Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)

La Sinfonica in piazza, dirige Bushkov

PDFStampaE-mail

bushkov2

Sabato 21 luglio, alle ore 21, l'Orchestra Sinfonica ritorna in piazza Politeama. Sul podio, Evgeny Bushkov, solisti: Luca Valenza, marimba e Stephen Vaglica, pianoforte. In programma musiche di Bizet, Gershwin e Minoru

Palermo, 20 luglio 2018 - Concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana sabato 21 luglio, alle ore 21, in piazza Ruggiero Settimo. A dirigere l'Orchestra il russo Evgeny Bushkov. Solisti: alla marimba Luca Valenza, al pianoforte, Stephen Vaglica.

In programma Marimba Spiritual di Miki Minoru, Arlesienne suite n. 1 e n.2 di Georges Bizet e Concerto in fa per pianoforte e orchestra di George Gershwin. Con Luca Valenza anche i percussionisti Alfonso Rizzo, Carlo Pisciotta, Vito Vultaggio.

Evgeny Bushkov. E' uno dei direttori russi più interessanti di oggi. Con un passato di violinista, è vincitore di quattro importanti concorsi internazionali di violino: Wieniawski (1986), Queen Elizabeth (1989), Čajkovskij (1990) e il primo Henryk Szeryng Foundation Award (1992). Dal 2009 è direttore artistico e direttore principale dell'orchestra bielorussa della camera di stato (precedentemente Minsk Chamber Ochestra).

Luca Valenza. E' stato vincitore di "Crescendo" nel 2017, il concorso indetto dall'Orchestra Sinfonica Siciliana per la ricerca dei giovani talenti.

Stephen Vaglica. Nativo di New York, è un pianista pluripremiato a livello internazionale con all'attivo diverse incisioni discografiche.

Biglietto unico 5 euro.

Biglietti al Botteghino del Politeama Garibaldi fino a un'ora prima del concerto. Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

www.orchestrasinfonicasiciliana.it [1], vivaticket.it [2], 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Evgeny Bushkov, direttore

evgeny bushkovUna delle bacchette più interessanti degli ultimi tempi, Evgeny Bushkov si è imposto all'attenzione del mondo musicale innanzitutto come incredibile violinista, vincitore di quattro tra i maggiori concorsi violinistici al mondo - Wieniawski (1986), Queen Elizabeth (1989), Tchaikovsky (1990), ed il primo Henryk Szeryng Foundation Award (1992). Evgeny Bushkov trasferisce con naturalezza tutta la straordinaria esperienza esecutiva e l'impeccabile gusto artistico nella sua direzione d'orchestra. Il debutto di Bushkov come direttore è avvenuto nel 1999 in Francia con la Festival Orchestra dell'International Festival di Luxeuil.

Dal 2002 al 2009, Evgeny Bushkov ha ricoperto l'incarico di Direttore della State Symphony Orchestra "Novaya Rossiya" (Yury Bashmet direttore artistico). Nel 2003 Bushkov ha fondato le "Educational Concert Series for children" che hanno incontrato un immediato successo sperimendando programmazioni uniche ed innovative, culminate nella direzione delle prime russe delle due opere per bambini di G. C. Menotti e D. Krivitsky.

Nel 2010 Evgeny Bushkov ha diretto la Novosibirsk Symphony Orchestra nella prima della Symphony No 1 di John Corigliano avvenuta in Russia; è stato in tour in Germania dirigendo la Chamber Orchestra of Kazakhstan in un concerto tenutosi al Berlin Philharmonic Hall; ha diretto la Symphony Orchestra "Metropolitana" a Lisbona; ha partecipato al Festival Pianistico Internazionale di Almaty dirigendo la State Symphony Orchestra of Kazakhstan (GASO) ed ha continuato a ricoprire il ruolo di direttore ufficiale del Concorso Pianistico "Vera Lothar-Schevchenko" di Novosibirsk. Per le celebrazioni del 65° anniversario del Giorno della Vittoria sul nazismo, Bushkov è stato invitato a dirigere "The Leningrad", la sinfonia di Schostakovich, a Milano con l'Orchestra Sinfonica di Milano "G.Verdi". L'Orquesta Sinfonica de Venezuela ha reinvitato il maestro in occasione dell'80° anniversario della sua fondazione.

Evgeny Bushkov è direttore artistico e direttore principale della Belorus State Academic Symphony Orchestra (la precedente Minsk Chamber Orchestra). Continua a presentare numerose prime mondiali e nazionali e a collaborare con solisti di fama internazionale. Dopo la loro recente collaborazione, il leggendario pianista Paul Badura-Skoda ha scritto: "Evgeny Bushkov è uno dei migliori direttori con cui ho suonato nell'ultimo decennio".

 

Luca Valenza, marimba

valenzabisNasce nel maggio 1994 a Roma, da una famiglia di artisti, e già dai primi anni muove i suoi passi verso la musica, avvicinandosi alla batteria, strumento del padre. Vive a Pantelleria, dove riceve una buona istruzione musicale grazie ad una scuola locale. Nel 2007 decide di iscriversi al conservatorio di musica di stato "A. Scontrino" di Trapani. Sotto la guida del M° Fulvia Ricevuto, riceve una formazione solistica in musica contemporanea su strumenti come la marimba e il vibrafono. Sarà poi sotto la guida del M° Andrea Muratore (da cui è seguito tutt'oggi) ad ampliare ed affinare il repertorio classico e sinfonico. Approfondisce la propria passione per la musica etnica ed in particolare afro cubana, è infatti alunno del noto percussionista Giovanni Imparato.

Percussionista presso la "Mediterranea Chamber Orchestra" (con cui esegue: "Concerto per pianoforte e Orchestra in La min. op. 16" di E. Grieg -con la partecipazione del pianista Ilya Rashkovskiy- diretto da Michael Erren; "Variazioni sul tema Rococò per violoncello e orchestra" -con la partecipazione della violoncellista Monika Leskovar- diretto da Peter Tilling;), percussionista presso l'orchestra de l'"Ente Luglio Musicale Trapanese" (eseguendo: "La Bohème" di G. Puccini –regia di Pietro Ballo-; "Il Trovatore" di G. Verdi; "Carmen" di G. Bizet; "Barbiere Di Siviglia" di G. Rossini; "Rigoletto" di G. Verdi; "Turandot" di G. Puccini), Percussionista (congas) dell'Ottoni Day con il M° Nunzio Ortolano, percussionista presso l'orchestra del conservatorio "A. Scontrino" di trapani, componente del trio di percussioni "PAT" (Percussive Art Trio) con cui si esibisce in numerose occasioni presso le città più importanti della sicilia, componente dell'ensemble "Atelier du piano et percussions" con cui vanta importanti esibizioni (tra cui Teatro Massimo: eseguendo "ouverture cubana" -Gershwin; "L'Apprenti Sortier" di Paul Dukas; "West Side Story" di Bernstein) e componente attivo dell'ensemble di percussioni del conservatorio stesso.

Esecutore, compositore, cantante, chitarrista, pianista e attore, vanta molte apparizioni nella scena rock trapanese. Dall'estate 2014 si esibisce in performances contemporaneo-psichedeliche a Pantelleria in collaborazione con l'artista Clara Greco, prende parte a numerose pièces teatrali e musical (è protagonista nel musical "Disney Time Again", co-protagonista ne "Il silenzio e lo sguardo" di E. De Martino, protagonista in "Aladdin –il musical" di cui è anche regista assieme al collega Vito Vultaggio ecc.).

E' percussionista ufficiale per Pantelleria alla fiera EXPO 2015 (milano)..

E' vincitore del primo premio alla III edizione del concorso "F. Braschi", primo premio XIX edizione del Concorso Nazionale "Benedetto Albanese", primo premio V edizione del Concorso Nazionale "Eliodoro Sollima", primo premio XVI edizione del Concorso Musicale Nazionale "Placido Mandanici", primo premio XIX edizione del Concorso Nazionale "Città Di Palermo".

Ha vinto il Concorso Crescendo 2017 organizzato dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. per la ricerca di giovani talenti della musica.


Stephen Vaglica, pianoforte

vaglica stephenPianista pluripremiato a livello internazionale con all'attivo diverse incisioni discografiche, Stephen Vaglica è nato a New York City. Trasferitosi in Italia si diploma con lode presso il Conservatorio di Palermo e prosegue il suo perfezionamento a Venezia sotto la guida del celebre Vincenzo Pertile che fu il più vicino allievo del leggendario Arturo Benedetti Michelangeli.

Stephen Vaglica ritorna quindi negli Stati Uniti dove intraprende una carriera solistica internazionale nelle più prestigiose sale da concerto del mondo. Il suo recente cd con musiche di Chopin ha vinto il prestigioso ed ambito riconoscimento di "album di musica classica dell'anno"dal National Detroit Music Awards.

Svolge un'intensissima attività concertistica e discografica in tutto il mondo.

Grande conoscitore del repertorio pianistico e musicista di raffinata cultura umanistica, espone con dovizia il suo pensiero musicale, interpretativo e tecnico sia in master class che in conferenze, nelle quali oltre alla profonda conoscenza tecnica, trasmette un grande concetto di nobiltà dell'artista, inteso come figura umana nella quale l'elemento etico è imprescindibile da quello artistico.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Minoru Miki

(Tokushima 1930 - Tokyo 2011)

Marimba Spiritual

Durata: 14'

Compositore giapponese, Minoru Miki fu autore di una vasta produzione con la quale cercò di valorizzare ensemble di strumenti musicali tradizionali giapponesi soprattutto dopo avere fondato nel 1964 la Nihon Ongaku Shūdan (Pro Musica Nipponia ensemble), per la quale scrisse la maggior parte dei suoi lavori. Dopo aver composto nel 1975 Shunkinsho, un'opera basata sull'omonimo romanzo di Jun'ichirō Tanizaki, Minoru Miki conseguì anche una certa fama internazionale culminata con la commissione da parte dell'English Music Theatre Compan dell'opera Ada, An Actor's Revenge che, scritta sul libretto inglese di James Falconer Kirkup, fu rappresentata al Londra nel 1979 poco prima che l'istituzione inglese fallisse nel 1980. Nel 1983, proprio mentre stava componendo la sua terza opera, Jorur, Miki ricevette la commissione di una nuova composizione per marimba da parte della famosa percussionista giapponese Keiko Abe per la quale aveva già composto Time for marimba (1968) e il Concerto per marimba e orchestra (1969). Composto in brevissimo tempo (dal giorno di Natale del 1983 al 13 gennaio 1984) ed eseguito per la prima volta il 18 marzo 1984 al Concertgebouw di Amsterdam con Keiko Abe in qualità di solista, questo lavoro, scritto per marimba e tre percussioni, si ispira al dramma che stavano vivendo in quell'anno le popolazioni africane, falcidiate da quella fame che il compositore aveva sofferto personalmente prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il brano è diviso in due sezioni delle quali la prima, lenta, è una forma di statico requiem per queste popolazioni, mentre la seconda, veloce, intende rappresentare la loro resurrezione.

 

Georges Bizet

(Parigi 1838 – Bougival 1875)

L'Arlésienne (L'Arlesiana), per orchestra, Suite n. 1

Prelude (Allego deciso. Tempo di Marcia-Andantino-Allegro molto)

Menuet (Allegro giocoso)

Adagietto

Carillon (Allegro moderato-Andantino-Tempo I)

Durata: 18'

Suite n. 2 (Ernest Guirard)

Pastorale (Andante sostenuto assai - Andantino - Tempo 1)

Intermezzo (Andante moderato ma con moto - Allegro moderato)

Menuet (Andantino quasi allegretto)

Farandole [Marcia del re]. Allegro deciso (Tempo di Marcia) - Allegro vivo e deciso

Durata: 19'

Nonostante il lieto evento della nascita del figlio Jacques, il 1872 non fu un anno particolarmente felice, dal punto di vista professionale, per Bizet la cui opera Djamileh, rappresentata per la prima volta all'Opéra-comique di Parigi il 22 maggio dello stesso anno, fu accolta piuttosto freddamente dal pubblico. La stessa sorte toccò anche alle musiche di scena composte per il dramma L'Arlésienne di Alphonse Daudet su commissione del direttore del teatro Vaudeville, Carvalho, che volle riprendere un vecchio genere teatrale, il mélodrame, consistente in una dramma accompagnato e commentato da musiche di scena. Bizet, entusiasta di tale commissione, si mise subito al lavoro portando a termine in meno di sei settimane questa composizione originariamente costituita da 27 numeri per voce, coro e piccola orchestra, ridotta, quest'ultima, per ragioni economiche, a 26 elementi. Questa limitazione rappresentò uno stimolo piuttosto che un ostacolo per Bizet il quale, intuendo anche le possibilità timbriche di strumenti fino a quel momento poco usati, come il sassofono, scrisse un autentico capolavoro in cui espresse perfettamente la forza drammatica del soggetto penetrando, nel contempo, nella psiche dei personaggi. Il compositore fu, infatti, particolarmente ispirato dal dramma di Daudet, il cui soggetto si riferiva a un fatto realmente accaduto: l'amore infelice di un parente del poeta provenzale Mistral per una giovane di Arles e il conseguente tragico suicidio. Nonostante l'impegno e l'entusiasmo di Bizet nel comporre queste musiche, la prima rappresentazione al Théâtre de Vaudeville di Parigi il primo ottobre 1872 si rivelò un insuccesso e l'opera, dopo ventuno repliche a sala praticamente vuota, finì per essere ignorata. Nemmeno i critici furono particolarmente favorevoli e uno di loro, Gustav Bertrand, dalle colonne dell'autorevole giornale «Ménestrel» stroncò l'opera con eccessiva durezza. L'unica voce fuori dal coro fu quella del compositore e critico musicale Ernest Reyer che scrisse:

"Andate ad ascoltare L'Arlésienne, giovani musicisti che sinora avete dato molto da sperare ai vostri professori, e forse vi sentirete incoraggiati e diventerete più assidui nei vostri studi quando avrete visto a che grado di valentia sia giunto uno che, soltanto pochi anni fa, sedeva come voi sui banchi di scuola".

Bizet, convinto della qualità della composizione, realizzò poco dopo una suite sinfonica che venne eseguita il 10 novembre dell'anno seguente a Parigi, mentre la seconda suite fu realizzata da Ernest Guiraud quattro anni dopo la morte del compositore.

Il primo movimento, Prelude, tratto senza alcune variazioni dalle musiche di scena, è caratterizzato da un ritmo marziale, mentre il secondo brano, Menuet, che nella partitura originale era indicato con il titolo di Intermezzo, è un delicato minuetto. Un'atmosfera lirica e sognante informa l'Adagietto, mentre in Carillon il suono delle campane è reso grazie ad una raffinatissima orchestrazione.

La Suite n. 2 è costituita da quattro movimenti, dei quali il primo, Pastorale, si impone per la raffinata ricerca timbrica con la sezione degli strumenti a fiato che apre la partitura. Anche nel secondo movimento, Intermezzo, che si caratterizza per l'utilizzo di melodie piuttosto gravi, una grande importanza è rivestita dagli strumenti a fiato, mentre il terzo, Menuet, è una pagina estremamente semplice tratta da un'altra opera di Bizet del 1867, La bella fanciulla di Perth, con il sassofono che sostituisce la parte vocale dell'originale. Estremamente vivace è la Farandole conclusiva, una danza provenzale nella quale riappare il tema popolare del Preludio della prima suite.

 

George Gershwin

(Brooklyn, New York, 1898 – Beverly Hills, California, 1937)

Concerto in fa per pianoforte e orchestra

Allegro

Adagio, Andante con moto

Allegro agitato

Durata: 32'

Nato sull'onda del grande successo ottenuto da Gershwin con la storica esecuzione, il 12 febbraio 1924 all'Aeolian Hall di New York, della Rhapsody in blue, il Concerto in fa per pianoforte e orchestra, una delle sue opere più famose e maggiormente eseguite dalle principali orchestre di tutto il mondo, ha contribuito notevolmente alla fama di sinfonista del jazz meritata dal compositore americano. Tra i musicisti favorevolmente impressionati dalla Rhapsody in blue c'era anche il direttore d'orchestra di origine tedesca, Walter Damrosch che in quel periodo era alla guida della New York Symphony Orchestra; fu proprio lui a contattare il compositore americano per un nuovo capolavoro sinfonico da eseguire nella prestigiosa Carnegie Hall, massimo tempio musicale della città. Per questa nuova commissione Gershwin, dopo aver firmato un contratto che prevedeva la sua apparizione nelle vesti di solista per ben sette volte, decise di impegnarsi nella composizione di un concerto per strumento solista e orchestra, cioè di un pezzo di musica assoluta tipico della tradizione colta occidentale il quale non presenta alcun legame con un programma extramusicale. Con la composizione di un lavoro di musica assoluta Gershwin, che non amava particolarmente i vincoli formali, mostrò non solo di accettare un'autentica sfida, ma volle confermare anche le sue qualità di compositore "serio", già dimostrate con la Rhapsody in blue, come egli stesso ebbe modo di ricordare qualche anno dopo:

"Molta gente pensava che la Rhapsody rappresentasse solo un episodio fortunato. Bene, io decisi di far vedere loro di quanto fossi capace. Raccolsi tutte le mie forze per creare un pezzo di musica assoluta. La Rhapsody, come il titolo implicava, era un'impressione basata sul Blues. Il Concerto avrebbe dovuto essere esente da relazioni con un programma. È esattamente in questa prospettiva che lo scrissi. Ho imparato molte cose da quell'esperienza, particolarmente per ciò che concerne il lavoro di combinazione strumentale".

La composizione del concerto non fu, tuttavia, particolarmente rapida; dopo la firma del contratto Gershwin fu costretto a partire per Londra per seguire da vicino la produzione del suo ultimo musical, Tell me more, che riscosse un enorme successo. Nella capitale inglese incominciò a stendere i primi abbozzi di questo concerto che egli chiamava New York Concerto, al quale lavorò in modo più assiduo al suo rientro negli Stati Uniti all'inizio del mese di giugno del 1925; non avendo trovato, nel suo appartamento di Manhattan, la pace necessaria per concentrarsi nel lavoro di composizione, chiese aiuto al suo amico Ernest Hutcheson, pianista australiano, che, all'epoca, teneva dei corsi di perfezionamento al Chautauqua Institute nello stato di New York. Hutcheson ospitò qui Gershwin, ingiungendo ai suoi studenti di non andare a disturbare il compositore prima delle quattro del pomeriggio, ma allo scoccare della fatidica ora una folla di giovani si riversava nel suo studio per sentirlo cantare e suonare le sue canzoni. In quella cittadina riuscì a completare nella versione pianistica i tre movimenti del concerto di cui curò l'orchestrazione quando rientrò a New York, dove, sempre alla disperata ricerca di serenità, decise di stabilirsi in un appartamento del Whitehall Hotel. Il Concerto, la cui travagliata stesura fu ultimata il 10 novembre 1925, fu eseguito il 3 dicembre dello stesso anno, sotto la direzione di Damrosch e con Gershwin in qualità di solista, con un notevole successo di pubblico al quale non corrispose, per la verità, quello della critica che non fu unanime nella lode. Se, infatti, Samuel Chotzinoff, l'autorevole critico del «New York World», si mostrò entusiasta di questa partitura, affermando:

"Gershwin è il solo che ci esprime autenticamente. Rappresenta il presente, con tutta la sua audacia",

molto più tiepido fu il giudizio di Djagilev, il celebre impresario dei Ballets Russes, che stroncò il Concerto in modo lapidario rilevando che in esso c'era Del buon jazz, ma del cattivo Liszt.

Il primo movimento, Allegro, si apre con un'introduzione di carattere percussivo che lascia il posto ad un cantabile tema affidato al pianoforte al quale si contrappone il secondo, una forma di valzer. Molto suggestivo è il grandioso finale del movimento nel quale ritorna il primo tema.

Un suggestivo tema di blues caratterizza il secondo movimento, che si apre con un'elegante melodia affidata alla tromba accompagnata da un trio di clarinetti, mentre il terzo movimento, Allegro agitato, è formalmente un rondò di carattere martellante nel quale si possono individuare diversi riferimenti al ragtime.

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra privacy policy cliccando qui.

Accetto i cookies da questo sito.