Bruch & Mahler

Ryan McAdams, direttore

Gennaro Cardaropoli, violino

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    21 Marzo 2020

    Ore

    17,30

    Durata

    110min.

    Prezzi

    25 - 12 €

    Calendario

  • Programma

  • Max Bruch
    Colonia 1838 - Friedenau 1920

    Concerto n. 1 in sol minore per violino e orchestra op.26

    Vorspiel (Allegro moderato), un poco più vivo, Tempo I

    Adagio

    Finale. Allegro energetico-Presto

     

    Dei sei concerti per violino scritti da Bruch sono conosciuti ancora oggi solo tre oltre alla Fantasia scozzese; il Concerto n. 1 è uno dei più famosi del XIX sec. oltre ad essere il primo grande lavoro orchestrale pubblicato da Bruch. La sua composizione fu piuttosto travagliata, in quanto, dopo i primi abbozzi del 1857, esso fu completato nel 1866, ma fu ritirato dopo la prima esecuzione a Coblenza il 24 aprile 1866 e sottoposto a una lunga revisione per la quale Bruch si servì dei suggerimenti ricevuti da altri compositori e violinisti tra cui Joseph Joachim al quale fu dedicata la versione finale del 1868, eseguita a Colonia il 7 gennaio dello stesso anno con Joachim in qualità di solista.

    Sebbene steso nella tradizionale struttura Veloce-Lento-Veloce, il Concerto presenta i tre movimenti, tutti in forma-sonata e legati senza soluzione di continuità. Nel primo movimento, Allegro moderato, compare il sottotiolo Vorspiel (preludio) a testimonianza della vecchia intenzione di Bruch di chiamare questo lavoro Fantasia. L’ingresso del solista con una melodia che si costruisce a poco a poco, è preparato da un tranquillo rullo dei timpani e da alcune frasi dei legni. Dopo che l’orchestra acquista il pieno controllo sul motivo dei legni, il violino espone un tema appassionato su un tremolo degli archi e su minacciosi interventi dei timpani. Molto più cantabile è il secondo tema che, esposto nel registro grave del violino, sale verso zone più acute in corrispondenza di un serie di trilli. Lo sviluppo, aperto dal primo tema, si snoda in una sezione tempestosa affidata all’orchestra, mentre il solista si mantiene calmo fino a quando non si produce in una breve cadenza. Una breve ripresa conduce alla coda che prepara il secondo movimento. Il secondo movimento, Adagio, formalmente è un’aria per violino solista la cui scrittura si fa sempre più intricata fino a quando non raggiunge una forma meno chiaramente definita, ma più focosa nel secondo tema che culmina in tre pesanti sospiri prima per l’orchestra e poi per il solista. Nel terzo movimento, Allegro energetico, la musica prende le forme di una danza gioiosa in stile ungherese che può essere considerata un omaggio sia a Joachim, di nazionalità ungherese, sia al Finale del Concerto per violino di Brahms scritto seguendo i consigli di Joachim. Al tema della danza subentrano una sezione virtuosistica affidata al solista e, poi, una melodia romantica che raggiunge il climax quasi alla fine dell’esposizione. Il tema della danza ungherese ritorna nel concitato e brillante Finale.

    Durata: 25'

    Gustav Mahler
    Kaliště, 1860 - Vienna, 1911

    Sinfonia n.5 in do diesis minore

    Trauermarsch, In gemessenem Schritt, Streng, Wie ein Kondukt (Marcia funebre, Con andatura misurata, Severamente, Come un corteo funebre)

    Stürmisch bewegt, Mit grösster Vehemenz (Tempestosamente mosso, Con la massima veemenza)

    Scherzo, Krting, nicht zu schenell (Vigoroso, non troppo presto)

    Adagietto, Sehr langsam (Molto lento)

    Rondò-Finale, Allegro, Allegro giocoso. Frisch (Brioso)

     

    La Sinfonia n. 5 in do diesis minore costituisce un importante spartiacque all’interno della grande produzione sinfonica di Mahler, in quanto apre un trittico di lavori di musica pura nei quali è del tutto assente un programma letterario, anche se non manca un’unità d’ispirazione di fondo che le accomuna. La Quinta condivide con la Sesta Settima, come ha notato Deryck Cooke nel suo saggio La musica di Mahler (Milano, Mondadori, 1983, p. 132) una forte tendenza al reale che è la diretta conseguenza della presa di coscienza da parte del compositore che il mondo ideale, a cui aveva dato forma con la precedente produzione liederistica e sinfonica, era andato incontro ad uno scacco. In questa produzione matura non c’è più posto per questo mondo ideale, nel quale potevano avere un senso la lotta per la volontà di opporsi al destino, evidente nella Prima sinfonia, per la fede cristiana nella Resurrezione, espressa nella Seconda, per il panteismo dionisiaco di ascendenza nietzschiana della Terza e, infine, per il mito dell’innocenza indistruttibile della Quarta; in questo trittico, chiamato anche Instrumental-Symphonien, sembra affermarsi, attraverso uno studio sui timbri dei vari strumenti che assumono un valore simbolico, un sentimento tragico, che, se nella Quinta si contrappone ad un altro gioioso, nella Sesta, che, in un primo momento, fu intitolata da Mahler stesso La tragica, e nella Settima, alla quale fu applicato il titolo di Canto della notte, assume contorni sempre più drammatici pur lasciando aperto, nel solare e luminoso do maggiore del finale uno spiraglio di luce.

    Composta tra 1901 e il 1902 e pur essendo stata eseguita per la prima volta a Colonia sotto la direzione dell’autore il 18 ottobre 1904, la Sinfonia n. 5  trovò la sua forma definitiva nel 1911, anno della morte del compositore e direttore d’orchestra. La concezione della Sinfonia risale ad un periodo molto importante per la vita del compositore che se, da una parte, aveva trovato l’amore nella persona di Alma Schindler, donna di straordinaria bellezza più giovane di vent’anni e musicista di un certo talento (era, infatti, allieva di composizione di Zemlinsky), che, sposò solo dopo quattro mesi di fidanzamento, dall’altra nel mese di febbraio del 1901 era stato colpito da un’emorragia piuttosto grave che, a giudizio del medico, avrebbe potuto stroncare la sua esistenza nel breve volgere di un’ora.

    Questi elementi biografici influirono certamente sulla composizione di questa sinfonia che a Cooke apparve schizofrenica per la presenza in essa del contrasto fra un sentimento tragico ed uno gioioso, che esprimono, da una parte, il poco felice stato di salute e, dall’altra, il lieto momento del matrimonio che, tuttavia, si sarebbe rivelato per il compositore una fonte di tormento sia per la perdita della primogenita Maria all’età di cinque anni, sia per l’atteggiamento della moglie che, ritenendo di aver sprecato il suo talento musicale, non comprese l’animo sensibile del marito.

    La sinfonia è composta da cinque movimenti divisibili in tre parti dei quali la prima è costituita dai primi due movimenti, la seconda dallo scherzo intermedio e la terza, infine, dagli ultimi due. Un profondo sentimento tragico informa i primi due movimenti dei quali il primo, Trauermarsch (Marcia funebre), è aperto da una fanfara di trombe che espongono un tema in minore che anticipa perfettamente il tema principale del movimento costituito da un canto funebre intonato dagli archi; toni non meno tragici ha il successivo Trio in si bemolle minore con la tromba che intona un tema dolorosissimo. Il dolore è, infatti, il protagonista di questo trio e, alla fine, finisce per sopraffare anche il tema in maggiore che i violini riescono appena ad accennare. Mahler sembra ribadire questa situazione di dolore nella parte finale del movimento, quando, dopo la ripresa della marcia, il Trio ritorna in una forma ancor più desolata che trova il suo punto culminante nel pianissimo conclusivo.

    Lo stesso sentimento tragico caratterizza il secondo movimento che si ricollega al precedente anche per la presenza di alcuni elementi tematici già utilizzati da Mahler nel primo movimento; il carattere tumultuoso della parte iniziale sembra contraddetto dall’andamento tragico e al tempo stesso nobile della marcia funebre, ma costituisce un aspetto che potremmo definire complementare del dolore, qui visto nella sua forza isterica e quasi demoniaca. Sembra che nella parte centrale il compositore possa finalmente trionfare sul dolore, ma questo grido di trionfo in re maggiore, che si trasforma in un nobile Corale, costituisce l’illusione di un momento e il tema principale con il suo tragico sentimento di morte ritorna confermando un’atmosfera tragica. Il terzo movimento, lo Scherzo, in un solare re maggiore contraddice con uno scarto nettissimo il carattere funereo dei primi due movimenti della sinfonia e prepara la terza ed ultima parte dell’opera, costituita dagli ultimi due movimenti. Inizialmente lo Scherzo si configura come un vero e proprio Ländler che conferisce una certa serenità al brano, anche se nel Trio, che si snoda, per quanto riguarda l’andamento, in una forma di valzer, affiorano dei sentimenti di nostalgia. Questi momenti non inclinano il clima di serenità che pervade il movimento e nella parte conclusiva si trasforma in un vero e proprio giubilo. Il quarto movimento, con cui si apre la terza ed ultima parte della sinfonia, è costituito dal celeberrimo Adagietto, scritto per arpa e archi, nel quale traspare tutta la vena lirica di Mahler che, finalmente, sembra trovare un momento di pace. Nella melodia è ripresa da Mahler la parte iniziale del Lied Ich bin der Welt abhanden gekommen (Mi sono staccato dal mondo), tratto dai Rüchert-Lieder, che ritorna anche nel Finale. Al clima disteso e sereno 

    contribuisce anche la scelta della tonalità di fa maggiore che sembra rappresentare un’oasi di pace. La pace del quarto movimento prelude all’esplosione di gioia del Finale con i legni e il corno che introducono dei motivi popolari. Proprio ai corni è affidata l’esposizione del tema principale di questo rondò-sonata, il cui punto culminante è costituito dalla ripresa del grande Corale introdotto nella parte finale del secondo movimento. Sembra che la gioia, appena sfiorata nel secondo movimento, possa essere finalmente raggiunta dal compositore in questo monumento sinfonico in cui dolore e felicità, momenti sempre presenti nella vita dell’uomo, trovano la loro sintesi in una gioia che, alla fine, sembra trionfare, in quanto maturata dalla coscienza del sentimento del dolore.

     

    Riccardo Viagrande

     

    Durata: 72'