Debussy, Šostakóvič

Pinchas Steinberg, direttore

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    25 Novembre 2022

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    26 Novembre 2022

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    - €

    Calendario

  • Programma

  • Claude Debussy
    Saint-Germain-en-Laye, 1862 - Parigi, 1918

    La mer (Il mare), tre schizzi sinfonici

    De l’aube à midi sur la mer (Dall’alba a mezzogiorno sul mare)

    Jeux de vagues (Giochi d’onde)

    Dialogue du vent et de la mer (Dialogo del vento e del mare)

     

    La mer di Claude Debussy ebbe una lunga gestazione perché, cominciata in Francia nel 1903, fu completata nel 1905 durante un soggiorno del compositore francese a Eastbourne sul canale della Manica. La prima esecuzione, effettuata a Parigi il 15 ottobre 1925 presso i Concerti Lamoureux e diretta da Camille Chevillard, fu accolta freddamente dal pubblico che, secondo Louis Laloy, fece pagare all’artista gli “errori” commessi come uomo, in quanto aveva abbandonato la moglie Lily per la cantante Emma Bardac, e dai critici i cui pareri furono contrastanti. Jean Marnold lodò la mescolanza di grandiosità e delicatezza e l’intreccio dei brillanti colori in un tessuto polifonico affascinante e M. D. Calvacoresi, similmente, elogiò la robustezza dei colori, la maggiore definizione delle linee, la forza dell’ispirazione che costituiscono la sintesi e il chiarimento di tutte le scoperte musicali di Debussy. Viceversa Pierre Lalo, critico di «Le Temps», considerò l’opera poco originale e priva di qualsiasi riferimento all’elemento marino; non meno critico fu il giudizio di Jean Chantavonic il quale, pur elogiando le qualità evocative di questo lavoro, lo trovò superficiale e incoerente.

    Nonostante i primi giudizi poco lusinghieri, La mer conobbe ben presto un successo sicuro quanto stabile che l’avrebbe collocata fra i più grandi lavori orchestrali del XX secolo. Fu definita, infatti, come un capolavoro di suggestioni nella sua ricca descrizione dell’oceano in cui si trovano in perfetta combinazione un’orchestrazione insolita e armonie impressionistiche. La critica moderna rivalutò, quindi, questi tre Schizzi sinfonici, così chiamati da Debussy. Jean Barraque definì, infatti, La mer:

     

    “Il primo lavoro ad avere una forma aperta, un divenire sonoro, un processo di sviluppo in cui le numerose nozioni di esposizione e di sviluppo coesistono in un’esplosione ininterrotta”,

     

    e Caroline Potter scrisse:

     

    “La descrizione del mare di Debussy evita la monotonia con l’uso di una moltitudine di figure d’acqua che potrebbero essere classificate come onomatopee musicali: esse evocano la sensazione di un dondolante movimento di onde e suggeriscono il picchettio delle goccioline di spruzzi che cadono”.

     

    Indubbiamente contribuì al suo successo Arturo Toscanini che nel 1909 la inserì nel programma di un suo concerto dopo aver ottenuto da Debussy alcuni ritocchi alla partitura. Egli, inoltre, la amò a tal punto da dirigerla più di ogni altra composizione nei suoi concerti tenuti in America.

    La mer è costituita da due potenti movimenti esterni che incorniciano un brano più luminoso e più veloce dall’apparente forma di uno scherzo.

    Il primo schizzo, De l’aube à midi sur la mer (Dall’alba a mezzogiorno sul mare), descrive questa magnifica e sempre affascinante realtà naturale attraverso un tema ondeggiante strutturato per quinte. Il mare è rappresentato da Debussy nel suo moto ondoso e, come ha notato Edward Lockspeiser, uno dei più importanti biografi del compositore francese:

     

    “È significativo, benché questo sia solamente un punto trascurabile, che la copertina di La Mer fosse costituita dalla riproduzione di un’onda del giapponese Okusai, l’artista decorativo per eccellenza. Questo non vuol dire che si possano facilmente riconoscere in questa partitura, certi effetti realistici – lo scroscio delle onde contro le rocce, lo spruzzo illuminato da un raggio di sole, il gorgogliante ritirarsi delle onde – ma questi sono motivi lavorati in un gioco di modelli rappresentativi”.

     

    Il secondo schizzo, Jeux de vagues (Giochi d’onde), rappresenta il movimento ondoso attraverso note ribattute che formano un tappeto su cui, a tratti, emerge o si mimetizza una melodia esposta, per la prima volta, dal corno inglese. Il terzo schizzo, Dialogue du vent et de la mer (Dialogo del vento e del mare), si segnala per una raffinata orchestrazione e una ricerca timbrica di grande modernità.

     

    Durata: 25'

    Dmitrij Šostakovič
    San Pietroburgo, 1906 - Mosca, 1975

    Sinfonia n. 5 in re minore, op. 47

    Moderato

    Allegretto

    Largo

    Allegro non troppo

     

    Composta in brevissimo tempo di tre mesi tra il 18 aprile e il 20 luglio 1937, la Quinta sinfonia è la testimonianza della capacità artistica di Šostakovič che continuò a scrivere nonostante stesse vivendo un periodo estremamente difficile a livello personale e nei rapporti con il regime sovietico. L’articolo, Caos anziché musica, uscito sulla «Pravda» il 28 gennaio 1936, nel quale la sua Lady Macbeth del distretto di Mszenk, che stava trionfando nei maggiori teatri del mondo, venne accusata di formalismo, suonò come un avviso da parte del regime alle orecchie del compositore, al quale si rimproveravano le spinte avanguardistiche della musica di quest’opera. Nell’articolo anonimo, per molto tempo attribuito a Ždanov, arbitro indiscusso della vita culturale sovietica, ma molto probabilmente, scritto da David Zaslavskij, che nel 1958 avrebbe denunciato lo scrittore Pasternak, si legge, in uno dei passi più significativi:

     

    “Chi ascolta l’opera rimane sbalordito fin dal primo istante da un torrente di suoni volutamente caotici e privi di armonia. Frammenti di melodia, embrioni di frasi musicali, vengono sommersi, si sprigionano e scompaiono di nuovo tra fracasso, stridore e ululati. È difficile seguire questo tipo di musica ed è impossibile ricordarla. […]Tutto ciò non è dovuto a mancanza di talento del compositore, né ad una sua incapacità di esprimere in musica sentimenti semplici e intensi. Questa musica è fatta appositamente “alla rovescia” in modo da non ricordare affatto la classica musica d’opera”

     

    Questa stroncatura, sorprendente quanto inattesa e la crudeltà delle purghe di Stalin, che, dopo aver fatto fucilare un suo caro amico, il maresciallo Tuchačevskij, aveva ordinato la barbara uccisione delle quattro sorelle e della figlia del militare, indussero ad atteggiamenti di maggiore prudenza Šostakovič, il quale non solo ritirò la Quarta sinfonia, che, pur essendo stata completata nel 1936, sarebbe stata eseguita ben 25 anni più tardi nel 1961, ma scrisse anche una risposta in musica alle critiche mossegli dal regime. Questa risposta è costituita proprio dalla Quinta sinfonia, che fu eseguita, per la prima volta, il 21 ottobre 1937 a Leningrado sotto la direzione di Evegnij Mravinskij riscuotendo un successo enorme, che si materializzò in un’ovazione durata addirittura un’ora secondo la testimonianza del celebre violoncellista Mstislav Rostropovič. La Quinta sinfonia, il cui sottotitolo recita Risposta pratica di un compositore a una giusta critica, dove l’aggettivo «giusto», riferito alla critica, suona quanto mai falso, rispetto alla Quarta, è stata giudicata in Occidente quasi come un’abiura delle sperimentazioni avanguardistiche presenti nel monumentale lavoro precedente. Fu lo stesso Šostakovič, tuttavia, a spiegare il significato di questa sua creatura in un’intervista rilasciata ad un giornalista della «Literaturnaja gazeta» in concomitanza con la trionfale prima esecuzione moscovita della sinfonia avvenuta il 29 gennaio 1938:

     

    “Il mio nuovo lavoro può essere definito una sinfonia lirico-eroica. La sua idea principale esprime le esperienze emotive e l’ottimismo vittorioso dell’uomo su tutto il resto. Ho voluto mostrare come, superando una serie di conflitti tragici che scaturiscono dalla lotta intensa che si scatena nell’animo del singolo, l’ottimismo nasce come una visione del mondo. Durante la discussione della mia sinfonia alla sezione leningradese della Lega dei Compositori Sovietici, alcuni compagni l’hanno definita un lavoro autobiografico. Penso che, fino a un certo punto, ciò sia corretto. Secondo la mia opinione, ogni opera d’arte contiene tratti autobiografici. L’umanità dell’autore deve essere presente in ogni opera d’arte. L’opera da cui il creatore sia assente è povera e monotona. Ma una sinfonia, sebbene caratteristica della mia personalità artistica, non deve necessariamente riflettere episodi della mia vita”.

     

    Nel primo movimento, Moderato, di questa risposta pratica, Šostakovič riprese la forma-sonata classica evitando la proliferazione tematica della Quarta e ritornò ad un’orchestrazione semplice. Il primo tema, che ricorda il soggetto della Grande fuga op. 113 di Beethoven, si presenta in forma di canone con ampi intervalli di sapore arcaico, mentre il secondo esaurisce il totale cromatico. Suggestiva e complessa è la conclusione alla quale partecipano le particolari sonorità timbriche di un ottavino e della celesta.

    Il secondo movimento, Allegretto, è uno scherzo in cui è evidente l’influenza di Mahler, il terzo movimento, Largo, si distingue per una scrittura elegiaca di grande espressione, mentre nel quarto, Allegro non troppo, Šostakovič ritornò a moduli čajkovskiani. Sugli ultimi due movimenti lo stesso Šostakovič così si espresse in un’intervista rilasciata al quotidiano «Večernaja Moskva» l’11 dicembre 1940:

     

    “Il terzo movimento mi sembra riuscito. Penso di avere costruito un tempo che evolve in modo progressivo dall’inizio alla fine. Mi è stato detto che lo stile del quarto movimento è in un certo qual modo differente dagli altri tre. Mi sento di smentire, poiché, in conformità con l’idea principale dell’intero lavoro, il finale risponde a tutte le domande formulate nei movimenti precedenti […]. Il finale della sinfonia dà una risposta ottimistica ai momenti intensamente tragici dei movimenti precedenti”.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 45'