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Schellenberger, un oboe per Mozart

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Ex solista dei Berliner Philharmoniker, Hans-Jörg Schellenberger è il protagonista del concerto n. 26 della stagione in veste di oboista e direttore dell'Orchestra Sinfonica Siciliana con Margit-Anna Suss, arpa, e Floriana Franchina, flauto. In programma musiche di Haydn e Mozart

Palermo, 9 maggio 2018 - Hans-Jörg Schellenberger, già solista dei Berliner Philharmoniker, ora direttore dell'Okayama Philharmonic Orchestra, è il protagonista del concerto di venerdì 11 maggio alle ore 21 e sabato 12 maggio alle ore 17,30 al Politeama Garibaldi. Schellenberger si esibirà come oboe solista e alla guida dell'Orchestra Sinfonica Siciliana con Margit-Anna Suss, arpa, e Floriana Franchina, flauto. In programma, Franz Joseph Haydn (1732-1809) Sinfonia n. 13 in re maggiore; Wolfgang Amadeus Mozart (1756 -1791) Doppio concerto in do maggiore per flauto, arpa e orchestra KV 299; Mozart, Concerto in do maggiore per oboe e orchestra KV 314; Franz Joseph Haydn Sinfonia n. 90 in do maggiore.

Sinfonia n. 13 in re maggiore. Composta nel 1763, quando Haydn era già al servizio del principe Nikolhaus Esterhàzy, la Sinfonia n. 13 anticipa i risultati più maturi del suo sinfonismo, a partire dall'organico che prevede la presenza di quattro corni, due in più rispetto a quelli utilizzati nelle sinfonie precedenti. Haydn sfruttava, così, tutte le possibilità offertegli dall'orchestra del principe che, proprio in quel periodo, era stata arricchita con l'inserimento di due nuovi cornisti: Karl Franz che, assunto nel mese di aprile del 1763 dagli Esterhàzy, fu un vero virtuoso dello strumento a giudicare dai lavori che Haydn scrisse per lui, e Franz Reiner, che fece parte dell'orchestra dal mese di agosto dello stesso anno. Si didide in tre movimenti: Allegro molto; Adagio cantabile; Menuet Finale. Allegro molto. Durata: 23'.

Doppio concerto in do maggiore per flauto, arpa e orchestra KV 299. Mozart, trasferitosi a Parigi nel 1788, conobbe la famiglia del duca di Guines, persona, in quel periodo, autorevole, sia perché era stato ambasciatore a Londra sia perché godeva del favore e della protezione della stessa regina Maria Antonietta. Fu proprio su commissione del duca che Mozart compose il Doppio concerto per flauto, arpa e orchestra, cimentandosi nel genere musicale o della sinfonia concertante, titolo con cui viene definita questa composizione nell'autografo da una mano ignota, o del concerto per più strumenti solisti e orchestra, come è maggiormente conosciuto questo lavoro, particolarmente apprezzato all'epoca a Parigi. La scelta degli strumenti fu dettata proprio dalla committenza dal momento che il duca di Guines, oltre ad essere un grande appassionato di musica, era un ottimo flautista dilettante, mentre era una valente arpista la figlia, alla quale Mozart diede alcune lezioni di composizione. Il Concerto è diviso in tre movimenti: Allegro; Andantino; Rondò (Allegro). Durata: 28'

Concerto in do maggiore per oboe e orchestra KV 314. Mozart non amava particolarmente l'oboe. Non abbiamo molte notizie su questo concerto, la cui fama è legata alla posteriore trascrizione per flauto fatta da Mozart nel 1788 per ottemperare agli obblighi contratti con l'olandese Willem De Jean, noto come «l'indiano», che gli aveva promesso 200 fiorini per tre concerti per flauto e orchestra brevi e semplici e quattro quartetti con il flauto. Mozart, che non amava molto questo strumento, compose soltanto un concerto e tre quartetti, trascrivendo per il flauto la parte solistica di un precedente Concerto per oboe, composto, l'anno precedente, per un oboista, molto probabilmente, il bergamasco Giuseppe Ferlendis. Il concerto è diviso in tre movimenti: Allegro aperto; Andante ma non troppo; Allegro. Durata: 20'

La Sinfonia n. 90 in do maggiore è la prima di un gruppo di tre lavori che Haydn compose forse, almeno inizialmente, per il Concert de la Loge Olympique dando seguito alla serie delle sinfonie parigine che avevano riscosso tanto successo nella capitale francese. Composte tra il 1788 e il 1789, queste tre sinfonie, delle quali la n. 91 e la n. 92 sono dedicate al conte d'Ogny che era appunto uno degli esponenti della Loge Olympique, furono, però, vendute contemporaneamente da Haydn al principe Kraft-Ernst di Oettingen-Wallenstein che aveva manifestato il desiderio di avere tre nuovi lavori sinfonici del compositore austriaco. Si divide in tre movimenti: Adagio. Allegro assai; Andante; Menuet; Allegro assai. Durata: 28'.

Hans-Jörg Schellenberger, direttore. A soli sei anni d'età suonava già il flauto dolce; a tredici ha iniziato a prendere lezioni di oboe. Nel 1965 ha vinto il concorso Jugend musiziert. Dal 1967 si è concentrato sullo studio di oboe e direzione d'orchestra presso la Musikhochschule di Monaco. Nel 1971, un anno dopo aver concluso gli studi, è entrato a far parte dell'Orchestra Sinfonica della Radio di Colonia come oboe solista sostituto; dal 1975 ha occupato tale posizione come titolare. Ha suonato regolarmente con l'Orchestra Filarmonica di Berlino durante il 1977 sotto la direzione di Herbert von Karajan e, nel 1980, è stato nominato oboe solista della prestigiosa orchestra berlinese. Nel 2013 è stato nominato direttore capo dell'Okayama Philharmonic Orchestra.

Margit-Anna Suss, arpa. Nata a Monaco, ha studiato arpa con Ragnhild Kopp al Conservatorio Richard Strauss e con Ursula Lentrodt all'Accademia di Musica di Monaco dove si è diplomata. A vent'anni è diventata prima arpa del Northj German Radio Symphony Orchestra di Amburgo. Ha trascorso alcuni anni di formazione a Parigi con Pierre Jamet. A soli vent'anni è diventata prima arpa della North Germany Radio Symphony Orchestra. Per diversi anni ha suonato in qualità di solista ospite presso la Bamberg Symphony Orchestra e per oltre 10 anni con la Berlin Philharmonic Orchestra (a quei tempi diretta da Herbert von Karajan e Claudio Abbado). Dal 2017 insegna presso l'Università di Musica e Performing Arts a Graz.

Floriana Franchina, flauto. Nata a Sant'Agata di Militello (ME) nel 1991, ha iniziato lo studio del pianoforte e del flauto all'età di nove anni, sotto la guida del padre. Ha frequentato il Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo nella classe di pianoforte di Dorotea Cei. Si è diplomata brillantemente con il massimo dei voti e la lode in flauto con Giorgio Zagnoni e in pianoforte con Bruna Bruno presso il Conservatorio "G.B. Martini" di Bologna. Ha collaborato in veste di ottavinista e secondo flauto con l'Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado e in numerose altre orchestre. Ha recentemente suonato presso la Royal Albert Hall di Londra e per il prossimo anno è vincitrice di una tournée in Asia, Corea, Giappone e Stati Uniti. Si esibisce regolarmente da solista con entrambi gli strumenti.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Hans-Jörg Schellenberger, direttore

hans-joerg-schellenberger-c-gerhard-winklerA soli sei anni d'età suonava già il flauto dolce; a tredici ha iniziato a prendere lezioni di oboe. Nel 1965 ha vinto il concorso Jugendmusiziert. Dal 1967 si è concentrato sullo studio di oboe e direzione d'orchestra presso la Musikhochschule di Monaco. Nel 1971, un anno dopo aver concluso gli studi, è entrato a far parte dell'Orchestra Sinfonica della Radio di Colonia come oboe solista sostituto; dal 1975 ha occupato tale posizione come titolare. Ha suonato regolarmente con l'Orchestra Filarmonica di Berlino durante il 1977 sotto la direzione di Herbert von Karajan e, nel 1980, è stato nominato oboe solista della prestigiosa orchestra berlinese.

Ha insegnato alla Scuola superiore delle Arti dal 1981 al 1991. Inoltre, si è dimostrato sempre attivo come solista e nell'ambito della musica da camera. È stato membro dei Bläserder Berliner Philharmoniker, dell'ensemble Wien-Berlin nonché fondatore e leader dell'insieme Haydn di Berlino. Ha insegnato pure in Italia, tenendo lezioni di perfezionamento alla 'Scuola di Musica di Fiesole (1986) e all'Accademia Chigiana di Siena (1989). Dal 2001 è professore alla Escuela Superior de Música Reina Sofia. Da quando ha lasciato la Filarmonica di Berlino, nel 2001, si dedica alla direzione d'orchestra riscuotendo regolarmente successi sul piano internazionale.Nel 2013 èstato nominato direttore capo dell'Okayama Philharmonic Orchestra.

 

Margit-Anna Suss, arpa

suss1Nata a Monaco, ha studiato arpa con Ragnhild Kopp al Conservatorio Richard Strauss e con Ursula Lentrodt all'Accademia di Musica di Monaco dove si è diplomata. A vent'anni è diventata prima arpa del North German Radio Symphony Orchestra di Amburgo. Ha trascorso alcuni anni di formazione a Parigi con Pierre Jamet. A soli vent'anni è diventata prima arpa della North Germany Radio Symphony Orchestra. Per diversi anni ha suonato in qualità di solista ospite presso la Bamberg Symphony Orchestra e per oltre 10 anni con la Berlin Philharmonic Orchestra (a quei tempi diretta da Herbert von Karajan e Claudio Abbado). Per oltre 20 anni ha suonato, sempre con la Berlin Philharmonic Orchestra al Festival di Salisburgo. Ha fatto tournée in Europa, Giappone, Sud America e negli USA. Come solista, oltre al Festival di Salisburgo, ha suonato al Schlewig Holstein Festival, al Rheingau Festival, al Jerusalem Festival, ai congressi internazionali di arpa a Maastricht, Strasburgo e Praga e con la Berlin Philharmonic Orchestra sotto la direzione di Claudio Abbado, con la English Chamber Orchestra, con l'Orchestra da Camera di Praga, con l'Orchestra Sinfonica di Tenerife e tante altre.

Vanta numerose registrazioni con Deutsche Grammophone, Sony Classical, Denon, Campanella. Come insegnante è regolarmente invitata a effettuare masterclass in tutto il mondo. Dal 2017 insegna presso l'Università di Musica e Performing Arts a Graz.

 

Floriana Franchina, flauto

floriana-franchina1Nata a Sant'Agata di Militello (ME) nel 1991, ha iniziato lo studio del pianoforte e del flauto all'età di nove anni, sotto la guida del padre. Ha frequentato il Conservatorio di Palermo nella classe di pianoforte del M° Dorotea Cei. Si è diplomata brillantemente con il massimo dei voti e la lode in flauto con il M° Giorgio Zagnoni e in pianoforte con il M°Bruna Bruno presso il Conservatorio "G.B. Martini" di Bologna. E' stata allieva del M° Franco Scala (col pianoforte) e dei M° Glauco Cambursano (col flauto) presso L'Accademia "Incontri col maestro" di Imola (BO) e con il M° Bruno Canino presso l'Accademia Unda Maris di Bagheria (PA).

Nonostante la sua giovane età è già pervenuta a un livello professionale tale da consentirle di partecipare a numerosi concorsi Nazionali, Europei e Internazionali, premiati con primi premi, borse di studio e concerti, un totale di oltre 100 concorsi. Ha frequentato le Masterclass di pianoforte con i M° Malcom Bilson (me), Hector Moreno (CS), Riccardo Risaliti, Gianluca Cascioli (Baselga di Pine) Trento, corsi annuali di pianoforte con il M° Cristiano Burato(Brindisi). Con il Flauto si è perfezionata con il M° Salvatore Vella, Raymond Guyot, Philippe Bertnold, Dante Milozzi e Domenico Alfano. E' stata allieva del M°Andrea Oliva presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Ha frequentato il corso di alto perfezionamento con il M° Chiara Tonelli presso la Scuola di Musica di Fiesole. Oltre all'attività solistica si dedica anche alle esecuzioni in forma cameristica. Ha collaborato in veste di flautista e ottavinista con l'Orchestra Mozart diretta da Claudio Abbado. Come primo flauto con l'Orchestra Filarmonica di Torino, l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, l'Accademia dell' Orchestra Mozart di Bologna, l'Orchestra Filarmonica di Bologna e l'Orchestra Sinfonica Siciliana. Collabora in veste di flautista e ottavinista presso il Teatro Carlo Felice di Genova e per il terzo anno consecutivo è idonea in veste di 1° flauto presso il Teatro Massimo di Palermo con il quale ha partecipato alla tournée in Oman del 2016 con la partecipazione della soprano Diana Damrau. Attualmente suona in veste di Primo flauto con L'Orchestra Sinfónica Siciliana con la quale ha suonato da solista al pianoforte lo scorso anno diretta da Hans-Jörg Schellenberger. Ha lavorato sotto la direzione di Claudio Abbado, Diego Matheuz, Christian Benda, Michele Mariotti, Olli Mustonen, Marcello Rota, Jonathan Webb, Boris Schafer e molti altri. Ha partecipato a diverse tournée in Giappone e in Cina con l'Orchestra Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna. In qualità di vincitrice della borsa di studio devoluta dal Maestro Claudio Abbado e dalla Scuola di Musica di Fiesole ha tenuto un recital nel prestigioso palazzo Strozzi di Firenze. Ha recentemente suonato presso la Royal Albert Hall di Londra e per il prossimo anno è vincitrice di una Tournée in Asia, Corea, Giappone e Stati Uniti. Si esibisce regolarmente da solista con entrambi gli strumenti.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Franz Joseph Haydn

(Rohrau 1732 – Vienna 1809)

Sinfonia n. 13 in re maggiore

Allegro molto

Adagio cantabile

Menuet

Finale. Allegro molto

Durata: 23'

Composta nel 1763, quando Haydn era già al servizio del principe Nikolhaus Esterhàzy, la Sinfonia n. 13 è una pagina che anticipa i risultati più maturi del suo sinfonismo, a partire dall'organico che prevede la presenza di quattro corni, due in più rispetto a quelli utilizzati nelle sinfonie precedenti. Haydn sfruttava, così, tutte le possibilità offertegli dall'orchestra del principe che, proprio in quel periodo, era stata arricchita con l'inserimento di due nuovi cornisti: Karl Franz che, assunto nel mese di aprile del 1763 dagli Esterhàzy, fu un vero virtuoso dello strumento a giudicare dai lavori che Haydn scrisse per lui, e Franz Reiner, che fece parte dell'orchestra dal mese di agosto dello stesso anno

Il primo movimento, Allegro molto, è in una forma-sonata, ancora molto semplice dal momento che i due temi, dei quali il secondo è derivato dal primo, sono nella tonalità di re maggiore. La tonalità della dominante è raggiunta solo alla fine dell'esposizione che viene ripetuta, mentre più articolata è la seconda parte, anch'essa ripetuta, che, aperta da un elaborato sviluppo in cui si toccano inizialmente le tonalità di si minore e di fa diesis minore, si conclude con la ripresa. Molto bello è il secondo movimento, Adagio cantabile, del quale assoluto protagonista è il violoncello solista, scelto da Haydn forse per valorizzare le doti di uno strumentista dell'orchestra degli Esterhàzy. Ad esso è affidata una melodia sinuosa e dolce che è accompagnata in modo discreto dagli altri archi. Il terzo movimento è un elegante e stilizzato Minuetto, del cui Trio è protagonista il flauto, mentre l'ultimo movimento, Allegro molto, si basa su un tema tratto dalla liturgia, l'antico Credo, che Mozart avrebbe utilizzato nel Finale della Jupiter ed è trattato da Haydn in una scrittura che richiama quella della fuga.

 

Wolfgang Amadeus Mozart

(Salisburgo 1756 – Vienna 1791)

Doppio concerto in do maggiore per flauto, arpa e orchestra K. 299

Allegro

Andantino

Rondò (Allegro)

Durata: 28'

Alla fine di marzo del 1778 Mozart, accompagnato dalla madre, era giunto a Parigi, dove sperava di affermarsi facendo conoscere le proprie qualità di musicista, anche se ciò in quei giorni appariva non privo di difficoltà, in quanto il panorama musicale della capitale francese era dominato da due grandi figure: Gluck e Piccinni e dall'aspra querelle che opponeva i rispettivi sostenitori. Non fu facile, quindi, per Mozart introdursi nell'ambiente musicale parigino, anche perché il giovane salisburghese non gradiva troppo i modi della nobiltà francese che, pur potendo offrirgli interessanti opportunità, era, a suo giudizio, poco competente in ambito musicale. Mozart, tuttavia, grazie ai buoni auspici del barone von Grimm, un suo amico tedesco, era riuscito a fare la conoscenza della famiglia del duca di Guines, persona, in quel periodo, autorevole, sia perché era stato ambasciatore a Londra sia perché godeva del favore e della protezione della stessa regina Maria Antonietta. Fu proprio su commissione del duca che Mozart compose il Doppio concerto per flauto, arpa e orchestra, cimentandosi nel genere musicale o della sinfonia concertante, titolo con cui viene definita questa composizione nell'autografo da una mano ignota, o del concerto per più strumenti solisti e orchestra, come è maggiormente conosciuto questo lavoro, particolarmente apprezzato all'epoca a Parigi. La scelta degli strumenti fu dettata proprio dalla committenza dal momento che il duca di Guines, oltre ad essere un grande appassionato di musica, era un ottimo flautista dilettante, mentre era una valente arpista la figlia, alla quale Mozart diede alcune lezioni di composizione, materia per la quale la giovane era poco versata, come lo stesso compositore ebbe modo di scrivere a suo padre Leopold il 14 maggio 1778:

"Credo di averle già detto che il duca di Guines suona meravigliosamente il flauto e che sua figlia, mia allieva di composizione, suona l'arpa d'une façon magnifique. Essa ha molto talento a disposizione, ma soprattutto una splendida memoria, giacché suona a memoria tutti i suoi pezzi, non meno di 200. Dubita di essere portata anche per la composizione, soprattutto per ciò che riguarda le idee. Ma il padre (che, detto fra noi, stravede per la figlia) afferma che essa le ha certamente, che però è timida e ha troppo poca fiducia in se stessa. Stiamo a vedere: se non le vengono delle idee (ché sul momento non ne ha davvero) è tutto inutile, io non posso certo dargliele. L'intenzione del padre non è farne una grande compositrice. Non deve, dice lui, scrivere opere, arie, concerti, sinfonie, ma solo grandi sonate per il suo strumento e il mio".

Da queste lezioni, che si interruppero molto presto per il fidanzamento della fanciulla, né la ragazza né Mozart trassero un grande profitto; mademoiselle de Guines non fece molti progressi nella composizione e Mozart rifiutò sdegnosamente i tre luigi d'oro offertigli come compenso dal duca, per il quale nel mese di aprile aveva, tuttavia, già composto questo Doppio concerto per due strumenti, in verità, da lui non particolarmente amati: l'arpa, considerata in epoca classica alla stregua di un pianoforte pizzicato e il flauto. Legato alla committenza, quindi, questo Doppio concerto presenta un organico insolito non utilizzato in precedenza e rimasto unico fino alla seconda metà dell'Ottocento, periodo a cui risalgono alcuni lavori per flauto e arpa, anche se, nella maggior parte senza orchestra.

Un tema, costituito da un arpeggio discendente e ascendente in do maggiore, che ricorda il celeberrimo incipit della Serenata Eine kleine Nachtmusik (Una piccola musica notturna) K 525, apre il primo movimento, Allegro, in forma-sonata, brillante e di notevole impegno per i solisti che diventano assoluti protagonisti dopo l'introduzione orchestrale.

Alla mondanità brillante del primo movimento si contrappone il secondo, Andantino, che si configura come un'oasi contemplativa grazie al suo tema di carattere sognante. In questo movimento, formalmente un Lied bipartito, l'arpa e il flauto riprendono e variano il tema.

L'ultimo movimento, indicato in partitura come un Rondò in ossequio al gusto francese che prescriveva l'utilizzo di questa forma in lavori strumentali, è in realtà un rondò-sonata, dal momento che il refrain appare ripetuto una sola volta. Questo movimento si distingue per una grande varietà di idee tematiche e per il tema principale che ne ricorda uno della già citata Eine kleine Nachtmusik.

 

Concerto in do maggiore per oboe e orchestra KV 314

Allegro aperto

Andante ma non troppo

Allegro

Durata: 20'

Scarse sono le notizie sulla genesi del Concerto in do maggiore per oboe e orchestra KV 314, la cui fama è legata alla posteriore trascrizione per flauto fatta da Mozart nel 1788 per ottemperare agli obblighi contratti con l'olandese Willem De Jean, noto come «l'indiano», che gli aveva promesso 200 fiorini per tre concerti per flauto e orchestra brevi e semplici e quattro quartetti con il flauto. Mozart, che non amava molto questo strumento, compose soltanto un concerto e tre quartetti, trascrivendo per il flauto la parte solistica di un precedente Concerto per oboe, composto, l'anno precedente, per un oboista, molto probabilmente, il bergamasco Giuseppe Ferlendis, di cui il compositore, da quanto si legge in una lettera indirizzata al padre Leopold il 4 novembre 1777, non si ricordava il nome ma ne apprezzava le qualità esecutive soprattutto per il suono elegante. Questa trascrizione non soddisfece Mozart e tanto meno il committente che partì da Mannheim, dove il compositore si trovava nella vana speranza di ottenere un incarico presso il principe, per Parigi, pagandogli meno della metà della somma pattuita come si evince da una lettera indirizzata da Mozart il 14 febbraio 1778 al padre Leopold:

"Il Signor De Jean, che parte anche lui domani per Parigi, mi ha dato solo 96 fiorini, perché non gli ho finito che 2 concerti e 3 quartetti (si è sbagliato di 4 fiorini, così sarebbe stata la metà). Ma mi deve pagare interamente; sono già d'accordo con Wendling che gli manderà il resto a Parigi. Che qui non abbia potuto terminare il lavoro è più che naturale. Non ho un'ora di pace; posso scrivere solo di notte e di conseguenza non posso alzarmi presto la mattina. Inoltre non sempre si è disposti a lavorare. Buttar giù qualcosa posso farlo tutto il giorno, ma questa roba va in giro per il mondo e non voglio vergognarmi che ci sia sopra il nome mio. Poi, come Lei sa, mi stufo presto a scrivere per uno stesso strumento (che non posso sopportare); cosi tanto per cambiare, ho scritto qualcosa di diverso, duetti per pianoforte e violino e parte di una messa. Ora però mi metto a lavorare seriamente ai duetti col pianoforte per poterli far stampare".

Le speranze di Mozart di recuperare la somma pattuita furono totalmente disattese anche perché il compositore si era stancato di scrivere ancora qualcosa per lo stesso strumento e, a maggior ragione, per il tanto odiato flauto.

L'adeguamento della parte solistica ad un altro strumento, il flauto, comportò, tuttavia, anche un mutamento di tonalità, in quanto l'originario do maggiore, che si può ricavare da alcuni frammenti autografi del suddetto concerto per oboe conservati nella biblioteca del Mozarteum di Salisburgo, fu sostituito con il re maggiore.

Dal punto di vista formale il concerto presenta una struttura classica con un primo movimento Allegro aperto, in cui il solista interviene intonando il primo tema leggero ed ammiccante alla cantabilità tipica dell'opera buffa dopo la solita esposizione orchestrale alla quale è affidata la presentazione dei due temi nella tonalità di impianto. Il tono leggero pervade tutta l'esposizione ed il successivo breve sviluppo, dove assurge al ruolo di protagonista il motivo della transizione, eliminato, quest'ultimo, nella ripresa sfociante nella classica cadenza che conduce alla coda.

Il clima sereno e disteso del primo movimento permane anche nel secondo, Andante ma non troppo, che si evidenzia per una scrittura fortemente melodica e per una struttura formale tripartita nella quale ad un'esposizione in forma-sonata segue, prima, una sezione contrastante in cui il solista dialoga con l'orchestra e, poi, la sua ripresa abbreviata.

Il clima da opera buffa ritorna nel terzo ed ultimo movimento, Allegro, un classico rondò, nel quale è confermato il tono complessivamente gaio dell'opera soprattutto nel brillante motivo del refrain. Nei tre episodi, che si alternano al refrain, Mozart rielaborò in modo virtuosistico alcuni motivi esposti nella parte conclusiva dell'esposizione.

 

Franz Joseph Haydn

(Rohrau 1732 – Vienna 1809)

Sinfonia n. 90 in do maggiore

Adagio. Allegro assai

Andante

Menuet

Allegro assai

Durata: 28'

La Sinfonia n. 90 in do maggiore è la prima di un gruppo di tre lavori che Haydn compose forse, almeno inizialmente, per il Concert de la Loge Olympique dando seguito alla serie delle sinfonie parigine che avevano riscosso tanto successo nella capitale francese. Composte tra il 1788 e il 1789, queste tre sinfonie, delle quali la n. 91 e la n. 92 sono dedicate al conte d'Ogny che era appunto uno degli esponenti della Loge Olympique, furono, però, vendute contemporaneamente da Haydn al principe Kraft-Ernst di Oettingen-Wallenstein che aveva manifestato il desiderio di avere tre nuovi lavori sinfonici del compositore austriaco. Come notato da Robbins-Landon nella sua monumentale monografia dedicata ad Haydn:

"La Sinfonia n. 90 in do maggiore appare influenzata in modo particolare dalla n. 82 invece che, più genericamente, dalla tradizione delle composizioni in do maggiore; il movimento lento è costituito da una serie di variazioni alternate in fa maggiore e in fa minore e il Minuetto riutilizza il piano tonale del Trio della Sinfonia n. 82 "L'ours" con la digressione dal do al mi bemolle maggiore".

Il primo movimento si apre con un Adagio introduttivo nel quale è esposto il primo tema dell'Allegro assai in forma-sonata. A questo primo tema, caratterizzato da una nota ribattuta sei volte, si contrappone il leggiadro secondo tema affidato al flauto prima e all'oboe dopo, mentre lo sviluppo si presenta agitato e inquieto grazie anche alle dissonanze che lo aprono. Un autentico gioiello è il secondo movimento, Andante, sin dal romantico e dolcissimo tema in fa maggiore, esposto dagli archi, che, quasi sicuramente, ispirò quello del secondo movimento della Quinta di Schubert. Il tema, sottoposto ad una serie di variazioni in un equilibrato contrasto tra fa maggiore e fa minore, viene ripreso in vari strumenti tra cui il flauto, che crea un'oasi di luce e di pura bellezza, e i violoncelli. Raffinatissima è la breve coda nella quale la testa del tema passa in successione dal fagotto all'oboe e dal clarinetto al flauto. Pagina particolarmente ricca, il Minuetto è costruito su un tema, che, aperto da una nota tenuta da cui si scioglie in una serie di passaggi legati, assomiglia al cosiddetto «respiro di Mannheim». Molto bello è il Trio, caratterizzato da un tema di piacevole cantabilità affidato all'oboe. L'ultimo movimento, Allegro assai, in forma-sonata ma di carattere monotematico dal momento che il secondo tema è direttamente collegato al primo, è un pagina brillante e spigliata, che riserva nel finale una sorpresa: la musica si arresta, per quattro battute, dando l'impressione che la sinfonia si concluda, prima di riprendere il suo movimento vorticoso.

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