Haydn, Beethoven & Mendelssohn

Ton Koopman, direttore

Gabriele Carcano, pianista

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    18 Gennaio 2019

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    18 - 35 €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    19 Gennaio 2019

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    18 - 35 €

    Calendario

10° Concerto in abbonamento

Direttore:
Ton Koopman

Pianista:
Gabriele Carcano

Per la prima volta a Palermo arriva Ton Koopman, anziano direttore olandese, celebre per le sue interpretazioni rigorosamente filologiche, fissate in innumerevoli CD , del repertorio barocco e classico fino al primo romanticismo. Con lui debutta alla OSS tra i “Giovani interpreti italiani per Beethoven” Gabriele Carcano, trentenne torinese, premio Venezia nel 2004 e da allora attivo in Europa, America, Russia, Giappone.

  • Programma

  • Franz Joseph Haydn
    Rohrau, 1732 - Vienna, 1809

    Sinfonia n.83” in sol minore (“La Poule”) Hob. 1:83

    Allegro spiritoso

    Andante

    Menuetto

    Finale

     

    Nell’inverno del 1784-85 il Concert della Loge Olympique di Parigi commissionò ad Haydn la composizione di ben sei sinfonie offrendogli un altissimo compenso che nessun compositore avrebbe mai rifiutato. Questa istituzione concertistica, nata nel 1781 sulle ceneri del Concert des Amateurs che aveva chiuso i battenti per ragioni economiche nel mese di gennaio di quell’anno, ne aveva raccolto, grazie anche al suo direttore Joseph Boulogne, cavaliere di Saint-George, l’eredità di storica rivale del Concert Spirituel, organizzazione concertistica parigina molto più antica. Di questa orchestra, che riuniva i migliori musicisti di Parigi ai quali veniva garantita l’ammissione onoraria alla massoneria, non si conosce con precisione la dimensione dell’organico, ma è certo che non doveva essere inferiore a quello del Concert des Amateurs, costituito da 40 violini, 12 violoncelli, 8 contrabbassi a cui si aggiungevano gli strumenti a fiato al completo. Pur di elevare il livello delle sue produzioni artistiche, Claude-François Rigoley, conte d’Ogny, capo dell’esclusiva loggia massonica Olympique dalla quale l’orchestra prendeva il nome, non aveva badato a spese e per questa ragione non aveva esitato ad offrire per ogni sinfonia ad Haydn, che godeva della fama di maggior compositore europeo, ben 25 luigi d’oro a cui si aggiungevano altri 5 per i diritti d’autore, una somma enorme per l’epoca soprattutto se si considera che a Parigi, in base alla testimonianza di Mozart, il prezzo per una sinfonia, nel 1778, era di appena 5 luigi.

    Pur essendo numerata come seconda, la Sinfonia n. 83 è in realtà la prima delle sinfonie parigine ad essere stata composta in ordine cronologico e trae il suo titolo,  La Poule (La gallina), non assegnatogli da Haydn, dall'umoristico secondo tema del primo movimento Allegro spiritoso. Al primo tema, in sol minore e con un tritono (sol-do diesis), che, lontano da inflessioni di carattere tempestoso, fa ricorso a tutte le caratteristiche stilistiche (ritmi puntati, cromatismi, brusche interruzioni, accumulo di tensione) delle sinfonie in minore, risponde il secondo nel quale i disegni staccati con acciaccature dei violini, poi rinforzati dall'oboe, imitano, secondo un topos della musica descrittiva sei-settecentesca, il chiocciare della gallina. All'Andante dall'intensa cantabilità, segue un Menuet reso imprevedibile dagli ironici accenti metrici, mentre di carattere bucolico è il Trio. L'ultimo movimento, Vivace, è una pagina brillante dal ritmo di giga, anche se in forma-sonata.  

    Durata: 23'

    Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Concerto n. 2 in si bem.magg. op. 19 per pianoforte e orchestra

    Allegro con brio

    Adagio

    Rondò

     

    La numerazione dei due primi Concerti per pianoforte e orchestra non corrisponde all’ordine di composizione, in quanto il Concerto in do maggiore op. 15, numerato come Primo, in realtà fu cronologicamente il secondo, essendo stato scritto nel 1795 dopo quello in si bemolle maggiore, iniziato nel 1793; entrambi, inoltre, furono preceduti da un Concerto in mi bemolle maggiore, composto da Beethoven quando aveva 14 anni, che rivela più il virtuosismo del giovane pianista che il suo nascente talento di compositore. La discrasia tra la numerazione e l’ordine di composizione è dovuta probabilmente al fatto che Beethoven compose questi concerti per eseguirli personalmente come solista e, quindi, si riservava di apportare delle modifiche suggerite dall’esecuzione e dall’impatto con il pubblico. Quando decise di pubblicarli, nel 1801, si mostrò poco convinto del risultato ottenuto, come si evince da quanto egli stesso affermò:

    “Uno dei miei primi concerti [in si bemolle] e quindi non uno dei migliori delle mie composizioni deve essere pubblicato da Hofmeister, e Mollo deve pubblicare un concerto [in do maggiore] che invece fu scritto più tardi ma che non si schiera nemmeno quello tra i migliori dei miei lavori in questa forma”.

    Il Secondo concerto, eseguito per la prima volta nel 1798 a Praga con il compositore al pianoforte e sotto la direzione di Antonio Salieri, fu scritto, quindi, tra il 1794 e il 1795 e rimaneggiato nel 1798  perché Beethoven, prima di darlo alle stampe nel 1801, decise di apportare altre modifiche alla parte pianistica. Studi recenti, tuttavia, sono giunti alla conclusione che una prima versione risalga al periodo di Bonn, cioè a prima del 1790. In questa prima versione il Concerto avrebbe avuto una prima esecuzione in forma privata presso il palazzo Redountensaal con Beethoven al pianoforte e sotto la direzione di Haydn che, di rientro dal suo secondo viaggio a Londra, in quell’occasione diresse anche tre delle sue sinfonie composte nella capitale inglese.

    Questo Concerto mostra ancora alcuni legami con i modelli mozartiani nell’Allegro iniziale in forma-sonata, nell’ingresso del solista, che si presenta con un tema completamente nuovo, nel secondo tema dello stesso movimento, che vagamente ricorda quello del Concerto in re minore K 466, e nella sezione di sviluppo dove il pianoforte è trattato come uno strumento dell’orchestra. Molto interessante è la cadenza che non figura nella versione del 1801, perché fu stesa tra il 1808 e il 1809, quando Beethoven aveva già composto la maggior parte delle sue sonate; la cadenza, infatti, pur conservando il materiale tematico del concerto, mostra una maturità di scrittura che, a livello pianistico, Beethoven non aveva ancora raggiunto all’epoca della composizione del concerto. Più originale e innovativo appare, invece, il secondo movimento, Adagio, pervaso da un intenso pathos tipico dei secondi movimenti beethoveniani; particolarmente suggestivo è il passo in cui i legni eseguono il tema accompagnati da un leggerissimo pizzicato degli archi e dal pianoforte a cui sono affidati degli arpeggi. L’ultimo movimento è un Rondò, sostituito da un altro in una successiva versione per nascondere le influenze mozartiane relative al ritmo in 6/8 e alla scrittura brillante che ricorda il finale del concerto K. 482. Nella parte conclusiva del movimento i violini espongono un frammento che sarà ripreso nel secondo movimento della Pastorale.

    Durata: 28'

    Felix Mendelssohn
    Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847

    Sinfonia n. 5 (“La Riforma”) in re magg. op.107

    Andante, Allegro con fuoco

    Allegro vivace

    Andante

    Corale: "Ein' feste Burg ist unser Gott" (Andante con moto), Allegro vivace, Allegro maestoso

     

    «Un'opera completamente fallita», così lo stesso Mendelssohn definì la sua Sinfonia n. 5 "La Riforma" a proposito della quale aggiunse che era quella tra le sue cose che avrebbe bruciato più volentieri auspicando che non avrebbe mai dovuto essere pubblicata. In effetti l'opera, che non fu mai pubblicata vivente il compositore, venne stampata dall'editore Breitkopf & Härtel soltanto nel 1868, vent'anni dopo la morte di Mendelssohn e 38 anni dopo la sua composizione. Per questa ragione la sinfonia, pur essendo la seconda ad essere stata composta da Mendelssohn, è numerata come quinta e porta un numero d'opera (107) molto alto.  La composizione della sinfonia risale, infatti, al 1829 quando Mendelssohn, di religione protestante ma di famiglia di origine ebrea, decise di comporre un lavoro di grande respiro per celebrare il terzo centenario della Confessione Augustana che, redatta nel 1530, costituisce uno dei testi fondanti del Protestantesimo. Composta tra il mese di settembre del 1829 e l'estate del 1830, la sinfonia non fu eseguita né in occasione delle suddette celebrazioni, né nella primavera del 1832 a Parigi, dove la Société des Concerts du Conservatoire, dopo una lettura fatta dal celebre direttore d'orchestra François Habeneck, decise di mettere in programma l'Ouverture del Sogno d'una notte di mezza estate. La prima esecuzione della Sinfonia avvenne, comunque, il 15 novembre di quell'anno  a Berlino sotto la direzione di Mendelssohn che, poi, la ripose in un cassetto da dove non la tirò più fuori.

    Il carattere celebrativo presiede alla struttura dell'intera sinfonia nella quale ha un'importanza capitale il celeberrimo tema dell'Amen di Dresda che appare, nella parte dei violini, alla fine dell'introduzione lenta, Andante, del primo movimento, l'Allegro con fuoco, in forma-sonata, in cui vengono rielaborati elementi tematici dell'introduzione. Il secondo movimento, Allegro vivace, è un brillante Scherzo, finemente orchestrato, all'interno del quale emerge un Trio di carattere pastorale, mentre il terzo (Andante), molto breve e affidato quasi interamente ai soli archi, è una romanza senza parole con una sezione in "recitativo". L'ultimo movimento, aperto dal tema del corale Ein' feste Burg ist unser Gott (Forte rocca è il nostro Dio) esposto dal flauto, è quello in cui l'intento celebrativo è maggiormente evidente soprattutto nell'imponente finale.

    Riccardo Viagrande

    Durata: 26'

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