Brahms

Michele Gamba, direttore

Danilo Rossi, viola

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    03 Marzo 2023

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    04 Marzo 2023

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

Ciclo "Le piace Brahms?" n. 4

  • Programma

  • Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Ouverture accademica (Akademische Festouverture) op. 80

    Allegro, L’istesso tempo, un poco maestoso, Animato, Maestoso

     

    Nel mese di marzo 1879, Brahms aveva ricevuto la laurea Honoris Causa dalla facoltà di filosofia dell’Università di Breslavia il cui direttore era Bernhard Scholz. Quasi indifferente a tale onore, ringraziò l’amico con una cartolina, ma questi lo sollecitò a scrivere un lavoro adatto all’occasione. Così nell’estate del 1880, mentre si trovava nella città termale di Ischl, Brahms compose quest’ouverture che, lontana dallo schema classico, si presenta come un gioco musicale intercalato da canzoni goliardiche apprese in gioventù quando aveva frequentato l’Università di Gottingen. Il lavoro può essere diviso in quattro episodi, al cui interno sono presenti 10 temi di cui sei originali e quattro tratti dal repertorio delle canzoni studentesche. Nel primo episodio, Allegro, si snodano cinque temi allegri e brillanti, idonei a creare una marcia quasi fantastica e reale, che sfociano nella prima canzone, Wir hatten gebaut ein stattliches Haus, il cui tema è esposto dalle trombe e dai legni sui timpani. Il secondo episodio, L’istesso tempo un poco maestoso in cui prevale la canzone, Melodie des Landesvaters, intonata prima dagli archi e poi dai fiati, è collegato con un ponte al terzo, Animato, basato sulla canzone Was kommt dort von der Höh, un brano molto sviluppato dal punto di vista contrappuntistico. Un altro ponte conduce al quarto episodio, Maestoso, incentrato sul famoso Gaudeamus igitur esposto dai fiati su suggestive soluzioni contrappuntistiche degli archi. L’ouverture, eseguita per la prima volta a Breslavia il 4 gennaio 1881 sotto la direzione dello stesso autore, fu accolta favorevolmente e continua ancora oggi ad essere apprezzata non solo dal pubblico ma anche dalla critica per la raffinata orchestrazione. Giacomo Manzoni definì l’opera

     

    “una sorta di ameno pot-pourris che risvegliò le ire di non pochi critici conservatori. Ma il pezzo ha avuto ragione di quelle critiche, e rimane a tutt’oggi come una parentesi spensierata nell’opera sinfonica del maestro di Amburgo, che nemmeno qui scende mai a patti con la volgarità, ma sa accogliere in un vasto contesto sinfonico anche gli elementi meno ortodossi della tradizione popolare del mondo goliardico”.

    Durata: 11'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Sonata n. 1 in fa minore per viola e pianoforte op. 120 (orchestrazione di Luciano Berio)

    Allegro appassionato. Sostenuto ed espressivo
    Andante un poco adagio
    Allegretto grazioso
    Vivace

     

     

    "Ho accumulato un numero pressoché infinito di motivi per interessarmi – e occasionalmente dedicarmi in maniera esplicita – alla trascrizione. Ma un motivo per me inconsueto e apparentemente meno impegnativo degli altri è quello che chiede alla trascrizione di inserirsi nel tessuto più concreto, più quotidiano, addirittura privato dell’esperienza musicale. Per molti anni parecchi amici, virtuosi della viola e del clarinetto, mi hanno espresso il rammarico che il loro strumento non potesse giovarsi di un repertorio con orchestra sufficientemente ampio. Gli amici, dunque, con la complicità di un mio vecchio amore di gioventù (la Sonata op. 120 n. 1 in fa minore per clarinetto o viola e pianoforte di Brahms) mi hanno convinto.

    Non è poi tanto semplice trasformare in orchestra il pianoforte di Brahms, in maniera tale da farlo dimenticare e dare l’impressione che il lavoro sia stato concepito per orchestra. La Sonata diventa quindi quasi un Concerto e, «quasi come» fossi Brahms, ho scritto una breve introduzione al primo movimento e una, brevissima, al secondo.

    Questo lavoro è stato scritto per l’Orchestra Filarmonica di Los Angeles, dove è stato eseguito per la prima volta nel 1986".

     

    Con queste parole lo stesso Luciano Berio ha raccontato la genesi della sua trascrizione per orchestra della Sonata in fa minore per clarinetto (o viola) e pianoforte op. 120 n. 1 che Johannes Brahms aveva composto nell'estate del 1894 mentre si trovava ad Ischl contravvenendo al proposito di non  comporre più da lui espresso già nel 1891 in una lettera al suo editore Simrock:

     

    "Comprenderà, immagino, le ragioni per le quali ho apposto la parola fine alla mia attività creativa e del resto l'ultimo dei Volkslieder (Verstohlen geht der Mond auf) nel raffigurare un cane che si morde la coda, alludo simbolicamente proprio a tale concetto, nel senso che la vicenda è ormai conclusa".

     

    Proprio in quell'anno, però, l'incontro presso la corte di Meiningen con il grande clarinettista Richard  Mühlfeld aveva ridestato in lui non solo l'interesse per il clarinetto, strumento che amava particolarmente, ma anche quello spirito creativo che intendeva sopire forse a causa di un presentimento della morte che incominciava a serpeggiare nel suo animo.  Grazie a questo fortunato incontro nacquero immediatamente il Trio op. 114 e il Quintetto op. 115 e nell'estate del 1894 a Ischl le due Sonate dell'op. 120, nonostante l'inverno di quell'anno, trascorso a Vienna, a causa della morte di tanti amici tra cui l'illustre medico viennese Theodor Billroth, il grande direttore d'orchestra Hans von Bülow e il famoso musicologo Philip Spitta, fosse stato per lui dolorosissimo, secondo quanto affermato da Claude Rostand, uno dei suoi biografi, che aggiunge:

     

    "La salute è buona, certo, ma avverte una certa fatica, a volte strani malesseri. Percorre ancora, ogni domenica, le campagne vicino a Vienna, ma gli amici raccontano che ora gli capita spesso di essere affannato e di chiedere «una sosta per ammirare il panorama». Anche il carattere è cambiato e occorre tutta l'amicizia dei fedelissimi per sopportare senza risentirsi le sue reazioni un po' brutali, alcune bizzarrie da vecchio scapolo".

     

    Eseguita per la prima volta in privato a Francoforte, presente Clara Schumann, il 10 novembre 1994 da Mühlfeld accompagnato da Brahms e in pubblico a Vienna il 7 gennaio 1895, la Sonata si segnala per un clima malinconico ed introverso e per la scelta da parte del compositore di non fare ricorso, come era solito fare nelle composizioni cameristiche, a tutte le risorse tecniche del clarinetto, in quanto questa parte, in base a una sua espressa volontà, poteva essere eseguita anche dalla viola. La trascrizione di Berio si configura come un incontro tra due grandi musicisti, in quanto non è semplicemente una mera orchestrazione del lavoro di Brahms, ma quasi una riscrittura che trova il suo culmine nella scelta del compositore italiano di scrivere delle brevi introduzioni al primo e al secondo movimento. Aperto da una breve introduzione scritta da Berio che poi si collega naturalmente al partitura di Brahms, il primo movimento Allegro appassionato è una pagina di grande fascino, nella quale dopo il lirico primo tema, esposto nelle prime 24 battute, a cui si contrappone un secondo di natura ritmica, si assiste, piuttosto che a uno sviluppo consequenziale a quello della forma-sonata, a un florilegio di nuove idee tematiche. Dopo una brevissima introduzione scritta da Berio, il secondo movimento, Andante, dalla struttura tripartita e bitematica, si segnala per una scrittura di tenero e delicato lirismo. Il terzo movimento, Allegretto grazioso, è invece formalmente uno scherzo nel quale il sottostante gusto viennese di molte pagine brahmsiane è venato da una delicata malinconia, mentre il quarto, Vivace, è formalmente un Rondò in sei sezioni dalla struttura rapsodica con diversi episodi concatenati tra loro. 

     

     

    Durata: 23'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

    Allegro non troppo

    Andante moderato

    Allegro giocoso

    Allegro energico e appassionato

     

    Composta nell’estate del 1885 nel villaggio di Mürzzuschlag, in Stiria, dove Brahms stava trascorrendo un soggiorno estivo delizioso, come egli stesso confidò a Clara Schumann, la Sinfonia n. 4 conobbe un successo tanto grande quanto inatteso, nonostante la decisione del compositore di non presentare la sinfonia in pubblico perché poco soddisfatto del lavoro compiuto. Hans Neunzig, uno dei suoi biografi, scrisse a tale proposito:

     

    “Terminata la Quarta Sinfonia e finita l’estate, Brahms rientra a Vienna. Il rituale si ripete: come di consueto tocca a Brahms e a Ignaz Brüll presentare il nuovo lavoro in casa di Ehrbar, fabbricante di pianoforti, ai primi d’ottobre (nella trascrizione per due pianoforti approntata dall’autore): presenti Hanslick, Billroth, Dömpke, il critico Pohl e il direttore d’orchestra Richter. Brahms e Brüll erano ai due pianoforti; Hanslinck e Billroth voltavano le pagine. Le reazioni? Silenzio generale. Alla fine della prova, pare che i presenti si siano messi a parlare di tutto, tranne che della nuova Sinfonia. Gli amici viennesi, scelti tra i più fedeli, rimangono però sconcertati, tanto che Brahms decide di organizzare una seconda audizione. Le cose non sembrano andare meglio. Brahms rimane scosso ed è quasi deciso a non rischiare di presentare al pubblico la nuova Sinfonia. Bülow manifesta il proprio entusiasmo e gli chiede di venire a Meiningen per preparare la prima esecuzione pubblica. Rincuorato, Brahms parte immediatamente per Meiningen, portando con sé i primi movimenti della partitura. […] Il 25 ottobre Brahms, assai inquieto, sale sul podio. Si rende conto che la sinfonia non può essere un fiasco: eppure è lontanissimo dal prevedere il successo che gli verrà riservato. Dopo il primo e dopo il secondo movimento si scatena un’ovazione prolungata ed entusiasta. Dopo il terzo, il pubblico tenta di ottenere il bis, ma Brahms attacca subito il quarto movimento, che culmina in un’autentica apoteosi. La notizia si diffonde nell’intera Europa musicale e tutti i grandi centri si prenotano per presentare il lavoro”.

     

    Il successo fu strepitoso e Brahms, forse troppo geloso del suo lavoro, diresse sempre personalmente in tutta Europa la sua sinfonia senza lasciare nemmeno per una volta il podio a Bülow che sperava di dirigerla a Francoforte. La rottura tra i due musicisti fu immediata quanto irreparabile.

    Il primo movimento, Allegro non troppo, in forma-sonata si distingue per la straordinaria ricchezza tematica, in quanto ai due temi principali si affiancano quattro idee secondarie per lo più derivate da essi. Il primo tema, basato su un ritmo di ciaccona, domina l’intero movimento mentre il secondo è costituito da una frase melodica di intenso lirismo. Ad esso segue una terza idea tematica affidata agli strumenti a fiato e nello spirito della fanfara. Nello sviluppo emerge la grande perizia contrappuntistica di Brahms che si mescola a una scrittura molto intensa dal punto di vista espressivo che raggiunge toni esasperati nella coda.  Molto semplice dal punto di vista formale è il secondo movimento, Andante moderato, di carattere malinconico il cui tema nobile, affidato prima ai corni e poi ai legni, si distingue per le sue modulazioni arcaizzanti che evocano un clima leggendario di ballata. Questo clima si alterna con un secondo tema di vaga ascendenza beethoveniana e dalla scrittura più lirica e solenne. Tale tema, esposto dagli archi, finisce per permeare di sé anche quello iniziale. L’energico terzo movimento, Allegro giocoso, che per il suo ritmo in 2/4 si avvicina allo Scherzo, è, dal punto di vista formale, un rondò-sonata con un secondo episodio di carattere lirico. Il Finale, Allegro energico e appassionato, costituisce una mirabile sintesi dell’intera composizione con le sue ben 36 variazioni su un tema di otto note  che ricorda, per la sua struttura, la ciaccona della cantata Meine Tage in den Leiden di Bach. Le variazioni sono disposte in modo da formare dei nuclei ben definiti con le prime dodici che presentano un carattere vigoroso e si contrappongono ad altre espressive. Bella è l’impetuosa coda di questo Finale che si può considerare come una vera e propria apoteosi della variazione, forma nella quale Brahms eccelse e di cui ci lasciò, nella sua produzione pianistica e sinfonica, fulgidi esempi.

     

    Riccardo Viagrande

     

     

     

     

    Durata: 44'