Brahms & Šostakovič

Evgeny Bushkov, direttore

Sergej Krylov, violino

Enrico Dindo, violoncello

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    24 Maggio 2019

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    18 - 35 €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    25 Maggio 2019

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    18 - 35 €

    Calendario

28° Concerto in abbonamento

Direttore:
Evgeny Bushkov

Violino:
Sergej Krylov

Violoncello:
Enrico Dindo

La quindicesima e ultima Sinfonia di Šostakovič, famosa per le sue incongrue citazioni da Rossini a Wagner, per la sua maestria nell’alternare toni di tragedia e d’ironia, per il suo misterioso tintinnabulum finale, chiude anche la 60a stagione sinfonica dell’OSS.
La formula classica della sinfonia in quattro tempi, impostata da Haydn e Mozart a fine ‘700, pur con tutte le licenze possibili e che perdura per due secoli di storia della musica, via Beethoven, Brahms e Bruckner, approda con questo capolavoro di Šostakovič a un punto di non ritorno. A confronto un’opera possente della maturità di Brahms, nella quale due solisti di grande spicco si affrontano e si intrecciano come l’uno e il suo doppio.

  • Programma

  • Dmitrij Šostakovič
    San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975

    Sinfonia n.15 in la maggiore op.141

    Allegretto

    Adagio, Largo, Adagio, Largo

    Allegretto

    Adagio, Allegretto, Adagio, Allegretto

     

    Definita dal musicologo Franco Pulcini nella sua monografia dedicata a Šostakovič «Una sinfonia post mortem in senso laico, una riflessione sulla propria avventura esistenziale rivista con il distacco dei trapassati», la Quindicesima sinfonia fu composta nell’estate del 1971 quattro anni prima della morte del compositore che già nel 1966 era stato colpito da un infarto. Ultima composizione sinfonica, questo lavoro è ritenuto unanimemente dalla critica il testamento spirituale di Šostakovič, le cui precarie condizioni di salute, già gravemente minate dalla paralisi al braccio destro, lo avrebbero presto condotto alla morte. Gli ultimi anni di vita di Šostakovič, infatti, sono caratterizzati da frequenti ricoveri durante i quali continuò a scrivere musica. Proprio durante un periodo di degenza trascorso all’ospedale di Kurgan nel mese di giugno del 1971, Šostakovič iniziò a comporre la Quindicesima sinfonia che avrebbe completato tre mesi dopo durante un suo soggiorno nella Casa dei compositori di Repino. La prima esecuzione, avvenuta l’8 gennaio 1972 a Mosca con l’orchestra della Radio Sovietica diretta dal figlio Maxim, regalò uno dei rari momenti di felicità di quell’anno a Šostakovič che, colpito nel mese di settembre da un secondo infarto, sarebbe stato costretto a non scrivere più musica. Di carattere enigmatico e intrisa di citazioni ed autocitazioni, la Sinfonia, la cui musica, secondo alcune testimonianze, sarebbe legata al progetto, non realizzato, di scrivere un’opera tratta dal racconto di Čechov Il monaco nero, sembra, comunque, che scorra lungo il filo della memoria, come lo stesso compositore affermò in un’intervista rilasciata al quotidiano «Trud», nella quale si legge:

    “Il primo movimento descrive l’infanzia – proprio un negozio di giocattoli, con un cielo senza nuvole”.

    Secondo alcuni musicologi, inoltre, il Leitmotiv tratto dalla Tetralogia di Wagner, noto in italiano con il nome enigma del destino, sarebbe un sinistro ricordo del patto tra Hitler e Stalin che era stato suggellato con una rappresentazione della Walkiria al Bol’šoj di Mosca.

    Di carattere enigmatico è il primo movimento, Allegretto, in forma-sonata, nel quale è citato un tema tratto dal Guglielmo Tell di Rossini a cui è giustapposto un altro dodecafonico che crea una situazione di forte contraddittorietà. Tutto il movimento è pervaso da una gioia che, oltre a richiamare l’infanzia, ricorda alcune pagine della Prima sinfonia, mentre la coda con il suo carattere bandistico mostra un certo legame con la Circus Polka. Un’oasi romantica è il secondo movimento, Adagio, che, aperto da un corale, a cui segue un motivo seriale affidato al violoncello, presenta un’autocitazione dell’Undicesima sinfonia, costituita da una fanfara a distanza. Nella parte centrale sono introdotti due accordi che sembrano richiamarsi al sesto dei Sei piccoli pezzi per pianoforte op. 19 di Schönberg. Di carattere grottesco è il terzo movimento (Allegretto), uno scherzo il cui melos mostra delle inflessioni popolareggianti che trovano una perfetta sintesi con alcune note ornamentali di carattere avanguardistico con le quali Šostakovič esaurisce il totale cromatico. Un autentico capolavoro è il quarto movimento, intriso di citazioni più o meno esplicite tra cui emerge quella del tema dell'enigma del destino tratto dalla Walkiria di Wagner. Pagina di grande finezza intellettuale, il movimento è percorso da un tema costituito dalle prime note del preludio del Tristano, che funge quasi da autentico filo della memoria dal quale si dipanano altri motivi musicali. Tra questi emerge quello sul motto D.Sch. la cui struttura ritmica ricorda quella del tema dell’invasione della Sinfonia di Leningrado.

    Durata: 39'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Concerto in la minore op.102 per violino, violoncello e orchestra

    Allegro

    Andante

    Vivace non troppo

     

    Durante il suo secondo soggiorno nel villaggio di Hoffstetten, sul lago di Thun, in Svizzera, Brahms compose il suo ultimo lavoro sinfonico, il Concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102, noto come il Doppio, che si presenta come un esempio solitario di lavoro concertante per questi due strumenti solisti. Composto nel 1887 e dedicato, con la frase sibillina a colui per il quale è stato scritto, a Joachim che lo sostenne anche in questa composizione, esso fu eseguito inizialmente in forma privata il 21 settembre con Brahms al pianoforte, Joachim al violino e Hausmann al violoncello in casa di Clara Schumann che restò interdetta, come scrisse nel suo diario:

    “Non mi pare felice l’idea di mettere insieme violino e violoncello. Il Concerto è decisamente interessante, a tratti perfino spiritoso; ma in nessun punto presenta la freschezza e il calore di altre cose di Johannes. Non credo che questo lavoro, così poco brillante, possa avere un futuro”.

    Alla prima esecuzione pubblica, avvenuta il 18 ottobre dello stesso anno a Colonia sotto la direzione del compositore e con gli stessi solisti, il Concerto fu accolto in modo contrastante. Lo stesso critico musicale Hanslick, che aveva sempre sostenuto Brahms, rimase interdetto di fronte a questo concerto che definì «un lavoro più scritto che ispirato»; le stesse perplessità si trovano anche nei giudizi di studiosi moderni dell’opera di Brahms i quali, pur non negando la presenza di passi ispirati, non lo ritengono all’altezza dei lavori sinfonici precedenti. A tale proposito Neunzing scrisse:

    “In alcuni passaggi il Doppio è di una grande bellezza, però non ha la compiutezza delle opere orchestrali precedenti”.

    A sua volta Geiringer pose l’accento sul prossimo abbandono, da parte di Brahms, delle forme sinfoniche, scrivendo:

    “D’altra parte era assolutamente impossibile per Brahms, soprattutto nei suoi ultimi anni, scrivere un Concerto brillante. Il Doppio rimane ad ogni modo un’opera simbolica: da questo momento l’autore perse ogni interesse per la scrittura orchestrale e concentrò la sua attenzione sulle composizioni per pianoforte e sulla musica da camera”.

    Il primo movimento, Allegro, in forma-sonata, si apre con una lunga cadenza del violoncello, seguito dal violino dopo una breve introduzione orchestrale di quattro misure. La cadenza si conclude con un dialogo serrato tra i due solisti che non si contrappongono ma si fronteggiano in una scrittura cameristica di grande fascino che conduce alla vera e propria esposizione. In questo movimento vi è una grande proliferazione tematica determinata dalla presenza di 3 idee principali alle quali se ne aggiungono 8 secondarie. Il secondo movimento, Andante, è un Lied dalla struttura tripartita che richiama alcuni lavori giovanili ispirati a leggende nordiche. Su questo  movimento, che si configura come una specie di ballata i cui due episodi si basano su temi molto espressivi, dei quali il primo è di carattere pastorale, mentre il secondo si distingue per una melodia idilliaca, così si espresse il biografo di Brahms, José Bruyr:

    “Un grande apprezzamento va all’Andante: questa pagina dispiega una di quelle frasi che si vorrebbero stringere al cuore, una delle idee più calorose e serene ad un tempo. Si può veramente pensare che sia stata colta nell’incanto di un alpeggio di alta montagna”.

    Non meno interessante è l’ultimo movimento, Vivace non troppo, nel quale il virtuosismo appare bandito a favore di una scrittura cantabile che emerge nel primo tema affascinante e scherzoso e soprattutto nel secondo popolare e cantabile. Eroica appare invece la terza idea tematica di questo movimento  che, dal punto di vista formale, oscilla tra la struttura tripartita e quella del Rondò.

    Riccardo Viagrande

    Durata: 34'