Hérold/Donizetti/ De Falla/Mendelssohn
JURE BUČEVIČ direttore
Palermo - Villa Filippina
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Luogo
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Villa Filippina - Palermo
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Giorno
ora
Durata
Prezzo
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Giorno
Venerdì 11 Settembre 2026
Ore
21,00
Durata
70min.
Prezzi
15 - 10 €
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Programma
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Louis-Joseph-Ferdinand Hérold
Parigi 1791 - Parigi 1883Zampa, ouverture
Allegro vivace ed impetuoso. Andante misurato. Un poco più mosso. Allegro vivace assai con grande forza. Più lento. Un poco più vivo. Un poco più animato. Più mosso.
Cresciuto in una famiglia di musicisti, Ferdinand Hérold conseguì, nella Francia della prima metà dell’Ottocento, una certa notorietà come compositore di opere e di balletti. Uno dei suoi più grandi successi fu Zampa, ou La fiancée de marbre, nella quale è evidente una sintesi di elementi francesi, italiani e tedeschi. Il protagonista, che richiama in un certo senso il Don Giovanni, è un corsaro libertino che, alla fine, viene trascinato all’Inferno dalla statua di Alice, una fanciulla morta dopo essere stata sedotta da lui. L’opera, su libretto di Anne-Honoré-Joseph Duveyrier de Mélesville, fu rappresentata per la prima volta il 3 maggio 1831 all’Opéra-Comique (Salle Ventadour). Ottenne un grande successo, testimoniato dalle numerosissime repliche. Di questo trionfo, però, l’autore non ebbe il tempo di godere. Malato di tubercolosi, Hérold si spense, infatti, due anni dopo alla giovane età di 41 anni. L’opera si apre con una famosissima ouverture che, scritta in forma di pot-pourri, si segnala per l’alternanza di passi brillanti con altri più lirici, come il bel tema affidato al clarinetto.
Durata: 9'
Gaetano Donizetti
Bergamo 1797 - Bergamo 1848Don Pasquale, sinfonia
Allegro. Andante mosso. Moderato. Più allegro. Più stretto
All’apice della gloria e conteso da importanti teatri europei, nel 1842 Donizetti, stanco e malato, declinò tutte le offerte propostegli, tranne quella del Théâtre Italien di Parigi. Con quest'ultimo stipulò un contratto che lo impegnava a comporre, entro il gennaio del 1843, un’opera buffa su libretto di Giovanni Ruffini. Si tratta del Don Pasquale, il cui libretto fu ricavato da Ruffini e Donizetti dal Ser Marcantonio di Angelo Anelli, testo già messo in musica da Stefano Pavesi nel 1810. Alla prima rappresentazione, svoltasi il 3 gennaio 1843 al Théâtre Italien di Parigi, l’opera ottenne un notevole successo. In questo lavoro il registro comico si mescola a una vena malinconica, che si esprime in una musica ora lirica, ora elegiaca, ora densa di toni patetici. Ciò appare evidente già nella splendida sinfonia pot-pourri in cui, dopo le prime brillanti battute d’introduzione, il violoncello espone il malinconico tema della serenata di Ernesto del terzo atto (Com’è gentil). A questo si contrappone quello civettuolo e brillante, tipico dell'opera buffa, della cabaletta della cavatina di Norina (So anch’io la virtù magica).
Durata: 7'
Manuel de Falla
Cadice 1876 - Alta Gracia 1946El sombrero de tres picos (Il cappello a tre punte), suite n. 2
I vicini (Seguidilla) (Allegro ma non troppo)
La danza del mugnaio (Farruca) (Moderato assai, molto ritmico e pesante)
Danza finale (Jota) (Allegro ritmico, molto moderato e pesante)
Nel mese di aprile del 1917 a Madrid, proprio durante le rappresentazioni al Teatro Eslava di El corregidor y la molinera, pantomima composta tra il 1916 e il 1917 da Manuel de Falla su libretto di Martínez Sierra e ispirata a un racconto omonimo di Pedro Antonio de Alarcón y Ariza, si trovava Sergej Djagilev. L'impresario dei Ballets Russes faceva già da tempo pressioni sul compositore spagnolo affinché scrivesse qualcosa per la sua compagnia. Dopo aver assistito a una di queste rappresentazioni, Djagilev chiese a De Falla di trasformare la pantomima in un vero e proprio balletto, riorchestrando interamente la partitura per un organico più ampio. Nacque così Il cappello a tre punte che, sottoposto dal compositore a una profonda rielaborazione tra il 1918 e il 1919, fu rappresentato all’Alhambra Theatre di Londra il 22 luglio 1919, con le coreografie di Léonide Massine e le scene e i costumi di Pablo Picasso. La prima fu un trionfo, nonostante alcune circostanze sfortunate, come l’improvvisa malattia di Felix Fernando Garcia, primo ballerino e specialista di flamenco, e l’aggravarsi delle condizioni di salute della madre del compositore, che non poté, quindi, dirigere il balletto. Il suo posto fu preso da Ernest Ansermet, che contribuì al notevole successo della serata. La trama di questo lavoro ruota attorno alle figure del Corregidor, il magistrato di un paese il cui potere è rappresentato dal cappello a tre punte, e della bella moglie di un mugnaio che egli tenta, senza successo, di sedurre. Beffato dalla donna, fedele e astuta, alla fine l’uomo diventa lo zimbello del paese. Da questo balletto De Falla trasse due suite nelle quali mantenne il carattere folkloristico grazie all’introduzione di danze come la seguidilla e la farruca, che danno un’immagine tradizionalmente solare della Spagna. La seconda suite si compone di tre brani, di cui il primo, Danza de los vecinos, è una seguidilla (danza popolare andalusa) caratterizzata da un tema melodioso e da una seconda idea tematica dolce e struggente che evoca uno splendido paesaggio notturno. Il brano successivo, Danza del molinero, è una farruca (una varietà del flamenco) danzata dal mugnaio e dalla moglie su invito di quest’ultima. La Danza final, infine, è una festosa jota nella quale ritorna il tema già ascoltato nel Meriggio.
Durata: 14'
Felix Mendelssohn-Bartholdy
Amburgo, 1809 - Lipsia, 1847Sinfonia n. 4 in la maggiore “Italiana” op. 90
Allegro vivace
Andante con moto
Con moto moderato
Saltarello (presto)
“Finalmente in Italia! Ho pensato a essa come alla gioia più alta della mia vita, dal momento in cui sono stato in grado di pensare; ora essa è incominciata e ne godo vivendo. La giornata di oggi fu ricca di avvenimenti e siccome soltanto questa sera riesco a raccogliermi un po’, vi scrivo per ringraziarvi, cari genitori, di tutta la felicità che mi avete procurato”. La gioia che si legge in questa lettera, indirizzata da Mendelssohn ai propri familiari il 10 ottobre 1830 da Venezia, dove era appena giunto, sembra pervadere il tema iniziale dell’Allegro vivace della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana”. Il primo abbozzo del lavoro, relativo alle prime due pagine del primo movimento, risale proprio al periodo trascorso dal compositore nella nostra penisola. La Sinfonia fu completata a Berlino nell’inverno del 1832 ed eseguita per la prima volta a Londra il 13 maggio 1833 con grande successo. Questo riscontro, tuttavia, non eliminò i dubbi del compositore sulla qualità del lavoro, che fu sottoposto a un rifacimento integrale nel 1838. La partitura non fu mai pubblicata in vita dall’autore che, non ancora soddisfatto, si proponeva probabilmente di rivederla ulteriormente. La Sinfonia fu pubblicata postuma dalla casa editrice Breitkopf & Härtel di Lipsia nel 1851 e numerata come Quarta dopo la “Scozzese”. Questo lungo processo di elaborazione non fu privo di conseguenze, poiché, se è innegabile la presenza di suggestioni e ricordi del viaggio in Italia in alcuni temi e scelte ritmiche, questi vengono trasfigurati e sintetizzati in una superiore purezza formale, in cui la solida preparazione contrappuntistica del compositore gioca un ruolo fondamentale. Alcune soluzioni compositive, come l’utilizzo del saltarello e l’esposizione di un motivo di carattere processionale nel secondo movimento, potrebbero apparire pretestuose e confacenti a una rappresentazione oleografica dell’Italia. Per quanto ricondotte a questa matrice, tali scelte conferiscono alla sinfonia una grande unità formale. Il brillante e travolgente ritmo di saltarello non appare, infatti, soltanto nel celebre Finale, ma caratterizza, con la sua freschezza e gaiezza, anche il primo movimento (Allegro vivace) in forma-sonata. Un’immagine di gioia è quella trasmessa dal primo tema di questo Allegro, la cui struttura simmetrica costituisce un’ulteriore testimonianza della grande attenzione prestata da Mendelssohn alla ricerca della perfezione formale. L’elegante secondo tema, esposto dai clarinetti e dai fagotti, deriva dal primo per l’insistenza sull’intervallo di terza e sembra evocare un’immagine marina per via del ritmo quasi da barcarola. Quest'ultimo è conferito dall’utilizzo nella melodia di valori più larghi che contribuiscono a rallentare, almeno per un momento, il travolgente incedere del saltarello, riproposto poi nella coda. Il tema del secondo movimento, Andante con moto, è costituito da un canto processionale sulla cui origine sono state formulate varie ipotesi. Secondo Moscheles, il tema sarebbe stato tratto da un canto di pellegrini di origine ceca, mentre appare alquanto fantasiosa, per quanto suggestiva, la tesi secondo cui il compositore avrebbe utilizzato un canto processionale del Sud Italia. L'ipotesi più plausibile è che questo tema sia stato tratto da un Lied di Zelter, maestro di Mendelssohn, in quanto denuncia un’origine tedesca e, in particolar modo, protestante, confermata dal secondo versetto che manifesta con maggiore evidenza i suoi legami con il corale luterano. Per il terzo movimento, Con moto moderato, sembra che Mendelssohn si sia ispirato alla poesia umoristica Lilis Park di Goethe, come si evince da una lettera indirizzata a Fanny il 16 novembre 1830, nella quale si legge: «L’opera che ora preferisco studiare è Lilis Park di Goethe, soprattutto in tre punti. [...] Voglio fare di Lilis Park uno scherzo per una sinfonia». Da un punto di vista formale questo movimento è di difficile classificazione, poiché l’andamento, non particolarmente vivace e brillante, farebbe pensare a un minuetto o addirittura a un valzer più che a uno scherzo. L’ultimo movimento, Presto, è costituito da un saltarello napoletano con il quale Mendelssohn ha voluto rendere omaggio a quella componente brillante, impetuosa e solare del carattere latino che solitamente viene attribuita, in modo stereotipato, alle popolazioni meridionali.
Riccardo Viagrande
Durata: 27'