Mozart

Rinaldo Alessandrini, direttore

Sandrine Piau, soprano

  • Luogo

  • Politeama Garibaldi

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Venerdì
    11 Gennaio 2019

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    12 - 25 €

    Calendario

  • Giorno

    Sabato
    12 Gennaio 2019

    Ore

    17,30

    Durata

    80min.

    Prezzi

    12 - 25 €

    Calendario

9° Concerto in abbonamento

Direttore:
Rinaldo Alessandrini

Soprano:
Sandrine Piau

Tutto Mozart: un programma al quale non si può rinunciare in una stagione sinfonica, sarebbe un tradimento alla divinità della Musica. Quest’anno la scelta è caduta su un direttore italiano noto nel mondo per la sua specializzazione tra il Barocco e il Settecento, da Monteverdi a Vivaldi, a Mozart, e su una cantante francese di eccezionale stile e talento nello stesso repertorio. L’accento del programma è tutto italiano, ma comprende una delle più felici sinfonie di Mozart, dedicata al suo amico salisburghese Siegmund Haffner.

  • Programma

  • Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Dalle "Nozze di Figaro"

    Ouverture KV 492 (Presto) 

    Recitativo e aria di Susanna "Giunse alfin il momento - Deh, vieni, non tardar, o gioia bella”  

    Recitativo e aria della Contessa "E Susanna non vien! - Dove sono i bei momenti

     

    La prima rappresentazione di Le mariage de Figaro ou la folle journée di Beaumarchais, avvenuta il 27 aprile 1784 a Parigi alla Comédie Française, era stata salutata da un successo senza precedenti come testimoniato dalle ben 68 repliche della commedia. Ad attirare la curiosità del pubblico era stata molto probabilmente l’iniziale censura da parte di Luigi XVI che, dopo aver letto il manoscritto nel 1781, aveva decretato: cela est détestable, cela ne sera jamais joué. La proibizione del sovrano era stata determinata dal carattere rivoluzionario del testo nel quale non mancavano scene di aperta satira politica; l’astuto Beaumarchais, però, dopo una complessa battaglia condotta da abile stratega, ottenne dal re il permesso per una rappresentazione privata nel castello di Gennevilliers in presenza dei nobili il 27 settembre 1783 e, poi, per quella pubblica che suscitò tanto scalpore. Se in Francia Le mariage de Figaro ebbe così la sua prima rappresentazione, diverso fu il suo destino negli altri paesi europei; nell’Austria degli Asburgo, per esempio, ne era stata proibita la rappresentazione dall’imperatore Giuseppe II che aveva intravisto nel testo elementi tali da attizzare l’odio sociale, ma che non ebbe alcuna difficoltà ad autorizzare la rappresentazione una volta tolte le scene politicamente compromettenti. Rappresentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 1° maggio 1786, l'opera riscosse un immediato successo.

    Composta dopo la stesura dell’intera partitura, l’ouverture sembra ispirata, come notato da Otto Jahn, uno dei primi biografi di Mozart, al sottotitolo della commedia francese La folle journée; è, infatti, una pagina brillante, in forma-sonata senza sviluppo, che introduce perfettamente il vortice degli eventi grazie anche alla scelta di Mozart di eliminare dalla versione definitiva un Andante inserito nell’originale prima della ripresa del primo tema dopo un improvviso arresto sull’armonia della dominante. Al primo serpeggiante tema esposto in pianissimo dagli archi e dei fagotti, i quali con il loro timbro danno ad esso un garbato e raffinato tocco di ironia, fa da pendant il secondo pomposo e altrettanto ironico tema introdotto da una cadenza imperfetta (IV-I) frequente nei lavori di Christian Bach, compositore particolarmente ammirato da Mozart.

    Tratto dall'atto quarto, il recitativo ed aria Giunse alfin il momento - Deh, vieni, non tardar, o gioia bella” è un pagina, cantata da Susanna travestita da Contessa, di tenero e dolce lirismo nel quale sono esaltate le gioie dell'amore segreto. Collocato all'inizio del terzo atto, il recitativo ed aria della Contessa "E Susanna non vien! - Dove sono i bei momenti" esprime tutta la malinconica amarezza di Rosina che si sente tradita e trascurata dal suo sposo, il Conte di Almaviva. 

    Durata: 16'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Dal “Lucio Silla”

    Ouverture KV 135 (Molto allegro) 

    Recitativo e aria di Giunia  “Sposo… mia vita…ah, devo – Fra i pensieri più funesti di morte” 

     

    “Immaginatevi l’intero teatro, così gremito alle cinque e mezzo, che sarebbe stato impossibile farci entrare una sola altra persona. La prima sera, i cantanti sono sempre estremamente nervosi all’idea di esibirsi di fronte ad un pubblico così illustre. Ma per tre ore, cantanti, orchestra e spettatori, molti dei quali erano rimasti in piedi, dovettero aspettare con impazienza, in un’atmosfera surriscaldata, che l’opera cominciasse”.

    Così scrisse Leopold Mozart in una lettera alla moglie facendo il resoconto della prima rappresentazione dell’opera il 26 dicembre 1772 al Teatro Regio Ducale di Milano. Il successo fu enorme, sebbene l’inizio fosse stato ritardato di quasi tre ore a causa degli impegni ufficiali dell’Arciduca e il pubblico avesse cominciato a dare segni di impazienza; ciò non impedì agli spettatori di seguire con attenzione fino alle due di notte la rappresentazione e di manifestare il proprio entusiasmo con scroscianti applausi, quando il sipario calò sull’ultima scena. L’opera, scritta su un libretto di Giovanni de Gamerra in parte rivisto da Metasasio, continuò, nel tempo, ad entusiasmare il pubblico, come è dimostrato dal fatto che a Milano fu messa in scena per ben 26 volte con il tutto esaurito

    L’opera, in tre atti, descrive avvenimenti della Roma repubblicana del primo secolo a. C. ai tempi di Lucio Silla, il dictator, che aveva compilato le famigerate liste di proscrizione nelle quali erano disposti l’esilio e la confisca dei beni per tutti coloro che avevano osato solo opporsi al suo dispotismo. Fra i proscritti figurava anche il nome del senatore Cecilio che, nella speranza di avere notizie della moglie Giunia, era rientrato clandestinamente nella città, dove era atteso dall’amico Cinna, un patrizio romano ufficialmente amico di Silla, ma segretamente suo tenace oppositore. Alla fine, come spesso accade nel genere dell'opera seria, la ragione vince e la coppia di sposi, Giunia e Cecilio, si ricomporrà, ma prima la donna canta questo splendido recitativo e aria "Sposo… mia vita…ah, devo – Fra i pensieri più funesti di morte”.  L’ouverture, o overtura, come è chiamata nella partitura, è una classica sinfonia in tre movimenti secondo lo stile italiano, in quanto è omesso il tipico minuetto viennese; il primo movimento, Molto allegro, è in forma-sonata con uno sviluppo molto breve, mentre il secondo, Andante conserva la naturalezza e l’eleganza dei tempi centrali mozartiani. Il Finale, Molto allegro, è un brillante rondò. Nell'odierna esecuzione viene eseguito soltanto il primo Allegro.

    Durata: 10'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Da “Il Re pastore”

    Ouverture KV 208 (Molto Allegro) 

    Aria di Aminta “L’amerò, sarò costante” 

     

    Nel 1775, su commissione dell'arcivescovo di Salisburgo Colloredo, il diciannovenne Mozart compose Il Re Pastore su un libretto di Metastasio rielaborato da Giambattista Varesco che ridusse i tre atti originari a due per un'occasione di grande importanza; si trattava, infatti, di accogliere l'arciduca Massimiliano d'Abrurgo-Lorena, figlio dell'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo. L'opera, rappresentata per la prima volta il 23 luglio 1775 nella residenza arcivescovile di Salisburgo, ottenne un grande successo grazie anche alla partecipazione del castrato Tommaso Consoli, il quale interpretò la parte di Aminta. L'azione, che si svolge a Sadia (l'odierna Sidone), ha per protagonista Aminta, il legittimo erede al trono della città, che si finge pastore per sfuggire ad Alessandro Magno che non solo aveva conquistato la città, ma aveva anche ucciso il tiranno. Alla fine lo scioglimento è affidato proprio ad Alessandro Magno che reintegra sul trono Aminta, dandogli in sposa Elisa, una giovane di stirpe nobile di lui innamorata.

    Una brevissima e brillante ouverture in forma-sonata introduce l'opera che annovera pagine raffinate come l'aria di Aminta "L’amerò, sarò costante” in forma di rondò nella quale il "re pastore" esprime il suo amore nei confronti di Elisa.

    Durata: 10'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Sinfonia “Haffner”n. 35 in re magg. KV 385

    Allegro con spirito

    Andante

    Menuetto

    Finale (Presto)

     

    Composta nel mese di luglio del 1782, la Sinfonia n. 35 “Haffner”, similmente ad altri lavori sinfonici di Mozart, è un adattamento di una precedente serenata scritta per un’occasione particolare, la concessione di un titolo nobiliare a Sigmund Haffner, figlio del defunto borgomastro di Salisburgo. Trasferitosi da un anno a Vienna, Mozart, ormai del tutto libero dall’opprimente vita a cui era costretto nella corte salisburghese dall’arcivescovo Colloredo, non poté, nonostante i numerosi impegni contratti nella capitale asburgica, sottrarsi alla pressante e perentoria richiesta del padre Leopold di scrivere una serenata per questa particolare occasione. Mozart, che avrebbe fatto volentieri a meno di scrivere questa serenata, non se la sentì di opporre un netto rifiuto né al padre dal quale, peraltro, attendeva il consenso per le nozze con Konstanze, né, sebbene indirettamente, alla famiglia Haffner, per la quale 6 anni prima aveva scritto un’altra serenata in occasione del matrimonio di Elisabeth Haffner, sorella di Sigmund, con Anton Spaeth. Mozart in pochi giorni stese la partitura scrivendo una serenata strutturata in sei movimenti, con due minuetti, dei quali uno è andato perduto, ed una marcia, che è diventata una pagina indipendente identificata con il numero 408 nel catalogo Köchel. La stesura della serenata avvenne così in fretta che Mozart non si ricordò più di questo suo lavoro, nemmeno quando il padre Leopold, un anno dopo, gli rinviò la partitura della quale rimase talmente soddisfatto che decise di rielaborarla in forma di sinfonia. A tale fine aggiunse all’organico due flauti e due clarinetti, tolse la marcia e uno dei due minuetti, rielaborò l’altro e, infine, decise di presentare la sinfonia come pezzo d’apertura nell’accademia del 22 marzo 1783 durante la quale fece eseguire altre sue composizioni.

    Il primo movimento, Allegro con spirito, in forma-sonata, si apre con un tema di grande suggestione, che Haydn utilizzò, facendo quasi un omaggio a Mozart, nell’introduzione, in re minore, delle Sette parole di Cristo in Croce, proprio per il suo carattere drammatico. Questo tema principale di carattere doloroso informa tutto il movimento al punto tale che il secondo tema di carattere lirico stenta a venir fuori. Molto elaborato è lo sviluppo, mentre nella coda appare un motivo cromatico ascendente comune allo stile di Haydn che utilizzò in alcuni dei suoi quartetti. Estremamente elegante è il secondo movimento, Andante, che riflette perfettamente l’atmosfera settecentesca attraverso una scrittura piena di galanteria e di sentimento. Il Minuetto, alquanto breve, si apre con un tema che può apparire rude negli accordi secchi; di carattere haydniano è il Trio, che si fonda su una melodia dei violini primi. L’ultimo movimento, Presto, oscilla tra la forma-sonata e quella del rondò per la presenza di una falsa ripresa prima della vera, che fa pensare a questo secondo tipo di struttura formale. In questo movimento, da eseguire, secondo la volontà di Mozart, il più presto possibile, si riscontrano alcuni echi del mondo dell’opera con il tema principale che ricorda quello dell’aria di Osimo, Ach wie will ich triumphieren  del terzo atto del Ratto del serraglio.

    Durata: 24'

    Wolfgang Amadeus Mozart
    Salisburgo 1756 – Vienna 1791

    Dal "Don Giovanni"

    Aria e recitativo di Donna Anna: “Crudele? Ah, no, mio bene! – Non mi dir, bell’idol mio

     

    "Don Giovanni! Tutto un mondo umano! - la nobildonna oltraggiata e vendicativa - la figlia palpitante sul cadavere del suo vecchio padre assassino - il gran signore fino al cinismo e audace fino all'offesa davanti alla giustizia divina - la sposa ripudiata e beffeggiata - la contadina affascinata dalla galanteria - il servilismo di un valletto poltrone e superstizioso - infine quella figura tragica della statua del Commendatore i cui terribili accenti vi gelano fino ai midolli - tutto! Mozart ha eccelso in tutto e il sublime sembra essergli così familiare quanto il comico".

    Con queste parole Charles Gounod si espresse in un suo discorso tenuto nel 1882 per la seduta annuale delle cinque Accademie a Parigi sul Don Giovanni di Mozart, opera alla quale aveva avuto modo di assistere per la prima volta al Théâtre-Italien nel 1832, quando aveva appena 13 anni, e che aveva suscitato in lui un'enorme impressione. Seconda opera della cosiddetta trilogia di Da Ponte, Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni costituisce, del resto, un capolavoro del teatro musicale che non ha mai cessato di regalare emozioni sin dalla sua prima rappresentazione avvenuta al Teatro degli Stati Generali di Praga il 29 ottobre 1787. Tratto dal secondo atto, il recitativo e aria di Donna Anna “Crudele? Ah, no, mio bene! – Non mi dir, bell’idol mio” è una pagina di dolce lirismo nella quale la nobildonna cerca di riconquistare Don Ottavio.

    Riccardo Viagrande

    Durata: 7'