FORME DELLA LIBERTÀ
PINCHAS STEINBERG direttore
ANDREA OBISO violino
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Programma
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Eliodoro Sollima
Marsala, 1926 - Palermo, 2000Variazioni concertanti (100° anniversario della nascita)
Eliodoro Sollima ha rappresentato per oltre mezzo secolo un punto di riferimento fondamentale per la vita musicale siciliana; questo dato non confina in ambito regionale la diffusione del suo nome e tanto meno delle sue musiche, pubblicate da importanti editori sia italiani che stranieri (Schott, Heinrichshofen, Curci, Ricordi, Sonzogno, Berbén, Sifd). Molte sue opere sono nate su commissione di prestigiosi enti e associazioni (RAI per l’Orchestra Scarlatti di Napoli, ARC per il Teatro Nuovo di Milano, AIDEM per Palazzo Pitti di Firenze, INDA per il Teatro Greco di Siracusa, Teatro Massimo di Palermo, EAOSS, Orestiadi di Gibellina) e sono state dirette da maestri del calibro di E. Gracis, Z. Pesko, M. Inoue, G. Ferro, A. Ceccato, F. Scaglia, O. Ziino, P. Bellugi, N. Wiss. La sua produzione compositiva comprende oltre 300 lavori che spaziano dal genere sinfonico a quello cameristico, dalla musica sacra a quella di scena e per balletto, dai pezzi pianistici per l’infanzia alle composizioni concepite come omaggio a grandi musicisti del passato. Suoi lavori hanno ricevuto importanti riconoscimenti: è il caso delle Variazioni concertanti per orchestra, del 1962, segnalate al Concorso Internazionale di Trieste, del Quartetto per flauto, clarinetto, violino e violoncello insignito del 1° premio alla Rassegna Nazionale Compositori di Roma nel 1965 e della Sonata per pianoforte, vincitrice nel 1966 del 1° premio assoluto al Concorso Nazionale Città di Treviso. Dal 1978 il nome di Eliodoro Sollima figura fra quello dei soci SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) per la quantità e la qualità delle esecuzioni della sua musica. All’attività di compositore Sollima mantenne sempre costantemente complementari, in una feconda relazione, i ruoli di pianista e didatta. Summa di questo intreccio di esperienze è il lavoro didattico Come nasce la musica (Curci, 1987).
Formatosi presso il Conservatorio di Palermo, con Maria Giacchino Cusenza per il pianoforte e Pietro Ferro per la composizione, per quarant’anni fu docente di composizione in questo stesso Istituto e per circa un decennio ne assunse anche la direzione. Tantissimi i musicisti formatisi alla sua scuola: tra gli altri Giuseppe Giglio, Antonino Pappalardo, Marco Betta, Carmelo Caruso, Francesco La Licata, Giovanni Sollima. Tenne inoltre numerosissimi corsi di analisi e interpretazione sia in Italia che all’estero. Anche come pianista si impose all’attenzione per doti non comuni. Dopo gli studi al Conservatorio seguì i corsi di perfezionamento con Guido Agosti e Arturo Benedetti Michelangeli; quest’ultimo, nel 1954, lo propose come pianista per la prima esecuzione italiana del Kammerkonzert di Berg ai Pomeriggi Musicali di Milano. Apprezzato interprete come solista, Sollima alternò questo ruolo con l’attività cameristica; nel 1960 formò il Duo con il violoncellista Giovanni Perriera, ampliatosi successivamente in Trio quando si aggiunse il violinista Salvatore Cicero. Al Trio di Palermo nel 1969 fu conferito il prestigioso premio per la musica Diapason d’oro. All’inizio degli anni Ottanta si costituì il Sollima Ensemble che vide Eliodoro esibirsi a fianco dei figli; l’Ensemble tenne numerosi concerti (alcuni registrati anche dalla RAI), proponendo anche composizioni di Eliodoro appositamente scritte per il nuovo organico. Negli ultimi due anni di vita si dedicò anche alla direzione d’orchestra con il Gruppo Strumentale della Provincia di Trapani, interamente costituito da giovani musicisti. Negli ultimi due anni di vita si dedicò anche alla direzione d’orchestra con il Gruppo Strumentale della Provincia di Trapani, interamente costituito da giovani musicisti.
Al 1961 risale la composizione delle già citate Variazioni concertanti. È questo il periodo in cui, come affermato da Anna Maria Sollima, iniziò a delinearsi la sua «autonomia rispetto agli indirizzi delle neo-avanguardie», oltre a «una piena maturazione della personale cifra stilistica». L’opera fu eseguita per la prima volta con grande successo al Teatro Comunale di Trieste il 17 settembre 1964, sotto la direzione di Gabriele Ferro. Ispirate ai canti di Rakalia, contrada del marsalese nella quale il compositore trovò rifugio durante la Seconda Guerra Mondiale, queste Variazioni esprimono con grande efficacia il contrasto tra l’entusiasmo per la bellezza del paesaggio e la dolorosa depressione indotta dalla terribile contingenza bellica. Al tema principale, a cui il timbro scuro e caldo della viola conferisce un tono di amarezza, seguono dieci variazioni che vivono di tale contrasto. Se, infatti, la I e la VII evocano un clima di serenità contemplativa, la II e la IX si segnalano per le aspre combinazioni ritmiche e armoniche. Di carattere scherzoso è la IV, mentre la V è una pagina di intenso lirismo. Dall’VIII variazione in poi si assiste a un crescendo che conduce a un fortissimo. Questo culmine sonoro, tuttavia, lungi dall’essere l’affermazione di un elemento materiale, costituisce il punto di partenza per una progressiva dissolvenza, che conduce alla ripresa del tema in una forma ormai trasfigurata e lontana dalla sua versione originaria.
Duration: 22'
Sergej Sergeevič Prokof'ev
Soncovka 1891 - Mosca 1953Concerto n. 2 in sol minore per violino e orchestra op. 63
Allegro moderato
Andante assai
Allegro ben marcato
Nel 1935, su invito di alcuni ammiratori del violinista Robert Soëtens, Prokof’ev compose il Secondo concerto in sol minore per violino op. 63, concedendogli l’esclusiva per un anno. Ricevuta la partitura, Soëtens espresse subito grande gratitudine in una lettera, definendola un’opera magnificamente riuscita. Eseguito in prima assoluta il 1° dicembre 1935 a Madrid da Soëtens e dall’Orquesta Sinfónica diretta da Enrique Fernández Arbós, il Concerto ottenne un successo immediato e rimase nel repertorio del violinista fino al 1972. L’opera si apre con l’Allegro moderato, dove il solista espone un tema meditativo che rievoca la tradizione russa, seguito da un passaggio virtuosistico e da un dolce secondo tema, entrambi rielaborati nello sviluppo. L’Andante assai si distingue per l’intenso lirismo e una luminosa melodia del solista, giocata sul contrasto ritmico con l’accompagnamento degli archi in pizzicato. Nella parte centrale si inserisce un delicato Allegretto pastorale. Infine, l’Allegro ben marcato chiude il concerto con un brillante rondò dal sapore “spagnoleggiante” che, in omaggio alla prima esecuzione madrilena, prevede l’uso delle nacchere.
Duration: 28'
Bedřich Smetana
Litomyšl 1824 - Praga 1884Má Vlast (La mia patria)
Vltava (La Moldava)
Allegro comodo non agitato (Le sorgenti della Moldava, Caccia nel bosco). Lo stesso tempo ma moderato (Nozze di contadini). Lo stesso tempo (Chiaro di luna e Ridda delle ninfe). Tempo I (Le rapide di San Giovanni, La Moldava nel suo corso largo, Motivo del “Vyšehrad”)
Durata: 13’
Šárka
Allegro con fuoco ma non agitato, Più moderato assai. Moderato ma con calore. Moderato. Molto vivo
Durata: 12’
Blaník
Allegro moderato. Andante non troppo, Più allegro ma non molto. Tempo di marcia. Grandioso vivace
Durata: 15’
Tra il 1874 e il 1879, Bedřich Smetana costruisce il monumento più alto del nazionalismo musicale ceco: il ciclo di poemi sinfonici Má Vlast (La mia patria). In queste pagine, la devozione alla propria terra si traduce in un affresco sonoro dove la bellezza dei paesaggi si fonde indissolubilmente con la memoria storica e il mito. Nel secondo poema del ciclo, La Moldava (Vltava), composto in appena tre settimane nel 1874, le due sorgenti vengono rappresentate da due motivi di carattere ondeggiante affidati rispettivamente ai flauti e ai clarinetti che, sviluppandosi, danno vita al tema del fiume intonato da violini, oboi e fagotti. Questo tema, che ricorrerà spesso all’interno del poema sinfonico dando a esso la forma del Rondò, è derivato da una canzone popolare rinascimentale italiana, il Ballo di Mantova.
Con Šárka, composto nel 1875 ed eseguito due anni dopo alla Sala Žofín di Praga, Smetana abbandona la pittura paesaggistica per addentrarsi nel cuore del mito boemo. Il poema evoca la drammatica vicenda dell’omonima regina delle Amazzoni. Consumata dall’odio per il genere maschile, Šárka si fa legare a un albero dalle compagne per attirare con i suoi lamenti il cavaliere Ctirad. L’inganno riesce: il guerriero se ne innamora e la libera. Dopo aver fatto ubriacare e addormentare Ctirad e il suo seguito durante i festeggiamenti, la regina richiama con il corno le sue guerriere per compiere una spietata carneficina. Dal punto di vista formale, l’intensa narrazione drammatica si articola in uno schema in cinque sezioni che evoca la classica sinfonia in quattro movimenti. Qui, passi di struggente lirismo affidati a clarinetto, violoncelli e violini si contrappongono alla violenza espressiva dei momenti concitati, culminando nel travolgente Molto vivo finale.
Il ciclo si chiude idealmente con la grandiosità di Blaník, completato nel 1879 ed eseguito all’inizio del 1880. Il titolo fa riferimento alla montagna sacra dove, secondo un’antica leggenda popolare, i guerrieri hussiti guidati da San Venceslao riposano in un sonno profondo, pronti a risvegliarsi per correre in soccorso della patria nel momento del massimo pericolo. La partitura vive di continui contrasti dal momento che Smetana alterna quadri di idilliaca serenità pastorale, dominati dal timbro malinconico e agreste dell’oboe, a bruschi inserti di carattere marziale, che evocano il rigore e la fierezza dei soldati. La tensione accumulata si scioglie in un’apoteosi finale di straordinaria potenza retorica, dove gli ottoni intonano con solennità il celebre corale hussita Voi che siete combattenti di Dio, sigillo di speranza e riscatto per l’intero popolo ceco.
Riccardo Viagrande
Duration: 40'