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Duncan Ward sul podio del Politeama. Lorraine Min al pianoforte

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Dopo il successo dell'anno scorso, Duncan Ward sarà sul podio del Politeama Venerdì 18 maggio alle 21, a dirigere l'Orchestra Sinfonica Siciliana, con Lorraine Min al pianoforte. In programma musiche di Gabriel Fauré, Maurice Ravel e Claude Debussy. Si replica sabato 19 maggio alle 17,30

Palermo, 16 maggio 2018 - Ritorna sul palcoscenico del Politeama Garibaldi l'astro nascente della direzione d'orchestra, Duncan Ward, protagonista di un esaltante concerto della scorsa stagione. Venerdì 18 maggio alle 21, Ward dirigerà l'Orchestra Sinfonica Siciliana, con Lorraine Min al pianoforte. In programma Gabriel Fauré (1845-1924) Pelléas et Mélisande, suite; Maurice Ravel(1875-1937) Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra e Menuet antique; Claude Debussy (1862-1918) Le martyre de Saint Sébastien, frammenti sinfonici. Si replica sabato 19 maggio alle 17,30.

Pelléas et Mélisande, suite. Gabriel Fauré scrisse queste musiche di scena nel 1898 per una rappresentazione in lingua inglese a Londra del Pelléas et Mélisande di Maurice Maeterlinck, che si distingue nettamente dall'omonima opera di Debussy. La composizione di Fauré è incentrata sul personaggio di Mélisande. Una suite sinfonica fu pubblicata nel 1900 ed eseguita per la prima volta nel 1901 che è così composta: Prélude - Quasi adagio; Fileuse - Andantino quasi allegretto; Chanson de Mélisande; Sicilienne - Allegretto molto moderato; La Mort de Mélisande - Molto adagio. Durata: 18'.

Concerto per pianoforte e orchestra in Sol maggiore. Ravel mise mano alla composizione del concerto nel 1929, all'indomani del suo viaggio negli Stati Uniti, compiuto nel 1928, e terminò la composizione due anni dopo. Per quanto la salute avesse cominciato a incrinarsi in questo periodo il compositore fu estremamente prolifico tanto dal comporre il celebre Bolero e il Concerto per pianoforte per mano sinistra. La prima esecuzione ebbe luogo il 14 gennaio 1932 presso la Salle Pleyel di Parigi. Solista al pianoforte fu la dedicataria, Marguerite Long, accompagnata dall'Orchestre Lamoureux diretta da Ravel. Dopo questa prima esecuzione il concerto riscosse tale successo da essere portato in giro per tutta l'Europa. Il concerto si divide in tre movimenti: Allegramente; Adagio assai; Presto.Durata: 22'.

Menuet antique. Si tratta di un pezzo per solo piano composto da Ravel. L'originale versione fu realizzata nel 1895 e orchestrata dal compositore ne1929, dedicandola a Emmanuel Chabrier, che aveva contributo all'affermazione del compositore. La prima avvenne il 18 aprile del 1898 con Ricardo Viñes al piano, un amico di vecchia data di Ravel a cui fu dedicata la composizione e che aveva eseguito altre prime del compositore. La versione per orchestra andò in scena invece l'11 gennaio 1930. La forma del minuetto riappare in qualche altra composizione successiva di Ravel come il movimento centrale della Sonatina e il quinto movimento de' Le Tombeau de Couperin. Durata: 7'

Le martyre de Saint Sébastien (Il martirio di San Sebastiano). E' un mistero del 1911, suddiviso in cinque atti più un prologo, composto da Claude Debussy su libretto di Gabriele d'Annunzio e dedicato a Maurice Barrés. Narra del martirio di San Sebastiano mescolando componenti sacre e profane. Il ruolo principale fu ricoperto da una donna, la ballerina Ida Rubinštejn, mentre le scenografie sono dovute a Léon Bakst. La prima rappresentazione ebbe comunque luogo il 22 maggio al Théâtre du Châtelet di Parigi, nonostante il divieto dell'Arcivescovo di Parigi che aveva censurato Le martyre de Saint-Sébastien prima ancora che fosse rappresentato. L'Arcivescovo, che forse aveva letto il testo di Gabriele D'Annnunzio o aveva assistito a una prova, ne aveva addirittura quasi proibito la rappresentazione, minacciando irrimediabili danni spirituali nei confronti degli autori. Lo spettacolo non fu un successo. E' diviso nei seguenti movimenti: La cour des Lys (La corte dei gigli);Danse extatique et Final du 1er acte (Danza estatica e Finale del primo atto); La Passion (La Passione). Le bon Pasteur (Il Buon Pastore).Durata: 25'.

Duncan Ward. Ha cominciato i suoi studi all'età di sette anni. E' stato allievo di Daniel Barenboim. Ha vinto nel 2005 il premio della BBC per i giovani compositori ed è stato tra i principali fautori della National Youth Orchestra of Great Britain

Lorraine Min, nata a Victoria e residente a Vancouver (Canada), ha studiato al Peabody Institute della John Hopkins University e si è poi laureata alla Juilliard School. Il New York Times l'ha apprezzata come "pianista dal suono cristallino".

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

Note biografiche

Duncan Ward, direttore

ward 2Il direttore inglese Duncan Ward sta emergendo come uno dei più interessanti talenti della sua generazione. Dal 2012 al 2014 è stato allievo di direzione d'orchestra presso la Berliner Philarmoniker Orchester Akademie, dove è stato ammesso grazie alla raccomandazione di Sir Simon Rattle. Nel 2015 è diventato direttore principale di Sinfonia Viva, una dei più dinamici e versatili ensembles orchestrali del Regno Unito, occupando anche il ruolo di direttore associato della National Youth Orchestra della Gran Bretagna.

Si è esibito con importanti orchestre europee quali: Vienna Radio Symphony Orchestra, Scottish Chamber Orchestra, Bayerischer Rundfunk, Swedish Radio Symphony Orchestra, MDR Leipzig, Ensemble Modern, Copenhagen Philharmonic, Ensemble Intercontemporain, Aalborg Symphony, Stavanger Symphony Orchestra, Orchestre Philharmonique du Luxembourg, Bamberger Symphoniker, Orchestre de Paris, al Festival di Lucerna con la Festival Academy Orchestra. Ha continuato a dirigere Sinfonia Viva ed è stato assistente di Sir Simon Rattle ne' Le Grand Macabre di Ligeti con la London Symphony Orchestra e i Berliner Philharmoniker.

 

 

Lorraine Min, pianoforte

minArtista Steinway e pianista acclamata dalla critica, ha stupito il pubblico a livello internazionale con la sua abilità poetica e il suo geniale virtuosismo. Si è esibita in Canada e negli Stati Uniti, in Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Svizzera, Australia, India e in Sud America.

Dinamica musicista da camera, si è esibita negli Stati Uniti al Ravinia e al Tanglewood Festival, in Europa, Asia, Australia, in particolare nei concerti dell'Amberley Mozart Day della Perth's Western Australia Symphony Orchestra.

È stata la pianista canadese di livello più alto a diciannove anni nelle competizioni Harveys Leeds e Busoni International nonché vincitrice del Concorso Van Cliburn.

Nata a Victoria e cresciuta a Vancouver, in Canada, ha studiato con una borsa di studio al Peabody Institute della John Hopkins University e ha conseguito la laurea triennale,Pi Kappa Lambda. Con generose borse di studio e numerose sovvenzioni dal Canada Council for the Arts, ha ottenuto i suoi master e dottorati dalla Juilliard School.

 

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Gabriel Fauré

(Parmiers, Ariège, 1845 – Parigi 1924)

Pelléas et Mélisande, suite per orchestra op. 80

Prélude (Quasi adagio)

Fileuse (Andantino, quasi allegretto)

Sicilienne (Allegretto molto moderato)

La mort de Mélisande (Molto adagio)

Durata: 18'

Ricavata dalle musiche di scena per una rappresentazione inglese del Pelléas et Mélisande del drammaturgo belga Maurice Maeterlinck, la suite, sottoposta a due successive rielaborazioni, è una delle pagine sinfoniche più importanti e famose di Fauré, nonostante le particolari circostanze che portarono alla sua composizione. Quando nel 1899 il Prince of Wales' Theatre di Londra decise di mettere in scena il Pelléas et Mélisande di Maeterlinck, già rappresentato, per la prima volta, a Parigi nel 1893 con notevole successo, inizialmente si era rivolto per la composizione delle musiche di scena a Debussy e non a Fauré. Era noto, infatti, che il compositore francese, presente alla prima rappresentazione e rimasto affascinato dal dramma dei due infelici amanti, si era assicurato l'esclusiva dello sfruttamento del testo di Maeterlinck per una sua opera musicale alla cui composizione si dedicò tanto lentamente da completarla soltanto nel 1902. Il teatro inglese chiese a Debussy di utilizzare come musiche di scena alcuni brani composti per l'opera, ma egli, consapevole della scarsa idoneità della sua musica a fare da commento ad una rappresentazione in prosa, oppose un netto rifiuto; il teatro inglese si vide allora costretto a rivolgersi a Gabriel Fauré che, recatosi nel mese d'aprile del 1898 nella capitale inglese, accettò l'incarico. In poco tempo Fauré compose le musiche di scena rendendo perfettamente l'atmosfera gravida di tensioni emotive del dramma di amore e morte di Maeterlinck la cui protagonista, Mélisande, dopo aver sposato Golaud, s'innamora del giovane Pelléas, fratellastro di quest'ultimo. La vicenda giunge al suo drammatico epilogo quando Golaud, oppresso dalla gelosia, alla fine uccide Pelléas, mentre Mélisande muore di parto.

Da queste musiche di scena pochi mesi dopo Fauré trasse una suite di tre brani che presentò il 3 febbraio 1901 ai Concerts Lamoureux in una versione interamente rielaborata per la parte relativa all'orchestrazione. Ai tre brani scelti: il Prélude, la Fileuse, intermezzo del secondo atto, e La mort di Mélisande, altro intermezzo, orchestrati originariamente dal suo allievo prediletto Charles Koechlin, fu data una nuova veste strumentale dallo stesso Fauré che nel 1909 aggiunse anche l'intermezzo del primo atto, la Sicilienne, per la quale fu mantenuta l'orchestrazione originale di Koechlin.

In ogni brano della suite la particolare azione scenica è caricata di valori simbolici grazie ad una scrittura evocativa di grande suggestione; nel Prélude la musica sembra evocare la foresta incantata e misteriosa nella quale Golaud incontra Mélisande, mentre nella Fileuse prevale una scrittura galante soprattutto nel movimento in terzine affidato agli archi. Flauto e arpa sono protagonisti della Sicilienne che si sviluppa nel cullante ritmo di 6/8, mentre una cellula ritmica di andamento funebre informa l'ultimo brano, La mort de Mélisande, dove ritorna anche l'atmosfera tetra e misteriosa evocata nel Prélude.


Maurice Ravel

(Ciboure, Bassi Pirenei, 1875 – Parigi 1937

Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra

Allegramente, Meno vivo, Al tempo

Adagio assai

Presto

Durata: 22'

Ultima importante opera di Ravel scritta prima della grave malattia cerebrale che lo avrebbe condotto alla morte, il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra fu composto per esigenze esecutive, come è dimostrato dal fatto che il primo progetto risale alla vigilia della tournée che il compositore stava per fare negli Stati Uniti nel 1927. In verità questo lavoro era stato commissionato da Serge Koussevitzky per il concerto celebrativo del cinquantesimo anniversario dell'Orchestra Sinfonica di Boston, ma esso andò piuttosto a rilento e s'intrecciò con la composizione del Concerto per la mano sinistra commissionatogli dal pianista viennese Paul Wittgenstein che, pur avendo perso il braccio destro durante la Prima Guerra Mondiale, aveva deciso di ritornare nelle sale da concerto esibendosi solo con la mano sinistra con la quale aveva raggiunto un alto livello di perfezione. La composizione del Concerto non fu dunque continua, essendo stata ripresa e abbandonata più volte, e fu completata solo dopo due anni di lavoro, come lo stesso Ravel ebbe modo di affermare in un'intervista rilasciata a Robert de Fragny:

"Il Concerto in sol maggiore occupò due anni di lavoro; sai che il tema di apertura mi venne su un treno tra Oxford e Londra. Ma l'idea iniziale è niente. Il lavoro di cesellatura iniziò allora".

Completato nel 1931, il Concerto in sol fu eseguito per la prima volta il 14 gennaio 1932 nella Sala Pleyel di Parigi con Ravel sul podio e al pianoforte Marguerite Long, grande e stimata interprete anche di Debussy e Fauré, alla quale questo lavoro fu dedicato, come la stessa pianista ricordò in seguito:

"Un giorno a cena in casa di Mme de Saint-Marceux, il cui salotto, secondo Colette, fu una roccaforte di artistica familiarità, Ravel mi disse direttamente: «Io sto componendo un concerto per te. Hai qualcosa in contrario se si conclude pianissimo e con dei trilli?». «Per nulla». Replicai, semplicemente troppo felice di realizzare il sogno di tutti i virtuosi".

Questo lavoro è stato definito dallo stesso compositore in un'intervista rilasciata al «Daily Telegraph»:

"Un concerto nel senso più esatto del termine, scritto nello spirito di quelli di Mozart o di Saint-Saëns. Io penso effettivamente che la musica di un concerto possa essere gaia e brillante, e che non sia necessario ch'esso abbia pretese di profondità o che miri ad effetti drammatici. Si è detto di alcuni grandi musicisti classici che i loro Concerti sono stati concepiti non per pianoforte, ma contro di esso; per conto mio, considero questo giudizio come perfettamente motivato. All'inizio pensavo di motivare la mia opera Divertissement, poi ho sentito che non ce n'era bisogno dato che il titolo Concerto è sufficientemente esplicito per quanto riguarda il carattere della musica che lo compone. Sotto certi aspetti il Concerto presenta una certa relazione con la mia Sonata per violino; presenta anche alcuni elementi chiesti in prestito dal jazz, ma con moderazione"

Dal punto di vista formale il Concerto è diviso in tre movimenti, dei quali il primo, Allegramente, presenta una grande libertà negli andamenti e uno sviluppo in cui il rapporto tra pianoforte e orchestra mostra i caratteri peculiari dello stile di Ravel, sempre finissimo orchestratore. Aperto da un colpo di frusta diventato celeberrimo, questo primo movimento si sviluppa in una sfrenata corsa interrotta da un'autentica pagina di poesia, una specie di serenata di grande incanto, e si conclude in una ricca fantasmagoria di colori e di ritmi.

Il secondo movimento, Adagio assai, è interamente strutturato su una lunga melodia affidata al pianoforte, composta, come ebbe modo di confessare lo stesso Ravel alla Long, a due misure alla volta servendosi come guida del Quintetto per clarinetto di Mozart. Il movimento è un Lied di nobilissima intensità lirica affidata inizialmente al pianoforte su un essenziale accompagnamento dell'orchestra.

Estremamente virtuosistico è l'ultimo movimento, Presto, che dal punto di vista formale è un Rondò strutturato su tre idee musicali diverse: una formula di Toccata pianistica che costituisce il materiale musicale del refrain dove appaiono anche elementi jazzistici nella parte orchestrale; una danza, su cui si basa il primo episodio, perfettamente divisa tra il pianoforte e l'orchestra, e, infine, una fanfara ironica che costituisce il secondo episodio. Particolarmente virtuosistica è la coda che si conclude con un ironico motto ritmico di quattro accordi già utilizzato da Ravel per inquadrare il refrain.


Menuet antique

Durata: 7'

Come molte altre composizioni orchestrali di Ravel, Menuet antique costituisce la rielaborazione orchestrale realizzata dallo stesso compositore di un suo precedente lavoro pianistico, composto, secondo quanto affermato da Alfred Cortot, nel mese di novembre del 1895 per un esame al Conservatorio. Dedicato a Ricardo Viñes, che lo eseguì per la prima volta nella Salle Erard il 18 aprile 1898, questo brano fu, infatti, orchestrato nel 1929, ben 35 anni dopo, e fu eseguito per la prima volta l'11 gennaio 1930 presso i Concerts Lamoureux a Parigi. Come affermato da Marcel Marnat, uno dei più importanti biografi di Ravel, Menuet antique è

"un omaggio a Chabrier [morto l'anno precedente] e al suo Menuet pompeux (pubblicato nel 1881) che spazzava via ferocemente i miasmi fin de siècle, serrava i motivi, incurvava le linee, distendeva l'armonia. La musica francese vi perdeva quella eloquenza ampollosa di cui si compiaceva e, a vent'anni, Ravel aderisce, anima e corpo, a queste energiche volontà di sgrassatura".

Nonostante qualche piccolo scrupolo sul carattere retrogrado del brano che indusse Ravel a sottoporre lo spartito al compositore Henry Ghys, l'opera si presenta nello stesso tempo classica, proprio per il riferimento a questa danza barocca, e moderna per le dissonanze e per il suo carattere vigoroso. Dalla struttura tripartita, il brano si apre con un tema di carattere pomposo e maestoso che informa la prima sezione; ad essa si contrappone quella centrale visionaria ed estremamente raffinata per quanto attiene all'orchestrazione, mentre il brano si conclude con la ripresa della sezione iniziale.

 

Claude Debussy

(Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918)

Le martyre de Saint-Sébastien, frammenti

La cour des Lys (La corte dei gigli)

Danse extatique et Final du 1er acte (Danza estatica e Finale del primo atto)

La Passion (La Passione)

Le bon Pasteur (Il Buon Pastore)

Durata: 25'

"Dal punto di vista artistico tali decreti non possono essere considerati. Ti assicuro che ho scritto la mia musica come se mi avessero chiesto di farlo per una chiesa. Il risultato è musica decorativa, se vuoi, un testo nobile, interpretato in suoni e ritmi; e nell'ultimo atto, quando il santo ascende al cielo, credo di aver espresso tutti i sentimenti suscitati in me dal pensiero dell'Ascensione. Sono riuscito? Questo non mi riguarda più. Non abbiamo la semplice fede degli altri giorni. La fede è espressa nella mia musica in modo ortodosso o no? Non posso dirlo. È la mia fede, la mia, che canta in tutta sincerità".

Così in un'intervista rilasciata il 18 maggio 1911 Debussy rispose alle polemiche suscitate dalle dichiarazioni dell'Arcivescovo di Parigi che aveva censurato Le martyre de Saint-Sébastien prima ancora che fosse rappresentato. L'Arcivescovo, che forse aveva letto il testo di Gabriele D'Annnunzio o aveva assistito a una prova, ne aveva addirittura quasi proibito la rappresentazione, minacciando irrimediabili danni spirituali nei confronti degli autori. La prima rappresentazione ebbe comunque luogo il 22 maggio al Théâtre du Châtelet di Parigi, ma non fu un successo. Eppure a Debussy la composizione di questo mistero era costata parecchia fatica, come si evince da una lettera indirizzata all'editore Durand nel mese di luglio del 1911 dove traspare una certa amarezza:

"A dir la verità, Le Martyre de Saint Sebastien mi ha stancato più che non avrei immaginato e il viaggio a Torino mi ha sfinito. Ecco in che modo paghiamo per le cose di questa vita. Usavamo dire: «Non sforzate il vostro ingegno», il che semplicemente significa «Non abbiate fretta»".

Composto in gran fretta e in un periodo in cui Debussy non godeva di ottima salute, il mistero era stato commissionato dalla grande ballerina Ida Rubinštejn che aveva intenzione di esibirsi nel ruolo del protagonista. Probabilmente proprio la rappresentazione sulla scena del Santo, la cui parte, peraltro, veniva affidata anche a una ballerina famosa, aveva suscitato la suddetta reazione dell'Arcivescovo. Dalle musiche del Martyre de Saint-Sébastien André Caplet, a cui Debussy aveva affidato l'orchestrazione della maggiore parte del lavoro, trasse una suite di quattro brani che fu eseguita per la prima volta nel mese di gennaio del 1914 a Praga sotto la direzione di Edgard Varése. La suite si apre con La cour des Lys (La corte dei gigli), il preludio del primo atto che è ambientato proprio nella Corte dei gigli dove Sebastiano, capitano degli arcieri dell'imperatore, invita i due gemelli cristiani, Marco e Marcelliano, legati alle colonne, a rinnegare quella fede cristiana, alla quale in realtà il futuro santo si è già segretamente convertito, per non subire la condanna a morte. Musicalmente il preludio si apre con accordi dei legni, il cui impasto timbrico richiama le sonorità dell'organo, e prosegue con uno splendido dialogo tra corno inglese e oboe su accordi dell'arpa. Il secondo brano, Danse extatique et Final du 1er acte (Danza estatica e Finale del primo atto) rappresenta la danza fatta da San Sebastiano sui carboni ardenti con la quale il Santo esalta la fede dei due gemelli, mentre il terzo La passion (La passione), che si apre con uno scuro tema del fagotto, ne descrive il martirio. Un bellissimo tema del corno inglese su un tremulo di viole, violoncelli e contrabbassi apre l'ultimo Le bon Pasteur (Il Buon Pastore), al cui interno è ripreso il tema armonico del preludio, leggermente rielaborato e questa volta affidato agli archi.

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