opera sarà tracciata in ogni sua parte nei dieci giorni successivi. A differenza della rapidità dimostrata in precedenza, Schumann impiega in questo caso dieci mesi per raggiungere la versione definitiva dell'orchestrazione: iniziata soltanto il 12 febbraio 1846, essa viene interrotta molte volte a causa di un disturbo al nervo acustico di cui il compositore soffre. La prima della Sinfonia avviene al Gewandhaus di Lipsia il 5 novembre del 1846. Sul podio c'è Felix Mendelssohn. Durata: 40'.

Alexander Lonquich. Nato in Germania, si è affermato nel 1977 vincendo il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. La sua attività lo vede impegnato con direttori d'orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il "Diapason d'Or", il "Premio Abbiati" (come miglior solista del 2016) e il "Premio Edison" in Olanda. Dal 2014 Alexander Lonquich è Direttore Principale dell'OTO – Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, con la quale si esibisce durante ogni stagione anche come solista, contribuendo alla formazione dei giovani musicisti e all'ampliamento del repertorio dell'ensemble. Nel 2013 ha creato nella propria abitazione fiorentina, assieme alla moglie Cristina, Kantoratelier, un piccolo spazio teatrale dove le materie a lui care - psicologia, musica e teatro - vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti.

Biglietti 15-35 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Alexander Lonquich, direttore/pianoforte

lonquic-330x330Alexander Lonquich è nato a Trier, in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei.

La sua attività lo vede impegnato con direttori d'orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto in passato con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista.

Un importante ruolo lo svolge inoltre la sua attività nell'ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Christian Tetzlaff, Nicolas Altstaedt, Vilde Frang, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Carolin Widmann, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger, Frank Peter Zimmermann.

Ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il "Diapason d'Or", il "Premio Abbiati" (come miglior solista del 2016) e il "Premio Edison" in Olanda.

Nel 2003 Alexander Lonquich ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si è esibito in Italia, Austria, Svizzera, Germania, Norvegia e USA.

Inoltre, nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin, del quale ha inciso, su un pianoforte Erard insieme a Philippe Herreweghe, il Concerto in fa minore per il Frederick Chopin Institute.

Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich collabora stabilmente con l'Orchestra da Camera di Mantova - con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento sull'integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart - e, tra le altre, ha lavorato con l'Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l'Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano.

Di particolare rilievo è stato, nella primavera 2009, il progetto con l'Orchestra Sinfonica Nazionale RAI nel quale, in cinque differenti concerti, è stata presentata l'integrale delle Sinfonie di Schubert accostate ai Concerti per pianoforte di Beethoven.

Si esibisce regolarmente per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora anche come direttore-solista.

La stagione 2017/18 prevede per Alexander Lonquich, tra le altre, una collaborazione in tour in Italia con l'Orchestre des Champs-Elysees, un doppio appuntamento Mozart al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e diversi recital in città quali Cagliari, Treviso, Firenze, Milano, etc.

Alexander Lonquich svolge anche un'intensa attività concertistica all'estero: è stato "Artist in Residence" nella stagione 2015/16 presso la NDR Elbphilharmonie Orchester (Orchestra della Radio della Germania del Nord) di Amburgo, e poi nell'edizione 2017 del Festival della Primavera di Praga, dove si è esibito anche nel ruolo di solista e direttore con la Camerata Salzburg. E' frequente ospite di festival di rilievo internazionale, tra i quali Schubertiade e Lockenhaus in Austria, Beethovenfest Bonn, Ludwigsburger Schlossfestspiele e Sommerliche Musiktage Hitzacker in Germania. Tra gli impegni salienti fuori Italia, citiamo collaborazioni con la Stuttgarter Kammerorchester, la Münchener Kammerorchester (per l'integrale dei cinque Concerti di Beethoven) e la Potsdam Kammerakademie, oltre a recital e concerti di musica da camera in numerose sale europee, tra le quali la Philharmonie di Berlino e la Konzerthaus di Vienna.

Dopo aver effettuato incisioni per EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert, ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn ed un CD di musica pianistica francese dell'inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso, sempre per ECM, la Kreisleriana e la Partita di Holliger e un CD interamente dedicato a Schubert insieme a Carolin Widmann.

Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti ed Australia. Ha collaborato inoltre con l'Accademia Pianistica di Imola, l'Accademia Musicale Chigiana e la Hochschule für Musik di Colonia.

A partire dal 2014 Alexander Lonquich è Direttore Principale dell'OTO – Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, con la quale si esibisce durante ogni stagione anche come solista, contribuendo alla formazione dei giovani musicisti ed all'ampliamento del repertorio dell'ensemble.

Nel 2013 ha creato nella propria abitazione fiorentina, assieme alla moglie Cristina, Kantoratelier, un piccolo spazio teatrale dove le materie a lui care - psicologia, musica e teatro - vengono approfondite grazie a laboratori, seminari e concerti.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Fryderyc Chopin

(Zelazowa Wola, Varsavia 1810 – Parigi 1849)

Concerto n. 1 in mi minore per pianoforte e orchestra op. 11

Allegro maestoso

Romanza, larghetto

Rondò, Vivace

Durata: 35'

Il Concerto n. 1 in mi minore per pianoforte e orchestra op. 11 di Chopin fu composto tra l'inverno e la primavera del 1830, un anno dopo la stesura del Concerto n. 2, nonostante sia catalogato con un numero d'opera inferiore, seguendo una prassi consolidata nell'Ottocento, in base alla quale la numerazione dell'opera era determinata dalla data di pubblicazione e non da quella di composizione. Questo concerto fu pubblicato a Parigi nel 1833 dalla Casa Editrice Schlesinger tre anni prima dell'altro concerto, sebbene fosse stato eseguito da Chopin, per la prima volta con l'orchestra, a casa sua, il 22 settembre e, in pubblico, l'11 ottobre del 1830 al Teatro Narodowy di Varsavia con un notevole successo testimoniato da una lettera del compositore stesso indirizzata al caro amico Titus Woyciechowski:

"Il Concerto ieri sera è stato un grande successo, e io mi premuro d'informarvene. Faccio sapere a vostra signoria ch'io non ero, assolutamente non ero, neppure un poco nervoso e che ho suonato nell'identico modo in cui mi accade di suonare quando sono da solo".

Chopin, certamente, non sapeva che questo sarebbe stato l'ultimo suo concerto pubblico nella sua terra natale, in quanto, partito il 2 novembre per un viaggio d'istruzione, non avrebbe fatto più ritorno nella sua Polonia, dove stavano maturando quelle condizioni che avrebbero portato, a distanza di pochi mesi, alla gravissima insurrezione poi duramente repressa dallo zar. La grave situazione politica, in cui versava la Polonia in quell'anno, inoltre, era stata una delle cause del silenzio sull'esecuzione pubblica di questo concerto da parte della stampa che aveva preferito occuparsi dei fermenti insurrezionali dilaganti a Varsavia e preannunciati da una scritta apparsa, proprio nei giorni del concerto, sul muro della casa di Costantino, figlio dello zar Alessandro, in cui si poteva leggere: da affittare a partire dal prossimo anno.

Il Concerto n. 1, quindi, assume il significato di un addio alla Polonia da parte di Chopin che amò tanto intensamente la sua terra natia da donarle il suo cuore; alla sua morte, per suo esplicito desiderio, il suo cuore fu, infatti, raccolto in una teca e portato a Varsavia, dove adesso è custodito nella chiesa di Santa Croce. Dei due concerti, composti in gioventù come la maggior parte delle sue opere che si richiamano a forme classiche quali le sonate e gli scherzi, Chopin predilesse il secondo che eseguì con maggiore frequenza nelle sue rarissime apparizioni concertistiche; c'è da chiedersi se su questa preferenza pesò forse l'associazione psicologica tra il primo concerto, da lui eseguito prima della sua partenza dalla Polonia, e il senso doloroso di un distacco che si rivelò, suo malgrado, definitivo. La domanda è destinata a rimanere senza risposta anche perché questa scarsa predilezione per il primo concerto non potrebbe avere una spiegazione plausibile in una poco lusinghiera considerazione del livello artistico dell'opera da parte del compositore che, anzi, in una lettera sempre indirizzata a Titus, scrisse:

"Mi sento proprio come un novellino, come se fino a oggi non avessi saputo nulla di pianoforte. È forse troppo originale e potrebbe accadermi d'essere incapace d'imparare a suonarlo io stesso".

Queste sono parole che non esprimono un giudizio sull'opera in quanto tale, ma evidenziano, semmai, una difficoltà di esecuzione anche per lo stesso autore che, al contrario, sembra volerne esaltare, sia pure indirettamente, l'originalità. Tale originalità non sfuggì nemmeno ad alcuni tra i più grandi virtuosi del pianoforte tra i quali non possiamo non ricordare Franz Liszt, Carl Tausig e Louis Moreau Gottshalk, per i quali questo concerto costituì un vero e proprio cavallo di battaglia.

Nel primo movimento, Allegro maestoso, il difficile equilibrio tra orchestra e solista si presenta sbilanciato a favore di quest'ultimo, in quanto il pianoforte assume un ruolo di assoluto protagonista relegando l'orchestra a quello, sia pure lievemente subordinato, di comprimaria. Ciò è evidente sin dall'esposizione nella quale il pianoforte non riprende meccanicamente i temi già esposti dall'orchestra, ma li varia in una forma virtuosistica; così l'eroico primo tema, affidato inizialmente nella sua forma lineare ai violini primi, nell'esposizione solistica è limitato alla prima scultorea semifrase ed è immediatamente variato dal pianoforte con eleganti e virtuosistici disegni che coprono il registro medio-acuto. In questo contesto virtuosistico si insinua una vena lirica che, sperimentata nei Tre Notturni op. 9, quasi contemporanei stempera i toni eroici iniziali tipici dello stile Biedermeier imperante in quel periodo, e li sviluppa in modo da creare un'atmosfera spirituale di melanconica tristezza. Virtuosismo e lirismo si fronteggiano in questa esposizione in un contrasto che si ripete anche nel passaggio dalla transizione, di elevato valore tecnico, al secondo tema, la cui scrittura non può non richiamare alla memoria quella della seconda parte del primo Notturno dell'Op. 9. L'orchestra, in questo movimento, sembra fare da spettatrice sottolineando i passi più importanti e cedendo la scena ad un pianoforte protagonista assoluto anche nel secondo movimento, Romanza (Larghetto), dove lirismo e scrittura virtuosistica, ancora una volta, s'integrano in modo così perfetto, nella parte del solista, da lasciare all'orchestra solo il brevissimo spazio di un'introduzione. L'idea tematica principale si rinnova, tutte le volte che appare, con eleganti variazioni che fioriscono ed arricchiscono il tema principale concepito in modo da attuare pienamente il classico rubato di Chopin.

Nel Rondò conclusivo (Vivace) il pianoforte, ancora una volta protagonista indiscusso, si esibisce, dopo una breve quanto fugace introduzione orchestrale, in un brillante Krakoviak, tradizionale danza popolare polacca. Gli equilibri tra solista e orchestra sembrano confermati in questo tema iniziale affidato al pianoforte, ma l'orchestra interviene con prepotenza assumendosi l'onere di esporre il primo episodio rispondendo, così, senza alcun timore reverenziale, al protagonista che si esibisce nella prima ripresa del tema del Krakoviak. In quest'ultimo movimento sembra, quindi, che l'orchestra si riappropri, sulla scena, di un ruolo importante che il pianoforte sembrava averle tolto in precedenza; è, tuttavia, innegabile che l'attenzione di Chopin sia prevalentemente rivolta al solista che, da protagonista assoluto e indiscusso, può esprimere tutto il suo virtuosismo.

 

Robert Alexander Schumann

(Zwickau 1810 – Endenich, Bonn, 1856)

Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61

Sostenuto assai, Allegro ma non troppo

Scherzo: Allegro vivace con Trio I e Trio II

Adagio espressivo

Allegro molto vivace

Durata: 40'

"Tamburi, trombe in do stavano squillando nella mia testa".

Queste enigmatiche parole, scritte da Schumann nel 1845 in una lettera indirizzata a Mendelssohn, si riferiscono molto probabilmente al motto iniziale della Seconda sinfonia in do maggiore affidato ai corni, alle trombe, ai tromboni. È questo il primo accenno alla suddetta sinfonia, composta in un periodo particolarmente difficile per Schumann a causa della malattia mentale che si era manifestata poco tempo prima e che lo avrebbe condotto lentamente alla prematura morte. Nel mese di agosto del 1844 la moglie Clara aveva scritto, infatti, nel suo diario:

"Robert non riusciva a dormire una sola notte. La sua immaginazione gli dipingeva le immagini più terribili".

Questo stato piuttosto fragile della sua salute mentale aveva anche ridotto di gran lunga le capacità creative di Schumann che, in una lettera indirizzata a Mendelssohn nel settembre del 1845, scrisse:

"Tutto lo scrivere è un duro sforzo per me... Io ho prurito e spasimi ogni giorno in un centinaio di luoghi diversi. Un misterioso lamento – ogni volta che il medico cerca di mettere il dito nella piaga – sembra prendere le ali. Ma tempi migliori torneranno; e guardare mia moglie e i bambini è una grande gioia".

Tempi migliori tornarono presto e nella seconda settimana di dicembre del 1845 Schumann iniziò a comporre la Seconda sinfonia la cui stesura pianistica fu completata nel breve volgere di tre settimane. L'orchestrazione, iniziata il 12 febbraio del 1846, fu completata soltanto dieci mesi dopo a causa del ripresentarsi delle sue fobie e di un terribile e insopportabile suono all'orecchio che non gli dava tregua; non fu salutare nemmeno un breve soggiorno a Maxen, dove, recatosi con la famiglia nel tentativo di riacquistare la salute perduta, fu colpito da nuove e terribili fobie, come la paura della cecità, della morte e di essere avvelenato, alle quali si aggiunse anche la preoccupazione che il pubblico avrebbe trovato delle tracce di questo periodo ottenebrato da tante nevrosi nella musica della Seconda sinfonia.

Nonostante le oggettive difficoltà, l'orchestrazione fu presto completata e la Sinfonia fu eseguita per la prima volta il 5 novembre del 1846 al Gewandhaus di Lipsia sotto la direzione di Mendelssohn. Secondo le affermazioni del musicologo Anthony Newcomb, la Seconda sinfonia è stata concepita come una sorta di romanzo di formazione novecentesco soprattutto per la struttura formale fortemente coesa con alcuni elementi tematici che ritornano nei quattro movimenti conferendo all'intero lavoro una straordinaria unità. Così il motto iniziale, affidato agli ottoni, ritorna nella coda dell'ultimo movimento e nello Scherzo, mentre il Finale riassume alcuni elementi tematici tratti dal primo movimento e dall'Adagio.

Il primo movimento si apre con un'introduzione lenta, Sostenuto assai, che si impone immediatamente non solo per il motto iniziale, costituito da una suggestiva fanfara il cui suono sembra provenire da lontano, ma anche per una straordinaria perizia contrappuntistica acquisita grazie allo studio, insieme alla moglie Clara, del Cours de contrapoint di Luigi Cherubini. A questa introduzione segue l'Allegro ma non troppo che presenta un contenuto autobiografico come lo stesso compositore affermò:

"Riflette la resistenza dello spirito contro le mie condizioni fisiche. Il primo movimento è pieno di questa lotta e del suo carattere capriccioso e ostinato".

Protagonisti del secondo movimento, Scherzo (Allegro vivace), sono gli archi e, in particolar modo, i primi violini che si esibiscono in una sorta di moto perpetuo; i due Trii presentano un carattere contrastante in quanto al primo sognante si contrappone il secondo fortemente caratterizzato in senso contrappuntistico. In questo secondo Trio figura un tema strutturato nella forma dell'acrostico del nome di Bach costituito dalle quattro note: si bemolle, la, do, si naturale che nella tradizione musicale anglosassone sono indicate con le lettere dell'alfabeto del nome di Bach al quale Schumann ha voluto così rendere omaggio.

Carattere malinconico presenta il terzo movimento, Adagio espressivo, con i violini, prima, e gli oboi, dopo, che espongono una melodia che inizia in do minore e si conclude in mi bemolle maggiore; anche in questo movimento il contrappunto ritorna ad essere assoluto protagonista nella sezione centrale che prelude alla ripresa della melodia iniziale conclusa, stavolta, in maggiore.

Nel Finale, Allegro molto vivace, insieme alla ripresa di alcuni elementi tematici tratti dal primo e dal terzo movimento, è introdotta, nella parte conclusiva affidata all'oboe, una melodia molto simile a quella del Lied di Beethoven intitolato An die ferne Geliebte già utilizzato da Schumann nella Fantasia op. 17.

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