Languire a Palermo

Marco Angius, direttore

Adriana Di Paola, mezzosoprano

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    26 Aprile 2024

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    25 - 15 €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    27 Aprile 2024

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    25 - 15 €

    Calendario

  • Programma

  • Salvatore Sciarrino
    Palermo, 1947

    Languire a Palermo (Wagner, melodie ultime) - Prima esecuzione in pubblico

    Periodo di composizione: 2017-2018.

    Prima esecuzione: Questo lavoro, che, con il titolo Rispondono, a chi?, è stato eseguito per la prima volta al Politeama Garibaldi di Palermo il 10 maggio 2018 sotto la direzione del compositore, è stato riproposto, con il nuovo titolo “Languire a Palermo” e piccole varianti, durante il periodo del Covid a Padova e a Bari in modalità streaming, per cui, di fatto, quella palermitana è la prima esecuzione davanti a pubblico. L’8 maggio 2018 gli Stati Uniti escono dall’accordo sul nucleare iraniano e l’11 dicembre un terrorista spara alla folla a Strasburgo uccidendo 5 persone.

     

    "Nel nostro tempo nessuno ha vissuto più alacremente di Sciarrino il rapporto fra natura e cultura in campo musicale".

    Così scrive Enzo Restagno sul compositore palermitano Salvatore Sciarrino che, noto per la trasformazione acustica del suono e per le forme discontinue spazio-temporali, ha dato un notevole contributo all'evoluzione delle tecniche strumentali, ma che è anche una figura unica nel mondo della musica contemporanea in quanto drammaturgo, ecologo, didatta e divulgatore.  Sin dall'età di 12 anni ha iniziato a comporre da autodidatta anche se ha ritenuto frutto di un apprendistato acerbo tutti i suoi lavori anteriori al 1966. È da questo momento che si afferma l'originale poetica di Sciarrino che pone al centro della sua musica l'ascoltatore e non l'autore o la partitura come avviene normalmente

    Composto con il titolo Rispondono, a chi? per la sessantesima stagione dell'Orchestra Sinfonica Siciliana che l'ha eseguita in prima assoluta il 10 maggio 2018  sotto la direzione del compositore,  questo lavoro è presentato in questa occasione con il nuovo titolo, Languire a Palermo; si tratta di una forma di omaggio alla città natale realizzato attraverso una melodia infinita di origine wagneriana la cui essenza è indicata, nella nota della composizione redatta da Sciarrino, nella ciclicità e nella circolarità a cui allude il sottotitolo. Il compositore di Lipsia e, soprattutto, una sua melodia, intitolata "Tempo di Porazzi", legata in un certo qual modo a Palermo, è, in effetti, la fonte di questo lavoro, come rivelato dallo stesso Sciarrino in risposta alla domanda «dove si attinge la melodia infinita?»:

    "Una melodia rotante. Non semplici ripetizioni o ritornelli: mentre avanziamo nel percorso musicale, stiamo tornando indietro con la memoria verso ciò ch'essa riconosce.

    L'utopia circolare proviene forse dal mondo dei sogni? Non sempre il sogno è vago, anzi disegna contorni nitidi alla nostra percezione. È l'ambiguità che dona ai sogni indicibile stranezza, infatti nei sogni una cosa è se stessa ed è anche altra cosa.

    Alcune forme musicali possono indurre un'incertezza analoga, e durante l'ascolto talvolta ci domandiamo; questo l'abbiamo sentito, ma come siamo arrivati qui? Neanche parliamo di allucinazioni, casomai del trasfigurarsi della coscienza, dei suoi stupori, risveglio dopo risveglio. Ma siamo svegli.

    Dunque una circolarità ben costruita di suoni, di onde, ci seduce sì con espressioni momentanee ed euforie prolungate fra limbo e paradiso terrestre, in bilico; e però sfioriamo proprio quel misterioso istante fra conoscere e riconoscere, in cui la nostra mente si apre a comprendere, ed entra l'estraneo, ciò che per noi prima non esisteva.

    Il «Tempo di Porazzi» fu composto da Wagner nel 1882, dopo aver terminato Parsifal, alla fine di un lungo soggiorno a Palermo, la città dove sono nato; si tratta di una monodia assoluta, in sé sospesa fuori da ogni armonia. L'estensione invita a immaginare un oboe per suo destino ideale. In 22 battute snoda piccole simmetrie che nelle ampie proporzioni di Wagner abitualmente non si colgono.

    La fascinazione di una melodia lontana, senza accompagnamento, di chi suona per sé e si affida al vento. Siamo proprio giunti alla soglia consacrata da Mallarmé e Debussy. Una perfetta sfaccettatura conferisce unicità al pezzo; azzarderei che esso intendesse rispondere alle sollecitazioni sonore che in Sicilia stupiscono l'orecchio. Nella gola di ogni venditore ambulante sgorga l'incanto mediterraneo, ancora oggi. Quali ornamenti fiorivano quelle voci negli anni di Wagner? Venite a sentire se nel vento fosse rimasta l'eco delle Sirene.

    Ho affidato la melodia a colori cangianti d'orchestra. Parrebbe un controsenso, invece ciò permette di ordinare e distinguere le frasi, così rivelando meglio l'irregolare curva descritta dalle traiettorie. Senza soluzioni di continuità, talvolta si spalancano spazi ai richiami.

    Ogni anello incatena l'altro, si formano man mano Rotazioni: I, II, III, IV, Tema, Fanfara (senza trascinare), Carillon rotto. Che significa questo titolo? In quest'ultima fase irrompono altre due schegge scritte da Wagner avanti di lasciare Palermo. La prima, 6 battute costrette su un biglietto da visita, col sottotitolo «melodia del Porazzi», è diventata qui un trattenuto spasmo sinfonico. Esso si bacia con un foglio per pianoforte, "Languendo" (Schmachtend) che pare sia stato trovato dentro la partitura di Parsifal. Poi il Carillon continua fino ad estinguersi.

    Alcuni suoni dell'inizio avevano lasciato una scia; essa declina inavvertita come luce a sera, prima di ammantarsi con i grilli della notte".

     

    Durata: 12'

    Richard Wagner
    Lipsia 1813 - Ca' Vendramin Calergi 1883

    Wesendonck-Lieder WWV 91 - Arr. di Hans Werner Henze. Versione italiana di Arrigo Boito - Prima esecuzione a Palermo

    Del ciclo di 5 Lieder, oggi conosciuto con il titolo di Wesendonck-Lieder, che Wagner aveva chiamato Fünf Gedichte für eine Frauenstimme (Cinque Poesie per voce femminile) e aveva composto inizialmente per voce e pianoforte tra il 1857 e il 1858 su 5 testi di Mathilde Wesendonck, il nome dell’autrice delle liriche non fu rivelato pubblicamente fino alla morte, avvenuta nel 1902, della donna, moglie dell’industriale Otto Wesendonck, del quale il compositore ci ha lasciato un interessante ritratto nella sua autobiografia Mein Leben (La mia vita):

    “Il signor Otto Wesendonck, di qualche anno più giovane di me, s’era fatto un notevole patrimonio partecipando ad una grande impresa di industria della seta a New York e, nelle decisioni della vita, sembrava ispirarsi unicamente ai desideri della giovane moglie, che da pochi anni aveva sposata. Erano entrambi del Basso Reno, e portavano la simpatica impronta bionda di quella regione”

    Con la moglie dell’industriale, che lo ospitò in un’ala della sua villa a Zurigo chiamata dal compositore tedesco l’asilo, Wagner instaurò un’amicizia che si sarebbe fatta sempre più intima e che avrebbe suscitato la gelosia sia della moglie Minna che di Otto i quali nell’agosto del 1858 pretesero che i due si separassero. In precedenza, nel 1857, il compositore, che nel frattempo stava lavorando all’orchestrazione del primo atto del Tristano, aveva composto su testi di Mathilde tre Lieder: Der Engel (L’angelo), Schmerzen (Dolori) e soprattutto Träume (Sogni) che, in una versione per violino e orchestra, aveva fatto eseguire, in occasione del ventinovesimo compleanno della donna, il 23 dicembre, sulle scale della villa. Dei Wesendonck-Lieder, che furono completati con la composizione degli altri due Lieder, Stehe still! (Fermati!) e Im Treibhaus (Nella serra), tra il febbraio e il maggio del 1858, dopo l’orchestrazione curata, nel 1893, dal direttore d’orchestra Felix Motl che strumentò gli altri quattro Lieder, sono state realizzate almeno altre due versioni orchestrali delle quali una nel 1972 a opera del compositore romano Vieri Tosatti e un’altra nel 1976 da parte di Hans Werner Henze che sarà eseguita in quest’occasione in combinazione con la traduzione in italiano, più ritmica che fedele al testo, fatta dal poeta scapigliato Arrigo Boito, peraltro, appassionato della musica di Wagner. In questi lavori, di cui due, Im Treibhaus e Träume (Sogni), furono chiamati dallo stesso compositore Studi sul Tristano, è possibile trovare effettivamente un’atmosfera tristaniana che si esplica attraverso l’inserimento, nei due suddetti Lieder, di elementi tematici riconducibili rispettivamente al preludio del terzo atto e al duetto del secondo atto dell’opera.

    Durata: 23'

    Richard Wagner
    Lipsia 1813 - Ca' Vendramin Calergi 1883

    Mormorio della foresta (da Siegfried WWV 86C, Atto II)

    L’immensa saga scenica, Der Ring des Nibelungen (L’anello del Nibelungo), formata da Das Rheingold (L’Oro del Reno) e tre giornate, Die Walkürie (La Walkiria), Siegfried (Sigfrido), Götterdämmerung (Il Crepuscolo degli Dei), costituisce l’opera dell’intera vita di Wagner che si dedicò a essa, con alcune pause rappresentate dalla composizione di altre opere come il Tristano e Isotta e i Maestri cantori di Norimberga, nei 28 anni che intercorro tra il 1846 ed il 1874. Al 1846 risale, infatti, un primo interesse da parte di Wagner nei confronti del grande mito tedesco del Nibelungo come si evince da alcune lettere, anche se il primo abbozzo, costituito dal poema Sigfried’s Tod (La morte di Sigfrido), il cui contenuto anticipa sostanzialmente quello del Crepuscolo, fu steso soltanto due anni dopo tra il 12 e il 28 novembre del 1848. Il vero e proprio embrione del Ring è, però, costituito da uno scritto redatto nell’ottobre dello stesso anno intitolato Der Nibelungenmythus. Als Entwurf zu einem Drama (Il mito dei Nibelunghi. Progetto per un dramma). Tutta l’immensa opera sembrava prendere forma quando un periodo meno fortunato doveva attendere Wagner il quale, dopo aver partecipato ai moti rivoluzionari che nel maggio del 1849 avevano infiammato la città di Dresda, fu costretto a riparare prima a Weimar presso Liszt e poi a Zurigo, in quanto ricercato dalla polizia come terrorista. In questo periodo di isolamento e consapevole del fatto che la sua carriera di compositore e direttore d’orchestra nei paesi tedeschi poteva essere, se non troncata, almeno compromessa, Wagner si dedicò allo studio del grande mito germanico fiorito tra l’XI e il XII secolo sui frammenti dei miti scandinavi conservati nell’Edda di Snorri Sturluson risalendo alle origini nordiche e, in particolar modo, islandesi del mito. Inizialmente lo studio del mito germanico aveva fatto maturare in Wagner l’idea di scrivere una Storia del genere umano nel mito e nella leggenda, ma la passione per la musica e per l’arte portò il compositore a scrivere il Ring. Al 1851 risale una lettera molto importante indirizzata a Liszt nella quale si legge:

    Siegfrieds Tod bisognava prepararlo con un altro dramma e mi attenni a un progetto, già da lungo tempo immaginato, di prendere per argomento Der junge Siegfried (Il giovane Sigfrido): in questo doveva svolgersi tutto ciò che nel Siegfrieds Tod viene in parte narrato, in parte preveduto”.

    La stesura del testo poetico fu alquanto breve e Wagner poté leggerlo ad un ristretto gruppo di amici, formato da Bakunin e Nietzsche, il giorno di Natale del 1852. Nello stesso periodo Wagner, molto probabilmente, aveva iniziato ad abbozzare alcuni dei temi dell’opera mentre nel 1853 pose mano alla composizione dell’Oro del Reno che, completato il 26 settembre 1854, fu rappresentato per la prima volta soltanto 15 anni dopo a Monaco il 22 settembre 1869 sotto la direzione di Wüllner. La composizione del Ring sembrò assorbire totalmente Wagner che iniziò a lavorare subito alla Walkiria, e, completata questa nel 1856, al Sigfrido, del quale ultimò il primo e il secondo atto in breve tempo. Nello stesso anno, tuttavia, la composizione dell’opera subì una lunga battuta d’arresto e venne ripresa soltanto nel 1865 per essere completata nel 1871 e rappresentata per la prima volta il 16 agosto 1876 a Bayreuth sotto la direzione di Hans Richter in occasione della prima esecuzione completa della tetralogia.

    Nel secondo atto, il protagonista Sigfrido, appena entrato in una foresta incantata, dopo aver risvegliato un drago furioso, che altri non è se non un travestimento del gigante Fafner, e averlo pugnalato, si riposa nella foresta sotto un tiglio dove, come recita la didascalia del libretto, «mentre sta guardando pensieroso innanzi a sé, la sua attenzione viene sempre più attratta dal canto degli uccelli della foresta». L’incanto della foresta è reso da Wagner attraverso una musica dolce, costituita inizialmente da una sorta di moto perpetuo degli archi gravi in pianissimo, mentre le voci della foresta e in particolar modo degli uccelli si materializzano nei suoni caldi, ma anche acuti, dei legni e del Glockenspiel.

    Durata: 10'

    Richard Wagner
    Lipsia 1813 - Ca' Vendramin Calergi 1883

    Siegfried-Idyll (L'Idilio di Sigfrido) WWV 91b

    Quando nel mese di dicembre del 1870 Wagner completò l’Idillio di Sigfrido, aveva ormai raggiunto una certa tranquillità sia a livello professionale che familiare. La protezione del re Ludovico II di Baviera che, essendo un grande ammiratore della sua musica, gli aveva dato la possibilità di mettere in scena le sue opere senza badare a spese, e la conoscenza di Cosima Liszt, figlia del grande pianista e compositore ungherese e moglie del direttore d’orchestra Hans von Bülow, con la quale Wagner aveva iniziato una relazione sentimentale, avevano restituito al compositore quella serenità necessaria per continuare a lavorare al grande progetto del Ring. Nel 1870 mancava, infatti, soltanto la composizione dell’ultima giornata, il Götterdämmerung (Crepuscolo degli dei), che sarebbe stata ultimata nel 1874; il 25 aprile del 1870, a suggello di un amore che durava già da sei anni ed era stato allietato dalla nascita di tre figli, Isolde nel 1865, Eva nel 1867 e Siegfried nel 1869, furono celebrate le nozze tra Wagner e Cosima, che nel frattempo aveva chiesto e ottenuto il divorzio da Bülow. Wagner, innamoratissimo della moglie che fu l’unica donna capace di comprendere pienamente la sua arte, decise di farle un regalo sorprendente quanto originale. La mattina del 25 dicembre 1870, giorno in cui Cosima era solita festeggiare il suo compleanno pur essendo nata in realtà il 24 dicembre 1837, la donna fu svegliata da una musica dolcissima proveniente dalle scale della villa di Tribschen sul lago di Lucerna, dove la famiglia si era stabilita. Un quintetto d’archi, diretto dallo stesso Wagner, stava, infatti, eseguendo l’Idillio di Sigfrido in onore di Cosima che mai avrebbe immaginato un regalo così romantico da parte del marito.

    Emblema della serenità familiare ormai raggiunta, l’Idillio di Sigfrido, il cui titolo è in onore del terzogenito Siegfried e non dell’eroe del Ring, è una raffinatissima pagina di musica da camera in cui vengono ripresi alcuni elementi tematici, tratti dalla Tetralogia, qui rielaborati contrappuntisticamente. 

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 19'

Wesendonck Lieder (versione italiana Arrigo Boito)

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