Rachmaninov, Stravinskij

Marcus Bosch, direttore

Khatia Buniatishvili, pianoforte

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    28 Ottobre 2022

    Ore

    21,00

    Durata

    85min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    29 Ottobre 2022

    Ore

    17,30

    Durata

    85min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Sergej Vasil'evič Rachmaninov
    Oneg, Novgorod, 1873 - Beverly Hills, 1943

    Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra, op. 30

    Allegro ma non tanto

    Intermezzo, Adagio; Poco più mosso

    Finale, alla breve; Scherzando; Tempo I, alla breve

     

    Riconquistata una certa fiducia sulle sue capacità di compositore grazie anche alla trionfale prima esecuzione della Seconda sinfonia (Pietroburgo, 8 febbraio 1908), Rachmaninov, nella serena quiete della tenuta di campagna di proprietà della famiglia della moglie a Ivanovka, nel 1909, scrisse, per la sua prima tournée americana da lui ritenuta un'occasione per mostrare anche le sue doti di pianista,  il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra. Di difficile esecuzione e scritto per le mani molto grandi ed agili negli spostamenti laterali di Rachmaninov, che, tra l'altro, continuò a studiarlo sulla nave che lo portava in America servendosi di una tastiera muta per evitare di disturbare gli altri passeggeri, il Concerto  fu eseguito per la prima volta il 28 novembre 1909 al New Theatre di New York, da poco inaugurato, dall’orchestra della New York Symphony Society diretta da Walter Damrosch e con lo stesso autore al pianoforte. Alcune settimane dopo, il 16 gennaio 1910, a dirigerlo fu Gustav Mahler il quale, pur malato, fece di esso una concertazione accuratissima della quale, purtroppo, non è rimasta alcuna registrazione, ma delle cui prove esiste un resoconto fatto dallo stesso Rachmaninov a Riesemann:

     

    "All'epoca Mahler era l'unico direttore d'orchestra che consideravo degno di essere classificato con Nikisch. Si dedicò al concerto finché l'accompagnamento, che era piuttosto complicato, non fu eseguito alla perfezione, sebbene venisse da un'altra lunga prova. Secondo Mahler, ogni dettaglio della partitura era importante - un atteggiamento rarissimo presso i direttori d'orchestra… Sebbene la fine della prova fosse stata programmata per le 12:30, abbiamo continuato a suonare ben oltre quest'ora e, quando Mahler annunciò che il primo movimento sarebbe stato provato di nuovo, mi aspettavo proteste o scene da parte dei musicisti, ma non notai un singolo segno di fastidio. L'orchestra suonò con un gradimento profondo o forse anche maggiore rispetto alla volta precedente".

     

    Sul Concerto la critica e la stampa espressero giudizi contrastanti, come si evince da quanto fu scritto sulle colonne del «New York Sun» e del «Russhiye Vedemosh». Nel primo si legge:

     

    “Il Concerto fu troppo lungo e perse il contrasto ritmico e armonico tra il primo movimento e il resto del concerto".

     

    mentre sulla rivista russa G. Prokof’ev scrisse:

     

    “Il nuovo concerto rispecchia i migliori lati della potenza creativa di Rachmaninov: semplicità, sincerità e chiarezza di pensieri musicali. Ha una freschezza d’ispirazione che non aspira alla scoperta di nuovi pathos. Ha una forma tagliente e laconica come pure un’orchestrazione semplice e brillante”.

     

    Il Concerto, tuttavia, fu considerato di difficile esecuzione tanto che il grande pianista Józef Hoffmann, al quale l’opera era stata dedicata, non lo eseguì mai pubblicamente dicendo che non era per lui e Gary Graffman si lamentò di non averlo studiato quando era studente, cioè quando era ancora troppo giovane per conoscere la paura. Lo stesso compositore, resosi conto delle difficoltà tecniche del Concerto, fece di esso una versione ridotta che, tuttavia, non ha avuto successo.

    Protagonista assoluto del primo movimento, Allegro ma non tanto, è il solista che lascia il testimone all’orchestra solo nella transizione dal primo al secondo tema, che, pur essendo il più affascinante dell’intero movimento, è del tutto assente nello sviluppo e, infine, è solo accennato nella ripresa. Un intenso lirismo domina il secondo movimento, Intermezzo, Adagio, che si conclude con un malinconico valzer in fa diesis minore, introdotto da terzine del pianoforte e intonato dal clarinetto e dal fagotto su un delicato accompagnamento degli archi in pizzicato. Il Finale, alla breve, presenta elementi tematici desunti dal primo movimento e rielaborati in modo virtuosistico. In particolare il primo tema del primo movimento viene rielaborato nella coda in modo tale da dare vita ad una sorta di danza macabra.

    Durata: 40'

    Igor' Fëdorovič Stravinskij
    Lomonosov, 1882 - New York, 1971

    Petruška, scene burlesche in quattro quadri

    Festa popolare della settimana grassa; Il gioco di prestigio: Danza russa

    Presso Petruška

    Presso il Moro; Danza della Ballerina; valzer della Ballerina e del Moro

    Festa popolare della settimana grassa; Danza degli zingari; Danza dei cocchieri e dei palafrenieri; I travestiti

     

    L’idea di creare un balletto avente per protagonista Petruška, una marionetta comune a molte tradizioni popolari, nacque quasi per caso nella mente di Igor Stravinskij quando, ritiratosi nell’incantevole cittadina di Clarens sul lago Lemano alla ricerca di pace e di riposo, attendeva alla composizione di Le sacre de printemps; alcune difficoltà iniziali, tuttavia, rallentarono la composizione del Sacre inducendo Stravinskij a scrivere quasi per passatempo una composizione per pianoforte e orchestra che, come si evince da quanto affermato dallo stesso compositore nella sua autobiografia, può essere ritenuta il primo abbozzo di Petruška:

     

    “Componendo questa musica avevo nettamente la visione di un burattino subitamente scatenato che, con le sue diaboliche cascate di arpeggi, esaspera la pazienza dell’orchestra, la quale, a sua volta, gli replica con le minacciose fanfare. Ne segue una terribile zuffa che, giunta al suo parossismo, si conclude con l’accasciarsi doloroso e lamentevole del povero burattino”.

     

    Così Stravinskij, avendo compreso che La sagra della primavera non poteva essere pronta per la stagione del 1911, propose la storia della marionetta, già da lui concepita, a Diaghilev il quale, giunto a Clarens per ascoltare gli abbozzi del Sacre, si ritrovò davanti quel brano che lo entusiasmò immediatamente. Il lavoro, composto fra l’inverno del 1910 e la primavera del 1911 e dedicato ad Alexandre Benois, che si occupò delle scene e dei costumi, fu rappresentato con le coreografie di Michel Fokine per la prima volta il 13 giugno 1911 al Théâtre du Chatelet a Parigi dalla compagnia dei Balletti Russi di Diaghilev con V. Nijinskij nel ruolo del protagonista sotto la direzione di Pierre Monteux. Nonostante il buon successo ottenuto, non mancarono voci di dissenso per quella musica considerata incoerente e spesso grottesca e un critico chiese a Diaghilev: «è per ascoltare questo che ci avete invitato?» ricevendo in risposta un sintetico «esattamente». Diverso fu il giudizio dell’autorevole musicologo Louis Schneider il quale, nella sua recensione, Ballets russes au Châtelet, apparsa sul quotidiano «Le Gaulois» (15 giugno 1911, p 3) scrisse:

     

    “La novità di questo spettacolo è Pétrouchka, un balletto del giovane musicista Igor Stravinski, su libretto del pittore Alexandre Benois. È una semplice meraviglia […]. Musicalmente, è difficile sognare una simile evocazione sonora di una festa pubblica. L’autore di L’oiseau de feu, allievo di Rimskij-Korsakov, supera se stesso e supera il suo maestro grazie all’originalità dei ritmi di Pétrouchka, grazie alle trovate orchestrali che egli ha immaginato”.  

    Più severo era stato il giudizio di Andrej Rimskij-Korsakov che, come ricordò lo stesso Stravinskij, «liquidò Petruška come una sorta di vodka russa con profumi francesi» (I. Stravinskij-R. Craft, Colloqui con Stravinskij, Einaudi, Torino, 1959, p. 133). Anche la Filarmonica di Vienna, quando nel 1913 la compagnia di Diaghilev giunse nella capitale asburgica in tournée, all’inizio rifiutò di suonare quella partitura giudicandola musica sporca. Molto lusinghiero fu, invece, il giudizio di Debussy il quale, in una lettera del 10 aprile 1913, scrisse a Stravinskij per ringraziarlo della partitura che il compositore russo gli aveva inviato in dono:

     

    “Caro amico, grazie a lei ho trascorso delle gradevoli vacanze di Pasqua in compagnia di Petruška, del terribile Moro e della deliziosa Ballerina. Immagino che abbia passato dei momenti incomparabili con le tre marionette… e poche cose conosco di più prezioso del pezzo che lei chiama Tour de passe-passe… C’è in esso una specie di magia sonora, una trasformazione misteriosa di anime meccaniche che diventano umane mediante un incantesimo di cui, fino ad ora, lei sembra essere l’unico inventore. C’è infine un’infallibilità orchestrale che ho trovato soltanto in Parsifal. Comprenderà quel che voglio dire, naturalmente. Andrà molto più in là di Petruška, è certo, però può essere già orgoglioso del risultato di quest’opera” (ivi, p. 31).   

     

    Petruška, in cui è molto più vivo il folklore russo, è una fantasia di marionette divisa in quattro quadri che si svolgono, durante il carnevale, in una piazza di Pietroburgo. Nella piazza dell’Ammiragliato a Pietroburgo il martedì grasso del 1830, fra suonatori ambulanti, richiami di mercanti e ballerine da strada, fa la sua apparizione un burattinaio che suona il flauto e, presentando le sue marionette, esorta il pubblico ad assistere alla rappresentazione il cui inizio è preannunciato dal rullo dei tamburi. Con il flauto il burattinaio porta in vita le tre marionette, Petruška, la Ballerina e il Moro che ballano insieme una danza russa.

    Nel secondo quadro, Presso Petruška, un tema ascendente esposto dai clarinetti nel quale figura l’intervallo di quarta caratteristico del personaggio, rappresenta la marionetta, che piange disperatamente inveendo contro il suo crudele destino; non serve a lenire la sua rabbia e il suo dolore nemmeno l’arrivo della Ballerina di cui Petruška è innamorato e con la quale balla per un momento.

    Nel terzo quadro, Presso il Moro, il Moro danza dapprima da solo accompagnato da un sinuoso motivo dei bassi e degli archi che si muovono con ritmi robusti. Poco dopo giunge la Ballerina annunciata da un motivo affidato alla tromba e i due ballano insieme un valzer per il quale Stravinskij utilizzò melodie, intonate  dalla tromba e dal flauto del compositore viennese Josef Lanner, mentre da lontano si sente il tema di Petruška il quale, geloso del Moro, irrompe sulla scena e litiga con il rivale che, essendo molto più forte di lui, caccia in modo brusco la povera marionetta.

    Il quarto quadro ci riporta di nuovo nella piazza dell’Ammiragliato dove l’orchestra partecipa alla festa e dove ha luogo la danza delle nutrici introdotta da un delicato motivo affidato prima all’oboe, poi ai corni e ai violini che si muovono nel loro registro acuto. La grandiosa ripresa del tema principale è preceduta da un episodio in cui emergono i legni e gli archi che eseguono un pizzicato. Subito dopo entra in scena, accompagnato da una melodia affidata al clarinetto, un contadino che tira un orso legato ad una catena, mentre in un clima quasi fiabesco un motivo affidato agli archi accompagna le capriole degli zingari accanto ai quali si sente la voce di un mercante ubriaco. Seguono una danza affidata a turno a tutte le sezioni dell’orchestra e una sfilata di maschere introdotta dal pianoforte e dall’arpa senza soluzione di continuità e accompagnata, poi, da trombe e tromboni. Nella confusione generale irrompe gridando Petruška che, inseguito dal Moro, viene poco dopo raggiunto e ucciso, mentre un lamentoso motivo del clarinetto ne sottolinea la morte. Introdotta da un motivo affidato ai fagotti arriva la polizia, ma il burattinaio spiega che Petruška non è altri se non una marionetta. Alla fine il suo fantasma, che si fa gioco di tutti, appare al burattinaio esterrefatto e lo maledice.

    Stravinskij, in questo lavoro, ha compiuto una magistrale sintesi tra momenti di intima liricità e scene di grande massa corale evidente già nella parte iniziale in cui è rappresentata la confusione della piazza dell’Ammiragliato di Pietroburgo.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 35'