Brahms

Giacomo Sagripanti, direttore

Pretty Yende, soprano

Nicholas Brownlee, basso-baritono

Salvatore Punturo, maestro del Coro

Orchestra Sinfonica Siciliana

Coro del Teatro Massimo di Palermo

Duomo di Monreale

  • Giorno

    ora

    Durata

    Prezzo

     

  • Giorno

    Sabato
    14 Ottobre 2023

    Ore

    21,00

    Durata

    80min.

    Prezzi

    0 - 0 €

    Calendario

Ingresso libero fino a esaurimento posti

  • Programma

  • Johannes Brahms
    Amburgo, 1833 - Vienna, 1897

    Ein deutsches Requiem (Un Requiem tedesco) per soli, coro e orchestra op. 45

    Ziemlich langsam und mit Ausdruck (Moderatamente lento e con espressione): Coro “Selig sind” (Beati gli afflitti)

    Langsam, marschmässig (Lento, in modo di marcia). Allegro non troppo: Coro “Denn alles Fleisch” (Poiché ogni carne)

    Andante moderato: baritono solo e coro “Herr, lehre doch mich” (Fammi conoscere, o Signore)

    Mässig bewegt (Moderatamente mosso): Coro “Wie lieblich sind” (Quanto sono amabili le tue dimore)

    Langsam (Lento): soprano solo e coro “Ihr habt nun Traurigkeit (Anche voi avete ancora tristezza)

    Andante, Vivace, Allegro: baritono solo e coro “Denn wir haben hier” (Poiché non abbiamo qui una città permanente)

    Feierlich (Solenne): Coro “Selig sind die Toten” (Beati i morti)

     

    Sebbene i primi abbozzi dell’Ein deutsches Requiem risalgano all’autunno del 1861 con la scelta, da parte di Brahms, di alcuni testi per una cantata in quattro episodi, il lavoro cominciò a prendere forma nei primi mesi del 1866 a Karlsruhe e fu completato nel mese di agosto dello stesso anno a Baden-Baden come ci è testimoniato da Clara Schumann che nel suo diario scrisse:

     

    “In questi giorni Johannes mi ha fatto ascoltare alcuni pezzi di un Requiem appena terminato, oltre ad un quartetto per archi in do minore. Il Requiem mi è piaciuto immensamente, pieno com’è di idee soavi e ardite nello stesso tempo”.

     

    La prima esecuzione degli episodi iniziali, avvenuta a Vienna il 1° dicembre 1867 in un concerto organizzato dalla Gesellschaft der Musikfreunde (Società degli amici della musica) in memoria di Franz Schubert sotto la direzione di Johann von Herbeck e con il baritono Rudolf Panzer, registrò una pessima accoglienza sia da parte del pubblico che della critica. Il trionfo non tardò, tuttavia, ad arrivare quando il Requiem fu eseguito nella cattedrale di San Pietro a Brema il 10 aprile 1868 durante il tradizionale concerto offerto dal Singverein (Associazione corale) la sera del Venerdì Santo di ogni anno.

    Dal punto di vista formale, dopo l’aggiunta, nel 1868, di un altro episodio, il Requiem presenta, nella versione definitiva, una struttura in sette episodi con il quarto che fa da perno dal momento che intorno a esso sono disposti gli altri in una perfetta corrispondenza metrica. Molto simili sono, infatti, le battute finali del primo e del settimo episodio, mentre il secondo e il quarto condividono un clima funereo iniziale al quale si sostituisce un’atmosfera un po’ più serena. Il terzo e il quinto, infine, sono legati dalle notevoli affinità dei due incipit nei quali si nota l’intervento delle voci soliste. Queste corrispondenze contribuiscono a dare maggiore unità formale all’intero Requiem che si distingue per una raffinata ricerca timbrica che tende a rappresentare in modo efficace le parole del testo. Il primo episodio, Ziemlich langsam und mit Ausdruck (Moderatamente lento e con espressione), è un corale dall’atmosfera schubertiana nelle soluzioni timbriche e dinamiche adottate da Brahms che qui ha deciso di eliminare i violini e i clarinetti per lasciare spazio alle voci scure, come le viole divise in due sezioni e i violoncelli in tre. Al dolce clima iniziale si contrappone per un attimo il turbamento causato dal riferimento alle lacrime nel testo, mentre la gioia può trionfare con timbri squillanti nella parte conclusiva dell’episodio.  Di grande impatto emotivo è il secondo episodio, Langsam, marschmässig (Lento, in modo di marcia), una marcia funebre, al cui carattere solenne contribuisce anche l’attacco all’unisono del coro accompagnato da una scrittura orchestrale corposa che molti critici non hanno esitato a definire impressionante per le scelte timbriche. Anche in questo caso Brahms ha rappresentato con straordinaria forza icastica il testo nel quale sono evocate immagini materiali, come carne, erba e fiori, mentre un pathos crescente conduce alla conclusiva sezione contrappuntistica, nella quale il coro, annunziato dai tromboni, si produce in manifestazioni di gioia.

    Protagonista del terzo episodio, Andante moderato, è all’inizio il baritono solo che, come nella parte iniziale della Nona di Beethoven, si alterna al coro. Anche in questo episodio l’iniziale clima cupo, dopo un momento di forte drammaticità che corrisponde al lamento sulle parole Ach wie gar nichts sind alle Menschen (Sì, ogni uomo non è altro che un soffio), cede il posto a un’atmosfera più fiduciosa nello stupendo e grandioso fugato. Quest’atmosfera così tesa, che aveva indotto il pubblico e la critica, in occasione della prima esecuzione dei primi tre episodi a Vienna nel 1867, a giudicare la composizione retorica, si stempera nel quarto episodio, Mässig bewegt (Moderatamente mosso), che, come già affermato in precedenza, costituisce il centro dell’intero Requiem. L’apparente austerità, che lo contraddistingue, nasconde in realtà una concezione consolatoria della morte che si esprime con toni sorridenti grazie ad alcuni elementi che richiamano i suoi valzer corali (Liebeslieder-walzer op. 52). Un delicato misticismo contraddistingue il quinto episodio, Langsam (Lento), che, aggiunto per ultimo, dal punto di vista formale è un cantabile e nobile Lied di carattere espressivo e consolatorio affidato alla voce del soprano, mentre un’instabilità armonica, ottenuta con l’oscillazione tra maggiore e minore, informa nella parte iniziale il sesto episodio, Andante, esprimendo l’inquietudine dell’animo umano pieno di dubbi di fronte al mistero della morte. Successivamente il coro, in un’esplosione di timbri e sonorità orchestrali (Vivace), sembra evocare immagini apocalittiche da Dies irae, che, tuttavia, vengono sostituite ancora una volta da espressioni di gioia nella poderosa doppia fuga finale (Allegro) dove sono esaltate la gloria e la potenza di Dio. Tutta la tensione accumulata fino a questo momento si stempera nell’ultimo episodio, Feierlich (Solenne), dove si afferma un rasserenante clima di pace che dà della morte una visione cristiana, quasi beata, con la ripresa del verso dell’Apocalisse: Felici coloro che muoiono nel Signore.   

     

    Riccardo Viagrande

    Durata: 80'