Haydn & Mozart

Ton Koopman, direttore

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    18 Gennaio 2020

    Ore

    17,30

    Durata

    110min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Franz Joseph Haydn
    Rohrau, 1732 - Vienna, 1809

    Sinfonia n. 100 “Militare” in sol maggiore Hob. I:100

    Adagio, Allegro

    Allegretto

    Menuet. Moderato

    Finale. Presto

     

     

    “Un’altra delle nuove Sinfonie di Haydn è stata eseguita per la seconda volta e il movimento centrale è stato ancora una volta ricevuto con scrosci di applausi. Bis! Bis! Bis! si levava da ogni poltrona: neppure le signore riuscivano a controllarsi. È come l’avanzare in battaglia; il passo degli uomini; il suono della carica; il fragore dell’attacco, il clamore delle armi, i gemiti dei feriti e tutto ciò che a ragione viene definito l’infernale rombo della guerra, che cresca fino al culmine di un sublime che incute terrore! e quel che altri sono forse in grado di concepire, egli solo è in grado di realizzare; per lo meno lui solo, fino ad ora, è riuscito a compiere queste meraviglie”.

     

    L’anonimo cronista del «Morning Chronicle» descrive così lo strepitoso successo ottenuto dalla Sinfonia n. 100 “Militare” in sol maggiore in occasione della replica nel concerto del 7 aprile del 1794. La Sinfonia, eseguita già in prima assoluta il 31 marzo alle Hannover Square Rooms di Londra in occasione dell’ottavo concerto della stagione organizzata da Johann Peter Salomon, era stata molto probabilmente concepita nei 18 mesi trascorsi a Vienna tra i due soggiorni londinesi come si evince dall’analisi del tipo di carta utilizzata. L’autografo del Minuetto è scritto sulla tipica carta italiana che Haydn usava quando era ancora in Austria, mentre il primo e il quarto su un tipo di carta diffuso in Inghilterra.  In questo periodo Haydn, ormai perfettamente consapevole dei gusti e delle aspettative del pubblico inglese, amante di una scrittura semplice costituita da elementi facili da ricordare, compose interamente la Sinfonia n. 99 e una parte della Sinfonia n. 100 e della 101. La Sinfonia n. 100, inoltre, si distingue per la presenza delle percussioni nel movimento centrale lento dove Haydn ha così evocato immagini di guerra alle quali il pubblico londinese era molto sensibile. Non si era spenta, infatti, l’eco della Rivoluzione francese e del Terrore che aveva prodotto sgomento in tutta Europa e provocato la reazione delle nazioni del vecchio continente alleatesi e scese in guerra contro la Francia. Per esprimere con maggiore efficacia i fragori delle battaglie, Haydn scelse un andamento marciante il cui materiale musicale era stato tratto dalla romanza di uno dei Concerti per lira organizzata scritti nel 1786 per il re di Napoli Ferdinando IV, cultore di questo strumento. La Sinfonia “Militare” è quindi uno dei lavori più importanti e famosi ispirati alle guerre condotte contro la Francia rivoluzionaria.

    Il primo movimento inizia con un classico Adagio introduttivo caratterizzato da due crescendi particolarmente suggestivi, dei quali il secondo si conclude sull’accordo della dominante di sol maggiore; il successivo Allegro, in forma-sonata, si apre con un ritmo di marcetta che cede il posto alla seconda idea tematica particolarmente sviluppata. Proprio il materiale musicale del secondo movimento, Allegretto, di cui è impossibile formulare alcuna ipotesi plausibile circa la data e il luogo di composizione per la perdita dell’autografo, è, come già affermato in precedenza, tratto dalla romanza di uno dei Concerti per lira organizzata; questa melodia, ispirata ad una canzone popolare francese La gentille et belle Lisette particolarmente cara ad Haydn, che l’aveva utilizzata già nella Sinfonia n. 85 “La regina”, è qui rielaborata nella forma del rondò. Maestoso e, per certi aspetti, pomposo è il Minuetto che presenta una struttura ritmica quasi da brano eroico; ad esso si contrappone la cantabilità del Trio che si distingue per una certa grazia nelle movenze ritmiche. Il Finale, Presto, è un brillante rondò all’interno del quale Haydn ha dato libero sfogo alle percussioni con un assolo fortissimo dei timpani che nella fragorosa coda diventano protagonisti insieme ai triangoli, ai piatti e alla grancassa.   

    Durata: 28'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore KV 543

    Adagio, Allegro

    Andante con moto

    Menuetto (Allegretto)

    Finale (Allegro)

     

     

    Terz’ultimo lavoro di Mozart nel genere sinfonico, la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore K 543, è uno dei capolavori del Salisburghese il quale, nonostante l’insuccesso clamoroso della prima rappresentazione viennese del Don Giovanni avvenuta il 7 maggio 1788 al Burgtheater, nell’estate dello stesso anno scrisse le tre sue più importanti sinfonie, la cui bellezza e freschezza sembrano in contrasto con le difficoltà economiche attraversate in quel periodo dal compositore. Per quanto poco verificabile, la tesi del musicologo Larsen, che riteneva queste ultime sinfonie concepite come un omaggio ad Haydn, dal momento che, dal punto di vista tonale, sembravano ricalcare le sinfonie Parigine n. 84, 83, e 82, coglie, tuttavia, un aspetto importante di questo lavoro che, nello schema formale, riprende la struttura della Sinfonia n. 84 di Haydn, anche se la scelta della tonalità di mi bemolle non è soltanto spiegabile con la volontà di aderire a questo modello, ma come un’ennesima allusione alla simbologia massonica. Le tre alterazioni in chiave formano, infatti, un triangolo, figura geometrica che nella simbologia massonica aveva un particolare significato, mentre gli accordi ribattuti sembrano ricordare il modo di bussare con il quale iniziavano le sedute massoniche.

    Il primo movimento, dal punto di vista formale, segue perfettamente lo schema haydniano con un esteso Adagio introduttivo di carattere drammatico e caratterizzato da scale prima discendenti e poi ascendenti affidate agli archi. L’Adagio, che presenta un passo particolarmente dissonante con i primi violini e i secondi che intonano rispettivamente i suoni do e re bemolle, si conclude con un’immagine di dolore rappresentata da un disegno cromatico discendente affidato al flauto e al fagotto, già utilizzato anche da Haydn. L’Allegro sembra contrastare con l’Adagio iniziale per toni più sereni riscontrabili, in particolar modo, nelle due idee tematiche, ma l’apparizione di elementi secondari agitati e inquieti preludono ad atmosfere preromantiche. Molto singolare è la scelta di Mozart di utilizzare solo il secondo tema nella parte dello sviluppo. Il secondo movimento, Andante con moto, è difficilmente classificabile dal punto di vista formale, in quanto la sua struttura può essere accostata a quella del tema e variazioni, del rondò, della romanza o della marcia. Molto probabilmente anche in questo movimento è evidente l’influenza di Haydn in quanto il movimento formalmente è molto simile alla struttura di andante-canzonetta utilizzata dal compositore di Rohrau nelle sinfonie n. 82 e n. 85. Netta è, tuttavia, la differenza con il modello haydniano nello spirito della composizione che rivela, nelle modulazioni alle tonalità minori e nella prima variazione, accenti di grande drammaticità e di dolorosa disperazione. Un carattere sereno presenta, invece, il Menuetto aperto dai legni e dagli ottoni che scandiscono l’unità di tempo con una nota ribattuta, mentre gli archi eseguono un motivo ascendente gaio. Non meno serena è l’atmosfera del Trio con una melodia cantabile esposta inizialmente dai clarinetti, imitati, quest’ultimi, dal flauto e dai violini. Anche nel Finale (Allegro) è presente l’influenza di Haydn che si esercita sia a livello macro-formale, nell’adozione da parte di Mozart, della forma-sonata monotematica sia a livello tematico nelle modulazioni e variazioni a cui è sottoposto il tema anch’esso di concezione haydniana nella sua breve struttura. In questo movimento le nubi dei primi due sembrano totalmente dissipate e la musica può scorrere felicemente e in modo brillante.

    Durata: 31'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia n. 41 in do maggiore KV 551 "Jupiter"

    Allegro vivace

    Andante cantabile

    Menuetto (Allegretto)

    Molto allegro

     

     

    “La sinfonia Jupiter di Mozart è l’opera più bella che io abbia mai ascoltato”.

     

    È impossibile non sottoscrivere queste parole espresse da Richard Strauss a proposito di quest’ultimo lavoro sinfonico di Mozart che, per la grandiosità dei suoi temi e della sua architettura musicale, fu soprannominata dall’impresario londinese Peter Salomon, in un’edizione postuma di una trascrizione pianistica, Jupiter. Completata il 10 agosto del 1788, la Jupiter chiude un bimestre prodigioso e straordinariamente creativo per Mozart che in brevissimo tempo scrisse i suoi tre ultimi capolavori sinfonici come si evince dalle date di composizione di questi tre lavori che furono completati nell’ordine: la Sinfonia n. 39 in mi bemolle maggiore K. 543 il 26 giugno e la Sinfonia in sol minore il 25 luglio 1788, meno di un mese prima della Jupiter. Il 1788 non fu un anno favorevole per il compositore che, sebbene particolarmente ispirato, non aveva visto ripetersi, per il suo Don Giovanni, nella rappresentazione viennese del 7 maggio di quell’anno al Burgtheater, il successo ottenuto a Praga e che non si trovava in floride condizioni economiche nonostante i 225 fiorini percepiti per la sfortunata rappresentazione nella capitale asburgica. Il 1788 fu, dunque, per Mozart un anno di grandi delusioni le cui tracce, rinvenibili nella precedente Sinfonia in sol minore ricca di pathos, sono del tutto dissipate nella successiva Jupiter. Queste due sinfonie, pur così vicine dal punto di vista cronologico, sono sostanzialmente diverse sia per la tonalità, che nella Jupiter è costituita dal solare e perentorio do maggiore, sia per l’organico orchestrale che prevede l’inserimento delle trombe e dei timpani conferendo al brano un carattere marziale.

    L’affermazione trionfale e perentoria della regalità, che molto probabilmente indusse Salomon a soprannominare la sinfonia Jupiter, è racchiusa già nella semifrase iniziale del primo tema del primo movimento (Allegro vivace) che ricorda da vicino l’incipit dell’ouverture dell’Idomeneo con le terzine di semicrome che risolvono sulla tonica. A questa semifrase, così perentoria, risponde una seconda dotata quasi di una serenità olimpica e maestosa nell’elegante canto dei primi violini. Il carattere marziale del movimento è confermato nell’esposizione di questo primo tema soprattutto nei ritmi puntati affidati a legni e ottoni, mentre il secondo tema si evidenzia per una scrittura più distesa che trasfigura in modo elegante il ritmo puntato. Nella coda dell’esposizione viene introdotta infine un terza idea tematica, vera e propria protagonista dello sviluppo e tratta dall’arietta Un bacio di mano composta tre mesi prima. Il secondo movimento Andante cantabile è una pagina di straordinario lirismo che contrasta con il primo movimento anche per l’utilizzo di un organico orchestrale ridotto per la mancanza dei timpani e delle trombe; questo movimento, estremamente libero dal punto di vista formale con un’esposizione ben marcata in cui sono presentate tre diverse idee tematiche, un breve sviluppo, ed una ripresa con il primo tema che ritorna nella parte conclusiva quasi in eco, si evidenzia per un carattere disteso, ma al tempo stesso pensoso solo appena turbato dalla seconda idea tematica dall’andamento angosciante nella scrittura sincopata degli archi. Con il successivo Menuetto ogni tipo di angoscia appare fugato e il clima festoso del primo movimento si afferma con una straordinaria eleganza che coinvolge anche il Trio diviso in due sezioni, delle quali la prima è strutturata in un dialogo tra flauti, fagotti e corni da una parte e oboe e archi dall’altra, mentre la seconda espone il motivo di quattro suoni su cui si fonda l’ultimo movimento. L’ultimo movimento, Molto allegro, è, infine, una mirabile sintesi tra scrittura contrappuntistica e forma-sonata configurandosi come un testamento sinfonico di altissimo valore;  il primo tema, costituito da appena quattro suoni (do-re-fa-mi), è immediatamente riesposto nella forma di uno stretto di fuga a cinque parti e lascia il posto ad una nuova idea civettuola che svolge la funzione di transizione al secondo tema di carattere lirico. Nello sviluppo emerge la grande perizia contrappuntistica di Mozart attraverso un gioco imitativo che trova la sua espressione più completa nella coda del movimento dove, in un poderoso fugato, appaiono tutti i motivi di questo Finale amalgamato in una straordinaria e suggestiva sintesi.

     

    Riccardo Viagrande

                 

     

     

    Durata: 42'

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