VIENNA 1900

JOSEP CABALLÉ DOMENECH direttore

ALESSANDRO TAVERNA pianoforte

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Saturday
    28 November 2026

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Erich Wolfgang Korngold
    Brno 1897 - Toluca Lake, Los Angeles 1957

    Der Schneemann (Il pupazzo di neve)

    Preludio (Moderato. Allegretto)

    Serenade

     

    Vero e proprio enfant prodige, Erich Wolfgang Korngold aveva appena 11 anni quando, nel 1909, compose il balletto-pantomima Der Schneemann il cui spartito per pianoforte, secondo quanto raccontato dal figlio George, fu pubblicato, in un’edizione limitata e privatamente, dal padre Julius, noto critico musicale del prestigioso quotidiano «Neue Freie Presse». Subito dopo Julius Korngold inviò alcune copie dello spartito, originariamente scritto per pianoforte a 4 mani, ad alcuni suoi amici dell’ambiente musicale viennese tra cui Gustav Mahler, che definì il piccolo geniale, e Alexander von Zemlinsky che, docente di Erich, ne realizzò l’orchestrazione. Questo lavoro, che si rivelò essere già un lavoro maturo e non una semplice esercitazione compositiva di un allievo dotato, ebbe una tale risonanza che l’imperatore Francesco Giuseppe in persona ne ordinò la messa in scena in occasione di una serata di gala, il 4 ottobre 1910, all’Hofoper di Vienna. Le precoci doti musicali Korngold emergono già nel Preludio di questo lavoro basato su una favola teatrale ideata dallo stesso compositore e la cui trama verte intorno all’amore di Pierrot per Colombina, ostacolato da Pantalone, severo zio di lei. L’ambientazione teatrale e invernale della favola è resa in modo suggestivo nel Preludio che si segnala per quel lirismo che contraddistinguerà le partitura cinematografiche più mature di Korngold. Collocata nel secondo quadro dell’opera, la Serenade costituisce uno dei momenti più lirici dell’intera composizione, in quanto il compositore diede una forma musicale all’appassionato canto di Pierrot, il quale, travestitosi da pupazzo di neve e posizionatosi sotto la finestra dell’amata, corteggia la giovane con una melodia struggente e malinconica, affidata ora al violino solista ora ai legni.

    Duration: 5'

    Concerto per pianoforte per la mano sinistra in do diesis op. 17

    Composto da Korngold nel 1923, ma pubblicato tre anni dopo, il Concerto op. 17 appartiene all’insolita letteratura pianistica per la mano sinistra e orchestra che nel ventesimo secolo vide un’importante fioritura. Questo repertorio nacque grazie all’opera del pianista viennese Paul Wittgenstein, fratello del noto filosofo Ludwig e vittima di un’immane tragedia personale. Chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale nelle file dell’esercito austro-ungarico, Wittgenstein fu ferito gravemente durante un’azione in Polonia contro le truppe russe, subendo l’amputazione del braccio destro. Questo dramma, che avrebbe potuto stroncargli la carriera, anziché abbatterlo lo indusse a continuare l'attività musicale. Sviluppò così la tecnica della mano sinistra a un tale livello di perfezione da poter ritornare trionfalmente nelle sale da concerto. A questo scopo scrisse personalmente gli arrangiamenti di vari pezzi e commissionò la composizione di nuove opere da eseguire in modo esclusivo. Tra queste spiccano il celebre Concerto di Ravel, il Concerto n. 4 di Prokof’ev, che però il pianista rimandò indietro dichiarando di non comprenderne una sola nota, le Diversions di Britten e questo lavoro di Korngold. La prima esecuzione assoluta avvenne il 22 settembre 1924 con lo stesso Wittgenstein al pianoforte e il compositore sul podio, in occasione di una serata di gala inserita nel prestigioso Festival della Musica e del Teatro della Città di Vienna, presso la Sala Grande del Konzerthaus. Come committente, Wittgenstein si rivelò particolarmente esigente, pretendendo dai grandi autori dell’epoca, a cui si era rivolto, modifiche drastiche, tagli o riscritture di sezioni che non riteneva eseguibili. Rimase invece pienamente soddisfatto del lavoro di Korngold, al quale non solo non chiese alcun intervento, ma decise di commissionare una seconda opera, la Suite op. 23 del 1930 per pianoforte e archi. Il pezzo venne eseguito numerose volte dal virtuoso austriaco, il quale si assicurava il diritto di essere l’esclusivo interprete a vita delle opere da lui commissionategli, pagando cifre altissime agli autori. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1961, il Concerto è stato riscoperto dal pianista americano Gary Graffman.

    La composizione è strutturata in un unico movimento nel quale Korngold adotta la tecnica della variazione in divenire (developing variation), in base alla quale il materiale tematico viene trasformato continuamente. La pagina si distingue per una scrittura particolarmente asciutta in cui la parte solistica, eccezionalmente difficile dal punto di vista tecnico, si integra nel fitto tessuto orchestrale. Quest'ultimo appare particolarmente curato e arricchito da strumenti come l’arpa, la celesta, il glockenspiel e lo xilofono. Il solista entra immediatamente con un fraseggio di carattere rapsodico e dai toni eroici, mentre la sezione centrale, altrettanto complessa, assume un carattere più cantabile. Nella parte conclusiva, infine, Korngold contamina la forma del rondò con quella delle variazioni, dando vita a un finale vivace e brillante.

    Duration: 29'

    Richard Strauss
    Monaco di Baviera, 1864 - Garmisch-Partenkirchen, 1949

    Elektra, Suite (arrangiamento di Manfred Honeck e Tomáš Ille)

    Dopo il successo di Salome, ottenuto anche grazie all’argomento scandaloso trattato, Strauss, il cui primo impatto con il teatro musicale, con la sua prima opera Guntram, clamorosamente fischiata, non era stato dei migliori, cercò di sfruttare il mutato atteggiamento del pubblico nei suoi confronti scrivendo immediatamente una nuova opera. Egli, in realtà, avrebbe voluto confrontarsi con un soggetto leggero, comico, quasi mozartiano, come ebbe modo di affermare descrivendo il suo Rosenkavalier, ma la sua attenzione fu catturata dalla tragedia Elektra di Hugo von Hofmannsthal, liberamente tratta da Sofocle. Il dramma era andato in scena a Berlino con la regia di Max Reinhardt e la superba interpretazione di Gertrud Eysoldt, la stessa attrice che aveva portato al successo la Salome di Oscar Wilde. Nel 1906 Strauss chiese subito a Hofmansthal, con il quale era già in contatto dal 1900 per il progetto, poi sfumato, del balletto Il trionfo del tempo, il permesso di musicare l’Elektra. Subito dopo, però, il musicista fu colto da alcuni dubbi dovuti alle evidenti affinità psichiche e tematiche con il lavoro precedente. Hofmannsthal, al contrario, fu irremovibile nel rifiutare qualsiasi altro soggetto e liquidò ogni esitazione affermando perentoriamente: «Le somiglianze con l’argomento di Salome mi sembrano ridursi a nulla». In effetti, le analogie strutturali erano innegabili: il sistema dei personaggi con la coppia perversa Clitemnestra-Egisto ricordava da vicino quella formata da Erode ed Erodiade; la figura salvifica di Oreste era assimilabile a Jokanaan; infine, spiccava la follia allucinatoria delle due eponime protagoniste. Nonostante ciò, il soggetto aveva conquistato Strauss per il carattere violento, barbarico e passionale del mito. Si trattava di una visione della Grecia diametralmente opposta a quella classica di aurea bellezza apollinea, tramandata da Winckelmann e filtrata nella cultura tedesca da Goethe. Adattato il dramma in forma di libretto, Strauss lavorò alla partitura musicale in meno di due anni e la completò il 22 settembre 1908. L’opera, tuttavia, andò in scena, per la prima volta, il 25 gennaio 1909 al Königliches Opernhaus di Dresda sotto la direzione di Ernst von Schuh, riscuotendo un notevole successo, che, però, non convinse nemmeno il compositore, il quale lo ritenne più un attestato di stima nei suoi confronti da parte del pubblico, che un vero apprezzamento per il reale valore musicale dell’Elektra. Nonostante il giudizio fin troppo severo di Strauss, l’opera si affermò immediatamente in tutta Europa e naturalmente anche in Italia, dove trionfò, per la prima volta, alla Scala di Milano il 6 aprile del 1910 sotto la direzione di Edoardo Vitale. Di quest’opera è stata realizzata nel 2016 dal direttore d’orchestra Manfred Honeck e da Tomáš Ille una suite orchestrale che, eseguita per la prima volta il 13 maggio 2016 a Pittsburgh (Pennsylvania), presso la Heinz Hall for the Performing Arts con lo stesso Honeck sul podio, si configura come un poema sinfonico, capace di unire i momenti salienti dell’opera in un unico e coerente arco narrativo. In questa suite, scritta per un organico orchestrale monumentale simile a quello dei poemi sinfonici di Strauss, è possibile ascoltare il famoso tema di Agamennone, il monologo di Elektra, lo scontro con la madre Clitemnestra, la toccante scena del riconoscimento con il fratello Oreste, l’uccisione di Egisto e, infine, la folle ed estenuante danza conclusiva della protagonista. 

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 36'