Brahms, Dvořák

Krzystof Urbanski, direttore

Antonio Pompa-Baldi, pianoforte

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    16 Dicembre 2022

    Ore

    21,00

    Durata

    95min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    17 Dicembre 2022

    Ore

    17,30

    Durata

    95min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

Ciclo "Le piace Brahms?" n. 3

  • Programma

  • Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Concerto n. 2 in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra op.83

    Allegro non troppo

    Allegro appassionato

    Andante

    Allegretto grazioso

     

    Da quando Brahms, nel 1859, dopo l’indifferenza con cui era stata accolta dal pubblico la prima esecuzione del primo Concerto per pianoforte e orchestra op. 15, aveva scritto al violinista Joseph Joachim: «Un secondo suonerà differente», sarebbero passati 22 anni prima che egli tenesse fede alla sua promessa. Solo nel 1878, infatti, durante un viaggio in Italia,  egli iniziò la composizione, che sarebbe durata 3 anni, del suo Secondo Concerto che fu completato nell’estate del 1881, come si evince da quanto Brahms scrisse, il 7 luglio 1881, alla sua amica Elisabeth von Herzogenberg:

     

    “Sto scrivendo un piccolo concerto per piano con un piccolo scherzo molto grazioso. È in si bemolle e benché questa sia un’ottima tonalità, temo di averla utilizzata troppo spesso.”

     

    In realtà il Concerto non può essere considerato un’opera esile, ma il più ampio lavoro in questo genere dopo l'Imperatore di Beethoven, essendo costituito da 4 movimenti piuttosto che dai 3 tipici dei concerti classici e romantici. Appena Brahms terminò il concerto, ne suonò un arrangiamento per due pianoforti, insieme ad un collega, per un piccolo gruppo di amici, del quale faceva parte il critico Eduard Hanslick, riscuotendo un consenso favorevole tanto da essere invitato da Hans von Bülow ad eseguirlo con la sua orchestra a Meiningen. Brahms, dopo aver elaborato alcuni dettagli, suonò il suo concerto in pubblico solamente il 9 novembre 1881, al Redoutensaal di Budapest, sotto la direzione di Sándor  Erkel. Questa volta il successo fu immediato e lo stesso autore si rese conto delle differenze tra il Primo e questo Secondo concerto, nel quale, insieme a un'orchestrazione più raffinata, dovuta probabilmente all’esperienza acquisita nel comporre, in quel lasso di tempo, due sinfonie, due ouverture, un concerto per violino e altri lavori da camera, emerge una scrittura sinfonica più matura. Più equilibrato è, inoltre, il rapporto tra orchestra e solista, non più protagonista assoluto, in quanto ad esso sono affidati solo alcuni passaggi virtuosistici insieme ad altri in ottave e seste.

    Il primo movimento, Allegro non troppo, in forma-sonata, ma con una doppia esposizione, inizia in un modo insolito con un tema calmo e dignitoso suonato dal corno a cui risponde il solista con un tema grandioso in una forma di dialogo. Infine un’ampia cadenza del pianoforte porta al ritorno del tema principale esposto nuovamente dall’orchestra completa. Al primo tema si contrappone il secondo, di carattere melodico e appassionato, affidato agli archi a cui segue un’idea secondaria di grande importanza nel corso del movimento. Questo episodio iniziale si conclude con un altro brillante al ritmo di marcia che conduce alla vera esposizione. La ripresa è costruita intorno all’idea secondaria che viene ampliata notevolmente sino alla coda. Il lavoro tematico e motivico, derivato dal classicismo viennese e, particolarmente, da Beethoven, pervade l’intero movimento, ma, a differenza dei suoi predecessori, Brahms non si limitò allo sviluppo della forma-sonata o a collegare e modulare le parti dell’esposizione e della ripresa. Il secondo movimento, Allegro appassionato, definito da Brahms piccolo filo di uno scherzo, in realtà è un’imponente struttura sinfonica tripartita con una sezione centrale che funge da trio prima della ripresa. Il movimento si apre con un vigoroso tema in re minore esposto dal pianoforte che dialoga con l’orchestra e prosegue con un secondo motivo di carattere cantabile prima affidato agli archi e poi al pianoforte. La sezione centrale, le cui caratteristiche sono assimilabili a quelle di una danza popolare, presenta un tema saltellante e molto ritmico che, affidato ai violini, passa poi ai corni e ai violoncelli prima di essere ripreso da tutta l’orchestra. Di carattere lirico e, al tempo stesso, religioso è il terzo movimento, Andante, strutturato nella forma di un Lied tripartito in cui due episodi simmetrici ne racchiudono uno centrale molto breve, Più adagio. Il quarto, Allegretto grazioso, è un classico Rondò dove vengono esposti due temi contrastanti, dei quali il primo indulge sulle movenze della danza a differenza del secondo che assume toni struggenti. La sezione conclusiva richiede una grande capacità virtuosistica da parte del solista.

    Durata: 45'

    Antonín Dvořák
    Nelahozeves 1841 - Praga 1904

    Sinfonia n.9 in mi minore op.95 “Dal nuovo mondo”

    Adagio, Allegro molto

    Largo

    Scherzo: Molto vivace Trio

    Allegro con fuoco

     

    La Sinfonia dal Nuovo mondo, quinta tra quelle date alle stampe, ma nona ed ultima in ordine di composizione, fu composta tra il 19 dicembre del 1892 e il 24 maggio del 1893 a New York durante il soggiorno americano di Dvořák su commissione della New York Philharmonic Orchestra che la eseguì, per la prima volta, con un notevole successo, il 16 dicembre 1893 alla Carnegie Hall sotto la direzione di Anton Seidl. Alla fine di ogni movimento, infatti, scrosci fragorosi di applausi costrinsero il compositore ad alzarsi e a fare un inchino per salutare il pubblico.

    Certamente Dvořák non aveva immaginato di conseguire un così strepitoso successo quando, nel 1892, dopo vari tentennamenti, aveva deciso di accettare il prestigioso incarico di direttore offertogli dal New York National Conservatory of Music, in sostituzione di Sibelius, con il quale non era stato possibile prendere contatto. Dvořák, di carattere schivo e poco propenso a lasciare la sua terra natia, si era deciso, perché pressato dalle insistenze di Mrs. Thurber, moglie di un ricchissimo commerciante newyorkese di generi coloniali, ad imbarcarsi il 15 settembre 1892 per l’America dove sul numero del 21 maggio 1893 del «New York Herald» affermò:

     

    “Io sono ora convinto che la futura musica di questo paese debba basarsi su quelle che sono chiamate melodie Negre. Queste possono essere la base di una scuola di composizione seria e originale, da svilupparsi negli Stati Uniti. Questi graziosi e variati temi sono il prodotto del terreno. Sono Americani. […] Sono le canzoni popolari d'America e i vostri compositori devono rivolgersi ad esse. Tutti i grandi musicisti hanno preso in prestito temi della tradizione popolare. Il più affascinante scherzo di Beethoven è basato su ciò che ora potrebbe essere considerato come una melodia negra abilmente manipolata. Io stesso mi sono rivolto alle semplici, quasi dimenticate melodie dei contadini boemi per suggerimenti nei miei lavori più seri".                 

     

    La tradizione americana, costituita dalla musica dei pellerossa e dei negri d’America, costituisce la base di questa composizione, non perché Dvořák abbia utilizzato dei temi tratti dal loro repertorio, ma perché, come ebbe modo di scrivere egli stesso in un articolo uscito sul «New York Herald» il 15 dicembre 1893, nel contesto dei temi originali, aveva inserito i caratteri propri della musica indiana. Nel suddetto articolo egli, infatti, aveva scritto:

     

    “Io non ho usato attualmente nessuna delle natie melodie americane. Io ho semplicemente scritto temi originali, incorporando le peculiarità della musica indiana, e, usando questi temi come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse dei ritmi moderni, del contrappunto e del colore orchestrale.  […] L'influenza dell'America deve essere sentita nella mia sinfonia da chiunque abbia fiuto”.

     

    Aperto da un Adagio introduttivo, il primo movimento Allegro molto, in forma-sonata, presenta immediatamente il primo tema, che, ispirato allo spiritual Swing Lo’Swett Chariot, ritorna anche nel corso della sinfonia fungendo da Leitmotiv e contribuendo a dare alla sinfonia stessa un’impostazione ciclica. Anche il secondo tema, presentato da oboi e flauti, è connotato in senso etnico. Nel secondo movimento, Largo, la connotazione etnica è resa dalla struttura pentatonica del tema principale,  ispirato al poema epico indiano Hiawatha del poeta americano Henry Wadsworth Longfellow, dedicato al mitico fondatore della confederazione irochese. Questa pagina, nella quale emerge il bellissimo tema del corno inglese, evoca i funerali indiani celebrati nella foresta. Secondo quanto affermato dal compositore, anche il terzo movimento, Scherzo, sarebbe ispirato a questo poema e, in particolar modo, ad una danza religiosa indiana, anche se alcuni musicologi hanno ritenuto di riscontrare nel tema principale alcuni tratti tipici della tradizione musicale mitteleuropea e, in particolar modo, del furiant, un'impetuosa danza ceca. Nell’ultimo movimento, Allegro con fuoco, in forma-sonata, dove, dopo una brevissima introduzione, esplode il tema più celebre dell’intera sinfonia, a cui si contrappone il secondo di carattere lirico, ritornano sia il Leitmotiv sia le idee tematiche principali del Largo e dello Scherzo nella sezione di sviluppo, aperta da un ritmo di Polka.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 40'