Family Concert : El Retablo de Maese Pedro

Salvatore Percacciolo, direttore

Mimmo Cuticchio, narratore

Associazione Figli d'Arte Cuticchio

Sandra Pastrana, mezzosoprano/Alessandro Liberatore, tenore/William Hernandez, baritono

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Domenica
    19 Gennaio 2020

    Ore

    18,00

    Durata

    -

    Prezzi

    10 - 5 €

    Calendario

  • Programma

  • Manuel de Falla
    Cadice 1876 - Alta Gracia 1946

    El Retablo de Maese Pedro (Il teatro di Pupi di Mastro Pietro) - Versione musicale e scenica di un episodio del "Don Quixote de la Mancha" di Miguel de Cervantes

    Mjmmo Cuticchio

     

    El Retablo de Maese Pedro è uno spettacolo sui generis, che nacque da esperienze molteplici di Manuel de Falla. La più importante fu la collaborazione agli spettacoli di marionette organizzati dal  poeta García Lorca, grande appassionato del genere; per essi Falla aveva preparato la parte musicale utilizzando composizioni di Stravinskij, Debussy, Ravel, Albéniz e altri. Fu lo stesso Falla a scrivere il libretto del Retablo, ricavandolo dai capitoli 25 e 26 del Don Quixote di Cervantes. La prima esecuzione del Retablo avvenne, in forma di concerto, al Teatro San  Fernando di Siviglia il 23 marzo 1923; poco dopo si ebbe la rappresentazione in forma scenica il 25 giugno nel Palazzo della Principessa di Polignac a Parigi.

    Al centro della vicenda c’è maese Pedro, abile burattinaio, il quale in una scuderia di un albergo della Mancia d’Aragona mette su un teatrino per rappresentarvi uno spettacolo di marionette recitanti un dramma cavalleresco con l’intervento dei paladini di Carlo Magno, di re mori e di principesse, tutti coinvolti in una successione di rapimenti, di fughe e di inseguimenti. Succo dell’invenzione di maese Pedro è la storia della liberazione di Melisendra, sposa di Don Gaiferos, imprigionata dal re moro Marsilio in un castello di Saragozza. Tra gli spettatori presenti allo spettacolo ci sono Don Chisciotte e il fedele servitore Sancho, ambedue attratti dalla voce di un ragazzo che narra lo svolgimento dell’azione così come viene dipanandosi sul minuscolo palcoscenico. Si vede la corte di Carlo Magno al gran completo e con essa l’infelice Gaiferos deciso a liberare la propria sposa; in un altro quadro appare l’Alcazar di Saragozza con Melisendra in attesa del suo liberatore, Don Gaiferos, il quale giunge tra mille difficoltà al castello e rapisce sua moglie. Viene dato l’allarme e il re Marsilio raccoglie il proprio esercito gettandosi all’inseguimento dei fuggiaschi. A questo punto Don Chisciotte, particolarmente eccitato dal dramma al quale sta assistendo, sguaina la spada e pronuncia parole di condanna nei confronti degli inseguitori. Alla fine non esita a lanciarsi sul teatrino e a distruggerlo tra le proteste e le invocazioni di aiuto di maese Pedro. Soltanto quando il teatrino è completamente sfasciato l’hidalgo si placa, invocando la sua Dulcinea ed esaltando i principi della cavalleria, trionfante sulle meschinerie dei poveri mortali.

     

    L’Opera dei Pupi è la rappresentazione del teatro di figura, tipica della Sicilia. I pupi sono le marionette del teatro epico-popolare che, importate dalla Spagna, arrivarono prima a Napoli e Roma, quindi si affermarono e svilupparono, durante la prima metà del XIX secolo d.C., soprattutto in Sicilia. Ha per interpreti marionette alte circa un metro, che rievocano le epiche gesta cavalleresche dei Paladini di Carlomagno in lotta contro i Saraceni.  Dalla metà dell’800 l’opera dei pupi si diffuse in tutta l’isola, andando in scena in piccoli teatri o all’aperto nelle piazze. Le storie diventarono subito patrimonio popolare, i personaggi, i pupi, eroi portatori dei valori morali della civiltà europea, che veniva contrapposta a quella islamica, rappresentando così lo scontro di cui la Sicilia fu teatro. Dal maggio del 2001 l’opera dei pupi è stata dichiarata dall’Unesco capolavoro del patrimonio orale e materiale dell’umanità.

     

    Pupi (dal latino pupus, i, che significa bambinello) sono le caratteristiche marionette armate di quel teatro epico popolare che, venuto probabilmente dalla Spagna di Don Chisciotte, operò a Napoli e a Roma, ma sopratutto, dalla prima metà dell’Ottocento, in Sicilia, dove avrebbe raggiunto il suo massimo sviluppo. E' opportuno distinguere il burattino, la marionetta, il pupo. Il burattino è animato dal basso, direttamente da pollice, indice, medio della mano o da asticelle. La marionetta è animata dall'alto, esclusivamente per mezzo di fili. Il pupo è anch'esso animato dall'alto, ma, al posto dei fili, ha per muovere la testa e il braccio destro due sottili aste di metallo. I pupi non hanno dunque fili come le marionette. Con le aste i pupari li muovono sullo sfondo di scenari ingenui e colorati. Li muovono al ritmo degli scudi e delle spade. I pupari raccontano le loro storie improvvisando e recitando. Raccontano storie di ribelli. Raccontano la favola di quelli che si battono contro un potere prepotente e incomprensibile e in qualche modo riescono a vincere.

    E’ estremamente difficile individuare con certezza in quale periodo nascono i pupi siciliani e il luogo da cui parte questa tradizione. Alcuni studiosi del 1700 supponevano che l’abilità dei pupari derivasse da quella di alcuni siracusani molto bravi nel costruire e far muovere marionette al tempo di Socrate e Senofonte. Nel 1700 i pupari con pupi in paggio (non armati) rappresentavano alcune storie siciliane; di tutte queste opere sono arrivati a noi soltanto le farse, che ancor oggi vengono rappresentate. Nello stesso periodo a Palermo vi erano molti “Cuntisti”, che affabulavano il pubblico con intrigate vicende di incantesimi, tradimenti, inganni, amore, duelli e battaglie. Prendendo spunto da queste narrazioni, due pupari, Don Gaetano Greco e Don Liberto Canino decisero di vestire i loro pupi in paggio con delle armature, costruendo guerrieri cristiani e saraceni, sulla base degli affreschi esistenti a Palazzo Reale e allo Steri. Copiarono lo stile delle armi, creando dei modelli e cominciarono a costruire i pezzi delle armature, prima in maniera rudimentale, via via più raffinate e tecnicamente sempre meglio articolate.

    Nell’Opera dei Pupi si ha la trasmissione di alti codici di comportamento dalle antiche origini che hanno interessato il popolo siciliano: codici come la cavalleria, il senso dell’onore, la lotta per la giustizia e la fede. Tra le principali tematiche trattate dall’opera dei pupi occorre ricordare che quella prevalente è la trattazione di soggetti cavallereschi. Le fonti principali per questo tema sono la Chansons de Geste da dove deriva il Ciclo Carolingio che abbraccia un periodo storico che va dalla morte di Pipino il Breve a quella dell’imperatore Carlo Magno.

     

    Mimmo Cuticchio è universalmente riconosciuto come il principale artefice della “rifondazione” dell’Opera dei Pupi. Nasce nel 1948, quando il padre Giacomo, puparo “camminante” (girovago) si stabilisce a Gela. La sua biografia è segnata da esperienze importanti e da incontri come quello con Salvo Licata che lo sosterrà nella sua ostinata ricerca di una vita “contemporanea” all’Opera dei Pupi. Alla morte del maestro Peppino Celano, puparo e cuntista, di cui Mimmo fu allievo dal 1970, Cuticchio si dedica al proprio teatrino che apre nel ’73 . Nel ’77 fonda l’Associazione Figli d’Arte Cuticchio.  Per la prima volta nel mondo dei pupari, l’Associazione riesce a stabilire un rapporto con la Pubblica Amministrazione e questo permette un ulteriore sviluppo e una qualificazione della sua attività, che si precisa sempre più in quei settori dell’artigianato che tradizionalmente affiancavano l’opera dei Pupi ed ai quali i pupari si sono sempre appoggiati. La compagnia, come unità produttiva assolutamente autosufficiente, è quindi in grado di produrre spettacoli e controllarne tutte le fasi, dallo sbalzo dei metalli delle armature all’intaglio del legno per i corpi, alla pittura di scene e cartelli, alla realizzazione dei costumi, saldando tre importanti aspetti nella sua comunicazione teatrale: il recupero delle tecniche tradizionali dei pupi e del cunto, la ricerca e la sperimentazione. Dal 1989 avviene una svolta nel percorso di Mimmo Cuticchio ormai definitivamente indirizzato verso una “rifondazione” del teatro dei pupi. Nascono gli spettacoli Visita Guidata  all’Opera dei pupi, Francesco e il SultanoL’Urlo del Mostro e alcune “serate speciali” che legano i modelli del cunto e dell’opra tradizionali ad un impegno civile e artistico che rispecchia la società contemporanea. Assieme all’attività di produzione, l’Associazione Figli d’Arte Cuticchio è impegnata anche in quella di promozione. Annualmente organizza delle mostre e una rassegna di teatro di figura e da strada, intitolata “La Macchina dei Sogni”. Dall’ottobre del 1997 inoltre gestisce una scuola per pupari e cuntisti, diretta da Mimmo Cuticchio e sostenuta dal Comune di Palermo.

     

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