Brahms

Giacomo Sagripanti, direttore

Francesco Manara, violino

Massimo Polidori, violoncello

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    04 Novembre 2022

    Ore

    21,00

    Durata

    85min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    05 Novembre 2022

    Ore

    17,30

    Durata

    85min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

Ciclo "Le piace Brahms?" n. 2

  • Programma

  • Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102

    Allegro

    Andante

    Vivace non troppo

     

    Durante il suo secondo soggiorno nel villaggio di Hoffstetten, sul lago di Thun, in Svizzera, Brahms compose il suo ultimo lavoro sinfonico, il Concerto in la minore per violino, violoncello e orchestra op. 102, noto come il Doppio, che si presenta come un esempio solitario di lavoro concertante per questi due strumenti solisti. Composto nel 1887 e dedicato, con la frase sibillina a colui per il quale è stato scritto, a Joachim che lo sostenne anche in questa composizione, esso fu eseguito inizialmente in forma privata il 21 settembre con Brahms al pianoforte, Joachim al violino e Hausmann al violoncello in casa di Clara Schumann che restò interdetta, come scrisse nel suo diario:

     

    “Non mi pare felice l’idea di mettere insieme violino e violoncello. Il Concerto è decisamente interessante, a tratti perfino spiritoso; ma in nessun punto presenta la freschezza e il calore di altre cose di Johannes. Non credo che questo lavoro, così poco brillante, possa avere un futuro”.

     

    Alla prima esecuzione pubblica, avvenuta il 18 ottobre dello stesso anno a Colonia sotto la direzione del compositore e con gli stessi solisti, il Concerto fu accolto in modo contrastante. Lo stesso critico musicale Hanslick, che aveva sempre sostenuto Brahms, rimase interdetto di fronte a questo lavoro che definì «più scritto che ispirato». Le stesse perplessità si trovano anche nei giudizi di autorevoli biografi di Brahms i quali, pur non negando la presenza di passi ispirati, non lo ritengono all’altezza dei lavori sinfonici precedenti. A tale proposito Neunzig scrisse:

     

    “In alcuni passaggi il Doppio è di una grande bellezza, però non ha la compiutezza delle opere orchestrali precedenti”.

     

    A sua volta Geiringer pose l’accento sul prossimo abbandono, da parte di Brahms, delle forme sinfoniche, scrivendo:

     

    “D’altra parte era assolutamente impossibile per Brahms, soprattutto nei suoi ultimi anni, scrivere un Concerto brillante. Il Doppio rimane ad ogni modo un’opera simbolica: da questo momento l’autore perse ogni interesse per la scrittura orchestrale e concentrò la sua attenzione sulle composizioni per pianoforte e sulla musica da camera”.

      

    Il primo movimento, Allegro, in forma-sonata, si apre con una lunga cadenza del violoncello, seguito dal violino dopo una breve introduzione orchestrale di quattro misure. La cadenza si conclude con un dialogo serrato tra i due solisti che non si contrappongono ma si fronteggiano in una scrittura cameristica di grande fascino che conduce alla vera e propria esposizione. In questo movimento vi è una grande proliferazione tematica determinata dalla presenza di 3 idee principali alle quali se ne aggiungono 8 secondarie. Il secondo movimento, Andante, è un Lied dalla struttura tripartita che richiama alcuni lavori giovanili ispirati a leggende nordiche. Su questo  movimento, che si configura come una specie di ballata i cui due episodi si basano su temi molto espressivi, dei quali il primo è di carattere pastorale, mentre il secondo si distingue per una melodia idillica, così si espresse il biografo di Brahms, José Bruyr:

     

    “Un grande apprezzamento va all’Andante: questa pagina dispiega una di quelle frasi che si vorrebbero stringere al cuore, una delle idee più calorose e serene ad un tempo. Si può veramente pensare che sia stata colta nell’incanto di un alpeggio di alta montagna”.

     

    Non meno interessante è l’ultimo movimento, Vivace non troppo, nel quale il virtuosismo appare bandito a favore di una scrittura cantabile che emerge nel primo tema affascinante e scherzoso e soprattutto nel secondo popolare e cantabile. Eroica appare invece la terza idea tematica di questo movimento  che, dal punto di vista formale, oscilla tra la struttura della forma-sonata tripartita e quella del Rondò.

    Durata: 34'

    Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73

    Allegro non troppo

    Adagio non troppo

    Allegretto grazioso (quasi andantino), Presto ma non assai, Tempo I, Presto ma non assai, Tempo I

    Allegro con spirito

     

    Contrariamente a quanto era avvenuto per la Prima sinfonia, completata dopo una ventennale gestazione caratterizzata da dubbi e ripensamenti tipici del carattere di Brahms, la Seconda fu composta in breve tempo, nell’estate del 1877, mentre il compositore era in vacanza a Pörtschach presso il lago di Worth in Carinzia; essa fu ultimata in autunno a Lichtental presso Baden-Baden dove ogni anno egli andava a trovare l’amica Clara Schumann la quale, dopo aver ascoltato il primo tempo di questo nuovo lavoro, scrisse nel suo diario:

     

    “Johannes è venuto questa sera a casa mia a farmi ascoltare il primo tempo della sua nuova opera. […] Avrà maggior successo con questa Sinfonia che con la Prima: ha un tono amabile e al tempo stesso genialmente elaborato.”

     

    Contrastante e bizzarro, come sempre, fu, invece, il parere di Brahms che, ironizzando, si espresse così in una lettera all’editore Simrock del mese di novembre 1877:

     

    “La mia nuova Sinfonia è così malinconica che difficilmente riuscirà a sopportarla. Non ho mai scritto nulla di così triste, per cui penso che la partitura dovrà essere listata a lutto”.

     

    Con la stessa macabra ironia il compositore affermò in un’altra lettera indirizzata ad una sua amica, Elisabeth von Herzogenberg: «Gli orchestrali dovranno suonare con un nastro nero attorno al braccio». Di diverso tono fu la lettera mandata al critico musicale austriaco e suo sostenitore Eduard Hanslick nella quale si legge:

     

    “Quando Le farò ascoltare la Sinfonia, la troverà così gaia ed amabile da pensare che l’abbia scritta apposta per Lei, o meglio per la sua giovane moglie”.

     

    Pareri altrettanto contrastanti suscitarono le diverse esecuzioni della sinfonia; alla prima, avvenuta a Vienna il 30 dicembre 1877 sotto la direzione di Hans Richter, l’accoglienza del pubblico e della critica fu superiore a quella attribuita alla Prima sinfonia. I Viennesi, incantati dalla genuinità e dalla freschezza di questo lavoro, lo chiamarono viennese ritenendolo ispirato dal fascino della città. A tale proposito Rostand, uno dei più importanti biografi di Brahms, così si espresse:

     

    “I Viennesi giocavano su una frase di Brahms, il quale aveva affermato che la Seconda non era altro che una raccolta di valzer (due movimenti sono in effetti in 3/4 come i valzer)”.

     

    Secondo alcuni critici viennesi la Seconda Sinfonia era piaciuta perché Brahms aveva evitato di «entrare in gara con Beethoven».

    La mancanza dell’influenza beethoveniana, tuttavia, causò la bocciatura della sinfonia alcuni giorni dopo quando il 10 gennaio 1878 fu eseguita al Gewandhaus di Lipsia; in questo caso furono delusi nelle loro aspettative il pubblico e i critici che avevano accolto trionfalmente il compositore dopo il successo della Prima sinfonia. Dörffel, critico di «Leipziger Nachrichten», sempre favorevole a Brahms, non poté nascondere la sua delusione scrivendo:

     

    “I Viennesi danno prova di essere molto meno esigenti di noi. Quello che vogliamo da Brahms è un’altra cosa; quando si presenta davanti a noi in veste di sinfonista esigiamo che la sua musica sia qualcosa di più che bella o bellissima. Non che noi si ricusi da Brahms qualcosa di piacevole, né intendiamo sdegnare le immagini della vita reale che egli vorrà offrirci. Vogliamo però vederlo sempre nella pienezza del suo genio, sia che si manifesti alla sua maniera o in quella di Beethoven”. 

     

    L’insuccesso suscitò una certa amarezza nel compositore che confidò all’editore Simrock:

     

    “Mi ha colto di sorpresa il fiasco di Lipsia ma penso che la colpa non sia del lavoro. Se crede, cambierò il primo tempo. Mi dica lei se dovrà essere in maggiore o in minore…”

     

    In realtà Brahms non modificò niente e per tutto il 1878 la sinfonia, diretta da vari maestri, passò di successo in successo sia in alcune città della Germania che in Olanda, eccezion fatta per due fiaschi a Dresda e a Monaco dove fu diretta da Hermann Levi. Fu importante soprattutto il successo ottenuto a Düsseldorf in occasione del Festival del Reno tenutosi tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno di quell’anno. In quell’occasione sul giornale locale si lesse:

     

    “L’esecuzione della Seconda Sinfonia di Brahms, diretta da Joachim è stata una festa di quelle che si vedono raramente. Il pubblico ha dimostrato il suo entusiasmo dopo ogni movimento ed ha preteso che il terzo fosse bissato”.

     

    Sembra che Brahms avesse profetizzato questo trionfo quando aveva affermato: «questo Allegretto ha il bis in tasca». Il successo fu altrettanto strepitoso quando la sinfonia fu eseguita ad Amburgo sotto la direzione dello stesso compositore come scrisse il critico del giornale locale:

     

    “Brahms ha diretto la sua nuova Sinfonia nella città natale, davanti a parecchie migliaia di persone e a illustri personalità musicali venute da ogni parte. La grandezza della composizione e il rigore della sua esecuzione hanno portato il pubblico ad un vero entusiasmo”.

     

    In questa Sinfonia, insieme all’influenza del valzer viennese, si afferma una cantabilità di ascendenza liederistica particolarmente evidente nel primo movimento, Allegro, dove la dialettica drammatica, tipica del bitematismo della forma-sonata, è sostituita da un’atmosfera di grande lirismo. Già il primo tema si snoda con una grande intensità lirica che sembra trarre origine da un romanticismo meridionale. Quest’atmosfera è confermata dal secondo tema, esposto dalle viole e dai violoncelli, di carattere cantabile e trasognato. Tutto il movimento è, in realtà, dominato da una certa cantabilità che si afferma anche nello sviluppo dove l’orchestra, raramente utilizzata a pieno organico, cede il posto agli strumentini che danno vita a delicate e piacevoli danze. Il carattere cantabile domina anche il secondo movimento, Adagio ma non troppo, diviso in cinque sezioni basate sulla tecnica della variazione. Molto bello è il primo tema strutturato con la sovrapposizione contrappuntistica di due linee melodiche per moto contrario. Nel terzo movimento, Allegretto grazioso, che, dal punto di vista formale, ricorda allo stesso tempo uno Scherzo con due trii o un Rondò, si afferma un carattere danzante soprattutto nel tema iniziale esposto dagli strumentini. Due episodi, più vivi e pulsanti dal punto di vista ritmico, in andamento Presto non assai, separano il ritorno di questa danza serena. Estremamente sereno e pieno di fiducia e di ottimismo, al punto da fare affermare a Clara Schumann che sembrava «scritto per due giovani sposi», è, infine, il quarto movimento, Allegro con spirito che presenta una struttura formale insolita, in quanto l’esposizione bitematica riconduce alla forma-sonata, mentre lo sviluppo tradizionale è sostituito da un breve episodio di carattere lirico. La ripresa presenta, infine, un carattere conciso di ascendenza mozartiana, come, del resto, la coda dove risalta un’esplosione della fanfara sulle note del secondo tema.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 43'