Bach, Grieg, Saint-Saëns

Sergej Krylov, direttore/violino

Lithuanian Chamber Orchestra

Duomo di Monreale

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Giovedì
    19 Ottobre 2023

    Ore

    21,00

    Durata

    60min.

    Prezzi

    0 - 0 €

    Calendario

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

  • Programma

  • Johann Sebastian Bach
    Eisenach, 1685 - Lipsia, 1750

    Concerto in la minore per violino, archi e basso continuo BWV 1041

    Allegro

    Andante

    Allegro assai

     

    Non si conosce con precisione l’anno di composizione dei tre Concerti per violino e archi, ma si sa con certezza che questi lavori risalgono al felice periodo che va dal 1717 al 1723, trascorso da Bach a Köthen alle dipendenze del principe Leopold di Anhalt-Köthen dal quale era stato nominato Kappelmeister, carica che faceva del compositore di Eisenach il maggiore responsabile delle attività musicali della corte e della città. Nella brillante corte di Köthen veniva dato un grande rilievo all’attività musicale che trovava spazio in due settori: la musica di corte, detta Hofmusik, e quella domestica di carattere didattico e destinata all’intrattenimento privato, detta Hausmusik. L’Hofmusik, essendo destinata sia al Collegium musicum (l’orchestra di corte) sia ai virtuosi da camera del principe, chiamati in tedesco Kammermusiken, consentiva a Bach di scrivere musica strumentale a differenza di quanto aveva fatto a Weimar dove il suo incarico era limitato alla composizione di musica destinata alla liturgia. Da questa nuova occupazione ebbe origine la maggior parte della sua produzione di Concerti, della quale è rimasto un numero ridotto costituito dai due Concerti per violino, archi e basso continuo BWV 1041 e BWV 1042 e dal Concerto per due violini, archi e basso continuo composti per i due violinisti Joseph Spiess e Friedrich Markus. Nei 2 Concerti per violino e in quello per due violini Bach, pur mantenendosi fedele alla struttura formale del concerto solistico ereditata da Vivaldi, i cui concerti egli aveva trascritto per clavicembalo quando si trovava a Weimar, introdusse alcune importanti novità. Bach costruì, infatti, i suoi Concerti attorno a un solido e ben definito ritornello del Tutti e diede ad essi varie forme, come quella dell’aria italiana col da capo o quelle chiastica, creando, così, delle simmetrie interne. Non mancano al loro interno anche episodi in stile fugato che testimoniano la sua grande perizia contrappuntistica.

    Il primo movimento del Concerto in la minore BWV 1041, Allegro, nel quale Bach anticipa alcuni principi della forma-sonata, si snoda nella classica alternanza, qui resa in modo estremamente simmetrico, fra il tutti e il solista che non si esibisce in un virtuosismo fine a se stesso in quanto la parte ad esso affidata è originata da pure ragioni musicali che hanno il loro fondamento nella struttura melodica del tutti. Nel secondo movimento, Andante, si afferma la caratteristica scrittura bachiana dei brani lenti con una cantilena del solista molto ornata su un basso continuo dall’incedere solenne che ripete per ben 26 battute, quasi in ostinato, una stessa figurazione ritmica. Nel terzo movimento, Allegro assai, infine, emerge la straordinaria perizia contrappuntistica di Bach in una magnifica fuga concertante in tempo di giga (9/8).

    Durata: 15'

    Edvard Grieg
    Bergen 1843 - Bergen 1907

    Dai tempi di Holberg (Fra Holberg Tid), suite in stile antico in sol maggiore per orchestra d’archi op. 40

    Prelude (Allegro vivace)

    Sarabande (Andante)

    Gavotte e Musette (Allegretto e Poco più mosso)

    Air (Andante religioso)

    Rigaudon (Allegro con brio)

     

    La suite Fra Holberg Tid (Dai tempi di Holberg), il cui sottotitolo recita suite in stile antico, fu composta da Edward Grieg nel 1884 per la commemorazione del bicentenario della nascita di Ludvig Baron Holberg (1684-1754), definito il Molière del Nord per il suo grande contributo al teatro danese e alla letteratura norvegese, avendo scritto circa 32 commedie teatrali. La suite, che fu eseguita per la prima volta nel mese di marzo dello stesso anno a Bergen nella versione per orchestra d’archi, originariamente non era altro che una rielaborazione di una versione per pianoforte, a sua volta, corrispondente alla rielaborazione di un precedente lavoro per orchestra. Essa si compone di un Preludio e di una serie di danze antiche che, riprodotte in chiave moderna, cercano di ricostruire la musica di danza del tempo di Holberg così come era conosciuta all’epoca di Grieg. Il Preludio (Allegro vivace) è un breve brano vigoroso dove emerge un delicato tema affidato ai violini primi, mentre la dignitosa ed espressiva Sarabanda si può considerare come un tributo a Bach. La Gavotta, eseguita insieme alla Musetta, che imita il suono della cornamusa francese, secondo la tradizione della suite barocca, è un brano grazioso ed elegante. L’Aria, che vuole essere un tributo ad Händel, con la sua espressiva melodia, costituisce il centro emotivo della suite. Infine l’ultimo movimento, Rigaudon, una vecchia danza provenzale, è un brano spiritoso nel cui Trio emerge un duetto tra violino e viola. La parte conclusiva, in cui ritorna il tema originale dopo un passo più lento, è estremamente brillante.

    Durata: 20'

    Johann Sebastian Bach
    Eisenach, 1685 - Lipsia, 1750

    Concerto in mi maggiore per violino, archi e basso continuo BWV 1042

    Allegro

    Adagio

    Allegro assai

     

    Il primo movimento, Allegro, del Concerto in mi maggiore BWV 1042, contamina la classica struttura a ritornello con una forma tripartita A-B-A1. Anche in questo caso Bach creò una serie di corrispondenze tra il Tutti e il violino solista, come è possibile notare nel primo solo il cui incipit riprende lo stesso inciso tematico del Tutti. Nel primo movimento di questo Concerto Bach concesse maggiore spazio al solista che si produce anche in una cadenza (Adagio) prima del finale. Nel secondo movimento (Adagio), al violino solista è affidata una melodia di ampio respiro su un accompagnamento ostinato del basso. La struttura a ritornello riappare nell’ultimo movimento, Allegro assai, dove il contrappunto cede il posto ad una scrittura dotata di grande energia ritmica che assume le movenze di una danza.

    Durata: 19'

    Camille Saint-Saëns
    Parigi, 1835 - Algeri, 1921

    Introduzione e Rondò Capriccioso in la minore op.28

    Andante malinconico. Allegro ma non troppo

     

    Nonostante abbia attraversato l'intera seconda metà dell'Ottocento, Saint-Saëns si dimostrò nella sua produzione quasi sempre refrattario ai principi dell'estetica romantica preferendo ad essi quelli del classicismo a cui conformò la maggior parte dei suoi lavori. Un'importante eccezione a tale tendenza è costituita proprio da questo brano, Introduzione e Rondò capriccioso, composto nel 1863 per il diciannovenne, ma già grande violinista Pablo De Sarasate, per il quale il compositore francese avrebbe scritto anche il Primo e il Terzo concerto per violino e orchestra. Concepita inizialmente come conclusione di un lavoro di maggiore respiro, questa pagina, che si è diffusa in modo autonomo, è diventata presto uno dei cavalli di battaglia non solo di Sarasate, ma anche di altri grandi e famosi e violinisti. Il brano si apre con un'Introduzione di intenso lirismo caratterizzata da una melodia malinconica che si staglia su una struttura armonica varia e cangiante. Pagina brillante, nella quale si alternano momenti tecnicamente difficili con altri di natura lirica, il Rondò successivo, che trova, talvolta, la sua ispirazione nel folklore spagnolo, secondo una moda piuttosto in voga all'epoca, si conclude con una travolgente Coda di grande effetto.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 11'