Dallapiccola, Peragallo & Beethoven

Günter Neuhold, direttore

Alberto Bologni, violino

RINVIATO A DATA DA DESTINARSI

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    24 Aprile 2020

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    25 - 12 €

    Calendario

  • Programma

  • Luigi Dallapiccola
    Pisino 1904 - Firenze 1975

    Variazioni per orchestra

    Quasi lento

    Allegro con fuoco

     Mosso scorrevole

    Tranquillamente mosso

    Poco allegretto alla serenata

    Molto lento con espressione parlante

    Andantino amoroso esitando

    Allegro con violenza

    Affettuoso cullante

    Grave

    Molto lento fantastico

     

    Al 1954 risale la composizione delle Variazioni per orchestra che, dedicate «all'orchestra sinfonica di Louisville e al suo direttore Robert Whitney» il quale le diresse a Louisville il 2 ottobre 1954, sono, in realtà, l'interpretazione orchestrale del Quaderno musicale di Annalibera, una collana di 11 pezzi per pianoforte che Luigi Dallapiccola aveva scritto tra l'agosto e il settembre del 1952 in occasione dell'ottavo compleanno della figlia. Composti su un'unica serie, questi 11 pezzi, che costituiscono un lavoro fortemente unitario tale da richiamare i fogli d'album di Schumann, si ispirano per la loro struttura interna, che alterna brani «liberi» ad altri in severo stile contrappuntistico, a Johann Sebastian Bach. Il suo nome, che, in base alla nomenclatura germanica delle note, è reso con il tema si bemolle-la-do-si naturale, è presentato, infatti, nel misterioso brano iniziale, Quasi lento, il cui titolo Simbolo, nel quaderno pianistico, allude al carattere di vero e proprio omaggio simbolico nei confronti dei compositore di Eisenach. Di carattere contrastante è il secondo brano, Allegro con fuoco, che, oltre ad imporsi per la presenza degli accenti, evidenziati del resto nel titolo, Accenti, che aveva questo brano nel Quaderno, presenta una scrittura eminentemente armonica. Intitolato Contrapunctus Primus nel Quaderno, il terzo brano (Mosso, scorrevole) è un canone a tre voci, mentre dalla struttura libera è il quarto Tranquillamente mosso  che, in ossequio al titolo Linee, riportato nella versione pianistica, è costituito da due "linee" melodiche sovrapposte di cui una di carattere espressivo affidata al corno e, poi, all'oboe e una seconda, del tutto inespressiva, esposta dal clarinetto prima e dal flauto dopo che la devono suonare in modo sempre uguale. Il severo stile contrappuntistico, realizzato attraverso un brevissimo canone per moto contrario, ritorna nel quinto brano, Poco allegretto alla serenata, che nel Quaderno recava il titolo di Contrapunctus Secundus. Chiamato originariamente Fregi,il sesto brano (Molto lento con espressione parlante) è estremamente importante in quanto costituisce quasi l'embrione della successiva opera, I Canti di Liberazione, con la quale condivide la stessa serie di 12 note e anche alcuni aspetti simbolici riguardanti la figlia di Dallapiccola, Annalibera, nata a Firenze nel 1944 nel periodo della liberazione dell'occupazione nazista. La serie qui assume le forme di una melodia dolce e intensa. Pur essendo scritta in severo stile contrappuntistico, adombrato nel titolo originario Contrapunctus Tertius (Canon cancrizans), anche la settima variazione presenta un carattere dolce, mentre nell'ottava, intitolata originariamente Ritmi, è appunto il ritmo a prevalere. Nella nona (Affettuoso cullante) e nella decima variazione (Grave), che recavano rispettivamente i titoli di Colore e Ombre l'attenzione di Dallapiccola si concentra sugli aspetti timbrici, mentre nell'ultima (Molto lento fantasitco), il cui titolo era Quartina, trovano la loro massima espressione tutti gli elementi delle variazioni precedenti.

    Durata: 14'

    Mario Peragallo
    Roma 1910 - Roma 1996

    Concerto per violino e orchestra (prima esecuzione a Palermo)

    Sostenuto e vigoroso - Allegro

    Andante, molto moderato

    Allegro moderato (quasi scherzando)

     

    "Romano, settant'anni molto ben portati, Peragallo è un personaggio un po' nascosto, eppure quasi emblematico della musica contemporanea. In giovinezza aveva esordito con due opere ultra-tradizionali  - i titoli parlano chiaro: Ginevra degli Almieri e Lo stendardo di San Giorgio - che avevano fatto giubilare i tifosi del vecchio melodramma. L'avvenire di questa gloria nazionale sembrava assicurato: un nuovo Zandonai bussava alla porta. Invece, che è che non è, a un certo punto Peragallo sentì l'impossibilità storica di continuare su quella strada. Lasciato in pace il Medioevo, musicò una cantata su poesie dell'Antologia di Spoon River e si convertì alla «musica moderna» […]. Avendo al suo attivo una briscola formidabile, quella di scrivere soltanto quando ha davvero qualcosa da dire, produsse un Concerto per violino che è fra i quattro o cinque più belli del nostro secolo".

     

    Così Massimo Mila, dopo aver sintetizzato la carriera di Mario Peragallo, si espresse sul Concerto per violino e orchestra in una sua recensione pubblicata il 22 maggio 1980 su «La Stampa» in seguito alla prima esecuzione a Firenze, sotto la direzione di Berio, di Emircal che il compositore romano aveva scritto in memoria di Luigi Dallapiccola, scomparso cinque anni prima. Allievo di Alfredo Casella, Peragallo, nonostante sia stato un «personaggio un po' nascosto» e molto riservato, fu, in realtà, una delle figure di spicco del panorama musicale del Novecento, avendo ricoperto gli importanti ruoli di segretario, prima (1950-1956), e presidente, poi (1963-1986), della SIMC (Società Italiana di Musica Contemporanea) oltreché quello di direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana dal 1950 al 1954. Peragallo, come ricordato da Mila nel suo articolo, non solo si «convertì alla musica moderna», ma fu promotore, nel secondo dopoguerra, della diffusione della dodecafonia di Schönberg in Italia portando,  nel 1947, in tournée il Pierrot Lunaire e l'Ode to Napoleon Bonaparte del compositore viennese. Del resto una rielaborazione alquanto originale della dodecafonia costituisce il linguaggio musicale adottato da Peragallo in questo suo Concerto per violino che, composto tra il 1953 e il 1954, non solo gli valse il Primo Premio al Concorso «L'opera del XX secolo», indetto dal "Congrès pour la liberté de la Culture" in occasione del Convegno Internazionale di Musica Contemporanea tenutosi a Roma nel 1954, ma vantò anche numerose esecuzioni tra cui una con l'orchestra della Rai diretta da Carlo Maria Giulini e con Franco Gulli in qualità di solista e un'altra, a distanza di vent'anni dalla composizione, nel 1974 al Teatro Comunale di Bologna con Marcello Panni sul podio e Sandro Materassi al violino.     

    II primo movimento del concerto, che si impone immediatamente per la raffinata orchestrazione evidente nel gesto iniziale di grande effetto affidato all'orchestra che presenta la serie distribuita in quattro accordi, si apre con 10 suggestive battute introduttive (Sostenuto e vigoroso). Ad esse segue l'Allegro, dove il carattere dialettico della forma-sonata, qui del tutto elusa in virtù del contesto atonale, è recuperato nel contrasto tra due temi principali, dei quali il primo, esposto dall'orchestra e poi dal solista, si presenta maggiormente caratterizzato dal punto di vista ritmico, mentre il secondo, affidato al solista, la cui parte è estremamente virtuosistica soprattutto nella lunga cadenza che, come di tradizione, precede la coda, si impone per il suo slancio lirico. Particolarmente espressivo è il secondo movimento (Andante molto moderato) che, aperto da un misterioso tema intonato inizialmente dal clarinetto basso e ripreso in seguito dagli archi, si segnala per l'intenso lirismo della parte solistica. Di spiccato virtuosismo è, infine, il brillante terzo movimento (Allegro moderato, quasi scherzando), che richiama l'andamento dello scherzo per il ritmo in 3/4.

    Durata: 30'

    Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Sinfonia n.7 in la maggiore op. 92

    Poco sostenuto, Vivace

    Allegretto

    Presto

    Allegro con brio

     

     

    “Dare alle sue composizioni musicali la stessa materialità, la stessa fermezza sicura e concreta, chiaramente riconoscibile, che aveva provato con tanta consolante felicità nei fenomeni della natura: questa fu l’anima amante dell’istinto felice al quale dobbiamo la Sinfonia in la maggiore, il vero capolavoro. Ogni slancio, ogni aspirazione, e ogni tempesta del cuore si tramuta in un delizioso senso di gioia che ci strascina con onnipotenza orgiastica, attraverso gli spazi della natura, attraverso tutte le correnti e tutti gli oceani della vita, ci fa gridare di gioia, ci rende coscienti ovunque avanziamo nel ritmo fiero di questa danza umana delle sfere. Questa sinfonia è l’apoteosi della danza in se stessa: è la danza nella sua essenza superiore, l’azione felice dei movimenti del corpo incarnati nella musica”.

     

    Questo giudizio, articolato e composito, espresso da Wagner nel suo scritto dal titolo L’opera d’arte dell’avvenire, coglie in pieno i caratteri essenziali di questa sinfonia che segna una svolta nella produzione musicale di Beethoven. La Settima Sinfonia, iniziata nel 1811 mentre Beethoven si trovava nella città termale di Teplitz, in Boemia, dove si era recato nella speranza di qualche miglioramento per il suo udito, fa trasparire, nonostante ciò, una gioia apparentemente in contrasto con la dolorosa situazione che egli stava vivendo. L’opera, terminata nel 1812, ebbe la sua prima esecuzione l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’Università di Vienna in occasione di un concerto di beneficienza tenuto in onore dei soldati austriaci e bavaresi che erano stati feriti nella battaglia di Hanau durante le guerre napoleoniche. Lo stesso Beethoven diresse l’orchestra fornitagli dall’amico Ignaz Schuppanzigh e comprendente alcuni dei migliori musicisti del periodo, come Ludwig Spohr, Johann Hummel, Giacomo Meyerbeer, Antonio Salieri, Anton Romberg e il contrabbassista italiano Domenico Dragonetti del cui virtuosismo il compositore fu così entusiasta da affermare che suonava con grande fuoco e potenza espressiva. L’esecuzione ebbe un notevole successo, come testimonia lo stesso Spohr nella sua Autobiografia:

     

    “Le nuove composizioni di Beethoven piacquero enormemente, in particolare la Sinfonia in la maggiore; il meraviglioso secondo movimento dovette essere ripetuto e anche su di me fece un’impressione profonda e duratura. L’esecuzione fu un assoluto capolavoro, malgrado la direzione di Beethoven fosse incerta e spesso comica. Si vedeva chiaramente che il grande maestro del pianoforte, ora un povero sordo, non riusciva a sentire la sua stessa musica. La cosa fu particolarmente notata in un passaggio della seconda parte del primo Allegro della sinfonia. In quel punto si trovano due pause in rapida successione, la seconda delle quali è in pianissimo. Beethoven se n’era probabilmente dimenticato, perché tornò a segnare il tempo prima che l’orchestra avesse eseguito la seconda pausa. In questo modo, senza saperlo, si trovava già dieci o dodici battute avanti all’orchestra quando essa eseguì il pianissimo. Beethoven, per indicare quell’effetto a modo suo, si era completamente rannicchiato sotto il leggio. Sul crescendo che segue fece di nuovo la sua comparsa e prese a rialzarsi sempre di più, finché non saltò in alto come una molla nel momento in cui, secondo i suoi calcoli, sarebbe dovuto iniziare il forte. Poiché questo non arrivò, si guardò intorno spaventato, vide tutto stupito che l’orchestra stava ancora eseguendo il pianissimo, e si riprese soltanto quando, finalmente, il forte tanto atteso ebbe inizio e poté udirlo anche lui. Fu una vera fortuna che questa scena non avesse luogo durante l’esecuzione pubblica, perché di certo avrebbe fatto ridere il pubblico”.

     

    La sinfonia, definita dallo stesso Beethoven la più eccellente, presenta una grande vitalità ritmica e un uso sperimentale delle relazioni tonali.

    Il primo movimento si apre con un’introduzione, Poco sostenuto, grandiosa negli imponenti accordi dell’orchestra sostenuti dai timpani e, nello stesso tempo, in netto contrasto con la serena atmosfera agreste evocata nella dolce melodia affidata ai legni e ripresa nella parte conclusiva; il primo tema, esposto dal flauto, del successivo Vivace, in forma-sonata, è un’esplosione di gioia attraverso la danza in un crescendo che finisce per coinvolgere tutta l’orchestra nel clima festante venutosi a determinare. Questo clima di festa prosegue anche con l’esposizione del secondo tema affidato a un dialogo tra archi e fiati il cui materiale motivico è derivato dal primo tema. L’intero sviluppo si basa sul primo tema che viene rielaborato passando in imitazione fra i vari strumenti fino alla perorazione che conduce alla ripresa alla quale segue una grandiosa coda conclusiva. Il clima gioioso della danza muta totalmente nel secondo movimento, Allegretto, che si apre con un aforistico accordo di la minore il quale in modo icastico annuncia il carattere triste dell’intero movimento. Da questo accordo scaturisce un tema sommesso che, presentato inizialmente dalle viole, cerca di librarsi in zone più acute passando, dapprima, ai secondi e ai primi violini e, dopo, ai legni in una perorazione orchestrale, per sovrapporsi ad una nuova idea tematica. Un secondo tema, esposto dai fiati, appare nella sezione centrale che conduce alla ripresa della prima parte qui presentata in forma di variazioni. Il movimento si conclude con la ripresa della seconda sezione e con una breve coda. Il terzo movimento, Presto, costituisce il momento più brioso e danzante dell’intera sinfonia con il tema principale che, coinvolgendo l’intera orchestra con il suo carattere gioioso, dissipa le nubi di tristezza del movimento precedente. Su un pedale di dominante tenuto dai violini viene esposto il tema del Trio (Assai meno presto) che, dopo la ripresa della prima parte, ritorna nuovamente. Una seconda ripresa della prima parte, seguita da una coda, conclude il  movimento. Lo stesso clima festoso informa il quarto movimento, Allegro con brio, in forma-sonata, con un primo tema brillante in sedicesimi affidato ai primi violini, a cui si contrappone il secondo, di carattere trionfale, affidato ai fiati.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 38'