A CONFRONTO CON LA STORIA

JÉRÉMIE RHORER direttore

MARCO SCHIAVO e RAFFAELE D’ANGELO duo pianistico

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Saturday
    17 April 2027

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Jérémie Rhorer
    Parigi 1973

    L'isola di San Michele (prima esecuzione a Palermo)

    Ispirata direttamente all'omonima ed evocativa Isola di San Michele situata nella laguna di Venezia, storicamente celebre per ospitare il cimitero monumentale della città e le tombe di grandissimi artisti, tra cui il compositore Igor Stravinskij, L’Isola di San Michele, che sarà eseguita per la prima volta a Palermo, è uno dei lavori sinfonici più recenti del compositore, clavicembalista e direttore d’orchestra Jérémie Rhorer il quale lo ha così descritto in brevi note di presentazione:

    “Era una mattina di Ognissanti a Venezia. Scenario di nebbia fitta e acqua bruna. Avevo deciso di recarmi sull'Isola di San Michele, per onorare la memoria di Stravinskij e Diaghilev, riuniti dalla morte dopo anni di dissapori.

    A Venezia, più che altrove, la morte si impone ai vivi. Ho seguito la processione quasi cinematografica delle vecchie donne vestite di nero che portavano i loro fiori fino al vaporetto, e poi sull'Isola. E poi, al ritorno, mi sono perso in quell'immenso cimitero compartimentato (gli artisti, i giovani soldati caduti al fronte), e mi sono ritrovato in una parte dedicata ai bambini, alle loro tombe e alle loro fotografie. Questo brano racconta la violenza dello shock esistenziale provato, il destino di questi bambini sacrificati, i loro giochi, le ninnenanne, i sogni e la lotta con la morte — un modo per rendere omaggio alle loro vite troppo brevi, ma anche al bambino che in ognuno di noi non dovrebbe mai morire”.

    Duration: 15'

    Francis Poulenc
    Parigi, 1899 - Parigi, 1963

    Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra FP 61

    Allegro ma non troppo

    Larghetto

    Allegro molto

     

    “Sono meravigliato che si parli già del Concerto per due pianoforti in Belgio. Devo confessare, senza falsa modestia, che in effetti ha stupito anche le persone accorse al Festival. Il povero Pruneton[Henry Prunières], proprio lui, ne Les Nouvelles littéraires di questa settimana è costretto ad ammettere «l’accoglienza trionfale». Vedrà da solo che questo Concerto è un enorme passo in avanti rispetto alle mie opere precedenti e che, grazie ad esso, entro senza alcuna esitazione nel mio miglior periodo […]. Devo rendere omaggio a Defauw, che è stato un direttore di valore, e all’orchestra di Toscanini, per la quale non esistono aggettivi”. 

    Così lo stesso Francis Poulenc manifestò, in una lettera all’amico musicologo Paul Collaer del primo ottobre 1932, la sua gioia per l’esito trionfale conseguito alla prima esecuzione del suo Concerto per due pianoforti e orchestra, avvenuta alla Fenice di Venezia il 5 settembre 1932 con il compositore e Jacques Février in qualità di solisti e l’orchestra della Scala diretta da Désiré Defauw. In occasione di questa première Henry Prunières, al quale, nella lettera a Collaer, Poulenc aveva affibbiato il nomignolo di Pruneton, scrisse su «La Revue Musicale» del mese di novembre 1932: “Il successo ha corrisposto all’attesa, grazie soprattutto, bisogna dirlo, al Concerto per due pianoforti e piccola orchestra di Francis Poulenc, che fu nell’ambito sinfonico il grande evento del Festival. Se non mi fa impazzire il Larghetto, che pasticcia in modo un po’ troppo diretto lo stile di Mozart, mi piacciono molto il primo e il terzo movimento. L’Allegro iniziale appartiene alla migliore vena di Poulenc. Vi si trova quella freschezza melodica che rendeva affascinanti le sue prime composizioni, unita a un’abilità armonica e orchestrale che gli è mancata per molto tempo. L’esecuzione di Poulenc, Jacques Février e di un ensemble di solisti della Scala, sotto la direzione di Désiré Defauw, fu assolutamente meravigliosa”. 

    Composto in brevissimo tempo nell’estate del 1932, il Concerto era stato commissionato dalla Principessa di Polignac, una mecenate al cui nome sono legate molte prime esecuzioni assolute di opere di compositori dell’avanguardia come Chabrier, d’Indy, Debussy, Fauré, Stravinskij e Ravel. Come ricordato dallo stesso Poulenc, fu proprio la Principessa a ispirare l’idea di comporre un concerto per due pianoforti, in quanto, “desiderando far suonare a Venezia sia me che Jacques Février, la Principessa ebbe l’idea di un doppio concerto. Questa commissione mi affascinò e lo scrissi molto rapidamente, in appena due mesi e mezzo”. 

    Considerato dagli studiosi il lavoro più maturo della produzione giovanile di Poulenc, il Concerto è intriso di suggestioni che vanno dalle sonorità del gamelan balinese, che il compositore aveva ascoltato all’Esposizione coloniale di Parigi del 1931, a quelle mozartiane. Il primo movimento, Allegro ma non troppo, è difficilmente classificabile dal punto di vista formale, essendo costituito da due parti totalmente indipendenti: la prima è una grande toccata a sua volta tripartita con una sezione centrale più lenta, mentre la seconda, pervasa da un’atmosfera misteriosa, è caratterizzata dal moto perpetuo ispirato al gamelan. Suggestioni mozartiane e, in particolar modo, dei movimenti centrali dei Concerti n. 20, 21 e 26, contraddistinguono il secondo movimento, Larghetto, una pagina caratterizzata da una melodia pura all’interno della quale si insinuano accenti di ascendenza romantica. L’ultimo movimento, Allegro molto, è un travolgente Rondò nel quale suggestioni tratte dal jazz e anche dal music-hall parigino vengono riscritte in chiave ironica.

    Duration: 18'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

    Allegro non troppo

    Andante moderato

    Allegro giocoso

    Allegro energico e appassionato

     

    Composta nell’estate del 1885 nel villaggio di Mürzzuschlag, in Stiria, dove Brahms stava trascorrendo un soggiorno estivo delizioso, come egli stesso confidò a Clara Schumann, la Sinfonia n. conobbe un successo tanto grande quanto inatteso, nonostante l'iniziale titubanza del compositore, poco soddisfatto del lavoro compiuto e quasi deciso a non presentare la sinfonia in pubblico. Hans Neunzig, uno dei suoi biografi, scrisse a tale proposito: “Terminata la Quarta Sinfonia e finita l’estate, Brahms rientra a Vienna. Il rituale si ripete: come di consueto tocca a Brahms e a Ignaz Brüll presentare il nuovo lavoro in casa di Ehrbar, fabbricante di pianoforti, ai primi d’ottobre (nella trascrizione per due pianoforti approntata dall’autore); presenti Hanslick, Billroth, Dömpke, il critico Pohl e il direttore d’orchestra Richter. Brahms e Brüll erano ai due pianoforti; Hanslick e Billroth voltavano le pagine. Le reazioni? Silenzio generale. Alla fine della prova, pare che i presenti si siano messi a parlare di tutto, tranne che della nuova Sinfonia. Gli amici viennesi, scelti tra i più fedeli, rimangono però sconcertati, tanto che Brahms decide di organizzare una seconda audizione. Le cose non sembrano andare meglio. Brahms rimane scosso ed è quasi deciso a non rischiare di presentare al pubblico la nuova Sinfonia. Bülow manifesta il proprio entusiasmo e gli chiede di venire a Meiningen per preparare la prima esecuzione pubblica. Rincuorato, Brahms parte immediatamente per Meiningen, portando con sé i primi movimenti della partitura. […] Il 25 ottobre Brahms, assai inquieto, sale sul podio. Si rende conto che la sinfonia non può essere un fiasco: eppure è lontanissimo dal prevedere il successo che gli verrà riservato. Dopo il primo e dopo il secondo movimento si scatena un’ovazione prolungata ed entusiasta. Dopo il terzo, il pubblico tenta di ottenere il bis, ma Brahms attacca subito il quarto movimento, che culmina in un’autentica apoteosi. La notizia si diffonde nell’intera Europa musicale e tutti i grandi centri si prenotano per presentare il lavoro”. 

    Il successo fu strepitoso e Brahms, forse troppo geloso del suo lavoro, diresse sempre personalmente in tutta Europa la sua sinfonia, senza lasciare nemmeno per una volta il podio a Bülow, che sperava di dirigerla a Francoforte. La rottura tra i due musicisti fu immediata quanto irreparabile. Il primo movimento, Allegro non troppo, in forma-sonata, si distingue per la straordinaria ricchezza tematica, in quanto ai due temi principali si affiancano quattro idee secondarie per lo più derivate da essi. Il primo tema domina l’intero movimento con la sua celebre catena di terze discendenti e quarte ascendenti, mentre il secondo è costituito da una frase melodica di intenso lirismo. Ad esso segue una terza idea tematica affidata agli strumenti a fiato e nello spirito della fanfara. Nello sviluppo emerge la grande perizia contrappuntistica di Brahms, che si mescola a una scrittura molto intensa dal punto di vista espressivo, capace di raggiungere toni drammatici nella coda. Molto semplice dal punto di vista formale è il secondo movimento, Andante moderato, di carattere malinconico, il cui tema nobile, affidato prima ai corni e poi ai legni, si distingue per le sue modulazioni arcaizzanti (in modo frigio) che evocano un clima leggendario di ballata. Questo clima si alterna con un secondo tema di vaga ascendenza beethoveniana, dalla scrittura più lirica e solenne. Tale tema, esposto dagli archi, finisce per permeare di sé anche quello iniziale.  L’energico terzo movimento, Allegro giocoso, che per il suo ritmo in 2/4 e la sua travolgente vitalità si avvicina allo Scherzo, è, dal punto di vista formale, un rondò-sonata con un secondo episodio di carattere lirico. Il Finale, Allegro energico e appassionato, costituisce una mirabile sintesi dell’intera composizione e uno dei vertici della storia della musica. Si tratta di una grandiosa ciaccona (o passacaglia) costruita su ben 30 variazioni (più una coda) su un tema di otto note ripetuto ostinatamente al basso. Il tema ricorda da vicino, per la sua struttura, la ciaccona della cantata BWV 150 “Nach dir, Herr, verlanget mich” di Bach (sui versi del coro “Meine Tage in dem Leide”). Le variazioni sono disposte in modo da formare dei nuclei ben definiti (ricalcando quasi la scansione interna di una sinfonia). Le prime dodici presentano, infatti, un carattere vigoroso e si contrappongono alle successive, più liriche ed espressive. Splendida è l’impetuosa coda di questo Finale, che si può considerare come una vera e propria apoteosi della variazione, forma nella quale Brahms eccelse e di cui ci lasciò, nella sua produzione pianistica e sinfonica, fulgidi esempi. 

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 44'