MUSICA DEI FIORDI

EIVIND GULLBERG JENSEN direttore

MARI ERIKSMOEN soprano

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Friday
    07 May 2027

    Ore

    20,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Edvard Hagerup Grieg
    Bergen 1843 - Bergen 1907

    Danza Norvegese n. 1 op. 35

    Allegro marcato

     

    “Le Danze norvegesi sono pronte e vi arriveranno tra qualche giorno […]. Io sono molto sorpreso nel constatare che comporre mi fa bene, a condizione, per così dire, di esservi costretto. Immagino che se qualcuno m’offrisse 1000 talleri all’anno, la mia coscienza non smetterebbe di tormentarmi finché non avessi fornito la quantità promessa. Ma in questo momento non posso comporre, anche se ne sento il bisogno, perché ho ripreso la direzione dei concerti d’inverno e devo iniziare i preparativi al più presto possibile”..

    Da questa lettera, inviata da Grieg al suo editore Max Abraham il 22 agosto 1881, si apprende che il compositore aveva appena completato le quattro Danze norvegesi op. 35, inizialmente scritte per pianoforte a quattro mani per soddisfare la grande richiesta di musica da salotto dell'epoca. Per la composizione di queste danze Grieg si era ispirato a temi popolari norvegesi tratti dalla celebre raccolta di Ludvig Mathias Lindeman, Ældre og nyere norske Fjeldmelodier (Melodie di montagna norvegesi, antiche e più recenti). In seguito, i brani furono orchestrati dal violinista e violista boemo Hans Sitt e, in questa veste orchestrale, vennero inseriti tra le musiche di scena del Peer Gynt per una ripresa del dramma di Ibsen a Copenhagen nel 1885. La prima di queste danze, dedicate alla trentaquattrenne Elisabeth von Stockhausen Herzogenberg, affascinante allieva e amica di Johannes Brahms, presenta una struttura tripartita con una sezione iniziale, ripresa alla fine, estremamente marcata dal punto di vista ritmico, e un episodio centrale di commosso lirismo.

    Duration: 6'

    Da 12 Melodie op. 33

    Ved Rondane (Presso Rondane) - Andante tranquillamente 

    Våren (Ultima primavera) - Andante espressivo

     

    La gestazione della raccolta 12 Melodie op. 33 fu piuttosto lunga, impegnando Grieg per ben sette anni, dal 1873 al 1880. Il compositore la scrisse su testi di Aasmund Olavsson Vinje, un poeta e giornalista norvegese di origini contadine scomparso prematuramente nel 1870. Di questo ciclo viene proposto l’ascolto di Ved Rondane (Presso Rondane) e Våren (Ultima primavera), due brani dal carattere fortemente malinconico in cui la natura è l'assoluta protagonista e i cui testi vengono intonati su temi di intenso lirismo. Il primo brano, Ved Rondane, la cui versione orchestrale non fu realizzata da Grieg ma da Johan Halvorsen, si configura come una riflessione nostalgica e malinconica sulla natura selvaggia della Norvegia e racconta il ritorno del poeta tra i monti innevati della sua infanzia, dove ritrova speranza e conforto nei ricordi. Il secondo pezzo, Våren, è invece una pagina estremamente commovente che lo stesso Grieg trascrisse per orchestra d’archi, inserendola insieme alla lirica Den Særde (Il cuore ferito) nella celebre raccolta Due melodie elegiache op. 34. Il testo descrive l’arrivo della primavera, lo scioglimento dei ghiacci e il risveglio verde dei prati, ma vi si insinua una profonda tristezza, dettata dalla dolorosa sensazione del protagonista che quella possa essere la sua ultima primavera.

    Duration: 8'

    Peer Gynt (dalle musiche di scena op. 23 per orchestra) Selezione dalle Suite n. 1 op. 46 e n. 2 op. 55

    Il mattino (Morgenstemming)

    La morte di Aase (Åses død)

    La canzone di Solveig (Solveigs sang)

    Danza di Anitra (Anitras dans)

    Nel palazzo del re della montagna (I Dovregubben hal)

    Ninnananna di Solveig (Solveigs vuggevise)

     

    Sebbene grande ammiratore di Verdi e di Wagner e affascinato dal teatro musicale, Grieg non compose mai un’opera lirica, limitando il suo interesse per il teatro alla composizione di musiche di scena. Tra queste spicca il Peer Gynt, il suo lavoro più famoso e conosciuto, soprattutto per merito delle due suite che egli ne ricavò in seguito e che avrebbero trovato una stabile collocazione nel repertorio sinfonico. Nel 1874 il grande e già famoso commediografo Henrik Ibsen, che quattro anni dopo avrebbe scandalizzato il benpensante pubblico borghese con Casa di bambola, chiese a Grieg di comporre le musiche di scena per il suo nuovo dramma in versi in cinque atti, Peer Gynt. Alla prima rappresentazione, avvenuta il 24 febbraio 1876 al Kristiania Norske Teater di Kristiania (Oslo), il dramma riscosse un immediato successo, al quale diedero un efficace contributo anche le musiche di Grieg. Peer Gynt, protagonista del dramma, è un singolare perdigiorno impegnato in avventure poco edificanti: ne sono esempi il rapimento di una sposa di nome Ingrid durante la cerimonia nuziale o l’arricchimento tramite attività moralmente riprovevoli come la tratta degli schiavi in Africa, dove incontra Anitra, la figlia di un capo beduino. Dopo una vita dissipata, Peer Gynt, ormai vicino alla morte, non è degno né di andare in Paradiso né di scendere all’Inferno; non essendo stato un “grande” peccatore, ma solo un uomo mediocre, è destinato all’annullamento nel crogiolo del Fonditore di Bottoni. A salvarlo interviene Solveig, la fanciulla da sempre innamorata di lui, la quale dichiara che la vita di Peer Gynt non è stata inutile, in quanto vissuta nell’attesa dell’amore di una donna che fosse, al tempo stesso, moglie e madre.

    Sull’onda del successo della prima rappresentazione, Grieg decise di trarre dai 23 brani complessivi delle musiche di scena ben due Suite, la prima delle quali risale al 1888. In quest’occasione la Suite n. 1, puramente orchestrale, sarà integrata con due brani vocali. Il programma si apre con il celeberrimo brano Il mattino (Allegretto pastorale), reso celebre anche da diversi spot pubblicitari: un vero e proprio quadretto idilliaco descritto con straordinaria precisione dal flauto e dal corno inglese, mentre gli altri strumenti dell’orchestra intervengono soltanto quando il sole è già alto all’orizzonte. Un unico lamentoso tema, che rappresenta il pianto di Åse (madre di Peer), è alla base del secondo brano, La morte di Aase (Andante doloroso), che si impone per la straordinaria perizia di Grieg nell’uso dei diversi colori orchestrali. La canzone di Solveig (Solveigs sang) è una pagina struggente nella quale la fanciulla canta la sua promessa d’amore, certa che Peer Gynt un giorno ritornerà. La Danza di Anitra è invece una brillante mazurka, mentre il celebre brano Nel palazzo del re della montagna è una marcia sfrenata tratta dalla sesta scena del secondo atto, nella quale Peer incontra il vecchio di Dovre nel suo palazzo popolato da streghe e troll. Tratto dal finale è infine la Ninnananna di Solveig (Solveigs vuggevise), una pagina d’intenso lirismo nella quale Solveig, anziana e quasi cieca, accoglie e culla Peer Gynt, ormai vecchio e tormentato per i propri fallimenti e per i propri peccati.

    Duration: 24'

    Jean Sibelius
    Hämeenlinna, 1865 - Järvenpää, 1957

    Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 43

    Allegretto

    Tempo andante ma rubato

    Vivacissimo

    Finale: Allegro moderato

     

    “Una confessione dell’anima”. Così lo stesso Sibelius definì la sua Seconda sinfonia che, concepita nel mese di febbraio del 1901 durante un soggiorno nella cittadina ligure di Rapallo, è stata tuttavia interpretata a lungo come un riflesso della situazione politica dell’epoca, dal momento che la Finlandia era allora sottoposta a un rigido processo di russificazione a opera dello zar Nicola II. Questa interpretazione patriottica, che fu sempre rifiutata dal compositore, ma che ancora figurava in un programma di sala in occasione di un’esecuzione della Sinfonia a Boston nel 1930 sotto la direzione di Georg Schnéevoigt, risaliva a un famoso articolo del direttore d’orchestra Robert Kajanus, apparso sul giornale «Hufvudstadsbladet» l’11 marzo 1902, nel quale si leggeva: “Protesta contro l’ingiustizia che ai giorni nostri minaccia di rubare al sole la luce (Andante). Preparazione alla lotta (Scherzo). Battaglia per un futuro migliore (Finale). Trionfo, luce e fiducia nell’avvenire (Coda)”. 

    Per la verità, inizialmente Sibelius, proprio durante il soggiorno a Rapallo, aveva pensato di scrivere un poema sinfonico o un’opera su Don Giovanni, come si evince da un foglietto recante la data del 19 febbraio 1901 nel quale, oltre ad annotare quello che sarebbe diventato il tema del fagotto dell’Andante della Sinfonia, scrisse: “Don Giovanni. Io sono seduto all’ora del crepuscolo nel mio castello, un ospite fa il suo ingresso. Gli chiedo più di una volta chi sia – nessuna risposta. Faccio di tutto per intrattenerlo. Sempre nessuna risposta. Alla fine lo straniero intona una canzone. Allora Don Giovanni comprende che è la morte”.

    Abbozzata durante questo soggiorno in Italia, sebbene Sibelius avesse già improvvisato il tema del Finale nel 1899 in occasione del battesimo di un figlio del pittore Akseli Gallen-Kallela, traducendovi in suoni il clima di festa, la Sinfonia fu elaborata tra l’estate e l’inizio dell’autunno del 1901 presso la residenza della suocera a Lohja. In seguito ad alcuni rifacimenti, fu eseguita per la prima volta l’8 marzo 1902 a Helsinki, sotto la direzione dell’autore. 

    La Seconda sinfonia è la più amata e conosciuta di Sibelius, che si dedicò alla sua composizione in un periodo particolarmente felice per la sua ispirazione, sull’onda del successo europeo della Prima sinfonia. Dal punto di vista formale, essa presenta elementi di indiscussa originalità, a partire dal primo movimento di carattere pastorale, nel quale i temi non sono trattati secondo i dettami rigidi della classica forma-sonata. Al primo tema, esposto da oboi e clarinetti, non se ne contrappone infatti un secondo facilmente riconoscibile, ma una serie di aforistici motivi che germinano l’uno dall’altro in modo organico e naturale. Di carattere drammatico e doloroso è il secondo movimento, Tempo andante ma rubato, aperto da un cupo rullo di timpani sul quale i contrabbassi eseguono un disegno in pizzicato che, una volta passato ai violoncelli, costituisce l’accompagnamento del dolente tema affidato al fagotto. Raggiunto il punto culminante in un fortissimo, gli archi eseguono un secondo tema di carattere intensamente espressivo, a conclusione del quale ritorna l’idea iniziale. Il terzo movimento, Vivacissimo, è uno Scherzo aperto da un brillante e febbrile tema dei violini a cui si contrappone una seconda idea affidata a flauto e fagotto. L’oboe, con una nota ribattuta ben otto volte, è invece il protagonista dello struggente Trio (Lento e soave), mentre il quarto movimento, Allegro moderato, collegato al precedente senza soluzione di continuità da una transizione di straordinaria tensione, si sviluppa come un grandioso Finale in cui il celebre tema principale viene esposto con calore dagli archi. Il movimento si chiude con una coda fragorosa, trionfale e liberatoria.

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 42'