Poulenc & Mahler

Duncan Ward, direttore

Duo pianistico Schiavo - Marchegiani

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    31 Gennaio 2020

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    25 - 12 €

    Calendario

  • Programma

  • Francis Poulenc
    Parigi, 1899 - Parigi, 1963

    Concerto in re minore per due pianoforti e orchestra FP 61

    Allegro ma non troppo

    Larghetto

    Allegro molto

     

     

    “Sono meravigliato che si parli già del Concerto per due pianoforti in Belgio. Devo confessare senza falsa modestia che in effetti ha stupito anche le persone accorse al Festival. Il povero Pruneton [un giornalista], proprio lui, ne Les Nouvelles littéraires di questa settimana è costretto ad ammettere «l’accoglienza trionfale». Vedrà da solo che questo Concerto è un enorme passo in avanti rispetto alle mie opere precedenti e che grazie ad esso entro senza alcuna esitazione nel mio miglior periodo […]. Devo rendere omaggio a Defauw che è stato un direttore di valore e all’orchestra di Toscanini per il quale non esistono aggettivi”.

     

    Così lo stesso Francis Poulenc manifestò, in una lettera all’amico musicologo Paul Collaer del primo ottobre 1932, la sua gioia per l’esito trionfale conseguito alla prima esecuzione dal suo Concerto per due pianoforti e orchestra avvenuta alla Fenice di Venezia il 5 settembre 1932 con il compositore e Jacques Février in qualità di solisti e l’orchestra della Scala diretta da Désiré Defauw. Composto in brevissimo tempo nell’estate del 1932, il Concerto era stato commissionato dalla Principessa di Polignac, una mecenate, al cui nome sono legate molte prime esecuzioni assolute di opere di compositori dell’avanguardia come Chabrier, d'Indy, Debussy, Fauré e Ravel. Come ricordato dallo stesso Poulenc fu proprio la Principessa ad ispirare l’idea di comporre un concerto per due pianoforti, in quanto:

     

    “desiderando far suonare a Venezia, sia me che Jacques Février, la Principessa ebbe l’idea di un doppio concerto. Questa commissione mi affascinò e lo scrissi molto rapidamente, in appena due mesi e mezzo”.

     

    Considerato dagli studiosi il lavoro più maturo del periodo giovanile della produzione di Poulenc, il Concerto è intriso di suggestioni che vanno dalle sonorità del gamelan balinese che il compositore aveva ascoltato alle Esposizioni coloniali di Parigi del 1931 a quelle mozartiane.

    Il primo movimento, Allegro ma non troppo, è difficilmente classificabile dal punto di vista formale essendo costituito da due parti totalmente indipendenti delle quali la prima è una grande toccata a sua volta tripartita con una sezione centrale più lenta, mentre la seconda, pervasa da un’atmosfera misteriosa, è caratterizzata dal moto perpetuo ispirato al gamelan. Suggestioni mozartiane e, in particolar modo, dei movimenti centrali dei Concerti n. 20, 21 e 26 contraddistinguono il secondo movimento, Larghetto, una pagina caratterizzata da una melodia pura all’interno della quale si insinuano accenti di ascendenza romantica. L’ultimo movimento, Allegro molto, è un travolgente Rondò nel quale suggestioni tratte dal Jazz e anche dalla music-hall parigina vengono riscritte in chiave ironica.

    Durata: 18'

    Gustav Mahler
    Kaliště, 1860 - Vienna, 1911

    Sinfonia n.1 in re maggiore "Il Titano"

    Langsam, Schleppend, Wie ein Naturlaut; im Anfang sehr gemächlich; belebtes Zeitmass (Lentamente, trascinato, come un suono della natura; all’inizio molto tranquillo)

    Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell; Trio, Recht gemächlich

    (Vigorosamente mosso, ma non troppo presto; Trio, Molto tranquillo)

    Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen (Solenne e misurato senza trascinare)

    Stürmisch bewegt (Tempestosamente agitato)

     

     

    “L’intera mia vita è in esse contenuta: ho in loro infuso la mia esperienza e la mia sofferenza […]: chi saprà ascoltarla vedrà chiaramente nell’intero intimo mio, perché le mie creazioni e la mia esistenza sono così strettamente intrecciate che se la mia vita dovesse fluire pacifica come un ruscello attraverso un prato, io credo che non sarei capace di comporre più nulla”.

     

    In queste sincere e, per certi aspetti, drammatiche parole di Mahler è racchiuso il significato profondo delle sue prime due sinfonie nelle quali si avverte l’unità inscindibile tra vita e arte, esperienza e impulso creativo, modulazioni del sentimento e bisogno di tradurle in note musicali. Con la Sinfonia n. 1 in re maggiore “Titano” egli scrisse il primo importante capitolo della sua autobiografia musicale dando pratica attuazione ad un’esigenza narrativa che sapeva di poter esprimere solo attraverso il linguaggio della musica. Questa esigenza fu avvertita come un carattere dominante di tutta la sinfonia già sin dalla prima esecuzione avvenuta a Budapest il 20 novembre 1889, quando fu presentata dall’autore al pubblico con il titolo, di origine lisztiana, Symphonische Dichtung in zwei Teilen (Poema sinfonico in due parti) e con un programma del quale la prima parte, intitolata Giorni della giovinezza – fiori, frutta e spine, comprendeva i primi tre movimenti, e la seconda, Commedia umana, gli ultimi due.

    La Sinfonia subì nel corso degli anni vari rifacimenti con modifiche dei titoli e sostituzioni di movimenti. I titoli dei movimenti della prima versione erano infatti: Eterna primavera per il primo che descriveva il risveglio della natura all’aurora; Blumine-Una ghirlanda di fiori per il secondo in seguito eliminato; A gonfie vele per il terzo; Piantato in asso – Marcia funebre alla maniera di Callot per il quarto in cui era descritto il funerale del cacciatore e, infine, Dall’Inferno al Paradiso per il quinto aperto da una musica che esprimeva l’erompere improvviso di un cuore ferito.

    Per la seconda versione, eseguita ad Amburgo nel 1893 e a Weimar l’anno successivo, Mahler, pur mantenendo intatta la struttura in cinque movimenti, decise di dare al poema sinfonico il titolo di Aus dem Leben eines Einsamen (Dalla vita di un solitario), come si legge nel manoscritto del 1891 conservato nella Osborn Collection presso la Yale University; questo titolo fu sostituito in seguito con quello definitivo di Titano tratto dall’omonimo romanzo di Jean Paul che, secondo quanto affermato dal compositore stesso, non ispirò direttamente la sua opera. Essa, infatti, non è una puntuale realizzazione musicale del lavoro narrativo, il cui protagonista Roquairol, il Titano appunto, costituisce un eroe negativo che si configura come l’alter ego dell’altro protagonista del romanzo, il principe Albano, eroe positivo. Probabilmente ad attirare l’interesse di Mahler non fu tanto la figura di Roquairol, protagonista di una vera e propria Verbildung (deformazione), la cui vita fu caratterizzata da un’eccessiva importanza data alle apparenze e a un vacuo estetismo, quanto la sua accesa sensibilità romantica evidenziata in questo ritratto fatto da Jean Paul:

     

    “Un prototipo delle forme in cui l’era aveva modellato la passione e la bruciante disperazione […], come conscio desiderio che si sviluppa in bizzarra eccentricità; siccome il mondo circostante non sa cosa farsene e poiché esso non possiede il potere di aggrapparsi alla realtà, di riplasmarla e di sottometterla; diviene così una malattia che rode interiormente e che conduce a una morbosa auto-contemplazione e al suicidio”.

     

    Mahler, quindi, si ispirò principalmente al protagonista del romanzo nel cui carattere rivide alcuni importanti e significativi aspetti del proprio, anche se nella definitiva versione dell’opera, presentata al pubblico come Sinfonia n. 1 il 16 marzo 1896 a Berlino, decise di eliminare, insieme al secondo movimento Blumine, anche il titolo Titano e il programma; il titolo Titano è, tuttavia, ancora oggi usato per identificare questo lavoro.

    Di grande suggestione è l’incipit del primo movimento che si svolge su un pedale di la, tenuto dagli archi per ben 61 battute ed esteso su sette ottave, che evoca la misteriosa grandezza della natura a cui, non a caso, il compositore fa cenno nell’indicazione Wie ein Naturlaut (Come un suono della natura). In questa parte iniziale i lamenti per l’innocenza perduta, rappresentati dal suono del corno, si mescolano a fanfare militari, mentre prende forma il caratteristico intervallo di quarta discendente che costituisce la base di tutti i movimenti della sinfonia, eccezion fatta per Blumine eliminata probabilmente per questo motivo. Dopo questa introduzione prende l’avvio il vero e proprio movimento scritto nella classica forma-sonata con il primo tema, tratto dal secondo Lied, Ging heut’ morgen übers Feld (Me ne andavo stamane per i prati), della raccolta Lieder eines fahrenden Gesellen (Canti di un giramondo) e una serie di temi cantabili che evocano ora immagini agresti ora il canto degli uccelli. In questa pagina sembra che Mahler si sia ricordato di un episodio della sua infanzia, quando, lasciato solo dal padre in un luogo sicuro di un bosco, rimase ad attenderlo per ore in uno stato quasi di sogno ad occhi aperti dal quale si destò soltanto al ritorno del genitore. Nella parte finale dello sviluppo gli squilli della fanfara sembrano inneggiare con gioia al trionfo della natura e preparano la ripresa con il primo tema che ritorna.

    Nel secondo movimento, un Ländler in la maggiore con un Trio, la vita di campagna con le sue gioie sembra esplodere sia nei ritmi della danza popolare sia nei toni assordanti dei corni e delle trombe, mentre nel Trio, in fa maggiore, sembra insinuarsi una certa malinconia che nasconde il desiderio di rivivere quelle gioie.

    Queste immagini di gioia vengono, però, annientate dalla morte che nel terzo movimento, una marcia funebre in re minore, è ritratta con toni grotteschi e spettrali; la melodia di Frère Jacques (Fra Martino campanaro, dormi tu?) è esposta efficacemente da un contrabbasso con sordina per diventare il dux di un canone. Una certa ironia scaturisce dal caratteristico suono della fanfara che sembra irridere alla bassezza del mondo mentre nel Trio, in sol maggiore, la morte paradossalmente assume il ruolo di consolatrice che, affidatole dal Romanticismo, è svelato come illusorio dalla ripresa della marcia.

    Un improvviso scoppio di disperazione, come affermò lo stesso Mahler, fa da lacerante incipit all’ultimo movimento caratterizzato, in questa parte iniziale, come ha notato Deryck Cooke nel suo saggio La musica di Mahler, da un urlo dissonante di legni e ottoni che sembra spegnersi nella ripresa della marcia in fa minore del primo movimento. L’ultimo movimento è tutto sviluppato sulla ripresa delle idee tematiche del primo che vengono esasperate fino a quando ritorna la fase in crescendo in re maggiore. Appare, tuttavia, evidente una sostanziale diversità, in quanto la fase in crescendo in re maggiore ne rappresenta la parte conclusiva dello sviluppo mentre nell’ultimo prelude al trionfo finale in cui la vita con la sua potenza creativa celebra la sua vittoria definitiva sulla morte.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 50'