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Le sinfonie di Beethoven all’Orto Botanico. Dirige Luigi Piovano

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Prosegue il Progetto Beethoven all'Orto Botanico. Sabato 15 settembre alle ore 21 l'Orchestra Sinfonica Siciliana ritorna a esibirsi al completo in occasione del Progetto Beethoven, ovvero tutte le sinfonie del compositore tedesco ad eccezione della nona. Luigi Piovano sul podio, in programma le sinfonie n. 5 e n. 8.

Palermo, 13 settembre 2018 - Secondo appuntamento del "Progetto Beethoven" all'Orto Botanico di Palermo. Sabato 15 settembre alle ore 21, dopo la riapertura al traffico per la visita del Pontefice, l'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta da Luigi Piovano. In programma la Sinfonia n.5 in do minore op. 67 e la Sinfonia n.8 in fa maggiore op.93.

Luigi Piovano. Primo violoncello solista dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di S. Cecilia, Piovano si è diplomato in violoncello a 17 anni sotto la guida di Radu Aldulescu. Premiato in diversi concorsi internazionali, è stato borsista della "International Menuhin Music Academy" di Gstaad e membro della "Camerata Lysy" e si è esibito, anche come solista, sotto la direzione di Yehudi Menuhin. Per diversi anni ha fatto parte del Quartetto Michelangelo ed è stato primo violoncello del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini. Nel 1999 è stato scelto da Maurizio Pollini per partecipare al "Progetto Pollini" al Festival di Salisburgo, ripreso alla Carnegie Hall di New York, a Tokyo e a Roma. Dal 2000 è regolarmente ospite del Festival di Newport (USA). Dal 2002 si dedica sempre più alla direzione. Nel 2012 è stato nominato direttore musicale dell'Orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto, Dal 2013 è direttore musicale di Roma Tre Orchestra. Fra i suoi impegni più recenti come direttore, il debutto con la New Japan Philharmonic Orchestra.

Biglietto: 10 euro al botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima del concerto all'Orto Botanico

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – Tel. 0916072532/3.

www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

Note biografiche

Luigi Piovano, direttore

luigi piovano 1Primo violoncello solista dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di S. Cecilia, Luigi Piovano si è diplomato in violoncello a 17 anni col massimo dei voti e la lode sotto la guida di Radu Aldulescu, con cui in seguito si è diplomato in violoncello e musica da camera anche al Conservatorio Europeo di Parigi. Premiato in diversi concorsi internazionali, è stato borsista della "International Menuhin Music Academy" di Gstaad e membro della "Camerata Lysy" e si è esibito, anche come solista, sotto la direzione di Yehudi Menuhin.

Per diversi anni ha fatto parte del Quartetto Michelangelo ed è stato primo violoncello del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini. Nel 1999 è stato scelto da Maurizio Pollini per partecipare al "Progetto Pollini" al Festival di Salisburgo, ripreso alla Carnegie Hall di New York, a Tokyo e a Roma. Dal 2000 è regolarmente ospite del Festival di Newport (USA).

Ha tenuto concerti di musica da camera con Wolfgang Sawallisch, Myung-Whun Chung, Alexander Lonquich, Dmitry Sitkovetsky, Leonidas Kavakos, Veronika Eberle, Katia e Marielle Labeque, Nikolay Lugansky, Malcolm Bilson. Dal 2007 suona regolarmente in duo con Sir Antonio Pappano e dal 2009 fa parte del trio "Latitude 41".

Ha suonato come solista con prestigiose orchestre – Tokyo Philharmonic, New Japan Philharmonic, Accademia di Santa Cecilia – sotto la direzione di direttori come Chung, Pletnev, Boreyko, Menuhin, Bellugi, Renzetti, Payare.

Fra gli impegni più recenti, concerti in duo con Sir Antonio Pappano, la prima assoluta del Concerto per violoncello di Péter Zombola con la Danubia Symphony Orchestra a Budapest, i debutti con la Seoul Philharmonic Orchestra diretta da Myung-Whun Chung e con la Orchestre Symphonique de Montréal diretta da Kent Nagano con il Doppio Concerto di Brahms insieme a Veronika Eberle.

Fra i suoi prossimi impegni, il Concerto di Isang Yun con la Japan Philharmonic Orchestra, il Concerto di Dvořák con la Kyoto Symphony Orchestra diretta da Gianluigi Gelmetti e quello di Saint-Saëns con la Hyogo PAC Orchestra diretta da Jesus Lopez Cobos.

Fra i suoi dischi più recenti, le Sei Suites di Bach (2010) per la Eloquentia che nel 2011 ha pubblicato l'integrale per violoncello di Saint-Saëns e un CD di musiche di Schubert con Latitude 41. Nel 2012 la Nimbus ha pubblicato le Variazioni Goldberg di Bach registrate in trio con Dmitry Sitkovetsky e Yuri Zhislin. Nel 2015 Eloquentia ha pubblicato un nuovo CD di Latitude 41 con i due Trii di Saint-Saëns.

Suona un Alessandro Gagliano del 1710 e un violoncello a cinque corde William Forster III del 1795.

Dal 2002 si dedica sempre più alla direzione. Ha registrato per la Naxos tre Concerti per pianoforte di Paisiello (solista Francesco Nicolosi) e per la Eloquentia le Quattro Stagioni di Vivaldi (solista Grazia Raimondi) e il Concerto per violino di Britten (solista Livia Sohn), e ha collaborato con solisti come Luis Bacalov, Gemma Bertagnolli, Stefano Bollani, Enrico Bronzi, Pietro De Maria, Benedetto Lupo, Sara Mingardo, Dmitry Sitkovetsky, Valeriy Sokolov, François-Joël Thiollier. Nel 2012 Eloquentia ha pubblicato un CD in cui dirige i Kindertotenlieder e i Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler con Sara Mingardo e Musici Aurei, premiato in Francia come miglior CD di Lieder dell'anno.

Dal 2008 al 2016 è stato direttore artistico dell'Estate Musicale Frentana di Lanciano.

Nel 2012 è stato nominato direttore musicale dell'Orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto, incarico recentemente rinnovato fino a tutto il 2019. Dal 2013 è direttore musicale di Roma Tre Orchestra. Con l'Orchestra della Magna Grecia ha diretto importanti pagine del grande repertorio sinfonico fra i quali l'integrale delle Sinfonie e dei Concerti di Brahms, la Quarta, Quinta e Sesta Sinfonia e i Concerti di Čajkovskij, la Sinfonia in re di Franck, Shéhérazade di Rimskij-Korsakov, i due Concerti per pianoforte di Ravel.

Dopo il grande successo ottenuto nel 2013 dirigendo gli Archi dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia in un concerto di musiche di Schubert a Roma e la registrazione del medesimo programma per un CD pubblicato da Eloquentia, Piovano ha avviato una collaborazione stabile alla testa degli Archi di Santa Cecilia. Insieme hanno riscosso entusiastici consensi in diverse sedi italiane, tra le quali il Ravello Festival, L'Aquila, Napoli, il Festival Pontino, Reggio Emilia, Piacenza e a Roma in Sala Santa Cecilia prima con le due Serenate di Dvořák e Čaikovskij, registrate per Eloquentia, e poi con un programma dedicato a Rota, Morricone e Piovani, registrato anch'esso per un CD Arcana uscito a ottobre 2017.

Fra i suoi impegni più recenti come direttore, concerti con molte orchestre italiane (Orchestra Sinfonica Abruzzese, Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, Orchestra del Teatro Bellini di Catania, Camerata Strumentale Città di Prato, Orchestra del Festival di Bergamo e Brescia...) e, all'estero, il debutto con la New Japan Philharmonic Orchestra. Fra gli impegni della stagione 2017/2018 i debutti con l'Orchestra da Camera dell'Accademia di Santa Cecilia (per un concerto seguito da un CD) e con l'Orchestra di Padova e del Veneto e il suo quarto CD con gli Archi di Santa Cecilia.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Ludwig van Beethoven

(Bonn 1770 – Vienna 1827)

Sinfonia n. 5 in do minore op. 67

Allegro con brio

Andante con moto

Allegro

Allegro, sempre più allegro, Presto

Durata: 29'

Composta tra il 1804 e il 1807, anche se fu completata nel 1808, la Quinta sinfonia, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky, fu eseguita per la prima volta sotto la direzione di Beethoven, insieme alla Sesta e ad altri lavori in un lunghissimo concerto tenuto al Theater an der Wien a Vienna il 22 dicembre 1808. L'accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per la lunga durata dell'Accademia che comprendeva oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito è significativo quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto:

"Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l'annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell'organizzarlo. [...] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. [...] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana [...] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà [...]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus [...]. Ma al concerto mancava ancora il "gran finale": la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto".

La straordinaria novità di questa Sinfonia non sfuggì, però, alla critica romantica e, in particolar modo, ad Ernst Theodor Amadeus Hoffmann che, nel suo saggio, La Quinta sinfonia di Beethoven, pubblicato sulla rivista Allgemeine Musikalische Zeitung nel 1810, la definì una composizione meravigliosa.

Il primo movimento, Allegro con brio, si apre con il celeberrimo tema di quattro note, a proposito del quale lo stesso Beethoven ebbe modo di dire a Schubert: Ecco il destino che batte alla porta. Tutto il materiale tematico del primo movimento è originato da questo primo tema sul quale Hoffmann, nel succitato saggio, così si espresse:

"Nulla può essere più semplice della frase principale del primo allegro, consistente di due sole battute, che dapprima nell'unisono non dà all'uditore nemmeno un tono determinato.".

Questo tema costituisce il principio unitario su cui si fonda l'intera sinfonia, in quanto appare mascherato in alcuni passi del secondo movimento, Andante con moto, formalmente un tema e variazioni interrotte, quest'ultime, da fanfare degli ottoni, e ritorna nello Scherzo (Allegro) in tutta la sua forza, quando, affidato ai corni, dà origine ad una nuova idea tematica che alla fine del movimento introduce il quarto direttamente legato al precedente da una fase di transizione. Quest'ultimo movimento, Allegro, sempre più allegro, Presto, nell'incalzare del ritmo, costituisce una vera e propria apoteosi resa da una costruzione grandiosa di grande effetto.

 

Sinfonia n. 8 in fa maggiore op. 93

Allegro vivace e con brio

Allegretto scherzando

Tempo di Minuetto

Allegro vivace

Durata: 26'

Unica tra le nove sinfonie di Beethoven a non avere una dedica, l'Ottava nacque in un periodo particolarmente intenso della vita del compositore, dal momento che, pur essendo stata iniziata insieme alla Settima nel 1811, fu completata tra il giugno e l'ottobre del 1812. In questo periodo Beethoven si trovava in Boemia dove era andato su consiglio del medico per guarire da disturbi all'apparato digerente. A Praga, dove giunse il 2 luglio, aveva molto probabilmente appuntamento con Josephine Brunswick alla quale, secondo una tesi piuttosto plausibile anche se più volte messa in discussione, avrebbe scritto tra il 6 e il 7 luglio, mentre si trovava Teplitz, la famosa lettera piena di passione, All'amata immortale, mai spedita e ritrovata soltanto dopo la sua morte insieme al Testamento spirituale di Heilingestadt. A Teplitz poche settimane dopo, grazie all'interessamento di Bettina Brentano, Beethoven ebbe la possibilità di conoscere e frequentare per tre giorni, dal 19 al 21 luglio, Wolfgang Goethe suscitando nell'ormai sessantenne scrittore tedesco una certa impressione testimoniata in una lettera indirizzata alla moglie nella quale si legge:

"Ho imparato a conoscere Beethoven. Il suo talento mi ha sconvolto; sfortunatamente, però, egli è una personalità del tutto senza freni. Senza dubbio, non ha torto di trovare il mondo detestabile; però, così facendo, non lo rende affatto migliore né per sé né per gli altri. È veramente da scusare e molto da compiangere, poiché il suo udito lo abbandona, e questo è un fatto che danneggia forse meno la parte musicale del suo essere che quella sociale".

Durante quell'intensa estate Beethoven, dopo aver soggiornato per breve tempo a Karlsbad, si stabilì a Franzesbad, presso le cui terme cercò di curare la sua malferma salute; durante questo soggiorno probabilmente allietato dall'amore di Josephine Brunswick che certo aveva avuto l'opportunità di incontrare più volte durante questo periodo, egli lavorò alla sua Ottava sinfonia. Secondo un'ipotesi suggestiva avanzata da Tellenbach ma non suffragata da prove, la sinfonia sarebbe stata segretamente dedicata proprio alla donna il cui nome non poteva essere rivelato essendo sposata. Tellenbach aveva creduto di individuare questa fantomatica dedica nel carattere boemo di alcune melodie della sinfonia che ricorderebbero la regione d'origine della Brunswick. Ad ottobre Beethoven, richiamato da problemi familiari, si recò a Linz e qui completò la sinfonia che fu eseguita con successo per la prima volta sotto la direzione dell'autore il 27 febbraio 1814 in un concerto il cui programma prevedeva la ripresa della Settima. L'Ottava fu concepita, quindi, in un periodo intenso ma felice per il compositore che espresse nella musica uno straordinario desiderio di evasione, lontano dalle tensioni dei precedenti lavori sinfonici. Manca, infatti, un tempo lento nel quale Beethoven generalmente dava sfogo al suo mondo spirituale, mentre la scelta di reintegrare il Minuetto al posto dello Scherzo e alcune suggestioni haydniane e mozartiane, più volte interpretate dalla critica come un'involuzione del suo stile, in realtà denunciano la voglia del compositore di giocare con le forme in un'ulteriore affermazione di vitalità e di forza.

Vitale e luminoso è il primo movimento, Allegretto vivace e con brio, in forma-sonata, che si apre con un tema cordiale e accattivante al quale si contrappone un secondo tema estremamente marcato dal punto di vista ritmico.

Il secondo movimento, Allegretto scherzando, oltre a richiamare alcune movenze dei Finali haydniani, è un'elegante burla che ha per oggetto l'ambiente musicale vicino al compositore e in particolar modo Johann Nepomuk Mälzel, inventore del metronomo, per il quale Beethoven avrebbe scritto, secondo quanto affermato da Schindler, nella primavera del 1812 un canone a 4 voci Ta, ta, ta, caro Mälzel, addio, vessillo del tempo, grande metronomo. Beethoven avrebbe poi trasferito questo tema nella sinfonia, ma la notizia, riportata da Schindler, è poco attendibile in quanto il nome del metronomo fu utilizzato per la prima volta soltanto nel 1816 e, quindi, il canone non sarebbe stato scritto nel 1812.

Il terzo movimento è un elegante Minuetto, che, secondo Tellenbach, corrisponderebbe a un preciso omaggio a Josephine Brunswick, in quanto riporta lo stesso titolo del terzo movimento della Sonata op. 31 n. 3, composta nel 1802 e, come l'Ottava sinfonia, senza dedica, ma inviata in dono alla donna. Questo Minuetto è una pagina seria e compassata che nel Trio si stempera in un'atmosfera nostalgica di rimpianto e ironia.

Richiami ad Haydn sono presenti nel Finale, Allegro vivace, dove, come è stato notato da Vincent D'Indy, appare un tema ungherese che, sempre a giudizio di Tellenbach, costituirebbe un ennesimo omaggio alla Brunswick. Tutto il movimento è pervaso da un sentimento di allegria che, oltre a riallacciarsi ai Finali delle sinfonie di Haydn e di Mozart, anticipa il carattere solare e burlesco di certe pagine rossiniane.

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