Beethoven, Strauss, Schumann

Luigi Piovano, direttore

Christoph Hartmann, oboe

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    09 Dicembre 2022

    Ore

    21,00

    Durata

    70min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    10 Dicembre 2022

    Ore

    17,30

    Durata

    70min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Egmont, ouverture in fa minore op. 84

    Sostenuto, ma non troppo, Allegro, Allegro con brio

     

    Czerny, pianista e discepolo di Beethoven, scrisse che il maestro, quando nel 1809 i teatri imperiali di Vienna avevano progettato di mettere in scena il Guglielmo Tell di Schiller e l’Egmont di Goethe, era rimasto deluso: a Beethoven era stata affidata la composizione delle musiche di scena per la tragedia di Goethe al posto di quelle per il dramma schilleriano, per le quali era stato dato l'incarico a Gyrowetz, un compositore boemo quasi del tutto dimenticato. La delusione iniziale, però, era destinata a trasformarsi subito in entusiasmo quando il compositore lesse il testo di Goethe, poeta che egli ammirava, come ci è testimoniato da una lettera del 10 giugno 1811 indirizzata a Bettina Brentano:

     

    “Io mi propongo di scrivere ancora a lui [Goethe] su Egmont che io ho messo in musica soltanto per amore delle sue poesie che mi diedero tanta gioia”.

     

    Nello stesso periodo Beethoven inviò a Goethe la partitura dell’Egmont, accompagnata da una lettera, nella quale non mancò di esprimere tutta la sua ammirazione per questa tragedia e di dichiararsi pronto, con umiltà, ad accogliere volentieri eventuali critiche:

     

    “Ho sentito, pensato e messo in musica l’Egmont, con lo stesso calore con il quale l’ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio, e anche un rimprovero per me e per la mia musica mi sarà utile. Volentieri lo riceverò come una lode”.

     

    La partitura, composta tra il mese di ottobre 1809 e il mese di maggio del 1810, ed eseguita, per la prima volta, durante la rappresentazione della tragedia il 24 maggio dello stesso anno al Burgtheater di Vienna, consta di nove brani, oltre all’ouverture, che, come è accaduto molto spesso per le musiche di scena, si è affermata nel repertorio sinfonico: due Lieder di Clärchen (Chiara), quattro interludi, un melologo sulla morte di Egmont, la morte di Chiarina e una Sinfonia trionfale.

    Il soggetto, nel quale assume carattere rilevante l’esaltazione della libertà dei popoli nel cinquecentesco personaggio del conte Egmont, patriota fiammingo, che, in seguito alla rivolta contro la dominazione spagnola repressa nel sangue dal duca d’Alba, fu imprigionato e condannato a morte, assurge a esemplare testimonianza dell’eroismo di chi non teme di sacrificare la vita per un ideale. Chiara, nella speranza di liberare il conte da lei amato, cerca di far insorgere il popolo di Bruxelles contro gli Spagnoli, ma il tentativo fallisce e la donna disperata si uccide.

    L’Ouverture, lungi dal costituire una sintesi delle azioni che stanno per essere rappresentate sulla scena, vive del conflitto di sentimenti che animano la tragedia di Goethe. Aperta da una breve introduzione in fa minore, Sostenuto ma non troppo, di carattere tragico ed angoscioso, essa  prosegue con un classico Allegro in forma-sonata, in cui al primo tema avvolgente risponde una seconda idea tematica derivata dal motivo iniziale dell’introduzione in una forma contratta ed energica, e si conclude con una coda, Allegro con brio di carattere trionfale. Il materiale melodico di questa coda è tratto dalla Sinfonia trionfale che, alla fine del dramma, corrisponde al momento in cui vengono esaltate la nobiltà d’animo e le aspirazioni del conte quasi a sancire, in questo modo, la vittoria spirituale e morale dell’eroe puro che si sacrifica per la libertà del suo popolo.

     

    Durata: 8'

    Richard Strauss
    Monaco di Baviera, 1864 - Garmisch-Partenkirchen, 1949

    Concerto in re maggiore per oboe e piccola orchestra

    Allegro moderato

    Andante

    Rondò finale. Vivace

     

    Negli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale e, in  particolar modo, nella primavera del 1945, John de Lancie, un giovane oboista della Philharmonia di Filadelfia, che in quel periodo prestava servizio come soldato nell’esercito americano di stanza a Garmisch, chiese a Strauss di scrivere per lui un pezzo, se non proprio un concerto. Nacque così il Concerto in re maggiore per oboe e orchestra, il quale, completato il 25 ottobre 1945, non ebbe come suo primo interprete il soldato americano, ma Marcel Saillet che lo eseguì per la prima volta il 26 febbraio 1946 con l’orchestra della Tonhalle di Zurigo diretta da Volkmar Andreae. Nonostante fosse vecchio, malato e forse anche un po’ amareggiato dalle critiche alle quali due anni prima di morire aveva risposto causticamente: «Io sono l’unico compositore vivente che oggi ha una cattiva stampa; per questo la mia musica è tanto migliore», Strauss sembra ritrovare in questo suo lavoro una vena idillica e melodica che si avverte già nel primo movimento, Allegro moderato. In esso il classico contrasto tematico che caratterizza la forma-sonata si stempera in una lunghissima melodia fiorita di circa 56 battute che costituisce il lirico primo tema. Del pari intriso di intenso lirismo è il dolcissimo secondo tema, mentre un cambio di andamento, Lebhat (vivo), marca l’inizio dello sviluppo che può essere diviso in due sezioni delle quali la prima, affidata all’orchestra, è costituita da elementi motivici del primo tema, mentre nella seconda ritorna il secondo tema in tonalità minore. Una brevissima cadenza conduce alla ripresa nella quale il secondo tema ritorna in re maggiore. Legato al primo movimento senza soluzione di continuità è il secondo, Andante, dalla struttura tripartita A-B-A, nella cui prima sezione emerge la melodia di intenso lirismo dell’oboe, mentre in quella centrale, Etwas bewegter (Un poco più mosso), l’orchestra rielabora elementi motivici del primo e del secondo tema, per lasciare il testimone all’oboe che, alla fine, riprende il tema iniziale. Una breve cadenza del solista, all’interno della quale intervengono gli archi con accordi in pizzicato, conduce all’ultimo movimento, Vivace, un Rondò che si segnala per la ricchezza tematica e anche per la vena giocosa di Strauss, evidente nell’utilizzo del registro acuto dell’oboe a proposito del quale si legge nel Traité d’instrumentation di Berlioz che fu aggiornato da Strauss nel 1905:

    “Con il suo tagliente e penetrante registro acuto, l’oboe risulta particolarmente adatto agli effetti umoristici e caricaturali. Esso può essere stridente, cantare o gemere in maniera nobile e casta, così come può scherzare e fischiettare in modo gaio e infantile”.

    Durata: 22'

    Robert Schumann
    Zwickau, 1810 - Bonn, 1856

    Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 97 “Renana”

    Lebhaft (Vivace)

    Scherzo: Sehr mässig (Molto moderato)

    Nicht schnell (Non veloce)

    Feierlich (Solenne)

    Lebhaft (Vivace)

     

    Composta in un periodo brevissimo di appena due mesi, dal 2 novembre al 9 dicembre del 1850, la Sinfonia n. 3 di Schumann costituisce, per la perfetta sintesi tra classicismo e romanticismo ottenuta grazie anche a un sostanziale e raffinato equilibrio tra una scrittura orchestrale particolarmente espressiva e di grande intensità e l’uso di motivi di ascendenza popolare, la testimonianza di un felice momento creativo della vita del compositore. Dopo il Concerto per violoncello e orchestra, la Sinfonia fu il secondo lavoro scritto nella cittadina di Düsseldorf sulle rive del Reno, dove Schumann era giunto il 2 settembre per assumere l'impegnativo incarico di direttore dei concerti. Qui si aprì un periodo di grande e febbrile attività  che, piuttosto che ostacolare la composizione di nuove opere, servì da stimolo efficacissimo per Schumann. In questo periodo egli scrisse, infatti, alcuni dei suoi lavori più importanti, come il già citato Concerto per violoncello e orchestra, Le scene dal Faust di Goethe, oltre a questa sinfonia che, alla prima esecuzione avvenuta a Düsseldorf il 6 febbraio 1851 sotto la direzione dell’autore, ottenne un notevole successo. Le cronache dell’epoca riportano che il pubblico applaudì tutti i movimenti e alla fine l’orchestra si unì al pubblico gridando evviva.

    Dal punto di vista macroformale la Sinfonia, soprannominata Renana per la presenza, nella partitura, di riferimenti musicali a quella magnifica terra tedesca dove il compositore aveva trovato la serenità e la felicità necessarie per lavorare, è costituita da cinque movimenti al posto dei soliti quattro, mostrando così la tipica indipendenza di Schumann dalle regole e dalle convenzioni che egli rielaborò in modo originale.

    Il primo movimento, Lebhaft (Vivace), è una poderosa struttura in forma-sonata con un primo tema ampio e solenne al quale un ritmo sincopato contribuisce a dare un carattere giocoso. Contrastante è il secondo tema malinconico nella sua tonalità di sol minore.

    Originariamente intitolato Mattino sul Reno, il secondo movimento (Scherzo) è un vero e proprio Ländler costruito su un tema iniziale di ascendenza popolare, ma dalla struttura formale estremamente complessa che contamina la forma-sonata con quelle del rondò e della variazione.

    Legato direttamente al precedente, il terzo movimento, Nicht schnell (Non veloce), è un delicato intermezzo lirico, mentre il quarto movimento, Feierlich (Solenne), di carattere maestoso, recava inizialmente la dicitura, in seguito cancellata dal compositore, «come accompagnando una solenne cerimonia». La cerimonia, a cui si riferiva tale dicitura, è quella dell’investitura cardinalizia dell’Arcivescovo von Gaissel, avvenuta a Colonia il 30 settembre 1850. Questo quarto movimento, dal carattere grave e solenne, costituisce una forma di preludio al quinto, al quale è accomunato da elementi armonici e melodici.

    Un clima disteso presiede, infine, l’ultimo movimento, Lebhaft (Vivace), nel quale si scioglie la tensione accumulata nei precedenti. Ciò è evidente nella Coda dove il tema in sol minore del quarto movimento è ripreso in mi bemolle maggiore.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 30'