EROI E PASSIONI
STEFANO RANZANI direttore
MARIO BRUNELLO violoncello
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Programma
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Ludwig van Beethoven
Bonn, 1770 - Vienna, 1827Coriolano, ouverture in do minore op. 62
Allegro con brio
Composta nel 1807 per la tragedia Coriolano di Heinrich Joseph von Collin, l’ouverture rimase l’unico brano di un progetto originario che prevedeva la composizione di un intero ciclo di musiche di scena per questo testo teatrale. Al pari di altre ouverture beethoveniane, anche questa trovò subito una stabile collocazione nel repertorio sinfonico, indipendentemente dalla rappresentazione del dramma per il quale era stata concepita. Molto probabilmente l’ouverture venne eseguita soltanto in occasione della prima rappresentazione della tragedia, il 24 aprile 1807, anche se già un mese prima la sua musica era stata apprezzata in un concerto tenuto nel palazzo del principe Lobkowitz sotto la direzione di Beethoven stesso, durante il quale furono eseguite anche la Quarta sinfonia e il Quarto concerto per pianoforte e orchestra. In questa ouverture emerge la tragica grandiosità di Coriolano, un personaggio della cui realtà storica non si ha certezza. Dopo aver conquistato la città volsca di Corioli, l'eroe era stato esiliato dai Romani per aver esercitato il potere in modo dispotico. Rifugiatosi presso i Volsci, decise di vendicarsi guidando l’esercito nemico contro la sua patria. Quando ormai era alle porte dell’Urbe, Coriolano fu raggiunto dalla madre Veturia e dalla moglie Volumnia con i due figlioletti in braccio. Le due donne lo implorarono di non muovere le armi contro Roma. Il condottiero, esaudendo la loro ardente preghiera, decise allora di ritirarsi, ma fu messo a morte dai Volsci con l'accusa di tradimento. Tutta l’ouverture, che si apre in un tragico do minore con tre celeberrimi unisoni degli archi in crescendo che preparano l’esplosione in accordi di tutta l’orchestra, vive del contrasto tra lo spirito combattivo di Coriolano, efficacemente rappresentato nel primo tema, e quello implorante della moglie Volumnia, espresso in modo altrettanto efficace nel secondo tema dalla forte caratterizzazione lirica. Molto suggestiva è la coda dove, dopo la ripresa delle battute introduttive, il tema si dissolve lentamente, quasi a far presagire la tragica fine del protagonista.
«Lo scorso mese Schumann ha composto un Concerto per violoncello che mi è piaciuto moltissimo. Esso sembra che sia stato scritto in perfetto stile violoncellistico».
Duration: 9'
Robert Schumann
Zwickau, 1810 - Bonn, 1856Concerto in la minore per violoncello e orchestra op. 129
Nicht zu schnell (Non troppo veloce)
Langsam (Lento)
Sehr lebhaft (Molto vivace)
«Lo scorso mese Schumann ha composto un Concerto per violoncello che mi è piaciuto moltissimo. Esso sembra che sia stato scritto in perfetto stile violoncellistico».
Così il 16 novembre 1850 annotava nel suo diario Clara Schumann a proposito del Concerto in la minore per violoncello e orchestra, op. 129. Composta in un arco di tempo estremamente breve e di prodigiosa creatività, dal 10 al 24 ottobre 1850, l'opera è la prima partitura scritta dal musicista a Düsseldorf, dove si era trasferito il 2 settembre per assumere l’incarico di direttore dei concerti. Qui il compositore tedesco fu accolto trionfalmente con un concerto di benvenuto, una cena e un ballo in suo onore. Nonostante la calorosa accoglienza, si apriva tuttavia un periodo di febbrile attività non privo di difficoltà: Schumann aveva, infatti, poca esperienza nella direzione d’orchestra e si trovò a guidare una compagine dal profilo professionale non eccelso. Questa faticosa routine, anziché ostacolare la sua produzione, agì da stimolo efficacissimo per la sua creatività. In questo periodo videro, infatti, la luce capolavori come le Scene dal Faust di Goethe, la Sinfonia n. 3 "Renana" e lo stesso Concerto per violoncello.
Autentico capolavoro della letteratura musicale, questo lavoro rappresenta la prima importante opera concertante dell'Ottocento dedicata a tale strumento. Prima di Schumann, infatti, solo Haydn nel Settecento ne aveva scritti due, il secondo dei quali risale al 1783. Probabilmente il compositore tedesco aveva pensato a un progetto simile già nel 1849, ma solo nei primi felici mesi del soggiorno a Düsseldorf trovò il tempo e l’ispirazione per realizzarlo. Egli conosceva approfonditamente la tecnica del violoncello per averlo studiato brevemente nel 1832, quando un infortunio all'anulare della mano destra aveva stroncato la sua carriera da pianista. Sulla scelta dello strumento influì anche la convinzione che la grande stagione dei concerti per pianoforte fosse ormai esaurita. Recensendo il Secondo concerto per pianoforte di Mendelssohn, Schumann aveva, infatti, scritto: «Sarebbe certamente una spiacevole perdita per l’arte se andasse completamente fuor d’uso il concerto per pianoforte e orchestra; d’altra parte non si può dar torto ai pianisti quando dicono: “Noi non abbiamo bisogno di nessun aiuto, anche da solo il nostro strumento è assolutamente completo”. Così dobbiamo aspettare come si possa unire l’orchestra al pianoforte in modo nuovo e scintillante, tanto da lasciare al virtuoso la possibilità di sviluppare la ricchezza della sua arte e del suo strumento».
Anche nel Concerto per violoncello, così come nel precedente per pianoforte, Schumann si propose di rinnovare la forma tradizionale rifiutando il virtuosismo fine a se stesso alla ricerca di una genuina espressività, secondo una poetica che lui stesso aveva così definito:
«Il mio Concerto è un compromesso fra una Sinfonia, un Concerto e una vasta Sonata. Mi accorgo che non posso scrivere un Concerto per i virtuosi – debbo progettare qualcos’altro».
Questa visione estetica trova piena attuazione in una partitura che fu eseguita privatamente il 23 marzo 1851 da Christian Reimers al violoncello e dalla stessa Clara Schumann al pianoforte. Dopo l'audizione, la musicista annotò nel diario: «Io ho suonato il Concerto per violoncello di Robert di nuovo e ciò ha procurato a me stessa un’ora di musica veramente felice». Nonostante il giudizio entusiastico di Clara, il lavoro non incontrò un successo immediato e venne eseguito in pubblico solo postumo, il 9 giugno 1860, con il solista Ludwig Ebert.
Dal punto di vista formale, il concerto è costituito da tre movimenti da eseguirsi senza soluzione di continuità, nei quali la voce del solista si dipana in una scrittura lirica finemente supportata dall'orchestra. Nel primo movimento, Nicht zu schnell (Non troppo veloce), in forma-sonata, la parte solistica si distingue per una spiccata vena cantabile, mentre l’orchestra, dopo una breve introduzione, dialoga con il violoncello in un rapporto paritetico. L'effusione lirica si fa ancora più intensa nel secondo movimento, Langsam (Lento), una romanza tripartita (A-B-A) impreziosita da un suggestivo duetto iniziale tra il solista e il primo violoncello d'orchestra. L'ultimo movimento, Sehr lebhaft (Molto vivace), chiude, infine, l'opera nelle vesti di un brillante rondò-sonata.
Duration: 22'
Ludwig van Beethoven
Bonn, 1770 - Vienna, 1827Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60
Adagio, Allegro vivace
Adagio
Allegro vivace
Allegro ma non troppo
“Beethoven diede, nella residenza del principe Lobkowitz, due concerti nei quali non vennero eseguite se non sue proprie composizioni; ovverosia le sue prime quattro sinfonie, una ouverture al dramma Coriolano, un Concerto per pianoforte e alcune arie dell’opera Fidelio. Ricchezza di idee, originalità audace e pienezza di vigore, pregi unici della musa beethoveniana, si presentarono in questi concerti in tutta chiarità; certo alcuno biasimò l’aver trascurato una schietta semplicità e l’affastellarsi fin troppo prolifico delle idee, che per la loro moltitudine non sono sufficientemente lavorate e connesse fra loro, e perciò più sovente suscitano come l’effetto di un diamante non levigato”.
Questa corrispondenza da Vienna, pubblicata nel mese di aprile del 1807 dal «Journal des Luxus und der Moden» di Weimar, è una delle prime recensioni della Quarta sinfonia di Beethoven, eseguita per la prima volta in un’accademia privata nel salotto del principe Lobkowitz nel mese di marzo dello stesso anno. Essa rappresenta, nello stesso tempo, una testimonianza del progressivo allontanamento del pubblico e della critica dalla musica di Beethoven. Dopo la Prima sinfonia, apprezzata dalla critica contemporanea, l’evoluzione della scrittura sinfonica beethoveniana aveva prodotto una frattura tra il compositore e i giornali, che dalle loro colonne stroncavano senza appello le sue opere con giudizi poco condivisibili, incentrati soprattutto sul carattere complicato della sua musica. Se non sorprende, quindi, il giudizio del «Journal des Luxus und der Moden», che si allineava ai commenti prevalenti sulla musica di Beethoven, incomprensibile e alquanto sconcertante appare, invece, quello di Carl Maria von Weber che si espresse così a proposito di questa sinfonia: “All’inizio un movimento lento, pieno di idee spezzate, dove nessuna è in rapporto con le altre! Ogni quarto d’ora, tre o quattro note! Poi un rullo di timpani, e misteriose frasi delle viole, il tutto ornato da una folla di pause e di silenzi [...]. Beethoven in questa Sinfonia ha voluto sottrarsi a ogni regola, anche perché la regola incatena soltanto il genio”.
Eppure la prima esecuzione pubblica della sinfonia, avvenuta in un concerto di beneficenza il 15 novembre 1807 all’Hoftheater di Vienna sotto la direzione dell’autore, aveva ottenuto un discreto successo presso il pubblico che evidentemente non si era ancora del tutto schierato con i detrattori del compositore di Bonn. L’amico Schindler scrisse a proposito di questa prima esecuzione: «La Sinfonia ha prodotto una viva impressione sull’uditorio. Il successo è stato ancor più incisivo di quello ottenuto, otto anni or sono, dalla Prima Sinfonia».
Il pubblico aveva smentito i giudizi della critica, la quale non molto tempo dopo, dalle colonne dell’autorevole «Allgemeine Musikalische Zeitung», mostrò di comprendere questa sinfonia composta in un periodo particolarmente felice della sua vita, mentre era ospite nella tenuta degli amici Brunsvik a Martonvasar, dove Beethoven aveva potuto lavorare con una certa serenità dovuta anche al fidanzamento con la contessa Therese von Brunsvik. La Sinfonia, iniziata nell’estate del 1806, fu ultimata nel mese di novembre dello stesso anno, come si arguisce dalla documentazione relativa al pagamento di 500 fiorini, somma corrisposta per la sua composizione dal conte Oppersdorf, dedicatario dell’opera.
Definita da Schumann come una slanciata fanciulla greca tra due giganti nordici, rappresentati dall’Eroica e dalla Quinta, la Quarta sinfonia ha un carattere leggero e gioioso, ben preparato quest’ultimo da un intenso e misterioso Adagio introduttivo. Questo Adagio, il più lungo dell’intera produzione sinfonica beethoveniana, dà l’impressione di un forte immobilismo reso perfettamente dal pedale di tonica tenuto inizialmente e pronto a esplodere nell’Allegro vivace in forma-sonata. Il primo tema, esposto nella parte iniziale dai violini e completato dai legni, è un’espressione di gioia pura, mentre il secondo in fa maggiore, affidato in successione al fagotto, all’oboe e al flauto, ha un andamento arcadico. Molto bella è, infine, la coda nella quale appare in canone una terza idea tematica, derivata dalla seconda, esposta prima dal clarinetto e dal fagotto e, poi, declamata a piena orchestra. Il secondo movimento, Adagio, è una pagina di straordinaria bellezza per la sua struttura melodica che Richard Strauss non mancò di definire preziosa. Dal punto di vista formale il movimento ha una struttura tripartita con due temi, dei quali il primo è esposto dai violini e il secondo dal clarinetto il cui timbro è trattato con una sensibilità pre-romantica. Il terzo movimento, formalmente uno Scherzo, nonostante non sia segnalato in partitura, conferma, con il suo andamento rapido, il tono gaio e sereno dell’intera sinfonia. Il Trio si basa su un tema di carattere bucolico, esposto come da tradizione dai fiati (legni e corni). Il carattere gaio, che caratterizza il terzo movimento, informa anche l’ultimo Allegro ma non troppo, che si distingue per la raffinata orchestrazione e per un brillante disegno di semicrome che innesca un moto perpetuo circoscritto nella struttura della forma-sonata.
Riccardo Viagrande
Duration: 34'