EREDITÀ CONTESE

LOTHAR KOENIGS direttore

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Friday
    05 March 2027

    Ore

    20,30

    Durata

    70min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Leonora n. 2 op. 72a (200° anniversario della morte)

    Adagio

    Allegro

     

    Composta nel 1805 per il Fidelio, la seconda ouverture, intitolata Leonora seguendo l’originario titolo dell’opera, fu l’unica a essere eseguita in occasione delle prime tre sfortunate rappresentazioni del lavoro al Theater an der Wien di Vienna. La fama di questa pagina fu tuttavia quasi subito oscurata dalla successiva (la Leonora n. 3), che ne rappresenta una rielaborazione più matura. Per questo motivo, la Leonora n. 2 è rimasta storicamente meno frequentata nelle sale da concerto rispetto alla prima e alla terza versione. A differenza di quanto fatto per la scrittura della prima ouverture, in questo caso Beethoven si adeguò al principio di Christoph Willibald Gluck, secondo il quale essa deve anticiparne i contenuti drammatici utilizzando temi tratti dal dramma stesso. Ciò appare evidente sin dall’introduzione (Adagio), nella quale viene tratteggiata l'immagine di Florestano languente nel carcere attraverso il tema dell’aria In des Lebens Frühlingstagen (“Nei giorni primaverili della vita”), che comunica un profondo sentimento di terrore e pietà. Un’atmosfera radicalmente diversa caratterizza il successivo Allegro, una forma-sonata priva di ripresa con un primo tema di grande impatto emotivo, a cui si contrappone un secondo blocco tematico basato ancora sull’aria di Florestano. Nella sezione finale dell’ouverture viene infine evocata la scena culminante dell’opera: il momento del riconoscimento da parte di Leonora e l’arrivo del ministro, annunciato dalla celebre e salvifica citazione del segnale della tromba.

    Duration: 13'

    Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Egmont, ouverture in fa minore op. 84 (200° anniversario della morte)

    Sostenuto ma non troppo 

    Allegro 

    Allegro con brio

     

    Carl Czerny, pianista e celebre discepolo di Beethoven, raccontò che il maestro rimase inizialmente deluso quando, nel 1809, i teatri imperiali di Vienna progettarono di mettere in scena il Guglielmo Tell di Schiller e l’Egmont di Goethe. A Beethoven fu infatti affidata la composizione delle musiche di scena per la tragedia goethiana al posto di quelle per il dramma schilleriano, il cui incarico venne invece assegnato ad Adalbert Gyrowetz, un compositore boemo oggi quasi del tutto dimenticato. La delusione iniziale, tuttavia, si trasformò subito in entusiasmo non appena il compositore approfondì il testo di Goethe, poeta che egli venerava profondamente. Questa ammirazione è testimoniata da una lettera del 10 giugno 1811 indirizzata a Bettina Brentano: “Io mi propongo di scrivere ancora a lui [Goethe] su Egmont, che ho messo in musica soltanto per amore delle sue poesie che mi diedero tanta gioia”.

    Nello stesso periodo Beethoven inviò a Goethe la partitura dell’Egmont accompagnata da una lettera nella quale, oltre a esprimere la propria devozione per la tragedia, si dichiarava pronto ad accogliere con umiltà eventuali critiche: “Ho sentito, pensato e messo in musica l’Egmont con lo stesso calore con il quale l’ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio, e anche un rimprovero per me e per la mia musica mi sarà utile. Volentieri lo riceverò come una lode”. 

    La partitura, composta tra l'ottobre del 1809 e il maggio del 1810 ed eseguita per la prima volta il 24 maggio dello stesso anno al Burgtheater di Vienna, consta di nove brani oltre all’ouverture. Quest'ultima, come spesso accade per le musiche di scena, si è poi affermata stabilmente nel repertorio sinfonico. Il resto del lavoro comprende due Lieder di Clärchen (Chiara), quattro interludi, la musica che descrive la morte di Chiara, un melologo sulla morte di Egmont e una Sinfonia trionfale. Il soggetto ruota attorno all'esaltazione della libertà dei popoli incarnata nel personaggio cinquecentesco del conte Egmont, patriota fiammingo che, in seguito alla rivolta contro la dominazione spagnola repressa nel sangue dal duca d’Alba, fu imprigionato e condannato a morte. La sua figura assurge così a esemplare testimonianza dell’eroismo di chi non teme di sacrificare la vita per un ideale. Parallelamente si snoda la vicenda di Chiara che, nella speranza di liberare l’amato, tenta invano di far insorgere il popolo di Bruxelles contro gli oppressori prima di togliersi la vita per la disperazione.

    L’Ouverture, lungi dal costituire una mera sintesi delle azioni drammatiche, vive del conflitto di sentimenti che anima il testo di Goethe. Aperta da una breve introduzione (Sostenuto ma non troppo) in fa minore, dal carattere tragico e angoscioso, la pagina prosegue con un classico Allegro in forma-sonata, in cui, a un primo tema avvolgente e inquieto, risponde una seconda idea tematica derivata dal motivo iniziale dell’introduzione, presentata in una forma contratta ed energica. Il brano si conclude infine con una trascinante coda (Allegro con brio) di carattere trionfale, il cui materiale melodico è tratto direttamente dalla Sinfonia di vittoria posta alla fine del dramma. Essa suggella il momento in cui vengono esaltate la nobiltà d’animo e le aspirazioni del conte, sancendo la vittoria spirituale e morale dell’eroe che si sacrifica per la libertà del suo popolo.

    Duration: 8'

    Robert Schumann
    Zwickau, 1810 - Bonn, 1856

    Sinfonia n. 2 in do maggiore op. 61

    Sostenuto assai - Allegro ma non troppo 

    Scherzo: Allegro vivace con Trio I e Trio II 

    Adagio espressivo 

    Allegro molto vivace

     

    “Tamburi, trombe in do stavano squillando nella mia testa”. Queste enigmatiche parole, scritte da Schumann nel 1845 in una lettera indirizzata a Felix Mendelssohn, si riferiscono con ogni probabilità al motto iniziale della Seconda sinfonia in do maggiore, affidato a corni, trombe e tromboni. Si tratta del primo accenno a questo capolavoro, concepito in un periodo particolarmente drammatico per il compositore a causa del manifestarsi della malattia mentale che lo avrebbe lentamente condotto alla prematura scomparsa. Nell’agosto del 1844, la moglie Clara annotava nel proprio diario che Robert non riusciva a dormire una sola notte e che la sua immaginazione gli dipingeva le figure più terribili. Questa estrema fragilità aveva drasticamente ridotto le sue energie creative, come confermato dallo stesso Schumann in una successiva missiva a Mendelssohn del settembre 1845, in cui confessava quanto ogni sforzo di scrittura gli risultasse doloroso, tra spasimi quotidiani e un misterioso lamento interiore, pur trovando un barlume di gioia nello sguardo della moglie e dei figli. Una temporanea tregua permise a Schumann di iniziare la composizione nella seconda settimana di dicembre del 1845, portando a termine l’abbozzo pianistico nel volgere di appena tre settimane. L’orchestrazione, tuttavia, avviata il 12 febbraio del 1846, richiese ben dieci mesi a causa del riacutizzarsi delle fobie e di un incessante, tormentoso disturbo all’udito. Non giovò nemmeno un soggiorno terapeutico a Maxen, dove il musicista fu assalito dall’angoscia della cecità, della morte e dell’avvelenamento e fu tormentato dal timore che il pubblico potesse scorgere le tracce di quel periodo ottenebrato tra le pieghe della sua musica. Nonostante tali oggettive difficoltà, la partitura fu completata ed eseguita per la prima volta il 5 novembre del 1846 alla Gewandhaus di Lipsia, sotto la direzione dello stesso Mendelssohn. Secondo il musicologo Anthony Newcomb, la Seconda sinfonia si articola come una sorta di romanzo di formazione ottocentesco, caratterizzata da una struttura formale straordinariamente coesa in cui i nuclei tematici ritornano nei quattro movimenti garantendo una salda unità organica. Il motto iniziale degli ottoni riappare, infatti, nella coda del Finale e nello Scherzo, mentre l’ultimo movimento riassume gli elementi del Sostenuto assai e dell’Adagio. Il primo movimento si apre con un’introduzione lenta (Sostenuto assai) che si impone sia per la suggestiva fanfara del motto, il cui suono parrebbe giungere da una dimensione lontana, sia per una sapiente condotta contrappuntistica, approfondita da Schumann insieme a Clara attraverso lo studio del Cours de contrepoint di Luigi Cherubini. Segue l’Allegro ma non troppo, dal dichiarato intento autobiografico. Il compositore stesso definì la pagina come il riflesso della resistenza dello spirito contro le proprie condizioni fisiche, una lotta contrassegnata da un carattere capriccioso e ostinato. Protagonisti del secondo movimento, lo Scherzo (Allegro vivace), sono gli archi, impegnati in un serrato moto perpetuo. Ai due Trii è affidato il compito di creare un forte contrasto. Al primo, dal tono sognante, si oppone il secondo, di rigorosa scrittura polifonica. In quest’ultimo fa la sua comparsa il celebre acrostico sul nome di Bach (le note si bemolle, la, do, si naturale, che nella notazione alfabetica tedesca compongono la parola B-A-C-H), un esplicito omaggio al maestro di Eisenach. Il profondo lirismo malinconico emerge nel terzo movimento, Adagio espressivo, dove i violini e l’oboe intonano una melodia che muove da do minore per approdare a mi bemolle maggiore. Anche in questo caso il contrappunto domina la sezione centrale, conducendo a una luminosa ripresa conclusa in maggiore. Il Finale (Allegro molto vivace) suggella l’opera riprendendo gli elementi tematici del primo e del terzo movimento. Nella sezione conclusiva, affidata all’oboe, fa infine capolino una melodia analoga a quella del ciclo di Lieder beethoveniano An die ferne Geliebte (“All’amata lontana”), un tema dal profondo valore simbolico già utilizzato da Schumann nella Fantasia op. 17.

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 40'