Beethoven, Bruckner

Alpesh Chauhan, direttore

Alexandra Dovgan, pianoforte

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    24 Febbraio 2023

    Ore

    21,00

    Durata

    95min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    25 Febbraio 2023

    Ore

    17,30

    Durata

    95min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Ludwig van Beethoven
    Bonn, 1770 - Vienna, 1827

    Concerto n. 3 in do minore per pianoforte e orchestra op. 37

    Allegro con brio

    Largo

    Rondò (Allegro)

     

    Il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra op. 37 segna un cambiamento nello stile di Beethoven che, staccandosi dai modelli tradizionali e sfruttando le potenzialità degli strumenti usati in quel periodo, inaugurò la fase romantica di questa forma in cui il solista intraprende quasi una gara con l’orchestra. Ciò comportò, per il pianoforte, la perdita del suo caratteristico stile ornato e l’utilizzo di una maggiore robustezza che lo avrebbe trasformato in protagonista. Dedicato al principe Luigi Ferdinando di Prussia, il Concerto, la cui composizione risale all’inizio del 1800, fu eseguito per la prima volta a Vienna il 5 aprile 1803 con la direzione di Ignaz von Seyfried e con lo stesso Beethoven al pianoforte all'interno di un'Accademia, nella quale furono eseguite anche altre pagine beethoveniane e, in particolar modo, Cristo sul monte degli Ulivi, la Seconda e la Prima sinfonia. Per l'occasione il compositore di Bonn aveva deciso di raddoppiare quando addirittura non triplicare i prezzi dei biglietti suscitando qualche commento malevolo sulla stampa locale. Nonostante le attese e i preparativi l'Accademia rischiò di saltare a causa del sabotaggio messo in atto dal Barone von Braun, impresario degli altri due maggiori teatri di Vienna.  Alla prima esecuzione Beethoven suonò quasi a memoria essendo lo spartito della parte solistica incompleto, come apprendiamo da una dichiarazione dello stesso Seyfried, che quella sera voltò a lui le pagine:

     

    “Non vidi quasi niente, ma fogli vuoti; al più, su una pagina o un’altra geroglifici egiziani, interamente incomprensibili per me, erano scarabocchiati giù per servire come tracce per lui, per cui egli suonò quasi tutta la parte a memoria. Come avveniva spesso, egli non aveva avuto il tempo di metterla tutta giù sulla carta”.

     

    Il compositore provvide in un tempo molto breve alla stesura della parte pianistica che risultò di grande livello virtuosistico per l’epoca, come ci è testimoniato da quanto scrisse un recensore dell’«Allgemeine Musikalische Zeitung» a proposito dell’esecuzione del Concerto durante l’Accademia, tenuta all’Augarten di Vienna il 26 luglio 1804 con Ferdinand Ries al pianoforte:

     

    “Il signor Ries ha presentato un’esecuzione molto serrata ed espressiva, come pure un’abilità e una sicurezza rare nel superamento delle notevoli difficoltà”.

     

    Nonostante il periodo difficile che Beethoven stava vivendo, il Concerto presenta importanti aspetti innovativi tra cui le dimensioni molto ampie rispetto agli altri lavori del genere e il carattere romantico di alcuni temi dei quali il secondo del primo movimento spicca per il suo straordinario lirismo. Il primo movimento, Allegro con brio, si apre con una tradizionale lunga esposizione orchestrale che precede l’ingresso del solista impegnato sin dall’inizio a gareggiare con l’orchestra grazie a tre perentorie scale. Il primo tema, per il suo carattere solenne, non può non ricordare il tema principale dell’Eroica, mentre il secondo, in netto contrasto con il precedente, è di carattere cantabile e lirico. Questo primo movimento, la cui scrittura si richiama alla tradizione del concerto militare, ha un forte senso drammatico che raggiunge il suo culmine nella parte conclusiva con il dialogo fra pianoforte e timpani. Il secondo movimento, Largo, presenta un carattere contemplativo ottenuto con un ampio flusso melodico esposto dal pianoforte e ripreso dagli archi con sordina. La terza ed ultima parte del movimento è caratterizzata da un ritorno al clima iniziale in una scrittura più armonica che melodica. Il Rondò conclusivo, ad un ascolto superficiale, può apparire come un ripiegamento verso una scrittura più tradizionale, ma il tema iniziale, che si estende per otto misure, è uno dei più lunghi scritti da Beethoven in un Concerto per pianoforte e orchestra. Alcune armonie dissonanti, collocate all’inizio del ritornello e apparse al pubblico contemporaneo particolarmente insolite, costituiscono un’ulteriore conferma della modernità di questo Concerto.

     

    Durata: 36'

    Anton Bruckner
    Ansfelden, 1824 - Vienna, 1896

    Sinfonia n.1 in do minore

    Allegro molto moderato

    Adagio, Andante

    Scherzo: Schnell – Veloce – Trio

    Finale: bewegt und feurig (Mosso e con fuoco)

     

    Composta tra il 1865 e il 1866, la Sinfonia n. 1 in do minore non è, come farebbe pensare la numerazione, il primo lavoro di Bruckner in questo genere, in quanto la sua composizione segue quella della cosiddetta Senza numero in fa minore e gli abbozzi della Nullte (Zero). Nonostante ciò, la sinfonia, che fu eseguita per la prima volta il 9 maggio 1868 a Linz sotto la direzione del compositore e fu sottoposta a varie revisioni, delle quali quella definitiva, risalente al 1891, è nota come versione di Vienna, è un’interessante e importante testimonianza dell’evoluzione dello stile e della scrittura di Bruckner in questa forma musicale configurandosi come il punto culminante di un apprendistato che aveva avuto inizio non molto tempo prima. Dopo il quinquennio di silenzio creativo, corrispondente agli anni 1856-1861 durante i quali il compositore studiò con Simon Sechter, diplomandosi, nel 1861 appunto, in composizione e conseguendo il titolo di maestro di musica, Bruckner mostrò di avere ben chiara la strada maestra che intendeva seguire. In una lettera del 7 settembre 1862, indirizzata all’amico Rudolf Weinwurm, che gli aveva proposto di sostituire Sechter come organista di corte a Vienna, il compositore scrisse, infatti:

     

    “Non è che attraverso la composizione che io posso esprimermi: così devo ancora studiare. Noi abbiamo già cominciato la strumentazione, poi la Sinfonia ove, come sai, si esplica la forma-sonata. Più tardi, l’anno prossimo, io comporrò molto. Per ora la maggior parte del tempo è dedicata al lavoro di scuola. In tre o quattro mesi avrò finito”.

     

    Bruckner, in quel periodo, si stava perfezionando, per quanto riguarda l’orchestrazione, con Otto Kitzler, direttore d’orchestra al Teatro di Linz e aveva iniziato a comporre le sue prime opere per orchestra tra le quali spiccano i Tre pezzi, un’Ouverture, che presenta una struttura formale di primo movimento sinfonico, la Sinfonia senza numero e gli abbozzi della Nullte, che, secondo alcuni biografi, sarebbe stata composta interamente nel 1864, ma che, in realtà, fu completata soltanto nel 1869. In questa Prima sinfonia sono evidenti tutte le caratteristiche della produzione sinfonica di Bruckner, nella quale emergono una forte influenza beethoveniana presente in alcuni richiami tematici e nella concezione grandiosa della forma sinfonica, che, qui, non raggiunge ancora le dimensioni colossali delle seguenti, e una scrittura orchestrale a blocchi. L’influenza beethoveniana traspare, nel primo movimento, Allegro, nel carattere eroico del primo tema, affidato ai violini primi che si muovono con un ritmo puntato su un ostinato marziale degli altri archi. Ad esso si contrappone un secondo tema di carattere lirico, mentre solenne e grave è il tema iniziale dell’Adagio, una pagina particolarmente intensa e ricca dal punto di vista melodico. Una scrittura piuttosto marcata dal punto di vista ritmico caratterizza lo Scherzo, una pagina popolaresca e quasi contadina che si apre ad uno squarcio lirico nel Trio, che si impone per un’atmosfera danzante di ascendenza viennese. L’imponente Finale, che costituisce la parte più elaborata della sinfonia, si apre con un tema estremamente marcato dal punto di vista ritmico e si snoda attraverso influenze wagneriane in strutture contrappuntisticamente complesse con canoni e un ampio fugato. Il punto culminante del movimento è costituito da una perorazione di grande effetto, della quale sono protagonisti gli ottoni, mentre la sinfonia si conclude bruscamente sull’accordo finale. 

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 48'