Stravinskij, Rachmaninov & Schumann

Gianna Fratta, direttrice

Martha Argerich, pianoforte

Daniel Rivera, pianoforte

INAUGURAZIONE

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    29 Ottobre 2021

    Ore

    21,00

    Durata

    110min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    30 Ottobre 2021

    Ore

    17,30

    Durata

    110min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Igor' Fëdorovič Stravinskij
    Lomonosov, 1882 - New York, 1971

    L’uccello di fuoco (L’oiseau de feu), suite dal balletto op. 20 (Versione 1919)

    Introduzione; L’uccello di fuoco e la sua danza; Variazione dell’Uccello di fuoco

    Ronda delle principesse: chorovod

    La danza del re Katscei

    Berceuse e finale

     

    Composto tra il mese di novembre del 1909 e il 18 maggio del 1910, L’uccello di fuoco rappresenta il primo importante successo per Igor Stravinskij che, proprio con questo lavoro, assurse al ruolo di artista di fama internazionale. Determinante per il suo successo fu l’incontro con Sergej Diaghilev, impresario dei Ballets Russes, che era rimasto particolarmente colpito da una delle sue opere giovanili, Feu d’artifice (Fuochi d’artificio), eseguita, per la prima volta, a San Pietroburgo il 6 febbraio 1909 sotto la direzione di Aleksander Ilijč Siloti. Grande scopritore di talenti, Diaghilev, che con la sua compagnia dei Ballets Russes, fondata nel 1909 grazie all’appoggio finanziario di esponenti della nobiltà russa e francese, si proponeva di diffondere l’arte russa organizzando spettacoli di balletto,  avendo intuito le geniali capacità del giovane Stravinskij, gli commissionò l’orchestrazione di due pezzi di Chopin per il balletto Les Sylphides e, in seguito, la composizione di un intero balletto. Egli compose, allora, L’uccello di fuoco, un’opera ispirata alla tradizione dei balletti russi il cui argomento fu tratto dal coreografo Michel Fokine da una fiaba russa. La fiaba ha per protagonista un principe di nome Iván che viene aiutato dall’Uccello di fuoco dalle penne d’oro, da lui liberato, a salvarsi dal re Katscei, che trasforma le persone in pietre, e a conquistare la principessa amata. Il compositore, per differenziare gli elementi naturali da quelli soprannaturali, utilizzò linguaggi musicali diversi, ricorrendo al diatonismo per i primi e al cromatismo per i secondi. Da questo balletto, che fu rappresentato a Parigi il 25 giugno 1910, Stravinskij ricavò, l’anno successivo, una suite, che rielaborò, una prima volta, nel 1919 per un diverso organico orchestrale e, una seconda volta, nel 1945.

    La suite del 1919, che è anche quella maggiormente eseguita, si apre con un’introduzione particolarmente suggestiva e quasi magica nella quale la musica sembra descrivere un mondo che emerge dalle tenebre. Dopo la presentazione dell’Uccello di fuoco e la narrazione della sua cattura, la suite  trova il suo punto culminante nel Chorovod, una danza ballata in tondo da principesse russe. All’incantevole e lirica Berceuse segue il Finale che, aperto da una melodia popolare, sembra una pagina da sacra rappresentazione medievale. Numerosi sono, inoltre, gli elementi di scrittura che anticipano la grande futura arte di Stravinskij, come, per esempio, l’uso del tritono, la presenza di accordi, che preannunciano le strutture armoniche germinali di Petruška, e, infine, l’adozione di una scrittura politonale. Le immagini di magia evocate dalla musica, inoltre, si basano su una successione di quattro suoni che viene trattata secondo procedimenti precursori della tecnica seriale.

    Durata: 24'

    Sergej Vasil'evič Rachmaninov
    Starorussky Uyezd, 1873 - Beverly Hills, 1943

    Concerto n. 2 in do minore per pianoforte e orchestra op. 18

    Moderato; Moto precedente; Maestoso alla marcia; Moderato; Meno mosso

    Adagio sostenuto; Un poco più animato; Adagio Sostenuto

    Allegro scherzando; Meno mosso; Allegro scherzando moto primo; Maestoso

     

    Composto tra l’autunno del 1900 e il mese d’aprile del 1901, il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra non è soltanto una delle opere più amate e più eseguite di Rachmaninov, ma soprattutto il lavoro che permise al compositore, non ancora trentenne, di uscire da una grave crisi umana e artistica nella quale era sprofondato a causa del fiasco clamoroso a cui andò incontro la sua Sinfonia n. 1 alla prima esecuzione avvenuta a Pietroburgo alla fine del 1897. I fischi, che la sommersero, furono tali che Rachmaninov, per sua esplicita ammissione, rimase inizialmente così paralizzato e incredulo da abbandonare la sala prima della fine del concerto. La critica, il giorno dopo, non fu più tenera del pubblico e il suo giudizio negativo sulla sinfonia assunse la forma di una feroce stroncatura quando addirittura non la fece oggetto di un’aperta derisione. Per Rachmaninov lo choc fu tale da indurlo ad abbandonare per ben due anni l’attività di compositore e da causargli una forte crisi depressiva che lo avrebbe portato alla soglia del suicidio. Su consiglio degli amici, Rachmaninov si rivolse al dottor Nikolaj Dahl, psicanalista molto stimato a Mosca, nel cui studio egli si sottopose a quattro mesi di sedute grazie alle quali riacquistò la fiducia in se stesso e nelle sue capacità di compositore. Fu proprio Dahl a suggerire a Rachmaninov di comporre un concerto per pianoforte e orchestra che gli era stato commissionato da una società concertistica londinese; il compositore non perse tempo e già alla fine dell’estate del 1900 incominciò a raccogliere materiale per la composizione del concerto;  egli stesso scrisse a Oskar von Riesemann:

    “Il materiale nel frattempo accumulatosi e nuove idee musicali cominciarono a sgorgare da me: molte più di quante ne abbisognassi per il concerto. All’inizio dell’autunno avevo completato due movimenti (l’Adagio sostenuto e l’Allegro scherzando)… Li suonai quella medesima stagione ad un concerto di beneficenza diretto da Siloti… con un successo che mi confortò… All’arrivo della primavera avevo terminato il primo movimento (Moderato)… Mi avvidi allora che il trattamento del dottor Dahl aveva rafforzato il mio sistema nervoso in modo miracoloso. In segno di gratitudine dedicai a lui il mio Secondo Concerto”.

    Il secondo e il terzo movimento, composti per primi, furono eseguiti con grande successo per la prima volta a Mosca il 2 dicembre 1900 sotto la direzione di Siloti, cugino di Rachmaninov, che sedeva al pianoforte, mentre il concerto nella sua forma completa sarebbe stato eseguito per la prima volta il 27 ottobre 1901. Alla vigilia della prima esecuzione nella mente di Rachmaninov si presentò il doloroso ricordo della terribile serata in cui la Prima sinfonia era andata incontro ad un clamoroso insuccesso, per cui, assillato da nuovi dubbi circa la validità del suo concerto, scrisse all’amico Nikita Semënovič poche ore prima del debutto:

    “Ho finito in questo momento di suonare il primo movimento del mio Concerto, e solo ora ho capito con chiarezza che il passaggio dal primo al secondo tema non è buono, e la forma con cui è trattato il primo altro non è che un’introduzione… Credo che tutto il movimento sia una rovina, da oggi mi è diventato odioso; sono semplicemente disperato!”

    Proprio il primo movimento (Moderato), in forma-sonata, si apre con una parte introduttiva di grande suggestione, della quale protagonista indiscusso è il pianoforte con una serie di accordi in crescendo che conducono all’esposizione del primo tema affidato ai clarinetti, ai violini e alle viole. Questi strumenti sono  accompagnati dal pianoforte analogamente a quanto si nota nell’esposizione del tema dell’introduzione del primo movimento del Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Čajkovskij. Il secondo tema, in mi bemolle maggiore, secondo le regole della forma-sonata, ha un carattere cantabile ed è esposto inizialmente dal pianoforte impegnato in un efficace dialogo con i fiati. Dopo lo sviluppo, il cui punto culminante è raggiunto nel momento in cui viole e clarinetti rielaborano il secondo tema, accompagnati dal pianoforte che esegue dei pesanti accordi preparatori della ripresa, il primo tema è riesposto in un modo variato (Alla marcia). Affidato agli archi, il primo tema è accompagnato dal pianoforte con poderosi accordi e ottave. La ripresa del secondo tema è annunciata dalla cupa sonorità del corno. Non meno suggestivo e coinvolgente è il secondo movimento, Andante sostenuto, nel quale il compositore mise a nudo la sua anima con una scrittura melodica estremamente accorata; il primo tema, esposto dal flauto e dal clarinetto dopo una breve introduzione, presenta con il suo moto ascendente un carattere sognante e informa l’intero movimento. Anche il secondo motivo, esposto dal fagotto, non è nient’altro che una derivazione del primo. Il movimento, che dal punto di vista formale, si rifà alla forma della canzone tripartita, presenta nella parte conclusiva dello sviluppo una cadenza che introduce la ripresa e sfrutta tutte le possibilità timbriche del pianoforte. Il terzo movimento, Allegro scherzando, in forma-sonata, riflette perfettamente i sentimenti contrastanti che si alternano nell’anima del compositore. Dopo un’introduzione, quasi marziale, il pianoforte espone un tema accordale vigoroso che contrasta nettamente con il secondo, alla dominante, nostalgico e tormentato, affidato all’oboe.

    Durata: 34'

    Clara Josephine Wieck Schumann
    Lipsia, 1819 - Francoforte sul Meno, 1896

    Tre pezzi dai “4 Pièces fugitives” op. 15. Orchestrazione di Andrea Portera (prima esecuzione assoluta)

    Larghetto

    Un poco agitato

    Scherzo

     

    La musica è davvero una buona parte della mia vita, se mi manca è come se si fosse ritirata da me ogni elasticità fisica e spirituale”.

    Come confessato dalla stessa Clara Schumann in questo appunto del suo diario del 9 gennaio 1853, la musica effettivamente svolse una parte consistente nella sua vita sin dalla più tenera età essendo nata in una famiglia di musicisti. Secondogenita di Johann Gottlob Friedrich Wieck, pianista nonché fondatore nell’omonima fabbrica di pianoforti, e di Marianne Tromlitz, cantante e pianista, il cui padre era stato un cantore a Plauen, Clara iniziò a studiare musica all’età di cinque anni con il padre che le impose una disciplina rigida e la sottopose a un metodo di studio particolarmente duro del quale la futura grande pianista si lamentò in un appunto del suo diario risalente all’età di nove anni:

    “Mio padre, che da lungo tempo sperava un cambiamento da parte mia, ha osservato oggi, di nuovo, che sono sempre ancora pigra, negligente, disordinata, testarda, disubbidiente, e ciò anche nel suonare il pianoforte; e poiché ho eseguito così male in sua presenza le nove Variazioni op. 26 di Hünten, egli ha strappato lo spartito di fronte ai miei occhi, e ha deciso che da oggi non mi avrebbe lasciato una sola ora, e oramai posso solo suonare scale, studi di Cramer e gli esercizi di Czerny per i trilli”.

    Un anno dopo, il 20 ottobre 1829, Clara, che certo aveva sacrificato parte della sua infanzia allo studio del pianoforte, esordì in concerto suonando a quattro mani con un’altra allieva del padre; ebbe così inizio la sua folgorante carriera di concertista, che si svolse, almeno inizialmente, sempre sotto il ferreo controllo del padre il quale non trascurava alcun dettaglio per la buona riuscita del concerto, occupandosi dei contratti, della sala e del pianoforte che, nel caso in cui non fosse stato di buona qualità, veniva da lui riparato e accordato. Tra successi e importanti riconoscimenti come la nomina a Vienna, all’età di 18 anni, di virtuosa da camera dell’Imperatore, Clara trovò l’amore nella persona di Robert Schumann che avrebbe sposato, il 12 settembre 1840, esattamente alla vigilia del suo ventunesimo compleanno, superando gli ostacoli frapposti del padre il quale si era opposto a questa relazione con il futuro grande compositore nelle cui doti non credeva e che riteneva anche propenso all’alcolismo. Dopo il matrimonio gli impegni di due carriere differenti, quella di virtuosa di Clara, e quella di compositore di Robert, incominciarono a segnare le loro esistenze e, se la donna, nel 1841, si sacrificò per la famiglia che, nel frattempo, si allargava con la nascita della figlia Marie, in seguito sarebbe stato Robert a dover togliere tempo prezioso alla sua attività creativa seguendo la moglie nel 1842 nelle sue tournée a Weimar e a Brema. Robert, forse anche infastidito dai successi della moglie che finivano anche per offuscare la sua persona tanto che nei ricevimenti che seguivano i concerti di Clara si sentiva chiedere «anche lei si occupa di musica?», decise di non accompagnarla a Copenaghen separandosi temporaneamente e dolorosamente da lei. La vita coniugale proseguì tra alti e bassi dovuti anche ai disturbi di natura nervosa che avrebbero portato il compositore tedesco prima al tentativo di suicidio nel Reno, il 26 febbraio del 1854, e, poi, al conseguente internamento nel manicomio di Endenich presso Bonn dove sarebbe morto due anni dopo e dove Clara andò a fargli visita soltanto negli ultimi giorni di vita. La morte di Schumann, il 29 luglio 1856, che aveva lasciato Clara in uno stato di profondo dolore e sconforto, tanto da scrivere all’amica Emilie List, il 23 agosto, quasi un mese dopo, che la sua parte migliore era morta con lui, non pose, però, fine alla sua attività di concertista. Si dedicò, infatti, all’interpretazione e alla diffusione delle opere pianistiche del marito e dei due Concerti per pianoforte e orchestra di Brahms, che, già legato da profonda amicizia a Schumann, il quale, da parte sua, lo aveva indicato nella sua «Neue Zeitschrift für Musik» come il musicista del futuro, le era stato vicino durante la malattia di Robert. Durante la sua carriera concertistica che, però, fu costretta ad interrompere tra il 1873 e il 1875 per forti dolori alle braccia causati, come è stato ipotizzato in base alle moderne ricerche mediche, da una sindrome di sovraccarico nella quale incorrerebbero alcuni musicisti che arrivano a suonare fino a 15 ore al giorno, fu anche tra le prime grandi interpreti del Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Chopin. Sebbene nuove tecniche interdisciplinari per la lotta al dolore introdotte da Friedrich von Esmarch avessero migliorato le sue condizioni di salute, Clara Schumann dal 1875 diradò i suoi impegni evitando di eseguire lavori troppo impegnativi come i due citati Concerti di Brahms e concluse la sua carriera concertistica il 12 marzo 1891 a Francoforte, eseguendo un’altra opera di Brahms: Le variazioni su un tema di Haydn nella versione per due pianoforti. Il 20 maggio 1896cinque anni dopo il suo ultimo concerto, Clara, che era stata colpita da un ictus il 26 marzo dello stesso anno, si spense a Francoforte e fu sepolta a Bonn nel cimitero Alter Friedhof dove riposa accanto al marito.

    Accanto all’attività concertistica Clara si dedicò, negli anni che vanno dal 1828 al 1853, anche a quella compositiva che, secondo quanto si legge in un’annotazione del suo diario del 10 giugno 1853, le dava «un grande piacere». Fu autrice, infatti, di una discreta produzione per pianoforte comprendente anche i 4 Pièces fugitives (1845), tre dei quali e, in  particolar modo, il primo, il secondo e il quarto, sono presentati oggi in prima assoluta nell’orchestrazione di Andrea Portera che si è avvalso dell’organico orchestrale abitualmente adottato nella prima metà dell’Ottocento. Il primo, Larghetto, è una breve romanza senza parole dalla struttura tripartita (A-B-A) con una sezione centrale agitata incastonata da due parti, invece, intrise di intenso lirismo. Di carattere contrastante è il secondo tempestoso pezzo, Un poco agitato, basato su un tema costituito da una scala ascendente piena di slancio. Conclude la raccolta il vivace e leggero Scherzo che presenta al suo interno un episodio di carattere cantabile (Un poco più tranquillo) che funge da Trio.

    Durata: 7'

    Robert Schumann
    Zwickau, 1810 - Bonn, 1856

    Concerto in la minore per pianoforte e orchestra, op. 54

    Allegro affettuoso

    Intermezzo

    Allegro vivace

     

    “Il mio Concerto è un compromesso fra una Sinfonia, un Concerto, e una vasta Sonata. Mi accorgo che non posso scrivere un Concerto per i virtuosi – debbo progettare qualcos’altro”. 

    È questo il primo accenno, contenuto in una lettera indirizzata da Schumann nel 1839 alla futura moglie Clara, al progetto di comporre un concerto per pianoforte e orchestra. Tale progetto rimase, però, nel cassetto per un certo periodo di tempo e soltanto qualche anno dopo fu completamente realizzato. Il matrimonio con Clara, nel 1840, aveva regalato a Schumann momenti felici e la necessaria serenità per comporre; risale a questo periodo la composizione di una Fantasia per pianoforte e orchestra che fu eseguita il 13 agosto 1841 al Gewandhaus di Lipsia con la moglie al pianoforte. Nonostante il successo tributatole dal pubblico, la Fantasia non fu molto apprezzata dagli editori che si rifiutarono di pubblicarla. Schumann, ormai senza più speranza di trovare un editore disposto ad investire su questa composizione, decise di utilizzarla come primo movimento di un concerto aggiungendo un Intermezzo e un Finale. Il Concerto, tanto atteso da Clara che aveva manifestato la sua gioia in una pagina del suo diario scrivendo:

    “Ora il lavoro è diventato un Concerto, che penso di suonare durante il prossimo inverno. Sono molto felice di questa novità, giacché ho sempre sperato da lui un grande pezzo di bravura”, fu completato nel mese di luglio del 1845, come si apprende da un’altra annotazione del 31 dello stesso mese:

    “Robert ha ultimato il Concerto e lo ha inviato al copista. Quanto a me, mi sento felice come un re al pensiero di suonarlo con l’orchestra”.

    Il desiderio di Clara, che iniziò a studiarlo mercoledì 3 settembre con grande entusiasmo, si realizzò presto e il Concerto fu da lei eseguito in qualità di solista il 4 dicembre 1845 all’Hôtel du Saxe a Dresda. In quell’occasione i tre movimenti vennero indicati nel programma come Allegro affettuosoAndantino e Rondò, con quest’ultimi legati insieme in modo da formare un unico blocco. Circa un mese dopo, il primo gennaio del 1846, il Concerto fu eseguito al Gewandhaus di Lipsia sempre con Clara al pianoforte e Mendelssohn sul podio.

    Nonostante la volontà di Schumann di dare una certa unità formale a questo concerto, in realtà il risultato finale non fu conforme alle sue intenzioni, dal momento che il legame, sulla scia di Mendelssohn, tra il secondo e il terzo movimento ottenuto con una citazione del tema principale, ripreso in una forma rielaborata, appare come un puro espediente formale incapace di conferire al brano quella solida e profonda unità sperata. Il tema principale, che, nel primo movimento, originariamente costituiva la suddetta Fantasia, nelle prime tre note richiama il nome della moglie, detta Chiarina, dal momento che il do, il si e il la vengono chiamati, nei paesi anglosassoni, C, H, in quanto si naturale, e A.

    Di grande effetto è l’attacco del primo movimento, Allegro affettuoso, con una cascata di accordi del pianoforte che introduce l’esposizione nella quale s’integra e dialoga in forma paritetica con l’orchestra, mentre il secondo movimento, Intermezzo (Andantino grazioso), presenta una struttura tripartita secondo lo schema A-B-A1. Il tema principale è tratto dal disegno ascendente della seconda parte del secondo inciso di quello del primo movimento e contrasta con quello della seconda sezione esposto dal violoncello. Anche il Finale, Allegro vivace, la cui struttura formale si richiama alla forma-sonata, si basa sul tema principale del primo movimento.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 37'

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