Le sette ultime parole

Ignazio Maria Schifani, direttore

Filippo Luna, voce recitante

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Giovedì
    28 Marzo 2024

    Ore

    17,30

    Durata

    57min.

    Prezzi

    25 - 15 €

    Calendario

  • Giorno

    Venerdì
    29 Marzo 2024

    Ore

    21,00

    Durata

    57min.

    Prezzi

    25 - 15 €

    Calendario

  • Programma

  • Franz Joseph Haydn
    Rohrau, 1732 - Vienna, 1809

    Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce (Die sieben ietzen Worte unseres Erlösers am Kreutze) Hob XX,1 - Vers. originale per orchestra e narratore - Prima esecuzione a Palermo

    Introduzione (Maestoso e adagio)

    Sonata I (Largo): "Pater, dimitte illis quia nesciunt quid faciunt" (Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno)

    Sonata II (Grave e cantabile): "Hodie mecum eris in Paradiso" (Oggi sarai con me in Paradiso)

    Sonata III (Grave): "Mulier, ecce filius tuus" (Donna, ecco tuo figlio)

    Sonata IV (Largo): "Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?" (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato)

    Sonata V (Adagio): "Sitio " (Ho sete)

    Sonata VI (Lento): "Consummatum est " (È compiuto)

    Sonata VII (Largo): "In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum" (Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito)

    Il terremoto (Presto e con tutta forza)

     

    Periodo di composizione: Eisenstadt, Eszterhàza, 11 febbraio 1787. Il 17 settembre 1787 completata la Costituzione degli Stati Uniti d’America che entrerà in vigore nel 1788.

     

    "Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico [don José Sáenz de Santa María] di Cadice [chiesa della Santa Cueva] di comporre della musica per Le ultime sette parole del nostro Salvatore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all'altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine di ogni discorso. La musica da me composta dovette adattarsi a queste circostanze e non fu facile scrivere sette Adagi di dieci minuti l'uno senza annoiare gli ascoltatori: a dire il vero mi fu quasi impossibile rispettare i limiti stabiliti".

    Così lo stesso Haydn presentò in occasione della pubblicazione al suo editore Breitkopf & Härtel Le sette ultime parole del nostro Redentore sulla croce, da lui composte nel 1787 e rielaborate nel corso degli anni per organici diversi. Ad aiutare Haydn a risolvere il problema determinato dalla difficoltà di scrivere ben 7 Adagi fu Johann Carl Stadler (Melk 1748 – Vienna 1833), musicologo, compositore, pianista, abate benedettino, oltreché suo grande amico, il quale ricordò così questo episodio nella sua autobiografia:

    “Inoltre mi chiese cosa ne pensavo. Risposi che mi sembrava opportuno adattare alle parole una melodia che in seguito sarebbe stata eseguita solo dagli strumenti, arte nella quale in ogni caso era maestro. Egli fece così, ma se avesse l’intenzione di farlo comunque, questo non lo so”.

    A confermare la notizia sono anche Vincenzo e Maria Novello che nei loro diari (A Mozart Pilgrinage, Londra,1995, p. 172) scrissero:

    “Stadler era con Haydn quando questi ricevette la commissione di 7 Adagi; e poiché sembrava che egli non sapesse come introdurre sufficienti elementi di varietà in sette Adagi che si susseguivano uno all’altro, fu l’Abbé Stadler a consigliarlo di prendere le prime parole del testo e scrivere una melodia su ognuna che sarebbe diventata il tema principale di ogni movimento; Haydn seguì il consiglio dell’Abbè con un successo che non ha bisogno di elogi da parte mia”.

    La difficoltà di comporre 7 Adagi di circa 10 minuti fu brillantemente superata da Haydn con pagine di tenera cantabilità come il tema della Seconda Sonata o con momenti di liturgica austerità come il tema posto ad apertura della Quarta Sonata che ricorda la sinfonia La Passione. Dal punto di vista formale la composizione è costituita da nove brani con un'Introduzione (Maestoso e Adagio) e un Terremoto conclusivo di andamento contrastante (Presto e con tutta forza) con gli Adagi delle sette Sonate, ciascuna delle quali costituisce un commento delle sette frasi pronunciate da Gesù sulla croce. Aperta da due battute solenni con ritmi puntati, l’Introduzione si basa su due temi dei quali il secondo, al relativo maggiore (fa maggiore) deriva dal primo e conduce il discorso musicale alla tonalità lontana di re bemolle maggiore. Di carattere cantabile e dolce è il primo tema, affidato ai violini della Prima sonata, sul quale Haydn ha scritto le parole del versetto: Pater, dimitte illis quia nesciunt quid faciunt. Ad esso si contrappone un secondo di carattere supplicante. Come già accennato, una tenera cantabilità contraddistingue il tema, esposto dai primi violini, raddoppiati un’ottava sotto dai violoncelli, della Seconda sonata nella quale sono commentate le parole rivolte da Gesù Cristo al buon ladrone (Hodie mecum eris in Paradiso). Derivato dal primo è il secondo tema, anch’esso di carattere cantabile. La Terza sonata, che, introdotta da tre solenni accordi di mi maggiore, è un commento alle parole Mulier, ecce filius tuus, si segnala per il carattere austero che informa sia il primo che il secondo tema, quest’ultimo derivato dal precedente, mentre la Quarta sonata, a commento del versetto Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me, condivide con la Sinfonia Hob: I: 49 La Passione non solo la tonalità di fa minore, ma anche il carattere cupo. La solitudine di Gesù, in questa sonata, è ben rappresentata da un episodio, affidato ai primi violini, che assomiglia a una vera e propria cadenza solistica. Un perentorio accordo ribattuto di la maggiore apre la Sesta sonata (Sitio), nella quale la sete è efficacemente rappresentata da un tema di sole due note, mentre la Sesta sonata (Consummatum est), che, si dice, fosse la preferita da parte di Haydn, è introdotta da quattro lunghe note che anticipano il tema, come al solito, affidato ai primi violini, imitati a distanza di una battuta dalle viole, dai violoncelli e dai contrabbassi. Completamente diverso dal primo tema, che, però, rimane nella parte dei bassi come un ricordo persistente del fatto che ormai tutto è compiuto, è il secondo di carattere galante e spensierato. La Settima e ultima Sonata (In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum) si segnala per il clima sereno e composto quasi a esprimere la serena accettazione del volere del Padre, mentre nel Terremoto Haydn fece ricorso a tutti gli espedienti (dissonanze, tremuli e trilli) per rendere il carattere terrificante dell’evento naturale.

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 57'