Il Jazz di Blake a Palazzo Riso, la Sinfonica all’Orto Botanico

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Un giovedì intenso con due appuntamenti per due pubblici diversi: all'Orto Botanico consueto appuntamento con la classica ed Andrea Elia Corazza alla guida dell'Orchestra Sinfonica Siciliana. In programma musiche di Hummel, Mendelssohn e Respighi. A Palazzo Riso Jazz approda il sassofonista londinese Seamus Blake con la sezione Ottoni dell'Orchestra Sinfonica Siciliana e il trio di Mauro Schiavone, Alessandro Presti e Orazio Maugeri.

Palermo, 11 giugno 2018 - Terzo appuntamento per Palazzo Riso Jazz. Giovedì 12 luglio alle 21 è di scena il Seamus Blake Trio con la Big Band (Ottoni) diretta da Seamus Blake e la sezione Ottoni dell'Orchestra Sinfonica Siciliana.

Seamus Blake (Londra, 1970), all'apice di una carriera che lo ha visto collaborare con i più importanti musicisti di jazz degli ultimi 30 anni e imporsi come un faro del sassofonismo moderno, presenta le sue composizioni, alcune delle quali inedite, in forma di big band. Per l'occasione Blake ha interessato alcuni dei più importanti musicisti siciliani quali, tra gli altri, il trio di Mauro Schiavone, Alessandro Presti e Orazio Maugeri. Ingresso 15 euro, comprensivo di wine and street food.

Sempre alle 21, Giovedì 12 luglio, ma all'Orto Botanico, concerto dell'Orchestra Sinfonica Siciliana con Salvatore Magazzù tromba solista. L'Orchestra sarà diretta da Elia Andrea Corazza. In programma: Ottorino Respighi (1879-1936), Antiche danze e arie per liuto, prima suite per orchestra d'archi; Johann Nepomuk Hummel (1778-1837) Concerto in mi maggiore per tromba e orchestra; Felix Mendelssohn-Bartholdy (1809-1847), Sinfonia n. 4 in la maggiore op.90 (Italiana). Il concerto sarà replicato sabato 14 luglio alle ore 21 al Palazzo d'Aumale di Terrasini e domenica 15 luglio alle ore 21 in Piazza Ciullo di Alcamo. Costo biglietti Orto Botanico e Palazzo d'Aumale di Terrasini: 5 euro.

Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ,

www.orchestrasinfonicasiciliana.it, 091 6072532/3

L'Ufficio stampa

(Mario Pintagro)

Note biografiche

Elia Andrea Corazza, direttore

eacorazza-colorElia Andrea Corazza (in arte Elijax) è direttore d'orchestra, compositore, pianista e musicologo. Ha conseguito il Dottorato di ricerca in musicologia con una tesi su Stravinskij, la laurea DAMS discutendo le trascrizioni di Ravel, i diplomi di pianoforte, direzione d'orchestra e composizione. Si è perfezionato nella direzione d'orchestra con Gabriele Ferro a Fiesole e ha frequentato i corsi estivi di Tanglewood (U.S.A.).

Le sue ricerche musicali sono state supportate da borse di studio devolute dalla Fondazione Cini (Venezia), Houghton Library (Harvard University, U.S.A.), Beinecke Library (Yale University, U.S.A.), Paul Sacher Stiftung (Svizzera), John W. Kluge Center della Library of Congress (U.S.A.).

Ha ritrovato l'orchestrazione che Respighi fece della Serva padrona di Paisiello per i Balletti russi di Diaghilev nel 1920, considerata perduta. Ne ha curato l'edizione critica per Schott Music, dirigendone nel 2014 il primo allestimento assoluto con l'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.

Come pianista è specializzato nel repertorio italiano del Novecento, che esegue in duo assieme alla violinista Emy Bernecoli.

Come compositore, talvolta mascherandosi con lo pseudonimo di Elijax, realizza colonne sonore per documentari, cortometraggi e spot pubblicitari.

È attualmente docente di lettura della partitura ed esercitazioni orchestrali presso il Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia.

Il motivo conduttore del suo eclettico percorso musicale e scientifico è la riscoperta del passato e la sua conseguente contestualizzazione nel presente. Un percorso necessario e folle che non esita a tentare rinnovandosi in camaleontici mutamenti di stile.

 

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Salvatore Magazzù, tromba

Diplomato in tromba con il massimo dei voti presso il Conservatorio A. Corelli di Messina, ha intrapreso gli studi di direzione d'orchestra presso l'Accademia Musicale Pescarese dove ha frequentato il Corso Triennale di Alto Perfezionamento di Direttore d'Orchestra tenuto dal maestro Donato Renzetti, conseguendo il diploma con il massimo dei voti. In seguito ha approfondito la direzione con J. Kalmar e Hans Graf ai Master Courses di Vienna.

Attualmente ricopre il posto di prima tromba presso l'Orchestra Sinfonica Siciliana.

 





Seamus Blake, sassofono e direttore

seamus-blakeNato a Londra e cresciuto a Vancouver in Canada, Seamus Blake è da qualche anno uno dei sassofonisti che più si sono distinti sulla scena musicale di New York. Iniziati gli studi musicali con il violino all'età di nove anni Seamus Blake si avvicina in seguito al sassofono suonando il contralto nell'orchestra del suo liceo. Passato al tenore, frequenta successivamente il Berklee College di Boston, entrando in contatto con molti grandi musicisti. Dopo il trasferimento a New York all'inizio degli anni '90, Blake inizia a suonare e incidere con Victor Lewis, Billy Drummond, Darrell Grant, Kevin Hays, Bill Stewart e Dave Kikoski, formando anche dei propri gruppi con cui incide a suo nome albums come "The Call", "Four Track Mind" e "Stranger Things Have Happened". Seamus Blake ha inoltre collaborato regolarmente con il gruppo di John Scofield e la Mingus Big Band, oltre che con Conrad Herwig, Alex Sipiagin, Dave Douglas e Wycliffe Gordon. Ha recentemente inciso a proprio nome per la Criss Cross l'album "Echonomics", e con il gruppo "Bloomdaddies", cui prendono parte Chris Cheek e Jorge Rossy ha pubblicato per la Fresh Sound Records. Di particolare rilievo è anche il quartetto "Sangha", un collettivo in cui Blake è accanto a Kevin Hays, Larry Grenadier e Bill Stewart. Seamus Blake è un musicista ricco di brillanti idee, aperto e molteplici influenze contemporanee ma con forti radici nella storia del jazz, in possesso di un'eccellente tecnica e di un suono carismatico. La sua classe di grande improvvisatore ha ottenuto un importante riconoscimento nel 2002, anno in cui Blake ha vinto il prestigioso Thelonious Monk Award come migliore sassofonista, premio assegnatogli da una giuria comprendente Wayne Shorter, George Coleman e Joshua Redman.

 



Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Ottorino Respighi

(Bologna 1879 – Roma 1936)

Antiche danze ed arie per liuto, prima suite per orchestra d'archi

Simone Molinaro (1599): Balletto "Il Conte Orlando" (Allegretto Moderato)

Vincenzo Galilei (1550): Gagliarda (Allegro Moderato, Andantino mosso)

Ignoto (fine del sec. XVI): Villanella (Andante cantabile)

Ignoto (fine del sec. XVI): Passo mezzo e mascherada (Allegro vivo)

Durata: 16'

Nelle Suite di Antiche danze ed arie per liuto confluiscono, amalgamandosi in una sintesi perfetta, l'attività di musicologo e quella di compositore di Ottorino Respighi il quale, allo stesso modo degli altri compositori della cosiddetta generazione dell'Ottanta, manifestò sempre un grande interesse per la musica antica italiana, in ciò influenzato certamente dall'attività di musicologi che alla fine dell'Ottocento avevano tentato un recupero della nostra tradizione musicale. Grazie all'attività di questi musicologi, tra cui spiccano i nomi di Torchi, che aveva pubblicato un'opera in sette volumi L'arte musicale in Italia, e di Chilesotti, autore di una raccolta in nove volumi di musiche rinascimentali, Biblioteca di rarità musicali, alla fine dell'Ottocento era stato avviato un recupero della tradizione musicale italiana alla quale aveva partecipato anche Respighi, che, in qualità di musicologo, aveva pubblicato, dopo averle revisionate, musiche di Vivaldi, Monteverdi e Marcello. Ad ispirare, nel 1917, la composizione della prima suite, che, al pari delle altre, è costituita da libere trascrizioni di originali intavolature per liuto, fu, però, molto probabilmente, il Lautenspieler des 16 Jaharhunderts, un'antologia di cinquecentesche arie per liuto pubblicata nel 1890 da Chilesotti, da cui Respighi trasse alcuni brani.

Il primo movimento, strumentato con eleganza per archi e due oboi, è costituito dal Balletto "Il Conte Orlando" tratto dall' Intavolatura di liuto libro 1 di Simone Molinaro (Genova, 1565 – Genova, 1615), grande virtuoso di questo strumento. Il secondo movimento, che si avvale di una strumentazione più ricca di cui fanno parte due flauti, due oboi, il corno inglese, due fagotti, due corni, l'arpa, il clavicembalo e gli archi, è costituito da una brillante Gagliarda di Vincenzo Galilei, (Santa Maria a Monte 1520 – Firenze 1591), padre del grande scienziato Galileo Galilei. Di autore ignoto è la successiva Villanella di carattere cantabile, finemente strumentata per flauto, oboe, arpa e archi i quali, all'inizio, imitano con il pizzicato il suono del liuto. Sempre di autore ignoto è l'ultimo movimento, Passo mezzo e mascherada, una pagina brillante riccamente strumentata per la presenza di due flauti, due oboi, due fagotti, due corni, una tromba, il clavicembalo e gli archi.

 

Johann Nepomuk Hummel

(Bratislava 1778 – Weimar 1837)

Concerto in mi maggiore per tromba e orchestra

Allegro con spirito

Andante

Rondò

Durata: 18'

Allievo per ben due anni di Mozart, del quale fu ospite presso la sua casa, di Clementi, di Haydn oltre che di Salieri, Johann Nepomuk Hummel, compositore ormai quasi del tutto dimenticato, nella prima metà dell'Ottocento conquistò una grandissima fama in tutta Europa come brillante pianista. Ricercato come concertista in tutta Europa, Hummel, però, ottenne il suo primo incarico di un certo prestigio nel 1804, quando, grazie alla segnalazione di Haydn, fu nominato maestro di cappella alla corte del principe Hesterházy, dove rimase fino al 1811, quando fu cacciato per alcuni atteggiamenti che furono interpretati come negligenze. Nonostante tutto, Hummel, in seguito, ottenne la stessa carica a Stoccarda, che abbandonò presto per contrasti intervenuti con l'impresario del teatro, e, infine, trovò una sistemazione definitiva alla corte granducale di Weimar, dove rimase fino alla morte

Il Concerto per tromba e orchestra, completato nel mese di dicembre del 1803, fu eseguito, per la prima volta, il giorno di capodanno del 1804, proprio in occasione dell'ufficializzazione del suo ingresso nella corte del principe Hesterházy, in qualità di successore di Haydn; questo lavoro fu composto per il famoso trombettista Anton Weidinger, che aveva inventato la tromba a chiavi, uno strumento molto diverso dalla moderna tromba a pistoni, ma che possedeva una gamma di suoni più ampia nel registro principale rispetto a quella offerta dalla tradizionale tromba naturale, in voga fino alla metà del Settecento e capace di generare soltanto gli armonici naturali. L'invenzione della tromba a chiavi fu molto importante per l'epoca, se si considera il fatto che anche Haydn nel 1796 compose un Concerto per tromba proprio per Weidinger, che, però, volendo prima affinare la tecnica dello strumento da lui costruito, lo eseguì soltanto quattro anni il 22 marzo del 1800 al Burgteather di Vienna, in un teatro semivuoto per la raucedine della cantante, attrazione principale della serata, che, però, aveva dato forfait.

Composto originariamente nella tonalità di mi maggiore, il Concerto fu successivamente eseguito in mi bemolle maggiore, proprio a causa delle differenze di costruzione che sussistono tra la vecchia tromba a chiavi e la moderna a pistoni, che è uno strumento traspositore accordato, negli esemplari più utilizzati nelle orchestre e nelle bande, in do, in si bemolle e in mi bemolle. Nonostante la tromba a chiavi fosse uno strumento più ricco di suoni e di possibilità rispetto a quella naturale, alcuni passi del Concerto, soprattutto del secondo movimento, furono molto probabilmente modificati, non si sa bene se d'accordo con Hummel. da Weidinger che li giudicò ineseguibili per le caratteristiche tecniche dello strumento. Il Concerto, formalmente diviso in tre movimenti, si conclude con un travolgente e brillante Rondò finale.

 

Felix Mendelssohn-Bartholdy

(Amburgo 1809 – Lipsia 1847)

Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 "Italiana"

Allegro vivace

Andante con moto

Con moto moderato

Saltarello (presto)

Durata: 27'

"Finalmente in Italia! Ho pensato ad essa come alla gioia più alta della mia vita, dal momento in cui sono stato in grado di pensare; ora essa è incominciata e ne godo vivendo. La giornata di oggi fu ricca di avvenimenti e siccome soltanto questa sera riesco a raccogliermi un po', vi scrivo per ringraziarvi, cari genitori, di tutta la felicità che mi avete procurato" (F. MENDELSSOHN-BARTHOLDY, Lettere dall'Italia, Torino, Fogola, 1983, p. 69.)

La gioia, che si può leggere in questa lettera indirizzata da Mendelssohn ai propri familiari il 10 ottobre 1830 da Venezia dove era appena giunto, sembra informare il tema iniziale dell'Allegro vivace della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 "Italiana", il cui primo abbozzo, relativo alle prime due pagine del primo movimento, risale al periodo trascorso nella nostra penisola per il suo viaggio di istruzione. La Sinfonia, infatti, fu completata a Berlino nell'inverno del 1832 ed eseguita per la prima volta a Londra il 13 maggio 1833 con grande successo che, tuttavia, non eliminò tutti i dubbi del compositore sulla qualità di questo lavoro che fu sottoposto ad un rifacimento integrale nel 1838, anche se non fu mai pubblicato in vita dall'autore che, non ancora soddisfatto, si proponeva probabilmente di rivederla altre volte al fine di ottenere una perfezione formale che, a suo giudizio, non aveva raggiunto. La Sinfonia fu pubblicata postuma dalla casa editrice di Lipsia Breitkopf & Härtel nel 1851 e numerata come Quarta dopo la "Scozzese", che ebbe lo stesso destino, infatti, iniziata nel 1829 durante il viaggio di Mendelssohn in Scozia, fu completata nel 1842 dopo l'ultimo rifacimento dell'Italiana, che, in base all'ordine di composizione, avrebbe dovuto essere considerata la Terza.

Questo lungo processo di elaborazione non fu privo di conseguenze e, se è innegabile la presenza di suggestioni e ricordi del viaggio in Italia in alcuni temi e scelte ritmiche, questi vengono trasfigurati e sintetizzati in una superiore purezza formale in cui la solida preparazione contrappuntistica del compositore gioca un ruolo fondamentale. Alcune scelte compositive, come l'utilizzo del Saltarello e l'esposizione di un motivo di carattere processionale nel secondo movimento, possono apparire pretestuose e confacenti ad una rappresentazione oleografica e poco sentita dell'Italia che da quel momento in poi sarebbe stata caratterizzata dai compositori stranieri in questo modo nelle cartoline musicali del nostro paese; Berlioz, che ammirò questa sinfonia definendola: "fresca, viva, nobile e magistrale [...]. Un pezzo superbo", non esitò, infatti, ad introdurre, rispettivamente nel primo e nel secondo movimento, un saltarello ed un motivo processionale nella sua Sinfonia op. 16 Harold in Italie, composta nel 1834, un anno dopo la prima esecuzione dell'"Italiana".

Per quanto, almeno in apparenza, pretestuose, queste scelte compositive conferiscono alla sinfonia una grande unità formale, in quanto il brillante e travolgente ritmo di saltarello non appare soltanto nel celebre Finale, ma caratterizza anche il primo movimento, Allegro vivace in forma-sonata, con la sua freschezza e la sua gaiezza. Un'immagine di gioia è, infatti, quella trasmessa dal primo tema di questo Allegro la cui struttura simmetrica costituisce un'ulteriore testimonianza della grande attenzione prestata da Mendelssohn alla ricerca della perfezione formale. L'elegante secondo tema, esposto dai clarinetti e dai fagotti, deriva dal primo per l'insistenza sull'intervallo di terza e sembra evocare un'immagine marina per il ritmo quasi da barcarola, conferito ad esso dall'utilizzo nella melodia di valori più larghi che contribuiscono a rallentare, almeno per un momento, il travolgente incedere del saltarello, riproposto, quest'ultimo, nella coda. Introdotto da una brillante e veloce figurazione discendente dei primi violini, infatti, lo sviluppo inizia con un classico fugato, il cui soggetto, affidato ai secondi violini e costituito da una nuova idea, derivata dal veloce disegno staccato degli archi, diventa il vero protagonista di questa sezione. La ripresa, infine, costituisce un'elegante rilettura dell'esposizione con un'orchestrazione nuova che coinvolge soprattutto il secondo tema, non più esposto dai legni, ma ora affidato alle viole e ai violoncelli.

Il tema del secondo movimento, Andante con moto, è costituito da un canto processionale sulla cui origine sono state formulate varie ipotesi. Secondo Moscheles il tema sarebbe stato tratto da Mendelssohn da un canto di pellegrini di origine cèca, mentre appare alquanto fantasiosa, anche se suggestiva, la tesi secondo la quale il compositore avrebbe utilizzato un tema di un canto processionale del sud Italia. Secondo la tesi più plausibile questo tema fu tratto da un Lied di Zelter, maestro di Mendelssohn, in quanto esso denuncia un'origine tedesca, in particolar modo, protestante, confermata dal secondo versetto che manifesta con maggiore evidenza i suoi legami con il corale luterano. Il carattere solenne e, al tempo stesso, ripetitivo della processione è reso dal moto perpetuo dei violoncelli e dei contrabbassi che accompagnano il tema, interrompendosi nella sezione di transizione che conduce alla parte centrale, contrastante e serena nel dolce motivo dei clarinetti. Il secondo movimento si conclude con la ripresa abbreviata della prima e della seconda sezione, chiusa da una breve coda, in cui sono protagonisti alcuni frammenti del tema iniziale.

Per il terzo movimento, Con moto moderato, sembra che Mendelssohn si sia ispirato alla poesia umoristica, Lilis Park, che Goethe dedicò alla sua amica Lili Schönemann, come si evince da una lettera indirizzata a Fanny il 16 novembre 1830, nella quale si legge:

"L'opera che ora preferisco studiare è Lilis Park di Goethe, soprattutto in tre punti.[...] Voglio farne di Lilis Park uno scherzo per una sinfonia" (F. MENDELSSOHN-BARTHOLDY, Op. cit., p. 101),

Da un punto di vista formale questo movimento è di difficile classificazione, in quanto l'andamento, non particolarmente vivace e brillante, farebbe pensare ad un minuetto o addirittura ad un valzer, ma ciò è contraddetto dalla testimonianza citata in precedenza nella quale il compositore parlò esplicitamente di uno scherzo. Certamente Mendelssohn, in questo movimento, ha costruito una pagina di aureo classicismo che non ha nulla da invidiare ai più importanti esempi mozartiani; in particolare il minuetto della Jupiter sembra il modello più vicino a questa pagina soprattutto per alcune scelte di scrittura come, per esempio, l'incantevole melodia dello "scherzo" e il tema del trio che rilegge il precedente mozartiano per moto contrario e con una leggera variazione ritmica.

L'ultimo movimento, Presto, è costituito da un Saltarello napoletano, con il quale Mendelssohn ha voluto rendere omaggio a quella parte brillante, impetuosa e solare del carattere latino che solitamente è attribuita, in modo stereotipato, ad alcune popolazioni meridionali. Un prorompente gesto teatrale, che prepara il travolgente ritmo della danza, introduce, su un semplicissimo pedale di tonica, il famosissimo tema, esposto inizialmente dai due flauti, che, come una coppia di ballerini, si esibiscono in virtuosismi coreografici e contagiano prima una nuova coppia (i due clarinetti) e, infine, l'intera piazza (tutta l'orchestra), che non può fare a meno, in un crescendo di eccitazione, di unirsi ai solisti. Un sinuoso e brillante disegno degli archi caratterizza il primo episodio confermando, inizialmente, almeno in apparenza il clima festoso del brano, interrotto, tuttavia, da una nuova idea misteriosa ed interrogativa che sembra far di tutto per evitare la tonica, l'accordo solare della quiete e della gioia. Nell'animo del compositore, pur nel clima festoso, sembra insinuarsi un sentimento di nostalgia del quale non sa liberarsi nemmeno quando la coppia iniziale (i due flauti) ritorna freneticamente a danzare, interrotta da una nuova e travolgente idea tematica affidata agli archi che diventa protagonista del secondo episodio. Il carattere travolgente di questo episodio conduce alla ripresa del tema principale nella tonalità maggiore, ma la successiva coda, con il progressivo ritorno alla tonalità minore iniziale, conferma una malcelata nostalgia.

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