MUSICA CONTRO LA GUERRA

JÉRÉMIE RHORER direttore

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Friday
    13 November 2026

    Ore

    20,30

    Durata

    75min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Dmitrij Dmtrevič Šostakovič
    San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975

    Sinfonia n. 7 in do maggiore "Leningrado" op.70

    Allegretto

    Moderato (poco allegretto)

    Adagio

    Allegro non troppo

     

     

    «Ho voluto scrivere un'opera sui nostri uomini, che diventeranno degli eroi nella battaglia in cui sono impegnati contro il nemico per la vittoria… Lavorando a questa nuova sinfonia, ho pensato alla grandezza del nostro popolo, al suo eroismo, alle meravigliose idee umaniste, ai valori umani, alla nostra superba natura, all'umanità, alla bellezza. […] Dedico la mia Settima sinfonia alla nostra battaglia contro il fascismo, alla nostra vittoria ineluttabile sul nemico e a Leningrado, mia città natale». 

    Con queste parole, contenute in un'intervista pubblicata sulla «Pravda» il 18 marzo 1942, due settimane dopo la prima esecuzione avvenuta il 5 marzo presso la Casa della Cultura di Kuybyshev da parte dell'Orchestra del Teatro Bol'soj diretta da Samuil Abramovič Samosud, lo stesso Šostakovič delineò i motivi ispiratori della sua Settima sinfonia. Iniziata il 19 luglio 1941, l'opera fu completata il 27 dicembre di quello stesso anno, in un periodo particolarmente drammatico per la città di Leningrado. Il 22 giugno 1941 le truppe della Germania nazista avevano, infatti, varcato la frontiera sovietica, dando il via all'invasione, e l'8 agosto i primi aerei tedeschi sorvolarono Leningrado, dando inizio ai bombardamenti e a un assedio che sarebbe durato fino al gennaio del 1944. In questa difficile circostanza Šostakovič, leningradese di nascita, compose la sinfonia con una rapidità tanto eccezionale da sorprendere lui stesso, come il compositore confessò nella medesima intervista: «Il 29 settembre completai con una grande emozione il terzo movimento. I primi tre movimenti — cinquantadue minuti di musica — sono dunque terminati, scritti in poco tempo. Ho temuto per un momento che questa rapidità potesse avere delle conseguenze sulla qualità della musica. Ho dunque chiesto ad alcuni amici di voler ascoltare quanto avevo scritto fino a quel momento, e loro mi hanno tranquillizzato. Mi ricordo di tutte le date fino a oggi: ho completato il primo movimento il 3 settembre, il secondo il 17 e il terzo il 29. Ho lavorato giorno e notte. Certe volte le bombe cadevano nei dintorni e la difesa antiaerea entrava in azione, ma io non ho mai interrotto il mio lavoro, nemmeno per un istante. Il 25 settembre ho festeggiato i miei 35 anni e quel giorno ho lavorato ancora più duramente dell'ordinario. I miei amici mi hanno assicurato che le pagine che ho scritto sono di forte espressività». 

    Nonostante Šostakovič volesse restare a Leningrado, all'inizio del mese di ottobre fu evacuato insieme alla sua famiglia prima a Mosca e poi a Kuybyshev. Lì la prima esecuzione della sinfonia non fu solo un grande successo artistico, ma un evento politico di enorme importanza. Il lavoro del compositore sovietico venne, infatti, assunto immediatamente a simbolo della resistenza e dell'assedio, capace di rincuorare gli animi della popolazione con il suo potente ottimismo. Per questa esecuzione, che nonostante la guerra fu preparata nei minimi dettagli, tanto che il direttore chiese delucidazioni al compositore in merito ad alcune questioni interpretative, non furono sufficienti gli effettivi dell'orchestra del Bol'soj, anch'essa evacuata da Mosca, e si decise di richiamare dal fronte alcuni musicisti.

    Dopo questo debutto, la sinfonia iniziò una vera e propria marcia trionfale in tutta l'Unione Sovietica. Il 22 marzo 1942 approdò a Mosca per un'esecuzione storica, di cui un musicologo sovietico ci ha lasciato una vivida testimonianza: «La prima esecuzione moscovita della Sinfonia n. 7 è rimasta profondamente impressa nella mia memoria. […] Prima dell'inizio del quarto movimento, il responsabile della difesa antiaerea prese posto accanto al direttore d'orchestra. Alzò la mano e annunciò con tono calmo, per evitare ogni forma di panico, l'inizio di un allarme aereo. Negli ultimi tempi i bombardamenti nazisti si sforzavano spesso di spingersi fino a Mosca. L'allarme fu lanciato, ma nessuno lasciò il suo posto […]. La sinfonia fu eseguita fino alla fine. Il suo potente finale, che annuncia la vittoria sul nemico, creò un'atmosfera indimenticabile che non poteva lasciare nessuno indifferente. L'ovazione tumultuosa si trasformò in una manifestazione appassionata di sentimenti patriottici e in un'ammirazione esaltata per il talento del nostro grande conterraneo». 

    Questa esecuzione, trasmessa via radio, decretò il successo internazionale dell'opera, come narrato da Sofia Khentova, autrice di un'importante monografia dedicata a Šostakovič: «Una sera in cui Aleksandra Michajlovna Kollontaj, l'ambasciatrice sovietica [in Svezia], ascoltava la radio, sentì per caso una musica sconosciuta e straordinaria e disse immediatamente tra sé: una nuova sinfonia di Šostakovič. Un telegramma partì per l'Unione Sovietica… In risposta, un microfilm della partitura viaggiò verso l'Iran, poi da lì per l'Iraq, l'Egitto, attraversò l'Africa e giunse tramite battello […] all'altro capo dell'Atlantico, a New York. I più celebri direttori d'orchestra la attendevano già: Toscanini, Stokowski, Koussevitzky […]. Dopo gli Stati Uniti, una copia della partitura fu trasmessa a Londra e di là, in aereo, a Stoccolma [...]. L'orchestra sinfonica di Göteborg l'ha suonata per la prima volta in Svezia. L'effetto fu uguale a quello che si ebbe ovunque: gli ascoltatori rimasero sconvolti».

    Il primo movimento, Allegretto, che originariamente nelle intenzioni di Šostakovič avrebbe dovuto intitolarsi "La guerra", è, come dichiarato dal compositore stesso, piuttosto insolito dal punto di vista formale: «Quando ho scritto il primo movimento, ho dovuto rinunciare allo sviluppo consueto, tradizionale, e rimpiazzarlo con un nuovo episodio centrale di carattere contrastante. Una tale forma, mi sembra, non si riscontra con frequenza nella musica sinfonica. Quest'idea mi è stata ispirata dal programma dell'opera».

    Dopo l'esposizione, che si basa sul contrasto tra il poderoso tema patriottico iniziale introdotto dagli archi (puntellati dai timpani) e il lirico secondo tema, che rappresenta la quiete dell'Unione Sovietica prima del conflitto, appare, al posto dello sviluppo, una terza idea tematica, chiamata "tema dell'invasione". Si tratta di un ostinato di 22 battute ripetuto in un costante crescendo e con una veste orchestrale sempre diversa per ben 12 volte, su un sottofondo ritmico scandito dal tamburo militare. Il movimento si conclude con una libera ripresa della sezione iniziale nella quale, secondo quanto affermato dal compositore, «i temi vengono riesposti e assumono un nuovo significato. La ricapitolazione è una marcia funebre, o piuttosto un requiem per le vittime della guerra: la gente onora la memoria dei suoi eroi». Originariamente intitolato "Memorie", il secondo movimento, Moderato (Poco allegretto), non ha in realtà alcun programma esplicito e ha la funzione di alleggerire la tensione del precedente attraverso un sottile umorismo. Formalmente è uno Scherzo dalla struttura tripartita (A-B-A) basato su due temi: il primo, leggero e di una grazia un po' manierata, è esposto dagli archi, mentre il secondo è affidato all'oboe. Più complesso è il terzo movimento, il cui titolo originario avrebbe dovuto essere "I grandi spazi della mia patria" e che, secondo quanto affermato da Šostakovič, è «un Adagio patetico, il centro drammatico dell'intero lavoro». Alla prima parte basata su tre temi segue una seconda sezione (Moderato risoluto) di carattere contrastante per la presenza di ritmi puntati. L'ultimo movimento, il cui titolo in origine doveva essere "La vittoria", ha invece un contenuto programmatico analogo al primo. Direttamente legato al movimento precedente, questo finale, nel quale gli ottoni riprendono il grande tema del primo movimento, celebra in modo trionfale e monumentale la vittoria del popolo russo.

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 75'