Rossini/Čajkovskij/ Dvořák
LUIGI PIOVANO direttore
Palermo - Villa Filippina
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Programma
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Gioachino Rossini
Pesaro, 1792 - Passy, 1868Sinfonia da "La gazza ladra"
Maestoso marziale, Allegro, Più mosso
«La Gazza Ladra è uno dei capolavori di Rossini. La compose a Milano nel 1817, per la stagione di primavera». Con queste parole sintetiche quanto icastiche, Stendhal, nella sua biografia rossiniana, definì un capolavoro La Gazza ladra di Rossini, opera accolta dal pubblico in modo trionfale alla sua prima rappresentazione avvenuta al Teatro alla Scala di Milano il 31 maggio 1817.
Quando, intorno al mese di marzo del 1817, giunse a Rossini la commissione da parte della Scala per una nuova opera da rappresentarsi nella stagione di primavera dello stesso anno, il compositore pesarese era assente dalle scene milanesi da ben tre anni. Le ultime opere, l’Aureliano in Palmira e il Turco in Italia, che avevano calcato le scene del prestigioso teatro lombardo, erano state rappresentate rispettivamente nel 1813 e nel 1814 con esito poco brillante. Per Rossini, reduce dal contrastato successo della Cenerentola, si trattava di un importante ritorno sulle scene del teatro milanese. Per l’occasione gli fu dato un libretto scritto da Giovanni Gherardini (Milano 1778 – 1861), poeta non più giovanissimo, che si cimentò per la prima volta con un libretto d’opera dopo aver vinto un concorso indetto dall’Impresa dei Reali Teatri di Milano. Per questo libretto trasse il soggetto da La pie voleuse di T. Babouin d’Aubigny e Louis-Charles Caigniez, un melodramma da boulevard rappresentato a Parigi nel 1815 e basato su un fatto di cronaca. Consapevole dell’importanza della commissione, Rossini si riservò ben tre mesi di tempo per comporre questa nuova opera, per la quale egli non utilizzò la solita tecnica degli autoimprestiti, consistente nella ripresa di musica già scritta per altre sue opere, ma scrisse una musica del tutto nuova. Composta in brevissimo tempo, secondo quanto affermato dallo stesso Rossini in una lettera di dubbia attendibilità nella quale non figura né la data né il nome del destinatario, la sinfonia si apre con tre rulli di tamburo da cui scaturisce un Maestoso marziale che, con una certa ironia, intende probabilmente alludere all’atmosfera militaresca che pervade l’opera. Dopo 9 battute tutte giocate sull’accordo di dominante di mi maggiore, inizia, nella corrispondente tonalità minore, l’Allegro con brio dalla classica e tipicamente rossiniana struttura in forma-sonata senza lo sviluppo centrale conclusa da una coda più vivace. L’Allegro si basa su due temi che, pur non essendo particolarmente estrosi, come notato da Rognoni, conferiscono alla pagina sinfonica una straordinaria unità insistendo sulla terzina. A questi si aggiunge il tema del crescendo che appare come una sintesi di entrambi.
Durata: 10'
Pëtr Il'ič Čajkovskij
Votkinsk, 1840 - San Pietroburgo, 18931812 "Ouverture solennelle" in mi bemolle maggiore op. 49
Largo. Allegro giusto
«L'Ouverture sarà molto rumorosa, chiassosa; l'ho scritta senza molto amore, e perciò probabilmente non avrà grandi meriti artistici». Con queste parole, non certo lusinghiere, lo stesso Čajkovskij descrisse, in una lettera del 1880, alla sua protettrice Nadežda von Meck, la sua Ouverture 1812, che, da lui poco stimata, è oggi uno dei suoi lavori maggiormente eseguiti. Proprio in quell’anno, Nikolaj Rubinštejn gli aveva commissionato la composizione di un lavoro sinfonico che avrebbe dovuto essere eseguito in uno degli eventi che si sarebbero tenuti nei successivi due anni e, in particolar modo, il 25° anniversario dell'incoronazione dello zar Alessandro II, l'Esposizione dell'Industria e delle Arti di Mosca e il completamento della Cattedrale di Cristo Salvatore, costruita quest’ultima per commemorare la vittoria della Russia contro l'esercito di Napoleone nel 1812. Composta nel 1880 in una settimana ed eseguita, per la prima volta, il 20 agosto 1880 a Mosca sotto la direzione di Rubinštejn, l’Ouverture si presenta come una cronaca musicale e, per la verità, un po’ romanzata del conflitto tra l’esercito russo e quello napoleonico. Si apre, infatti, con l’esposizione, da parte degli archi, che, in alcuni passi, si alternano ai legni, del tema dell’inno liturgico ortodosso “Dio proteggi il tuo popolo”, che lascia il posto a una dolente e lirica melodia affidata all’oboe. Dopo un crescendo, viene descritta la battaglia, nella quale l’esercito francese è evocato con la Marsigliese, mentre gli altri strumenti danno vita a un passo particolarmente concitato. Dopo un allentamento della tensione, viene esposto dagli archi, rinforzati dai fiati, un tema russo che disegna un momento di lirismo prima della ripresa della battaglia nella quale figura ancora la Marsigliese, mentre nel finale, in una solenne perorazione, in cui si sentono rintocchi di campane e colpi di cannone, appaiono il tema dell’inno ortodosso iniziale e di quello zarista, quasi a marcare la vittoria del popolo russo sull’esercito napoleonico.
Durata: 17'
Antonín Dvořák
Nelahozeves 1841 - Praga 1904Sinfonia n. 9 in mi minore “Dal nuovo mondo”
Adagio, Allegro molto
Largo
Scherzo: Molto vivace Trio
Allegro con fuoco
La sinfonia dal Nuovo mondo, quinta tra quelle date alle stampe, ma nona e ultima in ordine di composizione, fu composta tra il 19 dicembre del 1892 e il 24 maggio del 1893 a New York durante il soggiorno americano di Dvořák su commissione della New York Philharmonic Orchestra che la eseguì, per la prima volta, con un notevole successo, il 16 dicembre 1893 alla Carnegie Hall sotto la direzione di Anton Seidl. Alla fine di ogni movimento, infatti, scrosci fragorosi di applausi costrinsero il compositore ad alzarsi e a fare un inchino per salutare il pubblico. Certamente Dvořák non aveva immaginato di conseguire un così strepitoso successo quando, nel 1892, dopo vari tentennamenti, aveva deciso di accettare il prestigioso incarico di direttore offertogli dal New York National Conservatory of Music, in sostituzione del compositore finlandese Sibelius, con il quale non era stato possibile prendere contatto. Dvořák, di carattere schivo e poco propenso a lasciare la sua terra natia, si era deciso, perché pressato dalle insistenze di Mrs. Thurber, moglie di un ricchissimo commerciante newyorkese di generi coloniali, a imbarcarsi il 15 settembre 1892 per l’America dove, appena giunto, pronunciò questo importante discorso: «Io sono convinto che la musica futura di questa nazione debba basarsi su quelle che sono chiamate melodie Negre. Queste possono essere la base di una scuola di composizione seria e originale, da svilupparsi negli Stati Uniti. Questi graziosi e variati temi sono il prodotto del terreno. Sono le canzoni popolari dell’America e i vostri compositori devono rivolgersi ad esse».
La tradizione americana, costituita dalla musica dei pellerossa e dei negri d’America, costituisce la base di questa composizione, non perché Dvořák abbia utilizzato dei temi tratti dal loro repertorio, ma perché, come ebbe modo di scrivere egli stesso in un articolo uscito sul New York Herald il 15 dicembre 1893, nel contesto dei temi originali aveva inserito i caratteri propri della musica indiana. Nel suddetto articolo egli, infatti, aveva scritto: «Io non ho usato attualmente nessuna delle natie melodie americane. Io ho semplicemente scritto temi originali, incorporando le peculiarità della musica indiana, e, usando questi temi come soggetti, li ho sviluppati con tutte le risorse dei ritmi moderni, del contrappunto e del colore orchestrale».
Aperto da un Adagio introduttivo, il primo movimento Allegro molto, in forma-sonata, presenta immediatamente il primo tema, che, ispirato allo spiritual Swing Lo’Swett Chariot, ritorna anche nel corso della sinfonia fungendo da Leitmotiv e contribuendo a dare alla sinfonia stessa un’impostazione ciclica. Anche il secondo tema, presentato da oboi e flauti, è connotato in senso etnico. Nel secondo movimento, Largo, la connotazione etnica è resa dalla struttura pentatonica del tema principale, tratto dal poema epico indiano Hiawatha del poeta americano Henry Wadsworth Longfellow, dedicato al mitico fondatore della confederazione irochese. Secondo quanto affermato dal compositore anche il terzo movimento, Scherzo, sarebbe ispirato a questo poema e, in particolar modo, a una danza religiosa indiana, anche se alcuni musicologi hanno ritenuto di riscontrare nel tema principale alcuni tratti tipici della tradizione musicale mitteleuropea e, in particolar modo, del furiant, un'impetuosa danza ceca. Nell’ultimo movimento, Allegro con fuoco, in forma-sonata, dove, dopo una brevissima introduzione, esplode il tema più celebre dell’intera sinfonia, a cui si contrappone il secondo di carattere lirico, ritornano sia il Leitmotiv sia le idee tematiche principali del Largo e dello Scherzo nella sezione di sviluppo, aperta da un ritmo di Polka.
Riccardo Viagrande
Durata: 40'