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Tra Čajkovskij, Chopin e Paganini all'Orto Botanico

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Giovedì 5 luglio, alle ore 21, all'Orto Botanico con l'Orchestra Sinfonica Siciliana il secondo dei concerti nel settecentesco giardino dell'Università degli Studi. Sul podio, Giulio Plotino. In programma musiche di Chopin/Britten, Paganini e Čajkovskij

Mercoledì 4 luglio 2018 - All'Orto Botanico, giovedì 5 luglio, alle ore 21,concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana nel settecentesco giardino dell'Università degli Studi di Palermo nel quadro del programma Orto Botanico Classica. L'Orchestra sarà diretta da Giulio Plotino che sarà impegnato anche nella veste di violino solista. Il programma: Fryderyk Chopin (1810-1849), Les Sylphides (orchestrazione Benjamin Britten); Niccolò Paganini (1782-1840), Concerto per violino e orchestra n. 1; Pëtr Il'ič Čajkovskij (1840-1893), Lo Schiaccianoci, suite dal balletto.

Giulio Plotino. Nato a Genova, ha iniziato lo studio del violino con Joseph Levin. Ottenuto il diploma nel conservatorio della sua città, si è successivamente laureato presso la Hogeschool voor de Kunsten di Utrecht nella classe di Philipp Hirschhorn. Si è inoltre perfezionato sotto la guida di Salvatore Accardo, Boris Belkin, Thomas Zeethmair ed i membri dei Quartetti: Italiano, Amadeus ed Alban Berg. Si è laureato al concorso internazionale "Premio Paganini" di Genova e ha vinto il concorso "Premio Città di Vittorio Veneto". Nel 2017 ha debuttato come direttore d'orchestra nel Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

Ha tenuto concerti presso il Lehamn Centre di New York, la Citè de la Musique ed il Musée d'Orsay di Parigi, lo Styriarte Festspiele di Graz, il Centro Cultural de Belém di Lisbona, il Melbourne Recital Centre, la Yon Siew Toh Hall di Singapore, Il Teatro Major di Bogotà, la Perth Concert Hall, il Teatro La Fenice di Venezia, l'Unione Musicale di Torino, l'Istituzione dei concerti La Sapienza di Roma, la GOG di Genova, la Società del Quartetto di Vicenza e gli Amici della Musica di Firenze, Padova, Perugia, Palermo etc....

La sua esecuzione del Concerto per violino di Benjamin Britten, sotto la direzione di Simone Young con la West Australian Symphony orchestra, è stata registrata da ABC Classic. Nel 2018 è stato protagonista della produzione discografica Dynamic dedicata a Paganini e i suoi strumenti, il violino la chitarra ed il violoncello appartenuti a Paganini in collaborazione con Clemens Hagen al violoncello e Matteo Mela alla chitarra. Per 15 anni ha collaborato come Primo Violino con orchestre quali London Philharmonic Orchestra, Teatro alla Scala di Milano, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Barcelona Symphony Orchestra West Australian Symphony Orchestra Ha fatto parte di giurie di concorsi internazionali quali: "Premio Paganini" e "Rodolfo Lipizer". Docente presso il Conservatorio N. Paganini di Genova, è stato Visiting Violin Professor presso la University of Western Australia e lo Yon Siew Toh Conservatory of Music di Singapore. Dal 2015 è Direttore Artistico del Campus Musicale Lunigiana.

Biglietto unico 5 euro. Biglietti al Botteghino del Politeama Garibaldi e all'Orto botanico un'ora prima del concerto. Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Giulio Plotino, direttore e violino

giulio-538Nato a Genova, ha iniziato lo studio del violino con Joseph Levin. Ottenuto il diploma nel conservatorio della sua città, si è successivamente laureato presso la Hogeschool voor de Kunsten di Utrecht nella classe di Philipp Hirschhorn. Si è inoltre perfezionato sotto la guida di Salvatore Accardo, Boris Belkin, Thomas Zeethmair ed i membri dei Quartetti: Italiano, Amadeus ed Alban Berg.

Si è laureato al concorso internazionale "Premio Paganini" di Genova e ha vinto il concorso "Premio Città di Vittorio Veneto".

L'incontro con Andrea Marcon e la Venice Baroque Orchestra, lo ha visto protagonista di un lungo tour americano su strumenti d'epoca, dove ha riscosso ampio successo di pubblico e critica. Sempre nell'ambito della musica antica, ha collaborato con Ottavio Dantone nell'esecuzione del V° Concerto Brandeburghese di J. S. Bach.

Nel 2017 ha debuttato come direttore d'orchestra nel Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini ed in un concerto sinfonico presso il Teatro Lirico di Sassari.

Ha tenuto concerti presso il Lehamn Centre di New York, la Citè de la Musique ed il Musée d'Orsay di Parigi, lo Styriarte Festspiele di Graz, il Centro Cultural de Belém di Lisbona, il Melbourne Recital Centre, la Yon Siew Toh Hall di Singapore, Il Teatro Major di Bogotà, la Perth Concert Hall, il Teatro La Fenice di Venezia, l'Unione Musicale di Torino, l'Istituzione dei concerti La Sapienza di Roma, la GOG di Genova, la Società del Quartetto di Vicenza e gli Amici della Musica di Firenze, Padova, Perugia, Palermo etc....

La sua esecuzione del Concerto per violino di Benjamin Britten, sotto la direzione di Simone Young con la West Australian Symphony orchestra, è stata registrata da ABC Classic.

Nel 2018 è stato protagonista della produzione discografca Dynamic dedicata a Paganini e i suoi strumenti, il violino la chitarra ed il violoncello appartenuti a Paganini in collaborazione con Clemens Hagen al violoncello e Matteo Mela alla chitarra.

Di prossima uscita per Brilliant Classic ha registrato i concerti di Tartini al violino barocco con L'Accademia della Rosa, orchestra su strumenti d'epoca da lui fondata.

Da sempre impegnato nel repertorio contemporaneo, ha collaborato con compositori quali: L. Berio, F. Vacchi, S. Sciarrino, S. Bussotti, G. Benjamin e molti altri. Ha inciso la "Sequenza VIII" di Luciano Berio in un disco Dynamic, dedicato a Berio e Maderna favorevolmente accolta dalla critica internazionale.

Per 15 anni ha collaborato come Primo Violino con orchestre quali London Philharmonic Orchestra, Teatro alla Scala di Milano, Gran Teatro La Fenice di Venezia, Barcelona Symphony Orchestra West Australian Symphony Orchestra etc...

Ha fatto parte di giurie di concorsi internazionali quali: "Premio Paganini" e "Rodolfo Lipizer".

Docente presso il Conservatorio N. Paganini di Genova, è stato Visiting Violin Professor presso la University of Western Australia e lo Yon Siew Toh Conservatory of Music di Singapore. Dal 2015 è Direttore Artistico del Campus Musicale Lunigiana.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Fryderyk Chopin

(Zelazowa Wola, Varsavia, 1810 – Parigi 1849)

Les Sylphides (orchestrazione di Benjamin Britten)

Durata: 21'

L'origine del balletto Les Sylphides risale all'inizio del secolo scorso in Russia, precisamente al 23 febbraio 1907 quando al teatro Marijnski di San Pietroburgo il celebre coreografo Micael Fokine presentò, con l'interpretazione di Anna Pavlova, di Anatolij Nikolaevič Obuchov e di se stesso, al pubblico russo un balletto dal titolo Chopiniana, una vera e propria suite che raccoglieva alcune composizioni per pianoforte di Chopin orchestrate da Alexander Glazunov e Maurice Keller e, in particolar modo, alcune danze, come le mazurche e i valzer, che furono eseguite dal corpo di ballo con costumi originari polacchi. I brani della produzione pianistica del compositore polacco scelti per la suite furono: il Preludio op. 28 n. 7 in la maggiore; il Notturno op. 32 n. 2 in la bemolle maggiore, affidato all'intero corpo di ballo; il Valzer op. 70 n. 1 in sol bemolle maggiore danzato soltanto dalla prima ballerina; la Mazurka op. 67 n. 3 in do maggiore, eseguita dal primo ballerino; la Mazurka op. 33, n. 3 in do maggiore; la Mazurka op. 67 n. 3; il Valzer op. 64 n. 2 in do diesis maggiore; il Grande Valzer Brillante op. 18 n. 1 in mi bemolle maggiore, brani che, per la loro struttura ritmica, erano particolarmente idonei ad essere danzati.

Il balletto, rielaborato in ballet blanc, fu portato al successo nell'Europa occidentale dalla compagnia Ballets Russes di Sergej Diaghilev che lo mise in scena, per la prima volta, a Parigi con il titolo Les Sylphides, Reverie Romantique in un Atto. Una delle modifiche più interessanti, apportata da Diaghilev, riguardò i costumi, in quanto a quelli originari polacchi, utilizzati nella rappresentazione russa, furono preferiti quelli in bianco e il classico tutù romantico in tulle noto in tutto il mondo.

Pur mancando lo sviluppo drammatico, lo spettacolo, nella versione parigina, si ispirò a La Sylphide del coreografo danese August Bourbonville rappresentata, per la prima volta, a Copenaghen il 28 novembre 1836, anche se il primo balletto con questo soggetto fu allestito dal coreografo italiano Filippo Taglioni il cui debutto era avvenuto all'Opèra di Parigi il 12 marzo 1832 con la superba interpretazione della figlia Marie. Quest'ultimo lavoro è stato considerato il manifesto della generazione romantica ed è questo il motivo per cui il sottotitolo della versione di Diaghilev fa esplicito riferimento ad un sogno romantico. Les Sylphides è il primo esempio di balletto concertante del XX secolo per l'assenza di una trama narrativa e per la sua particolare struttura. Questi brani di Chopin furono orchestrati, in seguito, da altri compositori tra cui Benjamin Britten, la cui versione è oggi in programma.

 

Niccolò Paganini

(Genova 1782 – Nizza 1840)

Concerto n. 1 in re maggiore per violino e orchestra op. 6

Allegro maestoso

Adagio espressivo

Rondò, Allegretto spiritoso

Durata: 28'

"Questo Paganini è un uomo strano. È l'enigma più inspiegabile che si sia offerto agli uomini che si sono riuniti per divertirsi. Non c'è nulla di umano nella sua persona. La sua lunga testa ossuta e ricoperta di capelli in disordine può appena contenere il fuoco prolungato di quel suo sguardo cupo che nessuno sguardo umano sarebbe in grado di sostenere. Non si sa, a vederlo così, se sia un risorto che cammina, tanto assomiglia al Lazzaro di Rembrandt libero dal suo lenzuolo. Le sue due braccia pendono a terra e solo a vedere queste sue mani ossute fasciate da questi tendini d'acciaio si può indovinare attraverso quali orribili lotte quest'uomo è giunto a dominare il suo violino, quell'anima in pena racchiusa tra quattro pezzi di legno. Da parte mia ho sempre paura di quest'uomo, sia che egli venga a salutare la platea con quel sorriso di marmo freddo e pesante, sia che egli rompa le tre corde del suo violino suonando un capriccio fantastico del quale non ha mai dato conto, sia infine che si abbandoni liberamente e fieramente proprio a quella ispirazione galvanica che ci trovava muti e trasportati".

In questo articolo, intitolato Paganini e Berlioz e pubblicato su «Le Journal des Débats» a firma di Jules Jamin il 24 dicembre 1838, è contenuta una delle descrizioni più comuni di Niccolò Paganini, grandissimo virtuoso del violino, ma al tempo stesso figura leggendaria che sembrava non avere nulla di umano e tale da incutere paura. A creare questa immagine misteriosa, quasi demoniaca dell'uomo aveva contribuito non solo la sua vita avventurosa, ma anche il suo abito da concerto nero dalla testa ai piedi. Come musicista Paganini fu una delle figure più importanti del panorama musicale europeo della prima metà dell'Ottocento; la sua arte fu apprezzata da eminenti colleghi come: Berlioz che lo definì un genio, un Titano fra i giganti; Schubert che paragonò il suo modo di suonare al canto degli angeli e, infine, Liszt, che, chiamato lui stesso dai contemporanei il Paganini del pianoforte, si espresse a proposito del virtuosismo del musicista italiano come di un miracolo che il regno dell'arte ha visto una sola volta.

Composto tra il 1815 e il 1816, ma pubblicato postumo nel 1851, il Primo concerto per violino e orchestra di Paganini si segnala per una difficoltà tecnica quasi proibitiva che ci permette, in un certo quale modo, di ascriverlo all'interno delle composizioni scritte nello stile Bidermeier, nome che, tratto da un personaggio immaginario uscito dalla penna Adolf Kussmaul e Ludwig Eichrodt, fu utilizzato per indicare un'epoca i cui limiti temporali sono rappresentati dal 1815, anno in cui si celebrò la fine degli ideali rivoluzionari, e dal 1830, anno che vide l'affermazione della società borghese. In musica con questo termine furono identificati tutti quei compositori che cercarono il successo tramite il virtuosismo. Il primo movimento, Allegro maestoso, presenta due temi contrastanti esposti dall'orchestra nell'introduzione, dei quali il primo ha l'andamento marziale tipico dei concerti di quest'epoca, mentre il secondo è caratterizzato da un accentuato lirismo di matrice operistica che, non a caso, costituisce una delle influenze più importanti nei concerti scritti nello stile Biedermeier. Di ascendenza operistica è anche il secondo movimento, Adagio espressivo, la cui struttura formale ricorda quella della scena ed aria, mentre il Rondò conclusivo, Allegretto spiritoso, presenta un carattere popolareggiante tipico di questo stile.

 

Pëtr Il'ič Čajkovskij

(Votkinsk, Urali, 1840 – Pietroburgo 1893)

Lo Schiaccianoci, suite dal balletto op. 71a

Ouverture miniatura (Allegro giusto)

Marcia (Tempo di marcia viva)

Danza della fata confetto (Andante non troppo)

Danza russa (Tempo di Trepak, molto vivace)

Danza araba (Allegretto)

Danza cinese (Allegro moderato)

Danza degli zufoli (Moderato assai)

Valzer dei fiori (Tempo di valse)

Durata: 22'

Ultimo dei tre balletti composti da Čajkovskij, Lo Schiaccianoci è uno dei più grandi e famosi lavori del genere, la cui fortuna, al pari di altre opere del compositore russo, si è accresciuta negli anni contro ogni previsione, soprattutto se si pensa al contrastato successo della prima rappresentazione. Composto fra il 1891 e il 1892, Lo Schiaccianoci fu rappresentato, per la prima volta, insieme all'opera Iolanta, al Teatro Marijnskij il 6 dicembre 1892 secondo il calendario giuliano, ma il suo debutto fu accolto in modo contrastante dalla critica, divisa tra chi lo censurò e chi, invece, lo esaltò paragonandolo all'opera Evgenij Onegin. Questo giudizio così contrastante non riguardò la musica del compositore russo, in quanto la Suite, tratta dal balletto ed eseguita qualche mese prima il 7 marzo a Pietroburgo, era stata così bene accolta dal pubblico da ottenere uno strepitoso successo.

Il giudizio negativo di una certa critica si può in parte spiegare se si considera che due anni prima non era stato molto diverso quello espresso sul suo secondo balletto, La bella addormentata, che, il giorno dopo la sua prima rappresentazione, avvenuta il 3 gennaio 1890 a Pietroburgo, era stato definito dallo zar, la cui accoglienza era stata, peraltro, affettata e tiepida, un lavoro davvero grazioso, mentre la stampa russa ne era rimasta addirittura scandalizzata in quanto Čajkovskij, compositore famoso e di grande livello, aveva scelto di cimentarsi in un genere, il balletto, solitamente curato da compositori mediocri e specializzati solo in tali lavori. D'altra parte la scelta di Ivan Vsevoložskij, direttore dei Teatri Imperiali, di commissionare a Čajkovskij la composizione di balletti, rispondeva al suo desiderio di elevare il livello qualitativo del balletto russo che, in quel periodo, si basava su mediocri partiture, curate da altrettanto mediocri compositori; Vsevoložskij, approfittando della presenza in Russia del famosissimo coreografo Marius Petipa, decise di affidare a grandi compositori il compito di mettere in musica i libretti di quest'ultimo. Così nacquero i capolavori di Glazunov e Čajkovskij.

Per quanto riguarda Lo Schiaccianoci fu lo stesso Vsevoložskij a suggerire il soggetto fiabesco e Čajkovskij, alquanto perplesso e poco propenso, all'inizio, ad accettare il lavoro, del quale, in seguito, la stessa critica avrebbe denunciato la scarsa logica e un numero non trascurabile di incongruenze, alla fine, si decise a comporre il nuovo balletto, come egli stesso rivelò in una lettera alla cantante Désirée Artôt, una sua vecchia fiamma che aveva pensato di sposare, essendo stati, nel frattempo, superati anche i contrasti intervenuti con Vsevoložskij a causa dell'eliminazione de La bella addormentata dal cartellone del teatro Marijnskij; Vsevoložskij, con la grande abilità diplomatica che gli era propria, riuscì a ricucire lo screzio e Čajkovskij si mise subito al lavoro nel febbraio del 1891. Il compositore sembrava ispirato e già il 6 febbraio aveva pronto il valzer dei fiocchi di neve e ne aveva abbozzato diverse parti, ma i suoi viaggi continui rallentarono la composizione dell'opera tanto che Čajkovskij, nell'aprile del 1892, era stato costretto a chiedere un rinvio per la rappresentazione del balletto dalla stagione 1891-1892 a quella successiva; egli, tuttavia, lavorando allo Schiaccianoci durante i suoi soggiorni di Rouen e Berlino, il 6 luglio riuscì a portare a termine la stesura dei primi abbozzi e a completare la strumentazione prima del mese di settembre 1892, quando iniziarono le prove. L'accoglienza piuttosto fredda, ricevuta dal balletto alla sua prima rappresentazione, fu dovuta probabilmente anche all'esecuzione non proprio eccellente diretta da Eduard Napravnik e alla modesta coreografia di Lev Ivanov, ingaggiato da Vsevoložskij per rimpiazzare Petipa, che era stato prodigo di consigli e di minuziosi suggerimenti a Čajkovskij. Dopo lo scarso successo il balletto fu lasciato nell'oblio per circa 25 anni e fu ripreso, prima, nel 1917 con la coreografia di Gorskij e, poi, nel 1929 con quella di Lopukhov; soltanto nel 1934 il già celebre balletto varcò i confini dell'Unione Sovietica non senza aver prima calcato le scene del prestigioso teatro di Pietroburgo (Leningrado) in una versione rimasta storica per la coreografia di Vassilij Vajnonen che, per l'occasione, fuse il ruolo di Klara con quello della Fata Dragée (Confetto). Proprio in quell'anno si ebbe la prima europea al Sadler's Well di Londra ad opera di Nicholas Sergeiev che riprese la coreografia di Ivanov e quattro anni dopo Lo Schiaccianoci fu rappresentato per la prima volta in Italia alla Scala di Milano con la coreografia di Margherita Froman. Ora Lo Schiaccianoci è uno dei balletti più rappresentati e diffusi nel mondo soprattutto nel periodo natalizio quando con la sua magia potenzia i caratteri tipici di questa grande festività del Cristianesimo per la gioia di grandi e piccini che, da allora, puntualmente ammaliati dall'atmosfera fiabesca così creata, si sentono trasportati in un mondo irreale di evasione e di sogno.

Il soggetto del balletto è tratto dall'adattamento teatrale di Alexandre Dumas del racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Lo schiaccianoci e il re dei topi, il cui protagonista è un singolare bambolotto, lo Schiaccianoci appunto. La scena si apre sulla sala del sindaco Silberhaus che, in occasione del Natale, organizza una festa in casa sua per i figli Klara e Fritz ai quali è concesso di ricevere i regali natalizi; nel frattempo giungono alcune persone vestite in maschera secondo la moda introdotta dalla Rivoluzione Francese e a mezzanotte si presenta Drosselmeyer, padrino di Klara, che, insieme ad altri regali, porta in dono uno strano bambolotto, lo Schiaccianoci, a cui Fritz rompe una ganascia. Klara, intenerita, cura amorosamente lo Schiaccianoci mettendolo nel letto della sua bambola preferita. Giunge per i bambini il momento di andare a letto e Klara è costretta, suo malgrado, a lasciare lo Schiaccianoci; quando tutti gli ospiti sono andati via, Klara ritorna per vedere lo stato di salute del suo giocattolo e, in questo momento, stanca, si addormenta su una sedia e inizia a sognare. La dimensione onirica sostituisce e modifica la realtà i cui elementi assumono proporzioni enormi, così, alla luce della luna, l'albero di Natale diventa gigantesco, i giocattoli si animano e una miriade di topi cerca di impadronirsi dello Schiaccianoci. Si scatena una lotta furibonda che vede contrapposti, da una parte, Klara e lo Schiaccianoci animatosi per magia, e, dall'altro, i topi contro i quali la bambina lancia le sue bambole. Alla fine della battaglia i soli sopravvissuti sono lo Schiaccianoci e il Re dei topi che è ucciso da una scarpetta lanciatagli dalla bambina. Il primo atto si conclude con la trasformazione, grazie ad una stupefacente quanto improvvisa magia, dello Schiaccianoci in un bel principe azzurro.

La prima scena del secondo atto del balletto, il più famoso, si apre in una grotta incantata nell'immaginario e dolce regno di Confituremburg dove Klara con il suo principe azzurro sono ospiti della Fata Dragée (Fata Confetto) e del principe Orzata. Qui iniziano i festeggiamenti organizzati e presieduti dalla Fata Confetto con danze di cui sono protagoniste le bambole di Klara. Alla fine Klara è svegliata dai genitori, mentre tutti gli invitati vanno via.

La Suite si compone di otto brani dei quali i primi due sono tratti dal primo atto e gli altri sei dal secondo. Il primo brano, Ouverture miniatura, è costituito da due temi dei quali il primo è una marcia, mentre il secondo rappresenta l'attesa dei bambini per l'inizio della festa. Lo squillo delle trombe e dei corni, supportati dai clarinetti, apre il secondo brano, Marcia, tratto sempre dal primo atto del balletto e, in particolar modo, dalla scena in cui fanno il proprio ingresso i bambini e Silberhaus. La gioia dei bambini è resa perfettamente dai violini che eseguono un motivo saltellante. Lo strumento protagonista del terzo brano, Danza della Fata Confetto, è la celesta inventato nel 1886 a Parigi da Victor Mustel, un abile costruttore di strumenti musicali conosciuto da Čajkovskij durante uno dei suoi soggiorni in Francia; il Nostro, affascinato dal suono del nuovo strumento, decise di farlo portare in Russia di nascosto per timore che i compositori Rimskij-Korsakov e Glazunov, suoi "avversari", potessero venirne a conoscenza. Alla celesta è affidato un tema luminoso su un delicatissimo accompagnamento degli archi in pizzicato. Diversa è l'atmosfera del quarto brano, Danza russa, caratterizzato da un ritmo vivace che conduce al prestissimo conclusivo e contrasta nettamente con la successiva Danza araba evocatrice di immagini notturne e sensuali sul tema affidato ai clarinetti e al corno inglese. La successiva Danza cinese si segnala per la raffinata strumentazione nella quale prevalgono i timbri del flauto, a cui è affidato un tema vivace, dei fagotti, che eseguono un accompagnamento staccato, e dei violini, che si alternano al flauto eseguendo un motivo in contrattempo. Protagonisti del brano successivo, la Danza degli zufoli, la cui strumentazione è altrettanto raffinata, sono tre flauti che, alla stregua di un'orchestrina di strumenti a fiato, eseguono il tema su un delicato accompagnamento degli archi. La Suite si conclude con il celeberrimo Valzer dei fiori che costituisce una delle pagine più note ed eseguite del balletto. Il famoso tema è diviso tra i corni, a cui è affidata la frase di proposta, e il clarinetto che intona una virtuosistica risposta.

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