GENERAZIONI

TON KOOPMAN direttore

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Friday
    21 May 2027

    Ore

    20,30

    Durata

    75min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Johann Sebastian Bach
    Eisenach, 1685 - Lipsia, 1750

    Suite n. 3 in re maggiore per orchestra BWV 1068

    Ouverture

    Air

    Gavotte I/II - Bourrée

    Gigue

     

    Chiamate anche Ouvertures, le quattro Suites per orchestra furono composte da Bach a distanza di tempo. Le prime due appartengono, infatti, al periodo di Köthen, mentre la terza e la quarta furono scritte tra il 1727 e il 1736. Si tratta di opere d’occasione che rispondevano alla moda dell’aristocrazia tedesca per i raffinati costumi francesi e per la danza. Nonostante il carattere di intrattenimento, in queste pagine si nota la tipica curiosità bachiana per la sperimentazione di nuove forme all’interno di convenzioni consolidate. Ogni Suite inizia, infatti, con un’ouverture che segue il classico schema lulliano con due movimenti lenti che ne racchiudono uno veloce in forma di fuga, ma presenta importanti differenze nel numero delle danze, nell’organico strumentale e nelle scelte compositive.

    Pur avendo il minor numero di danze, la celeberrima Terza suite ha un’estensione simile alle altre per via della lunghezza dei singoli movimenti. L'opera si segnala per un organico orchestrale molto ricco, arricchito da trombe e timpani, che ne suggerisce una destinazione solenne e cerimoniale, evidente soprattutto nella maestosa ouverture iniziale e nella giga conclusiva. Nelle danze centrali Bach sperimenta invece soluzioni strumentali diverse, che raggiungono vette di assoluta poesia nella famosa e patetica Aria, una pagina lirica e distesa affidata ai soli archi e al basso continuo.

    Duration: 20'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia n. 31 in re maggiore “Parigi” KV 297

    Allegro assai

    Andantino

    Allegro

     

    Giunto a Parigi il 23 marzo 1778 insieme alla madre Anna Maria Pertl per cercare un’occupazione migliore rispetto a quella presso l’arcivescovo di Salisburgo, Colloredo, Mozart ricevette nel mese successivo una commissione alquanto particolare da Joseph Legros, direttore dei Concerts Spirituels.

    Si trattava di una Sinfonia concertante per alcuni virtuosi della celebre orchestra di Mannheim che all’epoca soggiornavano a Parigi. L'evento è testimoniato da una lettera di Mozart al padre Leopold del 5 aprile 1778, nella quale si parla di «una sinfonia concertante per il flautista [Johann Baptist] Wendling, l’oboista [Friedrich] Ramm, il cornista [Giovanni] Punto e il fagottista [Georg Wenzel] Ritter». Mozart compose il brano in appena quindici giorni e consegnò la partitura a Legros senza trattenerne una copia. Il direttore, tuttavia, all’ultimo momento decise di sostituire nel programma la sinfonia del Salisburghese con una analoga di Giuseppe Cambini. Della Sinfonia concertante si persero così le tracce fino all’Ottocento, quando ne venne ritrovata una copia della partitura. Mozart, inizialmente adirato con Legros per lo smarrimento, si riconciliò presto con lui. Quest’ultimo, per farsi perdonare, gli commissionò una grande sinfonia nel gusto francese e, quindi, strutturata quindi in tre tempi (senza il minuetto) e ricca di passaggi capaci di stupire il pubblico. Prontamente completata da Mozart, il quale, stavolta, memore dell'esperienza precedente, ne conservò una copia, la Sinfonia fu eseguita in prima assoluta il 12 giugno 1778 durante un concerto privato presso l'abitazione del conte Karl Heinrich Joseph von Sickingen, ambasciatore dell’Elettorato del Palatinato. Il debutto pubblico avvenne invece il 18 giugno ai Concerts Spirituels. Legros, pur apprezzando il lavoro, chiese a Mozart di sostituire il secondo movimento originario (un Andantino in 6/8) poiché lo riteneva troppo lungo. Il compositore scrisse allora un nuovo Andante in 3/4; tuttavia, a partire dal XIX secolo, quest'ultimo cadde in oblio a favore dell’originario Andantino.

    Il primo movimento, Allegro assai, in forma-sonata, si apre con un coup d’archet tipicamente francese, consistente nell’esecuzione di un accordo iniziale, da parte di tutti gli strumenti, che entusiasmava il pubblico parigino sin dai tempi di Lully, ma non Mozart, il quale in una lettera al padre si lasciò andare a un commento poco lusinghiero: «Che baccano fanno questi asini per questo scherzo! [...] È davvero troppo ridicolo». A questo coup d’archet segue una scala ascendente in Re maggiore, conosciuta come “razzo di Mannheim”, dopo la quale il primo tema si ammorbidisce nel disegno discendente dei violini. Il secondo tema, alla dominante, nasce da un disegno di biscrome già usato da Mozart nella transizione, qui arricchito dagli interventi dei legni. Il secondo movimento, corrispondente all’Andantino originario ormai entrato stabilmente nella prassi esecutiva, si segnala per la grande eleganza melodica. Il Finale, Allegro, sempre in forma-sonata, è una pagina brillante che si apre con un tema affidato ai soli violini, in aperta e voluta controtendenza rispetto alla moda francese che esigeva il coup d’archet. Lo stesso compositore lo spiegò dettagliatamente al padre Leopold: “Siccome avevo sentito che, qui, tutti gli allegri finali cominciano come gli allegri iniziali, cioè con tutti gli strumenti insieme e generalmente all'unisono, allora io ho cominciato solamente con due violini, piano per otto battute, e subito dopo ho inserito un forte. In questo modo il pubblico, come previsto, al momento del piano ha fatto “sshhh!”, e poi è venuto immediatamente il forte. Sentire il forte li ha sorpresi e ha scatenato un applauso. Così, per la soddisfazione, subito dopo la sinfonia sono andato al Palais-Royal a gustarmi un buon gelato, ho pregato il rosario come promesso e poi sono tornato a casa».

    Esposto dai primi violini, il secondo tema, caratterizzato da un salto iniziale di quarta, viene imitato dagli altri strumenti diventando il protagonista dello sviluppo, per poi scomparire nella ripresa.

    Duration: 17'

    Felix Mendelssohn-Bartholdy
    Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847

    Sinfonia n. 5 in re minore “La Riforma” op. 107

    Andante, Allegro con fuoco

    Allegro vivace

    Andante 

    Corale: “Ein” feste Burg ist unser Gott” (Andante con moto), Allegro vivace, Allegro maestoso

     

    «Un’opera completamente fallita»: così Mendelssohn definì la sua Sinfonia n. 5 “La Riforma”, aggiungendo che era il lavoro che avrebbe bruciato più volentieri e auspicando che non venisse mai pubblicato. In effetti l’opera rimase inedita durante la vita del compositore e fu stampata da Breitkopf & Härtel solo nel 1868, vent’anni dopo la sua morte. Per questa ragione la Sinfonia, pur essendo la seconda in ordine di composizione, è numerata come quinta e porta un numero d’opera molto alto. Il lavoro risale al 1829, quando Mendelssohn decise di celebrare il terzo centenario della Confessione Augustana, testo fondante del Protestantesimo. Composta entro l’estate del 1830, la sinfonia non fu però eseguita né per le celebrazioni né a Parigi, dove la Société des Concerts le preferì l’ouverture del Sogno d’una notte di mezza estate. La prima assoluta avvenne infine il 15 novembre 1832 a Berlino sotto la direzione dell’autore, che subito dopo la mise definitivamente da parte.

    Il carattere celebrativo pervade l’intera sinfonia, a partire dall’intensa citazione del celebre Amen di Dresda, che appare nei violini alla fine dell’introduzione lenta (Andante) del primo movimento. A questa segue un Allegro con fuoco in forma-sonata che rielabora gli elementi iniziali. Il secondo movimento, Allegro vivace, è uno scherzo brillante e finemente orchestrato, impreziosito da un Trio di carattere pastorale. Il breve Andante successivo, affidato quasi interamente agli archi, si configura come una romanza senza parole interrotta da una sezione in “recitativo”. L’ultimo movimento, infine, esplicita l’intento celebrativo fin dalle prime battute. Il flauto solo intona, infatti, il celebre corale luterano Ein’ feste Burg ist unser Gott (Forte rocca è il nostro Dio), avviando uno sviluppo che culmina in un imponente e solenne finale.

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 26'