Ghedini, Britten & Mendelssohn

Jonathan Webb, direttore

Ars Trio di Roma, violino, violoncello, pianoforte

Galatea Ranzi, voce recitante

RINVIATO A DATA DA DESTINARSI

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    04 Aprile 2020

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    25 - 12 €

    Calendario

  • Programma

  • Giorgio Federico Ghedini
    Cuneo 1892 - Nervi 1965

    Concerto dell'Albatro per violino, violoncello, pianoforte, voce recitante e orchestra - Testo dal "Moby Dick" di Melville (nel bicentenario della nascita)

    Largo

    Andante un poco mosso

    Andante sostenuto

    Allegro vivace

    Andante

     

    Allievo per quanto riguarda la composizione a Bologna di Marco Enrico Bossi, Giorgio Federico Ghedini, nonostante vengano eseguiti pochi lavori della sua vastissima produzione, fu certamente una delle personalità più importanti del panorama musicale del Novecento, avendo svolto un'intensa attività non solo compositiva, ma anche didattica annoverando tra i suoi allievi musicisti illustri come Luciano Berio, Marcello e Claudio Abbado, Alberto Bruni Tedeschi, Fiorenzo Carpi, Carlo Pinelli e Liliana Renzi. Appassionato di musica antica, Ghedini non solo trascrisse e rielaborò lavori di numerosi autori del Rinascimento e del Barocco, ma si ispirò ad essi anche nelle sue composizioni originali. Ciò è evidente in una delle sue opere significative, il Concerto dell'Albatro per violino, violoncello, pianoforte, voce recitante e orchestra che, composto nel 1945 alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si ispira, per quanto riguarda la struttura, alla forma del concerto grosso con i tre solisti, che fungono da concertino, i quali dialogano con l'orchestra, costituita dagli archi, da un ottavino, da due tromboni, dai timpani e dalle percussioni, che evoca perfettamente l'immagine dell'Oceano, immenso, gelido e sinistro. Fonte d'ispirazione di questo concerto è, infatti, un celebre episodio del romanzo Moby Dick di Herman Melville nel quale è descritto l'incontro con un albatro, metafora del divino, sulla tolda del Pequod con l'uomo, ignaro del suo destino.

    Protagonista del primo, Largo, dei cinque movimenti, di cui si compone il concerto, è l'Oceano, rappresentato da una melodia affidata inizialmente agli archi e ripresa dai tre solisti,  con la sua inquietante grandezza, sul quale si muove la piccola baleneria. Nel secondo movimento, Andante un poco mosso, che segue senza soluzione di continuità, viene rappresentato il carattere tempestoso dell'Oceano, metafora della tempesta dei sentimenti che agitano l'animo del protagonista, incapace di raggiungere, con le proprie forze, la meta e destinato a vagare. Protagonista del terzo movimento, Andante sostenuto, è, invece, il capitano Achab che trascorre la notte insonne passeggiando sul ponte. Il suo incedere, caratterizzato dal ticchettio degli archi che riproduce quello della gamba del capitano, fatta di osso di balena. Nel quarto movimento, Allegro vivace, si assiste alla caccia alla balena, rappresentata con una densa scrittura contrappuntistica, in alcuni passi, caratterizzata da un forte impulso ritmico, che sfocia, alla fine, in un corale di legni e ottoni. Nell'ultimo movimento, Andante, nel quale interviene il narratore Ismaele che interpreta alcuni passi del romanzo di Melville, è descritto l'incontro con l'Albatro attraverso una scrittura di carattere contemplativo.

     

    Durata: 28'

    Benjamin Britten

    Quattro interludi marini da “Peter Grimes” (“Peter Grimes”. Four Sea Interludes) op. 33a

    Dawn (Alba)

    Sunday Morning (Domenica mattina)

    Moonlight (Chiaro di luna)

    Storm (Tempesta)

     

    La prima rappresentazione di Peter Grimes di Benjamin Britten al Sadler’s Wells di Londra il 7 giugno 1945 con la direzione di Reginald Goodall e con l’interpretazione del tenore Peter Pears, per la cui voce fu adattata la parte del protagonista originariamente scritta per baritono, segnò l’alba di una nuova era per la storia del teatro musicale inglese, finalmente emancipato dal dominio della produzione operistica europea. Il successo di critica e di pubblico, arriso alla prima londinese, si ripeté alla première americana avvenuta al Berkshire Festival di Tanglewood nel 1946 dove a salire sul podio fu un allora sconosciuto Leonard Bernstein, allievo preferito del direttore russo-americano Sergej Koussevitzky, committente del lavoro con cui aveva voluto onorare la memoria della moglie Natalia. Nello stesso anno della prima americana e precisamente il 3 aprile la National Symphony Orchestra, diretta da Hans Kindler, eseguì i Quattro interludi marini che Britten trasse dall’opera insieme ad una Passacaglia in cui è descritto il carattere contrastante di Grimes, ora violento e capriccioso, ora gentile e passionale.

    L’argomento di Peter Grimes è tratto da The Borough, un’opera di George Crabbe, da Britten conosciuto fino dal 1941 quando su una rivista lesse un articolo di E. M. Forster sul poeta inglese del XVIII sec., come egli stesso ricordò in seguito:

    “Io non conoscevo niente dei poemi di Crabbe in quel tempo, ma leggere su di lui mi provocò un sentimento di nostalgia per Suffolk, dove io ero vissuto da sempre, che cercai una copia dei suoi lavori e iniziai con The Borough. Il ‘Poeta completamente inglese’ evocava un desiderio intenso per le realtà di quella austera ed eccitante costa attorno ad Aldeburgh”.

    La lettura del poema di Crabbe fece maturare nel compositore il progetto di un’opera incentrata sul protagonista, Peter Grimes, la cui storia suscitava il suo interesse, come egli stesso spiegò, perché:

    “Per la maggior parte della mia vita io ho vissuto strettamente a contatto con il mare. La casa dei miei genitori a Lowestoft si affacciava direttamente sul mare e la mia vita di bambino fu colorata dalle violente tempeste che alcune volte spingevano le navi sulla nostra costa ed erodevano strisce delle vicine scogliere. Nello scrivere Peter Grimes io volevo esprimere la mia consapevolezza dell’eterna lotta degli uomini e delle donne la cui sopravvivenza dipende dal mare – anche se è difficile trattare un tale tema universale in forma teatrale”.

    Sarà proprio la nuova ideologia socialista, comune a Britten e al librettista Montagu Slater, insieme alla scelta di creare il personaggio per la vocalità di Peter Pears, compagno d’arte e di vita del compositore inglese, a trasformare lo statuto teatrale del protagonista; ecco allora che la sinistra figura di Peter Grimes, emarginato dai suoi concittadini per la sua natura violenta e rappresentato nel poema di Crabbe come una specie di mostro, si trasforma in una vittima dei pregiudizi della gente e del suo bisogno spasmodico di migliorare la sua condizione sociale.

    L’opera è costituita da un prologo e tre atti intercalati appunto dagli interludi; la scena si apre all’interno della Moot Hall dove sta per concludersi l’inchiesta sulla morte di un piccolo apprendista di Peter Grimes che viene assolto dal procuratore Swallow con la motivazione che si è trattato di un incidente, anche se Grimes non accetta tale sentenza volendo la piena assoluzione davanti ai suoi concittadini. L’atto primo ci mostra la difficoltà di Peter Grimes che, non riuscendo da solo a tirare la barca in secca, chiede aiuto inutilmente e, quando il farmacista Ned Keene gli comunica di aver trovato un nuovo apprendista all’orfanotrofio, il carrettiere Hobson si rifiuta di andarlo a prendere. Si offre, allora, Ellen Orford, la maestra elementare che vuole dare a Grimes una nuova opportunità di riscatto, mentre si scatena una furiosa tempesta che costringe le persone o a rientrare nelle loro case o a rifugiarsi nel pub. Anche Grimes entra nel pub suscitando grande tensione fra i presenti e, poco dopo, arriva Ellen con il nuovo apprendista. Alcune settimane dopo, una domenica mattina, Ellen scopre dei lividi sul collo del ragazzo e teme una nuova violenza di Grimes, il quale, interpellato, cerca di giustificarsi, ma, rimproverato dalla donna e preso dalla disperazione, la colpisce. La scena è vista da Auntie, da Ned e da Boles che scatenano la collera degli abitanti i quali, inferociti, si recano alla capanna di Grimes, dove egli, molto agitato, cerca di far capire al ragazzo il suo bisogno di soldi per migliorare la sua condizione. Sentendo il coro degli abitanti del villaggio, Grimes decide di fuggire per la scogliera, ma, nel calarsi, il suo apprendista precipita e muore, mentre egli fugge. Alcuni giorni dopo, durante una festa, Mrs Sedley comunica la sua convinzione che Grimes ha ucciso il ragazzo scomparso da alcuni giorni e, nello stesso tempo, il capitano Balstrode informa Ellen della scomparsa dei due; Ellen e il capitano vanno alla ricerca di Grimes per aiutarlo e, ritrovatolo, il capitano aiuta Peter a mettere la barca in mare per affondarla al largo; per Peter è la fine.

    Il primo interludio, The Dawn (L’alba), si colloca subito dopo il prologo e si riferisce ad un desolato paesaggio marino alle prime luci dell’alba rappresentato da una serie di interessanti effetti ottenuti con i vari stramenti; i violini all’unisono e i flauti sembrano evocare il solitario canto del gallo e, al tempo stesso, disegnare con le loro arcate le volte del cielo sopra il mare increspato dalle onde sospinte dal vento che spira negli arpeggi dell’arpa e dei clarinetti. L’apparente calma iniziale viene, però, minata dal sinistro ingresso degli ottoni che, in modo misterioso, mettono in evidenza il carattere pericoloso del mare con la sua violenza.

    Con il secondo interludio viene sovvertito, in questa suite, l’ordine dei brani nell’opera, in quanto al posto di The Storm (La tempesta), è inserito il preludio al secondo atto, Sunday Morning (Domenica mattina), nel quale, in forma di toccata, è ritratto il villaggio vicino al mare dove è ambientata l’opera; il giorno di festa è reso, nella parte iniziale, dai corni i quali sembrano evocare il suono festante delle campane che accompagnano le persone mentre vanno in chiesa. Un tema dolce e contrastante emerge nella parte delle viole e dei violoncelli e si alterna al suono delle campane in un tripudio di timbri.

    Il terzo interludio, Moonlight (Chiaro di luna), che, nell’opera introduce il terzo atto, inizia con un esitante corale per rappresentare una situazione che potremmo definire, con un’espressione dantesca, l’ondeggiar della marina. Gli archi con dei pizzicati sembrano evocare le gocce d’acqua, mentre un tema cantabile rende efficacemente i pallidi raggi lunari che attraversano le nuvole. Tromba e xilofono turbano solo per un istante il momento di pace notturna, perfettamente rappresentata dalla dolcissima conclusione dell’interludio.

    L’ultimo interludio, The Storm (La Tempesta), che, nell’opera, costituisce il preludio all’atto primo, è un magnifico Rondò con tre episodi in cui Britten fa ricorso a tutti i timbri orchestrali e ad una scrittura bitonale per rappresentare la forza e la violenza del temporale rese dalle trombe e dai tromboni. Nel terzo episodio sembra che un pallido sole possa squarciare il velo delle nubi quando una parte dell’orchestra esegue un ostinato in pianissimo, ma, alla fine, la tempesta prevale con la sua forza minacciosa per la sicurezza delle persone e delle cose.

     

    Durata: 15'

    Felix Mendelssohn
    Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847

    Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 61, suite

    Ouverture

    Scherzo

    Intermezzo

    Notturno

    Marcia nuziale

     

     

    “La più grande meraviglia di una precoce maturità che il mondo abbia mai visto in musica- probabilmente in nessuna arte”.

    Così il musicologo inglese George Grove definì, nel suo saggio Mendelssohn's Overture to A Midsummer Night's Dream pubblicato sulla rivista «The Musical Times» (vol. 44, n. 729, Nov, 1903), l’ouverture Ein Sommernachtstraum (Sogno di una notte di mezza estate) op. 21 che Mendelssohn compose nel 1826, quando aveva appena 17 anni, dietro la forte impressione suscitata dalla lettura di A Midsummer Night's Dream di Shakespeare in una traduzione tedesca curata da August Wilhelm Schlegel con il contributo di Ludwig Tieck. Come ricordato dall’amico di Mendelssohn Carl Klingemann, l’ouverture:

    “Fu composta e messa sulla carta nel 1826; parte di quella partitura fu scritta nella bella estate di quell’anno, all’aria aperta nel giardino di Mendelssohn a Berlino, come posso io stesso testimoniare, essendo stato presente”.

    Sebbene composta in giovanissima età, l’ouverture è una pagina già matura dal momento che inaugura un’idea di ouverture da concerto che anticipa il poema sinfonico. Della maturità di questo lavoro, che fu eseguito per la prima volta con la sorella in forma privata in una versione per due pianoforti nella residenza berlinese di Mendelssohn e nel febbraio del 1827 a Stettin in Germania, si rese conto lo stesso compositore che lo riprese, senza apportarvi alcuna modifica, nel 1842. All'epoca re Federico Guglielmo IV di Prussia, che aveva apprezzato le musiche di scena scritte da Mendelssohn per una rappresentazione dell’Antigone di Sofocle che ebbe luogo il 28 ottobre 1841 al palazzo di Potsdam, gliene commissionò delle nuove per la commedia di Shakespeare che sarebbe stata rappresentata il 14 ottobre 1843 sempre nello stesso palazzo. Per l’occasione Mendelssohn compose, avvalendosi del materiale tematico della giovanile ouverture, altri 11 brani non sempre eseguiti in concerto dal momento che in genere vengono omessi la Scena e marcia degli Elfi e il Prologo.

    Rimasto, senza dubbio, il brano più celebre, l’ouverture, che è una perfetta sintesi tra la forma-sonata e le suggestioni musicali ispirate dalla commedia, si apre con quattro accordi che non solo alludono al carattere fantastico del testo shakespeariano, ma sembrano disegnare un placido chiaro di luna. Nel primo tema, caratterizzato da un etereo e leggero staccato degli archi, sembrano materializzarsi i folletti che animano la pièce di Shakespeare, mentre il tema, utilizzato per la sezione modulante, sembra ricordare un’aria di Oberon dall’omonima opera di Weber. Costituito da una dolce e romantica melodia affidata ai violini, il secondo tema rappresenta l’elemento amoroso e conduce, infine, al tema della danza bergamasca. Nello sviluppo, basato fondamentalmente sul primo tema, Mendelssohn introdusse un breve passaggio dei violoncelli che, come testimoniato dal suo amico Schubring, fu ispirato da una cavalcata nel parco di Schönhauser:

    “Una volta cavalcavo con lui a Pankow e nel parco di Schönhauser, nel periodo in cui era occupato dalla composizione dell’ouverture Sogno di una notte di mezza estate. Il tempo era bello, e parlavamo sdraiati sul prato all’ombra, quando tutto d’un tratto mi afferrò il braccio e disse sst!. Una grande folata di vento ci aveva ronzato e ne volle sentire il suono nel momento in cui svaniva. Quando l’ouverture fu completata, egli mi mostrò il passo in cui il violoncello modula da si minore a fa diesis minore, e disse, «Ecco, questo è il vento dello Schönhauser».

    Alla ripresa variata dell’esposizione segue una breve Coda che si conclude con gli accordi iniziali dando all’ouverture una struttura circolare, simbolo della sua perfezione.

    Lo Scherzo, che costituisce l’intermezzo tra il primo atto, per il quale Mandelssohn non scrisse alcun brano, e il secondo, rappresenta gli elfi che si animano nel brillante tema staccato; gli spiriti dell’aria, guidati da Puck, si divertono a volteggiare invisibili e gioiosi. Il tema dello Scherzo caratterizza il primo melodramma caratterizzato da passi recitati accompagnati in alcuni punti dall’orchestra, mentre l’Intermezzo, posto tra il secondo e il terzo atto, descrive la disperazione di Ernia che, non trovando al suo risveglio accanto a sé l’amato Lisandro, va alla sua ricerca. Una grottesca fanfara conclude l’intermezzo, preparando nel contempo l’ingresso dei commedianti nel terzo atto. Estremamente poetico è l’altro intermezzo, Nocturne, all’interno del quale si distingue uno splendido assolo del corno, raddoppiato dai fagotti, che rappresenta con grande efficacia la notte, quando tutti gli amanti sono addormentati nel bosco silenzioso e pieno di mistero, mentre a vegliare è solo Ernia che continua a cercare il suo Lisandro, Scritta nella forma del rondò, con il famosissimo tema che ne costituisce il refrain, la celeberrima Marcia nuziale, con la quale si festeggiano i matrimoni celebrati al palazzo ducale, costituisce l’intermezzo tra il quarto e il quinto atto.

     

    Riccardo Viagrande

     

     

    Durata: 34'

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