Stockhausen & Debussy

Maxime Pascal, direttore

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    30 Novembre 2018

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    6 - 25 €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    01 Dicembre 2018

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    6 - 25 €

    Calendario

6° Concerto in abbonamento

Direttore:
Maxime Pascal

Il genio rivoluzionario di Stockhausen torna a Palermo con Punkte un’opera scritta per l’Orchestra Sinfonica Siciliana e dedicata al barone Francesco Agnello, nella cui villa di Siculiana si era rinchiuso nel 1961 il trentenne compositore tedesco per scrivere quella che si rivelò un’esplosione nella storia della musica europea, paragonabile solo al Sacre du Printemps di cinquant’anni prima. Con L’Après-midi d’un faune, pietra miliare della rivoluzione debussista, e l’immaginifica Ibéria si chiude il centenario del genio francese.

La direzione del giovane direttore francese Pascal, reduce dalla produzione dell’opera di Sciarrino alla Scala, assicura l’affidabilità del progetto.

  • Programma

  • Karlheinz Stockhausen
    Mödrath, 1928 - Kürten, 2007

    Punkte

    Karlheinz Stockhausen compose Punkte nel 1952, negli anni roventi del serialismo integrale. Austero esempio di musica puntillista, fredda, geometrica, fatta di piccole schegge sonore, di punti risonanti in uno spazio cromatico rigorosamente organizzato, non convinse però il compositore, che decise di non eseguire quel pezzo, e che partendo dallo stesso spunto realizzò una nuova partitura, per 10 strumenti, intitolata Kontra-Punkte, la sua prima composizione pubblicata. Dieci anni dopo rimise mano a Punkte, in un periodo nel quale erano cambiati gli orientamenti musicali, il puntillismo sembrava un orizzonte completamente superato, e dominavano musiche dalle dense trame sonore. Stockhausen trasformò allora i "punti" della partitura originale in "perni" su cui intessere nuove reti sonore, figure complesse, superfici sonore vibranti, e modificò l'organico orchestrale, passando da una formazione di una trentina di elementi (con solo otto archi) a una grande orchestra. Questa versione rinnovata fu diretta per la prima volta da Pierre Bouleza Donaueschingen, il 20 ottobre 1963. Ma Stockhausen ancora una volta non fu convinto del suo lavoro, perché la combinazione di due strutture musicali così diverse (una puntillistica e una ricca di figure sonore) non gli pareva compiutamente riuscita e il discorso musicale appariva discontinuo. Così, l'anno seguente fece alcune piccole revisioni. Poi rimaneggiò la partitura nel 1966 con interventi più drastici, prolungando alcune sezioni, e introducendo nuove figure melodiche, come corpi estranei (elementi eterogenei considerati un tabù un decennio prima). Gli ultimi ritocchi furono aggiunti nel 1993 e la partitura definitiva fu pubblicata solo nel 1994.

    La partitura di Punkte è articolata in 144 sezioni che insieme formano un grande arco. Le espansioni dei punti originali sono state realizzate da Stockhausen sagomando le varie textures orchestrali (fatte di suoni continui, tremoli, trilli, figure staccate, legate, glissate, ecc.) in base a forme corrispondenti a triangoli diversamente orientati: un punto si allarga verso l'acuto o verso il grave trasformandosi in una "mistura" di suoni (ciascuna controllata da una distribuzione seriale degli intervalli, dalla seconda minore alla settima maggiore); oppure una mistura si assottiglia, verso l'acuto o verso il grave fino a fondersi in un solo punto. Il risultato è un gioco di volumi sonoriche si espandono, si contraggono, si sovrappongono, e a volte vengono bucati da procedimenti di cancellazione del suono, da "forme negative", cioè silenzi proiettati sullo sfondo di suoni, come fossero dei buchi neri. Concepita inizialmente in uno spirito astratto e puntillistico, Punkte è così diventata un lavoro dove l'orchestra è trattata alla stregua di un organismo vivente, un'opera dal carattere viscerale, quasi espressionistico.

     

    Gianluigi Mattietti

     

    N.B. La prima esecuzione italiana di PUNKTE, si è svolta lunedì 6 settembre 1965 a Palermo al Teatro Biondo, con l'Orchestra Sinfonica Siciliana diretta da Daniele Paris, per la Quinta Settimana Internazionale Nuova Musica. Il pezzo è stato  poi ripreso da Gabriele Ferro negli anni '90 ed eseguito alla Biennale di Venezia, dall'OSS in tournée.

    Durata: 28'

    Claude Debussy
    Saint-Germain-en-Laye, 1862 - Parigi, 1918

    Prélude à l'après-midi d'un faune

    “Abitavo allora in un piccolo appartamento arredato della Rue de Londre… Mallarmé entrò con la sua aria profetica, ravvolto nel suo plaid scozzese. Dopo averlo ascoltato, rimase in silenzio per lungo tempo; poi disse: «Non mi sarei mai aspettato alcunché di simile. Questa musica ravviva l’emozione della mia poesia e le dà uno sfondo più caldo di colore». Ed ecco i versi che Mallarmé mi mandò dopo la prima esecuzione:

     

    Silvano di primo respiro,

    Se il tuo flauto è riuscito

    Tu ascolta tutta la luce

    Che vi soffierà Debussy”

     

    In questa lettera, indirizzata a G. Jean-Aubry il  25 marzo 1910, Debussy ricordava ancora con orgoglio l’apprezzamento di Mallarmé sul suo Prélude à l’après-midi d’un faune; questo giudizio, certo più valido rispetto alla tiepida accoglienza tributata sia dal pubblico che dalla critica in occasione della prima esecuzione avvenuta il 22 dicembre 1894 alla Société Nationale di Parigi sotto la direzione di Gustave Doret, evidenzia proprio i pregi musicali di questo lavoro nel quale Debussy ricostruì l’atmosfera e la luce dell’egloga di Mallarmé, pubblicata nel 1876, attraverso i colori orchestrali. Il progetto originario era più articolato in quanto prevedeva che la composizione comprendesse tre brani, un Prélude, un Interlude ed una paraphrase finale, come lo stesso compositore aveva annunciato nel programma  di un concerto che si sarebbe dovuto tenere a Bruxelles il 1° marzo 1894. Debussy abbandonò presto tale progetto e si limitò a completare solo il Preludio, utilizzando, in seguito, gli abbozzi per l’Interludio e la Parafrasi finale in altre composizioni.

    Dal punto di vista formale il Prélude presenta uno sviluppo abbastanza libero che solo in parte segue l’egloga di Mallarmè, pur richiamandone le immagini iniziali, e mira ad evocare l’atmosfera di vago languore perfettamente introdotta con rara efficacia dal celebre tema del flauto che si distingue per il caratteristico e sensuale cromatismo, prima, discendente, e, poi, ascendente. Soltanto nella parte iniziale la corrispondenza tra il testo poetico e la musica è, quindi, perfetta, in quanto il tema, affidato al flauto, rende in modo efficace il risveglio del fauno il cui sogno era stato allietato dalla vista di due belle ninfe; il fauno si abbandona al piacere del suono del flauto e con la sua melodia evoca quelle immagini su un accompagnamento degli archi che sottolinea e sostiene l’atmosfera sensuale di tutto il poema. Da questo momento in poi la musica sembra esprimere soltanto le sensazioni provate dal fauno attraverso un gioco di luci e di colori dei quali il compositore si servì con impareggiabile maestria ricorrendo alla sua ricca tavolozza orchestrale. 

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 10'

    Claude Debussy
    Saint-Germain-en-Laye, 1862 - Parigi, 1918

    Ibéria, da Images per orchestra

    Par les rues et par les chemins (Per le vie e per le strade)

    Les parfums de la nuit (I profumi della notte)

    Le matin d’un jour de fête (Il mattino di un giorno di festa)

     

    “Claude Debussy scrisse musica spagnola senza conoscere la Spagna, cioè senza conoscere la terra spagnola, che è una cosa diversa. Conobbe la Spagna dalle sue letture, dai quadri, dalle canzoni, e dai balletti con canzoni danzate da veri ballerini spagnoli”.

    Questo breve, quanto icastico giudizio del compositore spagnolo Manuel De Falla descrive efficacemente il rapporto di Debussy con la Spagna, nazione che il compositore francese non conobbe mai direttamente non avendovi mai soggiornato a lungo. La conoscenza della Spagna, da parte di Debussy, è limitata, infatti, a una brevissima visita, di un solo pomeriggio, nella città di San Sebastián, al confine con la Francia, dove assistette a una corrida senza nemmeno fermarsi per la notte, dal momento che decise di rientrare nella città francese di Saint-Jean-de-Luz in tempo per la cena. Nonostante questa scarsa conoscenza del territorio spagnolo, Debussy fu sempre attratto dalla musica, dai colori e dalla cultura spagnola che avevano già ispirato una sua composizione per pianoforte del 1903, La soirée dans Grenade, seconda delle tre Estampes, nella quale è sorprendente come egli sia riuscito a rappresentare l’Andalusia, senza averla mai vista. Per la verità Debussy conosceva molto bene la musica popolare spagnola che aveva imparato ad apprezzare grazie sia allo studio delle raccolte del Cancionero musical popular español  di Felipe Pedrell, considerato il padre della musicologia spagnola contemporanea, sia alla conoscenza di Isaac Albéniz che viveva a Parigi dal 1893. Proprio la pubblicazione, tra il 1906 e il 1908, dei quattro quaderni pianistici di Ibéria di Albéniz e la contemporanea amicizia con De Falla costituirono forse, per Debussy, la fonte d’ispirazione di questo grande lavoro sinfonico che costituisce la seconda sezione o, se si vuole utilizzare un termine pittorico più adatto a quella fusione delle arti perfettamente raggiunta dal compositore francese, il secondo dei tre quadri che formano la struttura di Images per orchestra. Debussy cominciò a lavorarvi dal 1906 e volle fare altrettanti omaggi a tradizioni musicali diverse e precisamente, insieme a quella spagnola di Ibéria, a quella inglese, con Gigues che apre il ciclo, e a quella francese, con Rondes de Printemps che lo chiude.

    Il nucleo originario di Images è costituito proprio da Ibéria completata, insieme a Rondes de Printemps, nel 1909, mentre Gigues vide la luce soltanto tre anni dopo nel 1912 quando Debussy ne terminò l’orchestrazione con la collaborazione di André Caplet che diresse la prima esecuzione integrale di Images il 26 gennaio 1913 presso la Societé National de Musique di Parigi. Ibéria, completata il giorno di Natale del 1908, fu eseguita da sola per la prima volta, il 20 febbraio 1910 sempre ai Concerts Colonne, ma sotto la direzione di Gabriel Pierné.

    Par les rues et par les chemins, primo quadretto di Ibèria, si apre con un dissonante e luminoso accordo che introduce un ritmo di Sevillana, sul quale si innesta una sensuale melodia esposta inizialmente dal clarinetto e affidata all’oboe. Il folklore spagnolo con tutta la sua tradizione piena di storia si esprime anche attraverso melodie arabeggianti, mentre le nacchere, le strappate e i pizzicati rendono perfettamente le sonorità di quel complesso di chitarre a cui faceva riferimento De Falla. Un raffinatissimo gioco di colori, di timbri e di sonorità contraddistingue il secondo brano, Les parfums de la nuit, una delicatissima e incantevole pagina, nella quale i magici profumi delle notti andaluse si spandono in lento e sensuale ritmo d’habanera. Elementi popolari, danze, evocazioni di a soli bandistici informano, infine, l’ultimo brano, Le matin d’un jour de fête, che, secondo quanto affermato dallo stesso Debussy, sembra suonare come musica non scritta, ma che, in realtà, esprime felicemente e con una straordinaria precisione il caos gioioso di un giorno di festa.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 22'