Kapustin, Mahler

Antonino Fogliani, direttore

Alberto Bocini, contrabbasso

Daniela Schillaci, soprano

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    31 Marzo 2023

    Ore

    21,00

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    01 Aprile 2023

    Ore

    17,30

    Durata

    90min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Nikolaj Girševič Kapustin
    Horlivka, 1937 - Mosca, 2020

    Concerto per contrabbasso e orchestra op. 76

    Moderato

    Andantino

    Allegro scherzando

     

    "Io non sono mai stato un musicista jazz. Non ho mai cercato di essere un vero pianista jazz, ma lo sono diventato grazie alle mie composizioni. Non sono interessato all'improvvisazione e, cos'è la musica jazz senza improvvisazione? Tutte le mie improvvisazioni sono scritte normalmente e sono scritte elaborandole al meglio".

     

    Nonostante in questa dichiarazione, rilasciata alla rivista americana «Fanfare», Nikolaj Girševič Kapustin affermi di non essere mai stato un musicista jazz, è, tuttavia innegabile che questo genere musicale abbia influenzato il suo percorso musicale. Poco conosciuto in Italia e negli altri paesi europei, Kapustin nacque nel 1937 a Horlivka nell'Ucraina orientale proprio negli anni in cui il "modernismo" musicale era stato attaccato dalle autorità sovietiche con la famosa stroncatura della Lady Macbeth del distretto di Mžensk di Šostakovič apparsa sulla «Pravda»  il 28 gennaio 1936. Anche il jazz, inizialmente tollerato, fu bandito dall'Unione Sovietica, in quanto ritenuto la manifestazione della cultura capitalistica antisovietica,  dal 1946 fino alla morte di Stalin, avvenuta nel 1953, in seguito alla quale alcune restrizioni nei confronti di questo genere caddero. Nel frattempo la famiglia di Kapustin si era trasferita a Mosca, dove il giovane musicista studiò pianoforte con Aleksandr Borisovič Gol'denvejzer, conseguendo nel 1961 il diploma presso il Conservatorio, e nel 1957 fu ingaggiato per suonare nella jazz-band di Yuri Saulsky nell'ambito delle manifestazioni del Sesto Festival Mondiale della Gioventù di Mosca. Per Kapustin questo evento costituì un'importante opportunità di farsi conoscere anche come compositore, dal momento che egli interpretò il suo Concertino per pianoforte e orchestra op. 1 da lui descritto, con una certa falsa modestia, come «nulla di serio». Nella produzione di Kapustin, in generale, il linguaggio musicale tipico del jazz e le strutture classiche trovano una perfetta sintesi che contraddistingue anche questo Concerto per contrabbasso e orchestra op. 76, composto nel 1994 per uno strumento tipico delle jazz-band, ma piuttosto insolito come solista nel repertorio classico. Il primo dei tre movimenti, Moderato, in forma-sonata, si segnala per una scrittura nella quale appaiono evidenti le inflessioni ritmiche del jazz, mentre nel secondo, Andantino, il sound jazzistico è ancor più accentuato dalla scelta di affidare al solista una parte prevalentemente in pizzicato che si alterna ad alcuni passi di carattere lirico eseguiti con l'arco. Il Concerto si conclude con un brillante Allegro scherzando.

    Durata: 25'

    Gustav Mahler
    Kaliště, 1860 - Vienna, 1911

    Sinfonia n. 4 in sol maggiore

    Bedächtig, Nicht eilen, recht gemächlich (Riflessivo, Non affrettato, Molto comodo)

    In gemächlicher Bewegung, Ohne Hast (Con movimento tranquillo, Senza fretta)

    Ruhevoll (Calmo)

    Sehr behaglich (Molto comodamente), “Das himmlische Leben” (La vita celeste) per soprano solo, da «Des Knaben Wunderhorn»

     

    “Un giorno mi portò la sua Quarta Sinfonia. Non si confaceva al mio gusto di allora. Me ne suonò dei brani e mi domandò se mi piaceva. Risposi francamente: «Le stesse cose le ha scritte Haydn, e meglio.» Si mise a ridere e disse che un giorno avrei pensato diversamente. Lo stesso giorno la suonammo ancora a quattro mani. Saltai una semicroma. Disse ridendo: «Ti regalo questo sedicesimo, anche se fosse un ottavo, anche un quarto, anzi – l’intero me stesso!» Quando, dopo aver suonato, raggiungemmo la mamma, disse: «Mamma, dopo aver suonato, ti chiedo ancora una volta la mano di tua figlia»”(A. Mahler, Gustav Mahler, Ricordi e lettere, a cura di Luigi Rognoni, trad. di Laura Dallapiccola, Il Saggiatore, Milano 1976, p. 27).

     

    Non certo lusinghiero e forse un po’ affrettato fu questo giudizio sulla Quarta sinfonia di Mahler, da parte di Alma Schindler, sua futura moglie, la quale, in seguito, avrebbe imparato ad apprezzare la musica del marito senza liquidarla in modo così semplicistico come nel suddetto brano tratto dai suoi Ricordi. In effetti la Sinfonia, composta tra il 1899 e il 1900, non ottenne il successo sperato alla prima esecuzione avvenuta il 25 novembre 1901 sotto la direzione dell’autore. Fu, infatti, clamorosamente fischiata salvo poi ad affermarsi come uno dei lavori più eseguiti di Mahler già sin dalle successive esecuzioni a Berlino e a Vienna, delle quali l’ultima ebbe luogo il 12 gennaio 1902.

    Indicata dalla critica come la composizione che chiude il ciclo delle Wunderhorn-Symphonien, al cui mondo è legata per la presenza del Lied Das himmlische Leben (La vita celeste) composto nel 1892 e tratto proprio dal Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo), la Quarta sinfonia, intitolata in origine Symphonie Humoreske in riferimento alla gaiezza della Gaia scienza di Nietszche, fu il risultato di un lungo processo di maturazione compositiva iniziato quando Mahler stava già lavorando alla Seconda e alla Terza. Nel progetto originario dell’autore la Quarta sinfonia avrebbe dovuto comprendere sei movimenti: Die Welt als ewige Jetztzeit (Il mondo come eterno presente); Das irdische Leben (La vita terrena); Charitas; Morgenglocken (Le campane Das irdische leben del mattino); Die Welt ohne Schwere (Il mondo senza peso) e, infine, Das himmlische leben (La vita celeste). Tuttavia nella versione definitiva Mahler conservò soltanto i due movimenti estremi, lasciando in forma di Lied il secondo Das irdische Leben e spostando il quarto e il quinto rispettivamente nella Terza e nella Quinta sinfonia, mentre il materiale musicale composto per il terzo movimento fu ripreso molto probabilmente nell’Ottava. Non si conoscono le ragioni per le quali Mahler decise di modificare il progetto originario, ma probabilmente ciò accadde perché i tre Lieder, che avrebbero dovuto costituire il nucleo centrale con il loro contenuto tragico gravitante intorno al tema della morte dei bambini, potevano risultare pesanti. È anche probabile che  nel frattempo Mahler, componendo la Terza sinfonia, sia venuto a contatto con la forma sinfonica classica, al punto da scrivere una composizione dallo spiccato carattere haydniano, non a caso notato da Alma Mahler e da molti critici.

    Il carattere classico, quasi haydniano, trova la sua espressione più compiuta nei primi tre movimenti, dei quali il primo, Bedächtig, Nicht eilen, recht gemächlich (Riflessivo, Non affrettato, Molto comodo), in una classica forma-sonata evidente nel rapporto tonale tra il primo e il secondo tema esposto nella tonalità della dominante (re maggiore), si apre con un tema che ritorna anche nel Finale. Di carattere espressivo è il secondo tema molto importante sia nello sviluppo che nella ripresa. Il secondo movimento, In gemächlicher Bewegung, Ohne Hast (Con movimento tranquillo, Senza fetta), uno Scherzo dalle tipiche movenze del Ländler, si presenta, dal punto di vista formale, come un Rondò con variazioni. Il principio della variazione, particolarmente caro a Mahler e combinato con la scrittura liederistica, informa anche il terzo movimento, Ruhevoll (Calmo), costruito intorno a due temi, sottoposti a variazione, dei quali il primo è una lunga melodia, trattata in forma liederistica, mentre il secondo è un recitativo mosso. Particolarmente interessante è la struttura formale dell’intero movimento che inizialmente sembra snodarsi nella tradizionale forma-sonata per proseguire con una serie di variazioni sui due temi. L’ultimo movimento, Sehr behaglich (Molto comodamente), costituito dal Lied Das himmlische Leben (La vita celeste) per soprano solo, il cui titolo originario era Der Himmel hängt voll Geigen (Tutto è rose e fiori), propone, con una garbata ironia, un paradiso infantile dove ogni cosa diventa gioco e danza.  

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 54'