INCONTRI MUSICALI DEL TERZO TIPO - "FOSS LATE NIGHT"

MOZART, SERENATE E INCANTO

  • Place

  • Politeama Garibaldi - Palermo

  • Day

    Time

    Duration

    Price

     

  • Giorno

    Saturday
    24 April 2027

    Ore

    22,00

    Durata

    50min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

Riccardo Scilipoti direttore

Floriana Franchina flauto

Laura Vitale arpa

 

FUORI ABBONAMENTO

  • Programma

  • Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Le nozze di Figaro, Ouverture K 492

    Presto

     

    La prima rappresentazione di Le mariage de Figaro ou la folle journée di Beaumarchais, avvenuta il 27 aprile 1784 a Parigi alla Comédie-Française, era stata salutata da un successo senza precedenti, come testimoniato dalle ben 68 repliche. Ad attirare la curiosità del pubblico era stata molto probabilmente l’iniziale censura da parte di Luigi XVI che, dopo aver letto il manoscritto nel 1781, aveva decretato: «Cela est détestable, cela ne sera jamais joué». La proibizione del sovrano era stata determinata dal carattere rivoluzionario del testo, nel quale non mancavano scene di aperta satira politica. L’astuto Beaumarchais, però, dopo una complessa battaglia condotta da abile stratega, ottenne dal re il permesso per una rappresentazione privata nel castello di Gennevilliers in presenza dei nobili, il 27 settembre 1783, e, poi, per una pubblica che suscitò tanto scalpore. Se in Francia Le mariage de Figaro ebbe così la sua prima rappresentazione, diverso fu il suo destino negli altri paesi europei. Nell’Austria degli Asburgo, per esempio, ne era stata proibita la rappresentazione dall’imperatore Giuseppe II, che aveva intravisto nel testo elementi tali da attizzare l’odio sociale. La prima opera firmata da Mozart e Da Ponte nasceva, quindi, tra tante difficoltà, come ricordato dallo stesso librettista nelle sue memorie: 

    “Io mi misi serenamente a pensar a’ drammi, che doveva fare pe’ miei due cari amici Mozzart [sic] e Martini. Quanto al primo, io concepii facilmente che la immensità del suo genio domandava un soggetto esteso, multiforme, sublime. Conversando un giorno con lui su questa materia, mi chiese se potrei facilmente ridurre a dramma la commedia di Beaumarchais, intitolata Le nozze di Figaro. Mi piacque assai la proposizione e gliela promisi. Ma v’era una difficoltà grandissima da superare. Vietato aveva pochi dì prima l’imperadore alla compagnia del teatro tedesco di rappresentare quella commedia, che scritta era, diceva egli, troppo liberamente per un costumato uditorio: or come proporgliela per un dramma? Il baron Vetzlar offriva con bella generosità di darmi un prezzo assai ragionevole per le parole, e far poi rappresentare quell’opera a Londra od in Francia, se non si poteva a Vienna; ma io rifiutai le sue offerte e proposi di scriver le parole e la musica secretamente, e d’aspettar un’opportunità favorevole da esibirla a’ direttori teatrali o all’imperadore, del che coraggiosamente osai incaricarmi. Martini fu il solo che seppe da me il bell’arcano, ed egli assai liberamente, per la stima ch’avea di Mozzart, consentì che io ritardassi a scriver per lui, finché avessi terminato il dramma di Figaro. Mi misi dunque all'impresa, e, di mano in mano ch'io scrivea le parole, ei ne faceva la musica. In sei settimane tutto era all'ordine. La buona fortuna di Mozzart volle che mancassero spartiti al teatro. Colta però l'occasione, andai, senza parlare con chi che sia, ad offrir il Figaro all'imperadore medesimo. «Come!» diss'egli. «Sapete che Mozzart, bravissimo per l'istrumentale, non ha mai scritto che un dramma vocale, e questo non era gran cosa!» «Nemmen io,» replicai sommessamente, «senza la clemenza della Maestà Vostra non avrei scritto che un dramma a Vienna.» «È vero,» replicò egli; «ma queste Nozze di Figaro io le ho proibite alla truppa tedesca.» «Sì,» soggiunsi io; «ma, avendo composto un dramma per musica e non una commedia, ho dovuto ommettere molte scene e assai più raccorciarne, ed ho ommesso e raccorciato quello che poteva offendere la delicatezza e decenza d'uno spettacolo, a cui la Maestà sovrana presiede. Quanto alla musica poi, per quanto io posso giudicare, parmi d'una bellezza maravigliosa.» «Bene: quand'è così, mi fido del vostro gusto quanto alla musica e della vostra prudenza quanto al costume. Fate dar lo spartito al copista.» Corsi subito.” 

    Il racconto di Da Ponte non è del tutto attendibile, in quanto studi recenti hanno dimostrato come l’imperatore, desideroso di dare di sé un’immagine di sovrano illuminato, non solo non abbia ostacolato la rappresentazione, ma abbia preso parte attiva alla realizzazione dell’opera, dalla quale fece però espungere le scene più rivoluzionarie. 

    Composta dopo la stesura dell’intera partitura, l’ouverture sembra ispirata, come notato da Otto Jahn, uno dei primi biografi di Mozart, al sottotitolo della commedia francese, La folle journée. È, infatti, una pagina brillante in forma-sonata senza sviluppo, che introduce perfettamente il vortice degli eventi, grazie anche alla scelta di Mozart di eliminare dalla versione definitiva un Andante, inserito in quella originale prima della ripresa del primo tema dopo un improvviso arresto sull’armonia della dominante. Al primo serpeggiante tema, esposto in pianissimo dagli archi e dai fagotti, i quali con il loro timbro gli danno un garbato e raffinato tocco di ironia, fa da pendant il secondo, pomposo e altrettanto ironico tema, introdotto da una cadenza imperfetta (IV-I), frequente nei lavori di Johann Christian Bach, compositore particolarmente ammirato da Mozart. 

    Duration: 5'

    Concerto in do maggiore per flauto, arpa e orchestra K 299

    Allegro

    Andantino

    Rondò (Allegro)

     

    Alla fine di marzo del 1778, accompagnato dalla madre, Mozart giunse a Parigi con la speranza di affermarsi. L'impresa, tuttavia, si annunciava complessa: il panorama musicale della capitale francese era infatti dominato da due celebri figure, Gluck e Piccinni, oltre che dall’aspra querelle che vedeva contrapposti i rispettivi sostenitori. Non fu facile per Mozart farsi strada nell’ambiente parigino, anche perché il giovane salisburghese mal tollerava i modi della nobiltà locale che, pur potendo offrirgli importanti opportunità, era a suo giudizio poco competente in materia musicale. Grazie all’intercessione del barone von Grimm, un amico tedesco, Mozart riuscì a fare la conoscenza della famiglia del Duca di Guînes. Si trattava di una personalità di notevole rilievo, sia per i trascorsi da ambasciatore a Londra sia perché godeva del favore e della protezione della regina Maria Antonietta. Fu proprio su commissione del Duca che Mozart compose il Concerto per flauto, arpa e orchestra K 299, cimentandosi in un genere, a metà strada tra il concerto per più strumenti solisti e la sinfonia concertante (titolo con cui la composizione viene indicata nell’autografo da una mano ignota), particolarmente apprezzato a Parigi in quel periodo. La scelta della combinazione strumentale fu dettata dalle esigenze della committenza: il Duca di Guînes era un valente flautista dilettante, mentre la figlia, a cui Mozart impartì anche lezioni di composizione, era un'ottima arpista. La fanciulla, tuttavia, dimostrava scarso talento per la creazione musicale, come lo stesso compositore raccontò in una lettera al padre Leopold datata 14 maggio 1778:

    “Credo di averle già detto che il duca di Guînes suona meravigliosamente il flauto e che sua figlia, mia allieva di composizione, suona l’arpa d’une façon magnifique. Essa ha molto talento a disposizione, ma soprattutto una splendida memoria, giacché suona a memoria tutti i suoi pezzi, non meno di 200. Dubita di essere portata anche per la composizione, soprattutto per ciò che riguarda le idee. Ma il padre (che, detto fra noi, stravede per la figlia) afferma che essa le ha certamente, che però è timida e ha troppo poca fiducia in se stessa. Stiamo a vedere: se non le vengono delle idee (ché sul momento non ne ha davvero) è tutto inutile, io non posso certo dargliele. L’intenzione del padre non è farne una grande compositrice. Non deve, dice lui, scrivere opere, arie, concerti, sinfonie, ma solo grandi sonate per il suo strumento e il mio”.

    Da queste lezioni, interrottesi ben presto in vista del fidanzamento della giovane, né l'allieva né Mozart trassero grande profitto: Mademoiselle de Guînes compì pochi progressi e Mozart rifiutò sdegnosamente i tre luigi d’oro offerti dal Duca come compenso. Nel mese di aprile, tuttavia, per quella stessa committenza il compositore aveva già completato il Concerto per questi due strumenti a fiato e a pizzico, verso i quali non nutriva peraltro una spiccata simpatia (l'arpa era allora considerata poco più di un «pianoforte pizzicato»). Legata alla specifica richiesta, la combinazione solistica costituisce un unicum nella produzione mozartiana e un caso alquanto raro fino alla seconda metà dell’Ottocento, epoca in cui rifiorirono le composizioni per flauto e arpa, pur trattandosi per lo più di brani da camera senza orchestra.

    Il primo movimento, Allegro, in forma-sonata, si apre con un brillante tema orchestrale basato su un arpeggio discendente e ascendente in Do maggiore, la cui fisionomia ritmico-melodica anticipa nello spirito il celeberrimo incipit della Serenata "Eine kleine Nachtmusik" K 525 (composta quasi un decennio più tardi). Esaurito il ritornello orchestrale, i solisti diventano i veri protagonisti del movimento attraverso una scrittura brillante e di notevole impegno tecnico. Alla mondanità e all'estroversione del primo movimento si contrappone il secondo, Andantino, che si configura come un’oasi contemplativa grazie al suo tema intimo e sognante. In questo brano, formalmente strutturato come un Lied bipartito e privo di oboi e corni nell'accompagnamento, l’arpa e il flauto riprendono e variano continuamente il materiale tematico in uno stretto dialogo. L’ultimo movimento, contrassegnato in partitura come Rondò in ossequio al gusto francese dell'epoca, è in realtà un rondò-sonata, dal momento che il refrain viene ripreso una sola volta prima dello sviluppo. Il brano spicca per la grande varietà di idee tematiche e per la contagiosa vivacità del tema principale.

    Duration: 28'

    Eine kleine Nachtmusik (“Una piccola musica notturna “) in sol maggiore per archi KV 525

    Allegro

    Romance (Andante)

    Menuetto (Allegretto)

    Rondò (Allegro)

     

    Completata il 10 agosto 1787, Eine kleine Nachtmusik è una delle opere più note di Mozart, non solo tra coloro che frequentano assiduamente le sale da concerto, ma anche tra quelli che comunemente le disertano, in quanto spesso utilizzata come colonna sonora di numerosi spot pubblicitari. La totale assenza di notizie relative alla sua composizione ha favorito la formulazione di alcune ipotesi, tra le quali la più suggestiva sembra quella di Alfred Einstein, cugino del noto fisico Albert. Secondo il musicologo tedesco, Mozart avrebbe scritto questo autentico gioiello soltanto per soddisfare un’esigenza interiore. Appare tuttavia più plausibile la tesi, avvalorata dall’atmosfera gioiosa che pervade l’intera composizione, secondo la quale l’opera sarebbe stata scritta per la celebrazione di un avvenimento lieto. Eine kleine Nachtmusik, che dal punto di vista formale dovrebbe essere una serenata strumentale, genere musicale affine al divertimento o alla cassazione, dai quali differisce principalmente per il nome, dovuto al fatto che le serenate erano destinate a un'esecuzione serale all’aperto, in realtà è una piccola sinfonia per orchestra d’archi. Mozart, infatti, nelle sue serenate, di cui questo capolavoro è un fulgido esempio, non seguì la struttura formale tradizionale, ma modificò l’organico, sostituendo i soli fiati con gli archi, e i movimenti interni, che in origine erano danze, soprattutto minuetti introdotti da una marcia, con altri tipici del genere sinfonico. Della forma originaria Mozart mantenne in questo lavoro soltanto la presenza di due minuetti, dei quali uno, collocato tra l’Allegro iniziale e la Romanza, è andato perduto. Ciò ha contribuito ad avvicinare maggiormente, dal punto di vista formale, questa serenata alla sinfonia.

    Il primo movimento, Allegro, è in forma-sonata e si apre con il semplicissimo e celeberrimo primo tema, costituito da un arpeggio di Sol maggiore che inizia in modo gioioso la composizione. Il clima disteso, confermato nel galante secondo tema, sembra incrinarsi soltanto per un tono appena più patetico che si insinua per un attimo nella parte conclusiva del brevissimo sviluppo, dove Mozart decise di cadenzare nella tonalità di Sol minore. Un carattere tenero e, al tempo stesso, patetico informa il secondo movimento, Romanza, il cui tema iniziale è pieno di appoggiature discendenti, mentre un’atmosfera misteriosa aleggia nella parte centrale del movimento in Do minore, dove primi violini e violoncelli intrecciano un dialogo. Il tono disteso, già riconquistato nella parte conclusiva del secondo movimento, ritorna nel terzo, Minuetto, nel quale emerge una grazia tutta settecentesca. Il Rondò conclusivo, infine, si discosta dalle caratteristiche peculiari di questa forma dal punto di vista formale, in quanto il refrain viene rielaborato e trasportato in altre tonalità, anticipando i principi costruttivi del rondò-sonata. Tutto il movimento conferma l’aurea serenità che pervade questo capolavoro mozartiano.

     

    Riccardo Viagrande

    Duration: 15'