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La musica di Berlioz e Ravel al Politeama

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Al Politeama Garibaldi il soprano palermitano Laura Giordano interpreta "Les nuits d'été" di Hector Louis Berlioz con l'Orchestra Sinfonica Siciliana diretta da Mladen Tarbuk. In programma anche l'ouverture da Waverley, dello stesso compositore. Nella seconda parte del concerto sarà proposto "La Valse", poema coreografico per orchestra di Maurice Ravel

Palermo, 4 aprile 2017  -  E' un programma che spazia da Berlioz a Ravel quello del prossimo concerto della Sinfonica. Venerdì 7 aprile 2017 (ore 20,30) e sabato 8 aprile (ore 17,30) è in programma l'ouverture da Waverley di Hector Louis Berlioz (1803-1869) e Les nuits d'été (Summer Nights), Op. 7, ciclo di sei canzoni che vedrà protagonista il soprano palermitano Laura Giordano. Nella seconda parte del concerto sarà proposta La Valse di Maurice Ravel (1875-1937). L'Orchestra Sinfonica Siciliana sarà diretta Mladen Tarbuk.

Berlioz, ouverture da Waverley. Si tratta di una ouverture, che il compositore dedicò allo zio materno, Mons. le Colonel Marimion, già combattente nell'armata di Napoleone. Trae origine dall'omonimo romanzo di Walter Scott, che vede protagonista lo scozzese Edward Waverley, promotore di una effimera rivolta contro gli Inglesi, presto soffocata dalla reazione. Il brano sinfonico, nella cui partitura sono anteposti due versi di Scott rivelatori del carattere dell'eroe: Dreams of love and Lady's charms / Give place to honor and to arms (Sogni d'amore e fascini di donna / cedono il posto all'onore e alle armi), presenta lo schema bipartito della seicentesca ouverture francese con un tempo lento, Larghetto, a cui segue senza soluzione di continuità uno veloce, Allegro vivace.

Les nuits d'été (Summer Nights), Op. 7, è un ciclo di sei canzoni. La prima stesura delle Nuits d'été è stata composta in un periodo non determinabile esattamente, compreso tra il 1838, anno della pubblicazione de La corneale de la mort di Théophile Gautier da cui sono tratte le poesie, e il 1841, anno della pubblicazione della versione musicale di Berlioz. Villanelle, prima delle sei mélodies delle Nuits d'été, è un'introduzione amabile e gaia alle ben diverse atmosfere delle successive liriche. Seguono Le spectre de la rose, Sur les lagunes, Absence, L'ile inconnue, Au cimetiere.

La Valse è un poema coreografico per orchestra di Maurice Ravel, composto fra il 1919 e il 1920 e dedicato a Misia Sert, amica del compositore. L'opera ebbe una prima rappresentazione pubblica il 12 dicembre 1920 con l'Orchestre Lamoureux diretta da Camille Chevillard. Sotto la spinta di Sergej Djagilev, Ravel aveva già dal 1906 in progetto di comporre per il balletto una sorta di apothéose de la valse (apoteosi del valzer) come omaggio a Johann Strauss, ma la Prima guerra mondiale lo aveva costretto a rinunciare ai suoi progetti. L'esperienza della guerra, vissuta come un annientamento della civilizzazione, cambiò profondamente la sua visione del mondo, e all'immagine romantica e fastosa della corte viennese del XIX secolo, così ben dipinta dai valzer di Johann Strauss II, si sostituì l'immagine di un mondo decadente sempre minacciato dalla barbarie.

Biglietti 8-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un'ora e mezza prima dello spettacolo. Info: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, 091 6072532.

L'Ufficio stampa 

(Mario Pintagro)

 

Note biografiche

Mladen Tarbuk, direttore

mladen tarbukMladen Tarbuk è uno dei più versatili artisti del scena musicale croata e si distingue sia come compositore che come direttore d'orchestra, musicologo, educatore e produttore.

Come direttore, ha acquisito fama internazionale come direttore ospite per cinque anni, dal 2004 al 2009, presso la German Opera on the Rhine di Düsseldorf, nonché dirigendo presso numerosi teatri e sale da concerto rinomate orchestre in Canada, Messico, Germania, Austria, Italia, Cecoslovacchia, Ungheria... La vita musicale Croata è stata esaltata dalle sue importanti produzioni liriche all'Accademia Musicale di Zagabria per il ciclo "Saturdays Lisinski" e dalle sue proficue relazioni con l'Orchestra Sinfonica HRT con la quale ha registrato tantissime musiche croate nonché con la creazione della Croatian Army Symphonic Wind Orchestra. Malgrado parecchie problematiche, in un breve, quale direttore della HNK, ha messo in scena un copiscuo numero di eccellenti produzioni (Gloria, Lady Macbeth of the Mtsensk District, Don Carlos, Tristano e Isotta, Bajadera, Romeo e Giulietta).

Come compositore è apparso molto presto nella scena internazionale. Nel 1990 all'International Gaudeamus Festival di Amsterdam è stato rappresentato il suo lavoro "Martyr d'un jongleur" e alla prima International Composers Competition di Vienna nel 1991, presieduta da Claudio Abbado, la sua composizione "Medida del tiempo" ha ricevuto una raccomandazione per la sua esecuzione. Successivamente nel 1993 ha vinto due primi premi nelle competizioni internazionali Ernst Vogel e Tolosa, nonche ulteriori riconoscimenti in Croazia (Šulek, Slavenski, Papandopulo, Academy Award KD Lisinski). Le sue composizioni sono state eseguite nei principali festival di musica contemporanea (Europamusicale Munich, Musicora e Le Temps de soufflé Paris, Trieste Prima, World Music Days Manchester nel 1997, il World Saxophone Congress di Glasgow, Musikprotokoll, Hörrohr ed Erasmus Graz, Moscow Autumn, Music Biennale Zagabria). I suoi lavori musicali hanno avuto parecchie registrazioni (HoneyRock, Orpheus e Cantus). Il suo balletto "Streetcar Named Desire" ha inaugurato i World Days of Music 2005 a Zagabria. Il suo catalogo musicale comprende 75 composizioni per solo e musica da camera nonché per grande orchestra e per rappresentazioni teatrali.

Come pedagogo, ha lavorato presso l'Accademia Musicale di Zagabria dove ha insegnato composizione, orchestra e teoria musicale.

Nel dicembre 2012 è diventato Direttore musicale del Festival di Dubrovnik. Nel 2014 è stato nominato Direttore artistico.

 

Laura Giordano, soprano

foto 4Laura Giordano è considerata una dei più talentuosi soprani della sua generazione, apprezzata da pubblico e critica per la sua impeccabile tecnica vocale e timbro seducente, arricchiti da una presenza scenica affascinante e spiccate doti attoriali.

Laura è nata a Palermo e ha debuttato giovanissima nel ruolo della protagonista ne "I pazzi" per progetto di Donizetti e nell'Adina di Rossini al Teatro Massimo di Palermo. In seguito ha calcato i palcoscenici di alcuni fra i più prestigiosi teatri internazionali fra i quali il Teatro alla Scala di Milano, il Festival di Salisburgo, l' Opéra National de Paris, il Théâtre des Champs-Elysées de Paris, il Théâtre du Châtelet de Paris, l'Opernhaus di Zurigo, la Semperoper di Dresda, l'Accademia di Santa Cecilia a Roma, il Festival Mozart de La Coruña, il Teatro Real di Madrid, il Barbican Center di Londra, l'Opéra de Montecarlo, il Théâtre Royal de la Monnaie de Bruxelles, il Teatro Nacional de Sao Carlos de Lisboa, l'Opera Royal de Wallonie di Liege, Opera di Lyon, il Santa Fe Opera Festival, il Teatro Municipal di Santiago del Cile, il Teatro Regio di Parma, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Comunale di Bologna, il Ravenna Festival, il Teatro Regio di Torino, il Teatro dell'Opera di Roma, il Mario Del Monaco di Treviso e il Comunale di Ferrara, il Teatro Massimo di Palermo e il Bellini di Catania, Il teatro Bolshoi di Mosca, il teatro An Gasteig di Monaco di Baviera, il Marinski di San Pietroburgo, il Teatro San Carlo di Napoli e il Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Ha collaborato con direttori d'orchestra quali Riccardo Muti, Antonio Pappano, Riccardo Chailly, Valery Gergiev, Daniel Harding, Gianandrea Noseda, Jesus Lopez Cobos, Rinaldo Alessandrini, Yuri Bashmet, Kazushi Ono, Christophe Rousset, Jean-Christophe Spinosi, Alberto Zedda, Paolo Arrivabeni, Michel Plasson, Zubin Mehta, Myung Chung.

Fra le sue interpretazioni si segnalano "Don Pasquale" (Norina) con Riccardo Muti al Teatro Alighieri di Ravenna, all'Opéra de Liège, al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, al Teatro Bolshoi di Mosca e a Santiago del Cile, a Treviso e a Ferrara, "La boheme" (Musetta) al Teatro Alla Scala di Milano e al Teatro Real di Madrid, "L'elisir d'amore" (Adina) a Las Palmas e Tel Aviv, "Le nozze di Figaro" (Susanna) alla Semperoper di Dresda a Genova e all'opera Bastille di Parigi, "Falstaff" (Nannetta) al Teatro Alla Scala di Milano sempre diretta da Muti e ancora a Strasburgo a Roma a Lione al Festival di Santa Fe al Teatro Regio di Torino e al Berwaldhallen di Stoccolma, "La fille du régiment" (Marie) in tournée a Savonlinna con il Teatro Comunale di Bologna, al Teatro di Lecce e al Teatro Massimo di Palermo, "Il ritorno di Don Calandrino" (Livietta) di Cimarosa con la direzione di Riccardo Muti al Salzburger Festspiele Pfingsten, "Cosìfan tutte" (Despina) al Teatro Massimo di Palermo e all'Opernhaus di Zurigo dove ha cantato anche Zerlina nel Don Giovanni, "Gianni Schicchi" (Lauretta) a Lisbona, "Il Rigoletto" (Gilda) al Seoul Art Center in Corea a Fano e Ancona, "Un Ballo In Maschera" (Oscar) all'Accademia di Santa Cecilia diretta dal Maestro Pappano e "Il Cappello di paglia di Firenze" al Maggio Musicale Fiorentino, il "Don Giovanni" (Donna Anna) a Fano e a Palermo e la "Fille du Régiment" al Teatro Massimo di Palermo, "Il Viaggio a Reims" (Corinna) a Pesaro, al Teatro Real di Madrid e al festival rossiniano di Bad Wildbad, "Le Toreador" di Adam al Teatro Massimo.

Ha inciso "L'Olimpiade" di Vivaldi con Rinaldo Alessandrini (Opus 111) e brani inediti di Rossini con Riccardo Chailly (Decca), il "Don Pasquale" di Donizetti diretta da Muti, il "Viaggio a Reims" diretta da Antonino Fogliani. Ha registrato inoltre dvd de "La bohème" nella produzione del Teatro Real di Madrid diretta da Lopez Cobos, il "Don Pasquale" diretto da Riccardo Muti e "La pietra del paragone" diretto da Jean-Christophe Spinosi.

Nel 2014 Laura realizza un sodalizio televisivo con la Rai partecipando ad alcune prime serate in diretta su Rai 1 tra cui ricordiamo la sua partecipazione a "Il Meglio d'Italia" di Enrico Brignano dove è stata chiamata a rappresentare l'opera italiana cantando "Rigoletto" e "Traviata".

È stata chiamata da Egidio Termine a prendere parte nel nuovo film "Laurus Nobilis" interpretando la coprotagonista Mimì.

Nel 2015 ha debuttato a Stoccolma sotto la direzione di Daniel Harding in Nannetta del "Falstaff" accompagnata dall'orchestra della Radio Svedese. Torna al Teatro Bellini di Catania cantando in "Boheme". Al teatro Massimo di Palermo debutta in un'opera mai realizzata in Italia, le "Toreador", opera di assoluto virtuosismo con la quale riscuote enorme successo di pubblico o critica.

 

Note di sala a cura di Riccardo Viagrande

Hector Berlioz

(La-Côte-Saint-André 1803 – Parigi 1869)

Waverley, ouverture

Larghetto, Allegro vivace

Durata: 11'

Scritta tra il 1826 e il 1828, questa ouverture, dedicata allo zio materno, Mons. le Colonel Marimion, ex combattente nell'armata di Napoleone, si ispira all'omonimo romanzo di Walter Scott, il cui protagonista è lo scozzese Edward Waverley, capo di una sfortunata rivolta contro gli Inglesi, domata a Derby. L'ouverture, nella cui partitura sono anteposti due versi di Scott rivelatori del carattere dell'eroe: Dreams of love and Lady's charms / Give place to honor and to arms (Sogni d'amore e fascini di donna / cedono il posto all'onore e alle armi), presenta lo schema bipartito della seicentesca ouverture francese con un tempo lento, Larghetto, a cui segue senza soluzione di continuità uno veloce, Allegro vivace. I due versi si possono riferire alle due parti dell'ouverture, in quanto il Larghetto iniziale in 3/4 sembra esprimere i sogni d'amore e i fascini femminili attraverso la melodia lamentosa delle viole e dei violoncelli, ai quali è affidato anche un tema di carattere nobile accompagnato dai contrabbassi e dalle viole in pizzicato. Il controcanto dei legni e l'uso dei timpani percossi dalle mazze di spugna oltre a rendere più cupo l'intero passo rivelano la grande maestria di orchestratore di Berlioz. Nell'Allegro vivace, in forma-sonata, il sentimento cede il posto alle armi, ben rappresentate dai due gruppi tematici di carattere marziale, mentre in alcuni passi emerge il virtuosismo orchestrale di Berlioz che, in quest'ouverture, ha ampliato l'organico con 4 fagotti, 3 tromboni e l'oficleide.

 

Les nuits d'été (Notti d'estate)

Villanelle (Allegretto)

Le spectre de la rose (Adagio un poco lento e dolce assai)

Sur les lagunes (Andantino)

Absence (Adagio)

Au cimitière. Claire de lune (Andantino non troppo lento)

L'île inconnu (Allegro spiritoso)

Durata: 30'

Composto originariamente per voce e pianoforte tra febbraio del 1838 e giugno del 1841, il ciclo di liriche Les nuits d'été trae la sua ispirazione e i testi da una raccolta, La comédie de la mort, pubblicata nel 1838 dal poeta francese e amico di Berlioz, Théophile Gautier; il compositore utilizzò complessivamente sei testi della raccolta e diede all'intero ciclo un titolo di ascendenza shakespeariana ad ulteriore dimostrazione dell'ammirazione di Berlioz per il drammaturgo inglese. La raccolta, che non fu mai eseguita nella versione per voce e pianoforte, è dedicata nella sua interezza alla compositrice Louise Bertin, anche se ogni lirica presenta una dedica particolare. Molto probabilmente la prima idea di orchestrare queste liriche maturò durante una tournée in Germania dove Berlioz fu accompagnato dalla cantante di origine franco-ispanica Marie Recio, con la quale aveva iniziato una relazione destinata a durare fino alla morte della donna, avvenuta il 13 giugno 1862; per la Recio, sposata nel 1854 dopo la morte della prima moglie Harriet Smithson, egli orchestrò la lirica Absence, tratta appunto dalle Nuits d'été, che la cantante eseguì al Gewandhaus di Lipsia il 23 febbraio 1843. In seguito, nel 1856, egli decise di orchestrare anche il secondo brano, Le spectre de la rose, riscrivendone la parte introduttiva; la prima esecuzione di questa lirica, avvenuta a Gotha il 6 febbraio 1856 con la splendida voce della cantante Anna Bockholtz-Falconi, entusiasmò tanto l'editore svizzero Rieter-Biedermann da indurre il compositore ad orchestrare le altre quattro liriche della raccolta.

Nonostante Les nuits d'été non costituiscano un ciclo organico di liriche, è possibile distinguere in tutti i brani un tono comune che dà unità alla raccolta. Il ciclo si apre con una lirica di carattere estroverso dedicata a M.me Wolf, Villanelle, costruita su una semplice melodia di carattere strofico che si snoda in un Allegretto in 2/4. Il pezzo è un autentico gioiello sia per la raffinata orchestrazione che non scade mai in passi onomatopeici sia per la raffinata armonizzazione con una modulazione di passaggio che, nonostante i suoi cromatismi non si allontana dalla tonalità d'impianto. Nel brano si intravede anche in un disegno ritmico, una citazione dell'Ottava di Beethoven. Dedicato a M.lle Falconi, il secondo brano, Le spectre de la rose, si distingue per la raffinata orchestrazione in cui risalta, in apertura, il suono del violoncello. Di carattere mesto è l'introduzione, scritta interamente per la versione orchestrale con il flauto e il clarinetto che intonano il tema principale, mentre la seconda parte si segnala per un'orchestrazione più densa e una scrittura armonica estremamente varia grazie alla modulazione dal si maggiore, tonalità d'impianto, al re maggiore, prima, e al si bemolle, dopo. Ritorna, poi, il tema iniziale accompagnato dal pizzicato degli archi che sfocia nello staccato dei legni; dopo un cromatismo discendente, viene introdotta da Berlioz un nuovo tema seguito da un momento recitante e da un declamato nel quale la voce è raddoppiata dal clarinetto. Altrettanto raffinata è l'orchestrazione del brano successivo, dedicato a M.me Milde, Sur les lagunes, il cui titolo originale, nella raccolta di Gautier, recitava Lamento-Chanson de pêcheur. Il carattere mesto della composizione è evidente già nelle prime battute con il corno e i violini che giocano sul quinto e sesto grado di fa minore, che costituisce l'intervallo sul quale è costruita la melodia che può essere affidata a un baritono, a un contralto e a un mezzosoprano. Il delicato accoppiamento di flauto e clarinetto che si muovono in ottava su un ritmo cullante rende in modo efficace l'oscillazione della barca sul moto ondoso del mare. Meste riflessioni sull'amore non corrisposto costituiscono le tematiche fondamentali delle due liriche successive, Absence e Au Cimitière. Nella prima, dedicata a M.me Nottès, il sentimento d'amore frustrato viene descritto ricorrendo ad un'armonia insolita e inquieta con accordi di settima che non risolvono secondo le regole. Il brano presenta una struttura tripartita con una breve introduzione della quale è protagonista l'intervallo di quarta do diesis-fa diesis. Il tema iniziale, che può essere affidato a un tenore o a un mezzosoprano, si distingue per una grande espansione melodica che alla fine si riposa sulla tonica, mentre la parte centrale presenta una scrittura più animata e cromatica. Alla fine è ripreso il tema iniziale. Nella lirica successiva, Au cimetière, dedicata a Herrn Caspari, predomina un sentimento di rassegnazione che a tratti presenta toni glaciali ed è accentuato dall'orchestra il cui organico è limitato agli archi e ai soli flauti e clarinetti che accompagnano il tenore. La lirica presenta una struttura tripartita con un tema iniziale di carattere modale che, in alcuni momenti, si produce in sospiri e semiminime ribattute, e un secondo tema, apparentemente più recitato, che è accompagnato dall'orchestra in modo più vario con sincopati, con note puntate affidati ai due legni, e cromatismi discendenti. Dopo la ripresa la lirica si conclude in un'atmosfera rarefatta che riposa sullo sfumato accordo della tonica. Nell'ultima lirica, L'île inconnu, il cui titolo originale è Barcarolle, dedicata a M.me Milde, sembra tornare il clima estroverso della prima. È questa una pagina, affidata al mezzosoprano o al tenore, di carattere vivace e scorrevole sia nella parte del canto che nell'accompagnato degli archi nel quale emergono per il loro dinamismo i violoncelli e il fagotto ai quali sono assegnate delle figurazioni rapide. La seconda parte della lirica, di libera struttura bipartita, si distingue per una maggiore partecipazione dell'orchestra che sembra dialogare con la voce. I fiati introducono delle nuove e brevi idee tematiche.

 

Maurice Ravel

(Ciboure, Bassi Pirenei, 1875 – Parigi 1937

La Valse (Il valzer), poema coreografico

Mouvement de valse viennoise, Un peu plus modéré, 1.er Mouvement, Assez animé

Durata: 14'

"Tu conosci la mia intensa attrazione per questi ritmi meravigliosi e che io ritengo la gioia di vivere espressa nella danza"

Così Ravel manifestò la sua predilezione per il valzer, da cui si sentiva intensamente attratto, a Jean Marnold nel periodo in cui stava scrivendo La Valse, un poema coreografico composto tra il mese di febbraio del 1919 e il 1920 ed eseguito per la prima volta a Parigi il 12 dicembre 1920 ai Concerts Lamoureux sotto la direzione di Camille Chevillard. Il progetto originario risaliva, tuttavia, a molti anni prima e con molta probabilità al 1906 quando il compositore aveva deciso di scrivere un valzer di carattere viennese intitolato Wien (Vienna), in onore di Johann Strauss, ma ispirato anche a quello di Chabrier, tratto dall'opera Le roi malgré lui. Questo progetto, inizialmente abbandonato, trovò una parziale realizzazione in Valses nobles e sentimentales del 1911, un lavoro anticipatore in quanto contiene un tema che Ravel avrebbe utilizzato in seguito in La Valse. Soltanto dopo la Prima Guerra Mondiale, al suo ritorno in patria dopo aver militato nell'esercito francese, Ravel decise di riprendere il progetto di Wien, ma lo rielaborò completamente concependolo come un balletto che Diaghilev, il famoso impresario dei Ballets Russes, avrebbe dovuto mettere in scena; l'impresario rifiutò il lavoro dicendo: Questo non è un balletto; è un ritratto di un balletto, è un dipinto di un balletto, provocando con il compositore una rottura che non sarebbe stata mai più ricomposta. Il balletto fu messo in scena con enorme successo dalla ballerina Ida Rubinstein il 20 novembre 1928 all'Opéra di Parigi due giorni prima che la stessa Rubinstein danzasse nel celeberrimo Bolèro.

Raramente eseguita come balletto, La valse ha goduto di una grande fortuna come lavoro sinfonico ed è stata definita dal musicologo Paul Landormy:

"La più imprevedibile delle composizioni di Ravel che ci rivelano profondità finora inattese del Romanticismo, il potere, il vigore, e il rapimento in questo musicista la cui espressione è generalmente limitata a manifestazioni di un genio essenzialmente classico".

Lo stesso Ravel scrisse il programma seguito abbastanza fedelmente nella partitura e distribuito al pubblico alla prima esecuzione:

"Nembi turbinosi lasciano intravedere, a sprazzi, delle coppie di danzatori, poi a poco a poco si dissipano, rivelando una sala immensa popolata da una folla vorticosa. La scena diventa sempre più luminosa e, al fortissimo, la luce dei candelieri giunge al massimo splendore. Una corte imperiale, verso il 1855".

Il programma è realizzato attraverso una vera e propria apoteosi del valzer ben preparata inizialmente da una scrittura orchestrale che predilige i timbri scuri degli archi ai quali è affidato un turbinoso tremolo su cui i fagotti si producono in accenni tematici. Da questa struttura iniziale gli strumenti intervengono, alla stregua di coppie di danzatori, progressivamente come se si liberassero da una massa che li teneva aggregati impedendo loro di esprimere la voglia di danzare; alla fine di questa progressiva liberazione la musica scorre in un vortice di danza che, tuttavia, al suo interno nasconde dei momenti drammatici. Ciò è maggiormente evidente nella coda dove il ritmo del valzer viene abbandonato per lasciare il posto a quello di una Danza macabra. Questi elementi drammatici sono stati interpretati come echi dell'atmosfera postbellica che pesava sull'Europa appena uscita dalla Prima Guerra Mondiale. In particolare il compositore George Benjamin ha affermato che l'opera può essere ritenuta come:

"Una metafora della condizione della civiltà europea a seguito della Grande Guerra; il suo disegno in un unico movimento rappresenta la nascita, la decadenza e la distruzione di un genere musicale: il valzer".

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